Celibato sacerdotale

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Il termine celibato ecclesiastico fa riferimento alla prassi della Chiesa cattolica di rito latino e di altre chiese di ordinare presbiteri e vescovi soltanto quei battezzati che sono chiamati al celibato per il Regno, oppure i vedovi non risposati.

Non codificato durante i primi secoli del Cristianesimo, ma comunque praticato da asceti, monaci e anche da presbiteri, fu successivamente oggetto di una particolare legislazione in epoca teodosiana.

Con il Concilio romano del 386, infatti, venne per la prima volta stabilito che vescovi e sacerdoti sposati non potessero più convivere con le proprie mogli. La norma fu ampiamente disattesa durante il Medioevo, anche se, in epoca carolingia si tentò, ripetutamente, di farla rispettare. Il Sinodo di Pasqua del 1049 a Reims, insieme ad altri che si susseguirono negli stessi anni, fu un'ulteriore occasione per ribadire severamente la regola del celibato[1][2].

Le condotte sessuali illecite da parte del clero non furono tuttavia debellate, come un'enorme mole di evidenza mostra[3]. Nella sua Cronica, Salimbene de Adam riporta di aver sentito «cento volte» («cencies»)[4] sacerdoti italiani citare il proverbio latino «se non castamente, almeno con cautela» («si non caste, tamen caute»), attribuendolo erroneamente a Paolo di Tarso[5]: intendendo essi con ciò la necessità di comportamenti che, pur manchevoli dal punto di vista della continenza, non dessero tuttavia adito a scandali[6].

Il celibato ecclesiastico, caldeggiato da più parti, divenne effettivamente vincolante solo con il Concilio di Trento, che ne sancì, in forma inequivocabile, l'obbligo, per tutti coloro che dovessero essere ordinati sacerdoti. È tuttora in vigore nell'odierna disciplina della Chiesa latina, dopo esser stata inclusa formalmente nel diritto canonico nel 1917. Le Chiese cattoliche orientali, che hanno una disciplina simile alle Chiese ortodosse, non richiedono il celibato per tutti i presbiteri, ma solo per i vescovi.

Nella Chiesa latina il celibato obbligatorio è stato abolito per i diaconi, esclusi ovviamente quelli che intendano candidarsi al sacerdozio, dopo il Concilio Vaticano II.

Nel Nuovo Testamento[modifica | modifica sorgente]

Se da un lato il Nuovo Testamento descrive favorevolmente il matrimonio, vi sono anche dei riferimenti al celibato, visto come carisma particolare. Non è però ancora legato esplicitamente al ministero ecclesiastico. Tra gli apostoli alcuni sono sposati o lo sono stati (di Pietro si nomina la suocera), ma le eventuali mogli non compaiono nella narrazione; la maggior parte delle chiese cristiane dichiarano che Gesù fosse celibe.

Paolo di Tarso elogia sia il matrimonio sia il celibato, ma invita a essere, come lui, senza impegni per svolgere la missione: «Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (1 Corinzi 7,8-9). Altrove richiede che i vescovi siano sposati con una sola moglie e con figli ubbidienti: «Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare […] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1 Timoteo 3,2-5). La proibizione del matrimonio da parte di alcuni, come pure l'astenersi da cibi per periodi indeterminati, sono profetizzati tramite l'apostolo Paolo, come elementi di contaminazione della dottrina originale, senza però indicare se si riferisse al clero, ai laici o ad entrambi: «Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni […] Essi vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da cibi che Dio ha creati perché quelli che credono e hanno ben conosciuto la verità ne usino con rendimento di grazie» (1 Timoteo 4,1-3).

Posizioni dei pontefici[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Paolo II, sostenitore del celibato.

Tra i suoi maggiori sostenitori nella storia vi furono molti papi, ma anche se nessuno di essi si è espresso negativamente, alcuni hanno avuto posizioni meno forti al riguardo.

