Cellula staminale tumorale

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Recenti scoperte[senza fonte] sembrano portare ad applicare il concetto di cellula staminale anche nel campo dell'oncologia. Secondo questa teoria, la massa tumorale sarebbe composta da un gran numero di cellule capaci di proliferare solo in maniera limitata e da una rara popolazione di cellule in grado di proliferare a lungo e mantenere il tumore. Queste ultime vengono dette cellule staminali tumorali.

Concetti fondamentali[modifica | modifica sorgente]

La prima prova a favore della teoria della cellula staminale tumorale è stata suggerita da esperimenti effettuati nella leucemia mieloide acuta. Si è osservato che non era possibile far crescere cellule tumorali in un topo se la concentrazione con cui le si iniettava era troppo bassa. D'altro canto, si è potuto identificare una rara popolazione di cellule tumorali dotate di particolari caratteristiche (espressione di antigeni di membrana) che sono in grado di prosperare e riprodurre la malattia anche se iniettate in numero esiguo. Inoltre le cellule cui era stata tolta questa popolazione non erano in grado di crescere nel topo in nessun caso.

Proprietà chiave[modifica | modifica sorgente]

La cellula staminale tumorale deve possedere due proprietà fondamentali: essere capace di auto-rinnovarsi e di differenziarsi in cellule più mature (divisione asimmetrica)

Possibilità terapeutiche[modifica | modifica sorgente]

I farmaci attuali anti-tumorali hanno scarsa efficacia nel colpire la cellula staminale tumorale che potrebbe essere alla base della recidiva del tumore. Nuovi farmaci specifici potrebbero essere in grado di danneggiare specificatamente questa popolazione e garantire l'eradicazione completa delle cellule tumorali.

Amplificazione delle cellule tumorali[modifica | modifica sorgente]

Le cellule staminali tumorali possono essere amplificate in vivo o in vitro, al fine di utilizzarle per scopi scientifici e di ricerca. Per quanto riguarda l' amplificazione in vivo, vengono utilizzati liquidi o tessuti biologici da cui vengono isolate le cellule tumorali. Si esegue una prima caratterizzazione delle cellule, si allestisce con queste una coltura e si effettua una seconda caratterizzazione. Per l'amplificazione in vitro si utilizzano animali da laboratorio, in cui vengono iniettate le cellule tumorali alla giusta concentrazione (es. nel topo almeno 100000 cellule in sede sottocutanea, più 20000 cellule nella sede per cui le cellule sono specializzate) attendendo che si sviluppi il tumore. È importante comunque utilizzare topi NOD/SCID, ovvero privati dei linfociti. L'amplificazione delle cellule tumorali è fondamentale per ottenere colture cellulari, in modo da avere materiale su cui lavorare, per capire come poter bloccare le proprietà di autorigenerazione, alla base del mantenimento dello sviluppo tumorale.

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