Cytisus purpureus

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Citiso purpureo
Chamaecytisus purpureus ENBLA01.jpeg
Cytisus purpureus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Faboideae
Tribù Genisteae
Genere Cytisus
Specie C. purpureus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Nomenclatura binomiale
Cytisus purpureus
Scop., 1772
Sinonimi

Chamaecytisus purpureus
(Scop.) Link

Il citiso purpureo (nome scientifico Cytisus purpureus, Scop., 1772) è un piccolo arbusto, erbaceo, a portamento un po' prostrato, appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (Cytisus) secondo alcune etimologie deriva dalla parola greca kutisus un nome per una specie di trifoglio (in riferimento alla forma delle foglie)[1]; secondo altre etimologie "Cytisus" è una denominazione latina che discende da un preesistente vocabolo greco kytisos di incerta etimologia (potrebbe derivare da qualche idioma dei primi abitatori dell'Asia Minore).[2]; secondo altre etimologie ancora deriva dalla parola greca kýtos (= cavità). Il nome specifico (purpureus) fa riferimento al colore della corolla.
Il nome scientifico è stato definito per la prima volta dal medico e naturalista italiano Giovanni Antonio Scopoli (Cavalese, 3 giugno 1723 – Pavia, 8 maggio 1788) nella pubblicazione "Flora Carniolica Exhibens Plantas Carniolae Indigenas et Distributas in Classes Naturales cum Differentiis Specificis, Synonymis Recentiorum, Locis Natalibus, Nominibus Incolarum, Observationibus Selectis, Viribus Medicis. Editio Secunda Aucta et Reformata. Viennae - Ed. 2: 69." del 1772.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le piante di questa specie sono suffrutici, infatti la forma biologica è del tipo camefita suffruticosa (Ch suffr), ossia sono piante perenni e legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 12 ed i 20 cm (massimo 50 cm); nella stagione fredda le porzioni erbacee si seccano e rimangono in vita soltanto le parti legnose e ipogee. [4]

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I fusti sono legnosi e molto ramosi con portamento prostrato-ascendente. L'altezza del fusto varia da 12 a 20 cm.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono trifogliate a tre segmenti (o lobi o foglioline) di forma ellittica con apice acuto. La pagina superiore dei lobi è percorsa da nervi che però non raggiungono il margine del lobo stesso. Il margine delle foglie è intero. Le foglie sono picciolate e il colore è verde scuro, sono inoltre pelose sulle venature. Dimensione del picciolo : 8 mm; dimensione dei lobi: larghezza 5 – 7 mm, lunghezza 9 – 12 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è composta da fiori isolati posti all'ascella delle foglie superiori ed ha la particolarità di presentarsi con fiori mescolati alle foglie stesse (= racemo foglioso).

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono colorati di porpora (raramente bianchi o rosati), sono ermafroditi, pentameri, zigomorfi, eteroclamidati (calice e corolla ben differenziati) e diplostemoni (gli stami sono il doppio dei petali). La dimensione totale del fiore è di 15 – 22 mm.

K (5), C 3+(2), A (10), G 1 (supero)
  • Calice: il calice è del tipo tubulare (gamosepalo) assai più lungo che largo (mediamente è lungo il doppio dei denti) e termina con 5 denti acuti (il calice è bilabiato in quanto i 5 denti sono raggruppati in due denti superiori brevi e tre inferiori più lunghi), Il calice spesso è arrossato. Dimensione del tubo del calice: larghezza 3 mm, lunghezza 7 mm; lunghezza dei denti: 3 – 4 mm.
  • Corolla: la corolla, (a 5 petali) è del tipo papilionaceo dialipetalo: ossia un petalo centrale più sviluppato degli altri ed è ripiegato verso l'alto (vessillo spatolato); i due petali intermedi (le ali) sono liberi e in posizione laterale; mentre gli altri due rimanenti, inferiori, (carena) sono concresciuti e inclusi nelle ali. Dimensione del vessillo: larghezza 13 mm, altezza 20 – 22 mm; dimensione delle ali laterali: larghezza 4 mm, lunghezza 15 mm; dimensione della carena: 15 mm.
  • Fioritura: da maggio (in pianura anche in aprile) a giugno.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un legume glabro appiattito di tipo deiscente. I semi (giallastri e scuri) alla base presentano una appendice callosa. Dimensione del legume: larghezza 4 –5 mm, lunghezza 15 – 25 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[5] – Distribuzione alpina[6])
  • Distribuzione: nelle Alpi si trova in prevalenza nella parte orientale: dalla provincia di Como a quella di Udine (non è presente in altre parti d'Italia). Fuori dalla nostra penisola si trova nelle Alpi Dinariche.[6]
  • Habitat: l'habitat tipico per queste piante sono i prati aridi e le brughiere rupestri subalpine. Il substrato preferito è calcareo con pH basico e terreni secchi a basso contenuto nutrizionale.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[6]

