Cellena
| Cellena frazione |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Territorio | |||||
| Coordinate | 42°45′44″N 11°33′59″E / 42.76222°N 11.56639°ECoordinate: 42°45′44″N 11°33′59″E / 42.76222°N 11.56639°E | ||||
| Altitudine | 881 m s.l.m. | ||||
| Abitanti | 77 (2001) | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 58050 | ||||
| Prefisso | 0564 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Localizzazione | |||||
Cellena è una frazione del comune di Semproniano (GR) situata alle pendici del monte Amiata.
Cellena è un piccolo paese agricolo posto alle pendici dell'omonima ripa che con i suoi 881 m s.l.m. costituisce il rilievo principale del territorio comunale di Semproniano.
Il paesello è incastonato in un magnifico panorama: la vista spazia dalla valle del Fiora al monte Civitella, che sovrasta l’abitato di Selvena. Girando lo sguardo si risale l’alto corso del Fiora fino al monte Amiata e al monte Labbro[1]. Dalla parte opposta il continuo del monte Civitella fino al Pitiglianese.
Indice |
[modifica] Storia
Cellena compare come contrada in un documento del 6 dic. 1046 dove Ildebrando V Aldobrandeschi rinuncia a favore di S. Salvatore al Monte Amiata a varie proprietà, tra cui beni che teneva malo ordine a Cellina. Il nome riconduce ad un tenimento dipendente da un minuscolo cenobio (piccola cella) alle dipendenze dell’abbazia madre. Nellla festa della SS. Trinità del giugno 1114, quando ormai il luogo fa parte dei domini aldobrandeschi di S. Fiora, la contessa Adalasia, vedova del conte Ranieri, i figli e le mogli donano “case con masserizie, terre, vigne e selve poste in Cellena” a Berta, badessa dell’abbazia di S. Ambrogio di Montecelso (Siena), insieme alla terra sulla quale è eretta la chiesa della SS. Trinità del Monte Calvo e l’annesso monastero consacrati quello stesso giorno. Della donazione fa parte il podere Berta, oggi in uso civico alla famiglia Mancini, che della destinataria conserverebbe ancora il nome. Nel 1439 Cellena passa dagli Aldobrandeschi agli Sforza. Dal sec. XVI al 1787 costituisce ‘comunello’ entro il distretto castrense di S. Fiora con terra di esclusiva proprietà comitale concessa ai “terrazzani” a mezzo terratico. Dopo tale data, pur rimanendo di proprietà degli Sforza Cesarini fino al 1898, il ‘comunello’ è assorbito nella Comunità di S. Fiora e di essa fa parte fino al 1963, quando passa al nuovo Comune di Semproniano insieme all’altro ‘comunello’, quello di Cortrevecchia, prima del 1787 facente parte del distretto casternse di Selvena. I suoi confini, rimasti invariati fino al giugno 1937, sono ben noti: la Fiora, il fosso Bove, la Ripa di Cellena, il “crino di Grasceta”. Nel 1898, insieme al resto dei beni, dagli eredi Sforza Cesarini è venduta alla Società Anonima di Ginori e Fossi e da questa alla Monte Amiata (1906), andando a far parte della tenuta di Cellena-Cortevecchia, che comprende 14 poderi di cui 13 in Cortevecchia e uno in Cellena, appunto il podere Cellena di ettari 6,03, detto anche Casa Locchi; i 14 poderi risultano inframmezzati dagli usi civici e interessati dalle cosiddette “promiscuità”, situazione risolta dalla transazione del giugno 1937, che vede il podere Cellena passare agli usi civici ed essere ceduto al Comune di S. Fiora dalla Monte Amiata a cui restano gli altri 13 secondo una nuova confinazione. Cellena ha sempre basato la sua economia sulle risorse della campagna. Nel 1925 i “terrazzani”, escluso il podere Cellena, possiedono 105 bovini e 1190 ovini e caprini. Un carico di bestiame non sostenibile dall’ambiente, secondo i periti Piccioli-Bellini. Al 30 settembre 1934 gli abitanti risultano 378. L’abitato, composto dall’accentramento dei caseggiati Cellena, Case Leoni, Case Perugini e dal più distaccato Case Pietrini subisce un certo incremento nel 1787, quando è abbandonato Grossetello e i suoi abitanti si trasferiscono qui insieme alla parrocchia; al catasto del 1824 l’abitato, anche se più ridotto per numero di abitazioni, risulta molto simile all’attuale.
[modifica] Castello
La leggenda narra che a Cellena esistesse un castello situato sulla sommità della ripa. Intorno ad esso si trovavano le abitazioni dei sudditi e della plebe. In una notte, nella sala principale del castello, si festeggiava il fidanzamento della giovane castellana cellenese con il conte di Calegiano (attuale Calizzano). Erano intervenuti anche i castellani di Selvena (Rocca Silvana).
Nel mezzo della festa un improvviso e funesto terremoto squassò la ripa, aprendo una grandiosa frana: il castello, le case e tutte le persone furono inghiottite dalla voragine. Ancora oggi la ripa mostra la sua enorme ferita, sferzata dal vento come in quella notte fatale.
A tutt'oggi i resti del castello non sono stati trovati, ma negli anni sessanta, quando era in funzione la cava, ogni tanto venivano alla luce materiali in terracotta, teschi umani e ossa.