Ceramica calcidese

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Pittore delle iscrizioni, hydria a figure nere, Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen 596.

La ceramica calcidese è una classe della ceramica greca originariamente così denominata per la presenza su alcuni vasi di iscrizioni in alfabeto calcidese. La produzione è a figure nere con dettagli incisi e particolari aggiunti in rosso e bianco, di stile atticizzante. La localizzazione di questa classe è discussa ma prevale la tendenza a considerarla prodotto occidentale, forse etrusco (in Etruria si usava l'alfabeto calcidese) o, più diffusamente, di Rhegion in Magna Grecia.

Origine e sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Il pittore che sembra avere influito sui propri contemporanei e sulla generazione successiva dando luogo ad una vera e propria scuola è l'autore di un gruppo di anfore che Andreas Rumpf[1] ha chiamato Gruppo delle anfore iscritte, per la presenza al suo interno di sei anfore recanti iscrizioni in alfabeto calcidese, ed è conosciuto come Pittore delle iscrizioni, o delle anfore iscritte.[2] La scuola calcidese è datata, sulla base di comparazioni stilistiche con la ceramica attica, alla metà del VI secolo a.C. e a partire da una fase considerata già matura.[3] Il Rumpf ha riconosciuto altri raggruppamenti stilistici stabilendo una classificazione che viene ancora considerata valido punto di riferimento; questi altri gruppi hanno una qualità inferiore e si limitano a seguire l'eredità del Pittore delle iscrizioni con buon gusto e capacità decorative. Tra di essi si distingue la figura del Pittore di Fineo, un pittore preciso ed elegante benché ripetitivo, noto soprattutto per ammirevoli coppe a occhioni rispetto alle quali è stata ipotizzata una connessione con la bottega del vasaio Nikosthenes, dalla quale sono uscite alcune coppe con caratteristiche calcidesi.[4]

Il sito più importante per i ritrovamenti di ceramica calcidese si trova a Rhegion; molti altri esemplari provengono dall'Etruria, dal sud Italia e dalla Sicilia; una piccola parte giunge da Marsiglia e nessun esemplare è stato trovato a est dell'Adriatico.[3] Ritenere Calcide e l'Eubea luogo di origine della classe rende difficile spiegarne la totale assenza in tali siti come l'ininfluenza dello stile sul resto della ceramica greca.[2] Argomenti più validi suggeriscono un luogo di origine occidentale, una colonia o un laboratorio calcidese, localizzazione che getterebbe nuova luce sulla connessione già indicata tra il Pittore di Fineo e la bottega di Nikosthenes, molto presente in Occidente.[4] Rhegion è l'ipotesi maggiormente sostenuta, anche rispetto all'Etruria, ma gli argomenti, prevalentemente basati sulla quantità dei ritrovamenti, non sono conclusivi, anche in considerazione dei rari esemplari di ceramica calcidese rinvenuti nella vicina Megara Hyblaea.[3]

Stile[modifica | modifica sorgente]

Gruppo dell'anfora di Lipsia, anfora a figure nere, Museo del Louvre E801

Come nella ceramica attica a figure nere del periodo maturo, la ceramica calcidese è caratterizzata da grandi figure all'interno di pannelli bordati da fasce decorative o semplicemente su fondo scuro. Le scene rappresentate sono raramente scene d'azione o racconti mitologici e più frequentemente semplici gruppi di figure con scarsi dettagli interni che comprendono uomini e donne, o animali nei vasi meno curati. Tra questi ultimi un soggetto molto frequente è la quadriga frontale. L'ornamento tipico è l'intreccio di fiori di loto e palmette nel campo principale, mentre la catena di fiori di loto e boccioli si trova nei campi secondari o sul collo delle anfore. Le forme più diffuse sono l'anfora a collo separato, l'hydria, il cratere a colonnette e più tardi, la coppa, sempre di qualità elevata. L'argilla è fine e il suo colore varia dal giallo arancio al marrone rossiccio. La pittura è brillante, quasi nera o di un marrone dorato se maggiormente diluita. L'effetto è molto simile alla ceramica attica, ma ancora discernibile per alcune caratteristiche tecniche, come l'uso di immergere il collo delle anfore nella pittura nera, per poi decorarlo con linee ondulate color porpora, o la pratica di stendere prima strati leggeri di colore nel delineare le figure e in seguito sovrapporvi colore denso che non ne riempie interamente la forma. Il modo di rappresentare le pieghe delle vesti è indicativo del tipo di rapporto che la ceramica calcidese aveva con la ceramica attica: l'imitazione avveniva attraverso un rapporto non costante, ma determinato dalla conoscenza di esemplari appartenenti a determinati periodi. Lo stile calcidese è meno disciplinato e preciso rispetto allo standard attico, più fluente e più decorativo, ma è l'unica scuola a figure nere della seconda metà del VI secolo a.C. capace di reggerne il confronto qualitativo.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Andreas Rumpf, Chalkidische Vasen, Berlino ; Lipsia, de Gruyter, 1927.
  2. ^ a b Banti 1959, EAA, s.v. Calcidesi, vasi.
  3. ^ a b c d Cook 1997, pp. 149-151.
  4. ^ a b Canciani 1994, EAA, s.v. Calcidesi, vasi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Banti, Calcidesi, vasi in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 2, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1959.
  • F. Canciani, Calcidesi, vasi in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale (Secondo supplemento), Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1994.
  • Robert Manuel Cook, Greek Painted Pottery, London ; New York, Routledge, 1997, ISBN 0415138604.

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