Formazione : comunità forestali
Classe : Erico-pinetea

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere del “Citisio purpureo” (Cytisus) è mediamente numeroso: comprende una cinquantina di specie, una dozzina delle quali vivono spontaneamente in Italia. La famiglia (Fabaceae) invece è abbastanza numerosa: raccoglie 650 generi con oltre 18.000 specie[7]. In altre classificazioni la famiglia di questa specie è chiamata Leguminosae o anche Papilionaceae.
Il genere della specie di questa voce appartiene alla tribù delle Genisteae caratterizzata dall'avere tutti e 10 gli stami monadelfi. La tribù è descritta all'interno della grande sottofamiglia Faboideae (o anche come sinonimo: Papilionoideae) caratterizzata dall'avere i fiori simili a farfalle.[8][7]
Cytisus purpureus appartiene ad un genere le cui specie sono a volte molto somiglianti ad altre specie anche di altri generi (Pignatti nella "Flora d'Italia" si lamenta che i limiti artificiali tra i vari generi sono poco evidenti). In effetti alcune specie di Cytisus (come quella di questa voce) inizialmente appartenevano al genere Cytisus, poi sono state trasferite al genere Chamaecytisus (Pignatti il “Citisio purpureo” lo descrive all'interno di questo genere) per poi ritornare al genere attuale.
Il numero cromosomico di C. purpureus è: 2n = 48.[9]

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Chamaecytisus purpureus + Laburnum anagyroides

Un ibrido particolare è quello con una specie (anagyroides) del genere Laburnum (= “Maggiociondolo”) sempre della stessa famiglia; si producono alberi alti anche 7 metri:

  • Laburnum anagyroides x Cytisus purpureus

Comunque più che un ibrido intergenerico questo è un innesto (o cultivar) di Cytisus purpureus su Laburnum anagyroides. Alcuni testi propongono di indicare la nuova pianta con la seguente formula:

  • Cytisus purpureus + Laburnum anagyroides

Il primo esperimento di questo tipo venne fatto a Parigi nel 1825 da Jean-Louis Adam (questa nuova pianta viene indicata anche come sinonimo Laburnum adamii o Cytisus adamii). L'effetto che si ottiene è molto particolare: un albero con rami a fiori gialli (colore originale del Laburnum anagyroides) e rami a fiori purpurei.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Una certa somiglianza può essere riscontrata con alcuni fiori del genere Lathyrus (della stessa famiglia); in particolare con la specie Lathyrus tuberosus L. (Cicerchia tuberosa). I fiori hanno lo stesso colore e forma papilionacea. Si distingue comunque per una maggiore altezza (i fusti non sono legnosi), per le foglie che sono disposte a due a due e per la presenza di cirri caratteristici per questo genere.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Queste piante contengono una certa quantità di alcaloidi ("sparteina") con azione cardio-tonica e diuretica e altri olii eterei. Gli alcaloidi determinano una certa velenosità. I sintomi possono essere di sonnolenza, vomito e convulsioni. Si può morire per asfissia.[2]

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Citiso purpureo è utilizzato nel giardinaggio di bordura; le prime documentazioni sull'utilizzo di questa pianta, in Europa, risalgono al 1792.[2]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il citisio purpureo in altre lingue è chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Roter Zwergginster oppure Roter Geißklee
  • (FR) Petit-cytise pourpre
  • (EN) Scarlet Dwarf Broom

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names. URL consultato l'8 marzo 2013.
  2. ^ a b c Motta 1960, Vol. 1 - pag. 840
  3. ^ The International Plant Names Index. URL consultato l'8 marzo 2013.
  4. ^ Pignatti 1980, Vol. 1 - pag. 634
  5. ^ Conti et al. 2005, pag. 84
  6. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 1 - pag. 822
  7. ^ a b ILDIS - International Legume Database & Information Service. URL consultato il 9 marzo 2013.
  8. ^ Germplasm Resources Information Network. URL consultato il 9 marzo 2013.
  9. ^ Tropicos Database. URL consultato il 9 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore., 1960.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 1, Bologna, Edagricole, 1982, p. 634, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 1, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 822.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 84, ISBN 88-7621-458-5.

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