Chamacoco

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Chamacoco
Chamacoco
Una ragazza Chamacoco mentre prepara fibre di caraguatá per la tessitura (1927)
Nomi alternativi Ishiro, Jeywo
Luogo d'origine Paraguay
Popolazione 1900
Lingua lingua Chamacoco
Distribuzione
Brasile Brasile 40
Paraguay Paraguay 1800

I chamacoco sono un gruppo etnico nativo del Gran Chaco, nella zona di Fuerte Olimpo, in Paraguay, al confine col Brasile.

La parola chamacoco è un esoetnonimo di etimologia incerta. Il corrispondente endoetnonimo è ɨshɨro /ɨɕɨro/, plurale di ɨshɨrc, /ɨɕɨrʨ/, che significa ‘persona’, ma attualmente viene impiegato anche con il significato di ‘indigeno’ in opposizione ai Paraguayani (Maro). La lingua chamacoco è chiamata dai parlanti ɨshɨr ahwoso.[1] [2]

Organizzazione sociale[modifica | modifica sorgente]

Attualmente i Chamacoco sono divisi in due gruppi, Ebitoso (propriamente: Ɨbɨtoso) e Tomaraho, formati rispettivamente da 1468 e 103 persone.[1]

I Chamacoco praticavano erano seminomadi e praticavano la raccolta, la caccia e la pesca. La popolazione era ripartita in clan patrilineari ed esogami.[1]

Le pratiche religiose e mitologiche prevedevano una rigida distinzione tra i sessi. Per gli uomini era prevista una cerimonia di iniziazione a partire dalla quale si potevano apprendere i segreti della religione e della mitologia, che erano invece preclusi alle donne. Nella loro religione lo sciamano (konsehet) aveva un ruolo centrale, in quanto doveva combattere contro gli spiriti maligni che portavano sventure e malattie. I Chamacoco si servivano del canto degli uccelli per trarre segni premonitori. La loro cultura materiale si distingueva da quella di altre etnie del Chaco per la realizzazione di oggetti di piume.[1]

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

I Chamacoco sono menzionati per la prima volta in un documento del 1795. I primi contatti stabili con i bianchi sono avvenuti a partire dagli anni ’80 del XIX secolo. Un punto di svolta nei contatti tra i Chamacoco e la civiltà occidentale è dovuto all’esploratore e fotografo italiano Guido Boggiani, che alla fine del secolo diede inizio agli studi linguistici ed antropologici su questa etnia e fondò Puerto 14 de Mayo e Puerto Esperanza, prima di essere ucciso dai Chamacoco durante una spedizione nel Chaco.[1]

Anticamente i Chamacoco erano divisi in due gruppi in lotta tra loro, Chamacoco mansos e Chamacoco bravos. Mentre i primi entrarono in contatto con i bianchi e corrispondono agli attuali Ebitoso, i secondi, antenati degli odierni Tomaraho, vivevano isolati all’interno del Chaco. Entrambi hanno preso parte alla Guerra del Chaco (1932-1935), combattuta tra Paraguay e Bolivia. Gli Ebitoso hanno in seguito conosciuto l’evangelizzazione da parte dei missionari delle New Tribes, che sono riusciti a far cessare le celebrazioni rituali. A causa del lungo contatto con i bianchi, gli Ebitoso hanno subito un processo di disintegrazione culturale, mentre i Tomaraho, a causa del loro isolamento, hanno preservato in misura maggiore la loro identità etnica. A partire dagli anni ’80 i Tomaraho si trasferirono a Puerto Esperanza e attualmente vivono a Puerto María Elena.[1]

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Parlano la lingua chamacoco, che è classificata come facente parte della famiglia linguistica zamuco, della quale fa parte soltanto un'altra lingua ancora parlata, l'ayoreo. La lingua si sta estinguendo.

