Centro storico di Napoli

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(EN)

«considering that the site is of exceptional value. It is one of the most ancient cities in Europe, whose contemporary urban fabric preserves the elements of its long and eventful history. Its setting on the Bay of Naples gives it an outstanding universal value which has had a profound influence in many parts of Europe and beyond.»

(IT)

«considerando che il sito è di eccezionale valore. Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa.»

 Bene protetto dall'UNESCO
Centro storico di Napoli
 Patrimonio dell'umanità
TipoArchitettonico, artistico
CriterioC (ii) (iv)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1995
Scheda UNESCO(EN) Historic Centre of Naples
(FR) Centre historique de Naples

Il centro storico di Napoli rappresenta il primo nucleo storico della città. Si tratta del centro storico più vasto d'Europa,[1] estendendosi su una superficie di 1700 ettari e racchiudendo 27 secoli di storia.[2]

Dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1995, è stato inserito nella lista dei beni da tutelare.

Quello di Napoli è il centro storico più vasto d'Europa[3][4] e la sua particolare unicità sta nella conservazione quasi totale e nell'uso dell'antico tracciato viario greco.

Storia

Il centro storico di Napoli testimonia l'evoluzione storico-artistica della città, dal suo primo insediamento greco avvenuto nel VIII secolo a.C. lungo la zona che affaccia sul mare,[1] la rifondazione della stessa città in un'area più interna, costituente il "centro antico", fino alla città barocca spagnola che ha visto l'apertura verso ovest del nucleo urbano ed a quella centro dell'élite culturale ottocentesco, con la fioritura in città di numerose ville nobiliari e borghesi che caratterizzano tutta l'area di Posillipo e del Vomero.

L'area interessata è estesa per circa 981 ettari[2] e contiene i seguenti quartieri: Avvocata, Montecalvario, San Giuseppe, Porto, Pendino, Mercato, Chiaia, San Ferdinando, Stella, San Carlo all'Arena, San Lorenzo e Vicarìa e parte delle colline del Vomero e Posillipo.

Nel 1980 il terremoto danneggia parte del centro storico e porta alla luce problemi strutturali e sociali (anche antichi) ai quali si decide di porre rimedio anche urbanistico con l’emanazione della legge n. 219 1980, recante disposizioni per la pianificazione e il controllo dell’attività edilizia, azioni sanzionatorie, di recupero e riabilitazione dell'abusivismo. Attualmente, buona parte del centro storico della città versa in condizioni poco idonee ed atte alla conservazione, infatti, molte strutture, oltre alle già citate chiese dell'arte (fontane, palazzi, architetture antiche, edicole sacre, ecc.) giacciono in condizioni di estremo abbandono: per far fronte a questa emergenza varie organizzazioni e comitati cittadini stanno cercando di far intervenire l'Unesco.

Un recente accordo siglato tra regione Campania, comune e Ministero dei Beni Culturali, ha fatto sì che venissero stanziati nel giugno 2012 dall'Unione Europea 100 milioni di euro per eseguire anche[5] lavori di restauro dei monumenti del centro storico più a rischio.[6][7]

Il centro antico

Il centro antico di Napoli, corrispondente alla zona dei decumani

La città ha due veri e propri nuclei antichi originari: il primo è la collina di Pizzofalcone sulla quale nacque la città di Partenope, mentre il secondo è la zona dei decumani di Napoli dove è sorta la successiva Neapolis.[1] In quest'ultimo spazio, in particolare, si sono concentrate tutte le costruzioni avute nel corso dei secoli fino al XVI, con l'apertura verso ovest della città per volere del viceré spagnolo don Pedro de Toledo.

Insistono su questo sito un numero particolarmente elevato di risorse culturali e artistiche: obelischi, monasteri, chiostri, musei, le note vie del presepe, catacombe, scavi archeologici all'aperto e sotterranei con resti romani e greci, compreso il teatro romano, statue e bassorilievi, fregi monumentali, nonché colonne medievali a reggere antichi palazzi storici e molto altro ancora.

