Cellula di Langerhans

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Cellule di Langerhans all'interno della cute

Le cellule di Langerhans sono cellule dendritiche abbondanti nell'epidermide e negli epiteli pavimentosi. Il nome deriva dal tedesco Paul Langerhans (1847-1888) che per primo le descrisse nella pelle.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Le cellule di Langerhans sono cellule dendritiche, prive di tonofilamenti e desmosomi; il nucleo si presenta in una forma irregolare. L'apparato di Golgi è molto esteso e sono presenti numerose vescicole endosomiali. Contengono inoltre organelli citoplasmatici specifici chiamati granuli di Birbeck con una caratteristica forma a "racchetta" la cui testa contiene materiale elettrontrasparente, mentre il manico presenta una membrana ispessita con un addensamento centrale[1]. Il ruolo di tali organelli non è ancora chiaro, ma sembra siano coinvolti nei processi di endocitosi.

Funzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antigen-presenting cell.

Le cellule di Langerhans, di derivazione midollare, si originano per differenziamento dai monociti, ma nonostante la morfologia simile ai macrofagi hanno un ruolo più importante nel riconoscimento degli antigeni rispetto ad una funzione fagocitaria. Le cellule sono localizzate nello strato soprabasale dell'epidermide e costituiscono il 3-4% delle cellule epidermiche[1].

Il ruolo di tali cellule consiste nella cattura e rielaborazione degli antigeni, che vengono catturati, parzialmente degradati ed esposti sulla membrana, legati a CD1a, al fine di presentarli ai linfociti T CD4+ ristretti per MHC di classe II. Queste cellule sono in grado di captare gli antigeni che attraversano la barriera dell'epidermide e di migrare nei linfonodi drenanti, la loro regione d'origine, dove si inizia la risposta immune. Molte delle cellule dendritiche presenti negli organi e nei tessuti linfoidi, derivano probabilmente da cellule di Langerhans migrate dopo la captazione dell'antigene.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Anastasi et al., Trattato di anatomia umana, Edi.Ermes, 2012; vol. 1, pagina 24

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]