Charles M. Schulz

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Charles Monroe Schulz)
« Se poesia vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta »
(Umberto Eco, introduzione alla prima raccolta in italiano dei Peanuts)

Charles Monroe Schulz (Minneapolis, 26 novembre 1922Santa Rosa, 12 febbraio 2000) è stato un fumettista statunitense, conosciuto in tutto il mondo per aver creato le strisce dei Peanuts.

Charles M. Schulz al tavolo di disegno, davanti ad un'illustrazione di Charlie Brown

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Minneapolis nel Minnesota, cresce a Saint Paul. Figlio unico di Carl Schulz, nato in Germania, e Dena Halverson, nata in Norvegia.[1] Fu lo zio che gli diede (al terzo giorno di vita) il soprannome "Sparky" dal cavallo Spark Plug del fumetto Barney Google di Billy DeBeck.[2]

Schulz amava disegnare e talvolta rappresentava il cane di famiglia, Spike, con particolari inusuali. Nel 1937, Schulz disegnò un'immagine di Spike e la spedì a Ripley's Believe It or Not!; il disegno venne pubblicato da Robert Ripley con la didascalia "A hunting dog that eats pins, tacks and razor blades is owned by C. F. Schulz, St. Paul, Minn." e "Drawn by 'Sparky'"[3] (C.F. erano le iniziali di suo padre Carl Fred Schulz).[4]

Frequentò la scuola elementare Richards Gordon a St. Paul, saltando due semestri: in questo modo, quando frequentò la scuola superiore anni dopo, si trovò ad essere il più piccolo della classe. Questo potrebbe spiegare il suo carattere schivo e timido.

Schulz alle superiori, 1940

Alle superiori gli furono rifiutati dei disegni da pubblicare sullo yearbook della scuola.[5] Sessanta anni dopo, nell'atrio della stessa scuola è stata posta una statua alta un metro e ottanta che raffigura Snoopy.

Dopo la morte della madre, nel 1943, fu arruolato e mandato a Camp Campbell in Kentucky. Due anni dopo fu mandato in Europa per combattere nella Seconda guerra mondiale. Dopo aver lasciato l'esercito nel 1945, lavorò come insegnante. Fu anche predicatore laico di una Chiesa protestante[6].

La sua prima striscia a fumetti con cadenza regolare fu pubblicata nel 1947 dal St. Paul Pioneer Press, e si intitolava Li'l Folks. Anche il Saturday Evening Post accettò di pubblicare alcune vignette dei Li'l Folks. Fu in queste strisce che apparve per la prima volta Charlie Brown, così come un cane somigliante a Snoopy. Nel 1950 Schulz propose i suoi lavori alla United Features Syndicate, e i Peanuts furono pubblicati per la prima volta il 2 ottobre 1950. Per breve tempo disegnò anche una striscia ispirata allo sport chiamata It's Only a Game (1957-1959), aiutato anche dal suo amico e già collaboratore per i Peanuts Jim Sasseville, ma la serie non prese piede e fu chiusa.

Con l'andare degli anni, i Peanuts divennero uno dei fumetti più popolari di tutti i tempi. Gran parte della sua vita viene raccontata nei Peanuts attraverso le somiglianze con Charlie Brown, il personaggio principale. Per esempio:

  • anche il padre di Schulz era barbiere e sua madre casalinga.
  • anche Schulz da piccolo aveva un cane (il suo cane Spike però era un pointer).
  • anche Schulz era timido e introverso.
  • la ragazzina dai capelli rossi di Schulz era Donna Johnston, con cui aveva avuto una relazione. Schulz le chiese di sposarlo, ma lei rifiutò. Rimasero comunque sempre amici.

Schulz, pur essendo un cristiano convinto[7], si è sposato due volte, la prima volta nel 1951 con Joyce Halverson. Hanno avuto cinque figli, ma hanno divorziato nel 1972. In seguito si è risposato nel 1973 con Jean Forsyth Clyde, con cui ha vissuto il resto della vita.

Il padre di Schulz morì nel 1966 mentre era andato a trovarlo, lo stesso anno in cui il suo studio in California è bruciato in un incendio.

Peanuts è stato pubblicato per quasi cinquant'anni praticamente senza interruzioni ed è apparso su 1.600 quotidiani in 75 paesi. Nel novembre 1999 Schulz ha avuto un ictus; più tardi gli venne diagnosticato un cancro. A causa della chemioterapia e per il fatto che non riusciva a leggere o vedere con chiarezza, il 14 dicembre 1999 annunciò il suo ritiro, all'età di settantasette anni.

Schulz morì il 12 febbraio 2000 a Santa Rosa in California a causa di un attacco cardiaco. Il giorno dopo fu pubblicata la sua ultima striscia, in cui lasciava a Snoopy il compito di congedarsi dai suoi lettori con queste parole:

« "Cari amici,

ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant'anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall'attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l'affetto espressi dai lettori della mia "striscia" in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... non potrò mai dimenticarli...

Charles Schulz" »

(corriere.it, 13 febbraio 2000)

Schulz ha richiesto nel suo testamento che i personaggi dei Peanuts rimanessero genuini e che non si disegnassero nuove strisce basate sulle sue creature. Fino ad oggi le sue volontà sono state rispettate, e le vecchie strisce continuano a essere ripubblicate su quotidiani e riviste.

Il quotidiano londinese The Times lo ha ricordato, il 14 febbraio 2000, con un necrologio che terminava con la seguente frase: "Charles Schulz leaves a wife, two sons, three daughters, and a little round-headed boy with an extraordinary pet dog". ("Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane").

Dal 17 agosto 2002 il museo a lui dedicato a Santa Rosa è aperto al pubblico.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro del Congresso - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro del Congresso

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ New Yorker Fact: Growing up with Charley Brown
  2. ^ Groth, Gary, Charles M. Schulz - 1922 to 2000 in The Complete Peanuts 1965–1966, Fantagraphic Books, luglio 2007, pp. 322, ISBN 978-1-56097-724-7.
  3. ^ Mendelson, Lee, Charlie Brown & Charlie Schulz, The World Publishing Company, 1970.
  4. ^ Michaelis 2007, p. 9
  5. ^ Oh boy, Charlie Brown in The Guardian (Londra), 11 ottobre 2008. URL consultato il 28 aprile 2010.
  6. ^ Un grande fumettista protestante di nome Charles Schulz. URL consultato il 14 febbraio 2010.
  7. ^ Evangelo.it | Chiesa Cristiana Evangelica Roma La Fine delle Parabole di Charles Schulz » Evangelo.it | Chiesa Cristiana Evangelica Roma

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 36924438 LCCN: n79021850 SBN: IT\ICCU\CFIV\006601