Il chamacoco è una lingua a preminenza modale, in cui il verbo non esprime né tempo né aspetto.[3] I nomi possedibili dispongono di prefissi per mezzo dei quali concordano con il proprio possessore.[4] In sintassi, la lingua chamacoco mostra strutture paraipotattiche analoghe a quelle osservabili nell'italiano antico o nelle lingue romanze.[5]

Insediamenti[modifica | modifica sorgente]

I Chamacoco abitavano tradizionalmente la zona costiera del dipartimento dell’Alto Paraguay (Paraguay). Oggigiorno le principali comunità degli Ebitoso sono a Fuerte Olimpo, Puerto Caballo, Puerto Diana, Puerto Esperanza, Puerto 14 de Mayo e Santa Teresita, ma negli anni recenti vi sono state emigrazioni verso la zona metropolitana di Asunción e il Brasile.[1][6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Ciucci, Luca 2013. Chamacoco: breve profilo antropologico e linguistico. Quaderni del Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore n.s. 12
  2. ^ Ciucci, Luca 2011. L'amico di D'Annunzio e la tribù perduta: in Sudamerica alla ricerca dei confini di Babele. Bollettino dell'associazione Normalisti XIV, 1-2: 23-28.
  3. ^ Luca Ciucci, Elementi di morfologia verbale del chamacoco.
  4. ^ Luca Ciucci, La flessione possessiva del chamacoco.
  5. ^ Pier Marco Bertinetto, Luca Ciucci, Parataxis, Hypotaxis and Para-Hypotaxis in the Zamucoan Languages.
  6. ^ Fabre, Alain 2007. Voce Zamuco in Diccionario etnolingüístico y guía bibliográfica de los pueblos indígenas sudamericanos. Edición electrónica.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Baldus, Herbert 1927. Os Indios Chamacocos e a sua língua. Revista do Museu Paulista 15/2. 5-68.
  • Bertinetto, Pier Marco 2009. Ayoreo (Zamuco). A grammatical sketch. Quaderni del Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore 8 n.s. Online.
  • Bertinetto, Pier Marco 2013. Ayoreo (Zamuco) as a radical tenseless language. Quaderni del Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore 12 n.s. [Online http://linguistica.sns.it/QLL/QLL13/02_Bertinetto_Ayoreo.pdf]
  • Bertinetto, Pier Marco & Luca Ciucci 2012. Parataxis, Hypotaxis and Para-Hypotaxis in the Zamucoan Languages. Linguistic Discovery 10.1. 89-111. Online.
  • Boggiani, Guido 1894. I Ciamacoco. Conferenza tenuta in Roma alla Società Geografica Italiana il giorno 2 giugno 1894 ed in Firenze alla Società Antropologica il 24 dello stesso mese. Roma: Società Romana per l’Antropologia.
  • Ciucci, Luca 2009. Elementi di morfologia verbale del chamacoco. Quaderni del Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore 8 n.s. Online.
  • Ciucci, Luca 2010. La flessione possessiva del chamacoco. Quaderni del Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore 9,2 n.s. Online.
  • Ciucci, Luca 2011. L'amico di D'Annunzio e la tribù perduta: in Sudamerica alla ricerca dei confini di Babele, Normale (consultabile anche online).
  • Ciucci, Luca 2013a. Inflectional morphology in the Zamucoan languages. Pisa: Scuola Normale Superiore. Ph.D. Thesis.
  • Ciucci, Luca 2013b. Chamacoco lexicographical supplement. Quaderni del Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore 12 n.s. Online.
  • Cordeu, Edgardo J. 1980. Aishnuwéhrta. Las ideas de deidad en la religiosidad chamacoco. Buenos Aires: Universidad de Buenos Aires. Tesis doctoral.
  • Cordeu, Edgardo J. 1997. La Religión de los Indios Chamacoco o Ishir. En: J. Ries & L. Sullivan (eds.), Trattato di antropologia del sacro. 231-251. Culture e Religione Indigene in America Centrale e Meridionale. Milán: Jaca Book.
  • Fabre, Alain 2007. Diccionario etnolingüístico y guía bibliográfica de los pueblos indígenas sudamericanos. Edición electrónica.
  • Zanardini, José & Walter Biedermann 2001. Los indígenas del Paraguay. Asunción: Centro de Estudios Antropológicos de la Universidad Católica. Biblioteca Paraguaya de Antropología 39.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]