Charta 08

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Charta 08 (in cinese 零八宪章) è un manifesto sottoscritto il 10 dicembre 2008 (anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo) e pubblicato online da 303 intellettuali ed attivisti per i diritti umani cinesi, allo scopo di promuovere una serie di riforme politiche volte alla democratizzazione della Repubblica popolare cinese.

Il nome è tratto dalla famosa Charta 77, documento redatto dai dissidenti cecoslovacchi negli anni Settanta. Promotore e coordinatore è stato lo scrittore Liu Xiaobo.
Dopo la sua pubblicazione, più di 8.100 persone, di varie estrazioni sociali ed origini etniche, hanno firmato la carta.

Le richieste[modifica | modifica wikitesto]

I primi firmatari del documento sono state 303 persone, che hanno sfidato il rischio di essere immediatamente arrestate. I firmatari erano note personalità della cultura, tra cui avvocati, un blogger tibetano e Bao Tong, ex funzionario del Partito comunista cinese.
La Carta contiene la richiesta di 19 riforme, da attuarsi per migliorare il rispetto dei diritti umani in Cina, che vanno dal funzionamento della giustizia alla libertà di associazione, all'introduzione del pluripartitismo. Nel documento si legge: «I conflitti sociali di tutti i tipi si vanno accumulando e il malcontento è sensibilmente aumentato». E ancora: «Il potere si è ripiegato su se stesso al punto che il cambiamento non può più essere evitato». «La Cina oggi rimane l'unico grande paese guidato da un regime autoritario, responsabile di numerose violazioni dei diritti umani». «La situazione deve cambiare! Le riforme politiche democratiche non possono più aspettare.»

Le richieste specifiche riguardano:

  1. Modifiche in senso democratico alla Costituzione della Repubblica popolare cinese;
  2. Separazione dei poteri;
  3. Democraticizzazione del potere legislativo;
  4. Indipendenza del potere giudiziario;
  5. Possibilità per i cittadini di controllare l'operato degli amministratori;
  6. Rispetto dei diritti umani;
  7. Elezione (dal basso) e non più nomina (dall'alto) dei funzionari pubblici;
  8. Equilibrio tra ambiente urbano ed ambiente rurale;
  9. Libertà di associazione;
  10. Liberta di riunione;
  11. Libertà di espressione;
  12. Libertà di religione;
  13. Educazione civica;
  14. Tutela della proprietà privata;
  15. Riforma del sistema fiscale e tributario;
  16. Sicurezza sociale;
  17. Protezione dell'ambiente;
  18. Passaggio alla repubblica federale;
  19. Istituzione di una Commissione della verità e della riconciliazione[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come già in Sudafrica e a Timor Est.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Fonte[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Faccioli Pintozzi, «Troppo silenzio su Pechino», liberal, 8 gennaio 2010.