La Tavola Strozzi. Si evidenzia nel XV secolo una Napoli chiusa ancora nell'area antica

Solo il centro antico, che ingloba i quartieri di San Giuseppe, Porto, Pendino, Mercato, San Lorenzo e Vicarìa che, nello specifico, corrispondono pressoché all'area dei decumani di Napoli, vede l'esistenza di più di 200 chiese storiche[8] alle quali sono legate l'attività di esponenti principali dell'arte italiana. Fra i principali artisti si ricordano Caravaggio, Donatello, Giuseppe Sanmartino, Luca Giordano, Cosimo Fanzago, Luigi Vanvitelli, Jusepe de Ribera, Domenichino, Guido Reni, Tino di Camaino, Marco dal Pino, Simone Martini, Mattia Preti e tanti altri.

Durante l'epoca medievale, la città fu divisa in seggi. Questi erano: Capuana, Montagna, Nido, Porto, Portanova. In questo contesto la città era chiusa dalla sua cinta muraria oltre la quale vi era il divieto assoluto di edificazione. La caratteristica che contraddistinse il centro antico di Napoli, infatti, è la pressoché preclusione dello sviluppo in estensione della città, favorendo quindi quello "in altezza". La circostanza che la città poggi su terreno tufaceo ha favorito pratiche di sopraelevazione di edifici preesistenti, attingendo il materiale dalle cave sotterranee già utilizzate sin dal primo nascere della città.

Tuttavia, lo spostamento del potere politico al Maschio Angioino, fu un primo impulso per l'aristocrazia locale nel trascinanare verso la parte occidentale della città le proprie residenze nobiliari.[1]

L'apertura a occidente col vicereame spagnolo

Don Pedro de Toledo

L'ampliamento della città verso occidente, avvenuto nel XVI secolo con don Pedro de Toledo, comporta la nascita dell'attuale "centro storico". Nacquero così i quartieri Spagnoli, con via Toledo, largo di Palazzo, via Medina fino all'area di Pizzofalcone e Chiaia.[1]

Il palazzo reale, nello specifico, fu motivo di un vero e proprio accaparramento da parte degli aristocratici napoletani e stranieri degli spazi vuoti nascenti lungo la strada che giungeva direttamente alla residenza del viceré, ossia via Toledo.

Queste riforme, determinarono nella città la "riconquista" del mare che, dall'avvento di Partenope e fino ad allora, non fu più utilizzato.

Le grandi edificazioni del periodo borbonico

Napoli nel primo quarto del XVIII secolo

Col passaggio dal vicereame spagnolo al regno borbonico, si ha il definitivo salto culturale nella città, la quale divenne meta estrema del Grand Tour europeo.[1]

Napoli matura una propria coscienza illuminista divenendo di diritto la terza capitale europea dopo Londra e Parigi.[1] Nel giro di soli venti anni (dal 1730 al 1750, nascono imponenti edifici simbolo del livello culturale raggiunto: la reggia di Capodimonte, il real Albergo dei Poveri ed il real teatro di San Carlo.[1]

Con l'avvento del neoclassicismo di inizio Ottocento (e anche dell'eclettismo di fine secolo), il centro storico si allarga anche all'area di Posillipo e del Vomero, sfruttando questi spazi "nuovi" caratterizzati da vedute paesaggistiche di particolare bellezza e da un ampio spazio naturale circostante.[1] Nascono dunque la villa Floridiana, villa Rosebery e numerose altre importanti ville napoletane.

Monumenti e luighi d'interesse

Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti di Napoli.

Note

  1. ^ a b c d e f g h i Mazzoleni
  2. ^ a b Comune di Napoli
  3. ^ Vitiello Gabriella e Helbert Frank, Napoli e Pompei Guida Direct, Milano, Ed. Dumont, 2008. ISBN 88-95093-45-3
  4. ^ 1700 ettari illustrati dal Dipartimento di Progettazione Urbana e di Urbanistica dell'Università di Napoli
  5. ^ I suddetti fondi serviranno anche per altre opere strategiche come i lavori per la nuova metropolitana ed il riassestamento dell'area Oltremare
  6. ^ Al via riqualificazione centro storico di Napoli, su beniculturali.it. URL consultato il 29 agosto 2012.
  7. ^ Napoli: Centro storico, 100 mln fondi Ue per grande museo all'aperto, su napoli.repubblica.it. URL consultato il 29 agosto 2012.
  8. ^ Chiesa di Napoli - Sito ufficiale (PDF), su chiesadinapoli.it. URL consultato il 5 settembre 2012.

Bibliografia

  • Franco Strazzullo, Edilizia e Urbanistica a Napoli dal '500 al '700, Arturo Berisio Editore, Napoli 1968.

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Voci correlate

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