A favore[modifica | modifica sorgente]

Intervenne più volte in difesa del celibato dichiarando che mantenerlo sarebbe stato una positiva soluzione al calo delle vocazioni, tuttavia affermando di apprezzare anche la prassi orientale di ordinare preti sposati. Giovanni Paolo II elencò anche una serie di motivi perché un sacerdote debba essere celibe quali: maggior tempo da dedicare alla parrocchia e alla comunità, un prete non deve pensare ai beni terreni e questo nell'ottica di avere un figlio sarebbe ingiusto. Tra i suoi discorsi al riguardo da notare quello del 9 novembre 1978 al clero di Roma.[7]
Questo Papa riafferma nell'enciclica Sacerdotalis Caelibatus la posizione chiara della Chiesa cattolica nei confronti della prassi del celibato[8].
« Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo. »
Emanò decreti sul celibato, proibendo ai preti di coabitare con donne, anche se loro strette parenti.
Lo si cita come il Papa della prima crociata e sappiamo che non ebbe molto tempo di occuparsi di riforme ecclesiastiche, ma come seguace e prescelto di Gregorio VII seguì le sue linee di pensiero e anche se non si ricordano le sue posizioni verso il celibato è da citare un documento del 1095 quando papa Urbano II a Piacenza condannò i matrimoni dei sacerdoti.
Gregorio VII fautore dell'enciclica.
Fu il Papa impegnato in una missione di reimpostazione della Chiesa cattolica tra il basso e l'Alto Medioevo. Infatti la Chiesa allora viveva un momento di vera crisi e non erano rari fenomeni come simonia (vendita di cariche ecclesiastiche), religiosi senza vocazione (per molti poveri entrare nella gerarchia cattolica rappresentava l'unica salvezza), nepotismo (da nepos=nipote, successione alle cariche ecclesiastiche) e consacrati senza gli ordini maggiori (eletti preti o vescovi dall'aristocrazia e dall'impero invece che dalla Chiesa). Così realizzò una delle più grandi riforme della storia seguendo i voleri del suo predecessore papa Niccolò II. Nel 1074 pubblicò quindi un'enciclica che assolveva la gente dall'obbedienza verso religiosi sposati. Questa non fu solo una manovra di carattere spirituale, ma effettivamente servì ad evitare la disgregazione dei possedimenti della Chiesa.
Aiutò molto il futuro Gregorio VII suo successore nella formulazione della sua tesi e possiamo dire che Gregorio VII fu solo chi concluse e pubblicò un testo voluto dai due papi precedenti. Ma riguardo ad Alessandro II c'è anche da ricordare un episodio dove perdonò con eccessiva bontà un sacerdote trovato nel commettere fornicazione e altre fonti storiche ricordano che non prese mai decisioni dure contro l'adulterio, anche se questo era usanza diffusa.
Di lui non si ricorda molto poiché guidò la Chiesa cattolica per solo un anno ma nel suo breve pontificato mostrò grande zelo nel rafforzare il celibato ecclesiastico come nell'esigere rigido rispetto per tutte le riforme di Leone IX, che poi sarebbero culminate nelle riforme gregoriane.
Fu il papa dello scisma d'oriente che divise la chiesa di Roma da quella di Bisanzio. Sappiamo che durante il sinodo di Pasqua del 1049 rinnovo la necessità del celibato a partire dal suddiacono. Fu lui a non volere il matrimonio dei religiosi e verso questa usanza prese le prime forti decisioni.
Si impegnò a promuovere il celibato emanando restrizioni così rigide verso i suddiaconi nell'isola di Sicilia che furono poi modificate dal successore Gregorio I.
Fu il primo a emanare dei decreti sul celibato nel 385[9].

La situazione attuale nella Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Attualmente nella Chiesa esistono diverse discipline in ordine al matrimonio del clero[10]

1) I Padri del Concilio Vaticano II hanno spiegato nel decreto Presbiterorum Ordinis n. 16 che la perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli non fa parte della natura del sacerdozio. Ciò sarebbe evidente sia dalla prassi della chiesa primitiva (Cfr. Cf. 1Tm 3,2-5; Tt 1,6) che dalla tradizione attualmente in vigore presso le chiese orientali.[11]

Di fronte a queste affermazioni del Concilio alcuni storici cattolici hanno sollevato delle critiche affermando che fin dalle origini esisteva la consuetudine di non usare del matrimonio una volta ricevuta l’ordinazione. Per approfondire quanto detto può essere utile leggere un articolo di Alfredo Mazzarino comparso sull’Osservatore Romano il 16 gennaio 1998, nel quale l’autore presentava il libro di STEFAN HEID intitolato Il celibato nella Chiesa antica. Gli inizi di un obbligo di continenza per chierici in oriente e in occidente. In sintesi: dopo l’ordinazione, se non si era sposati si doveva conservare il celibato, se invece si era coniugati si doveva mantenere la continenza con la moglie. Ad avvalorare ciò sono i primi documenti a noi pervenuti, che risalgono al IV secolo e che definiscono questa prassi di origine apostolica. Se questo fosse vero, allora si dovrebbe considerare il periodo precedente al IV secolo come una fase transitoria nella quale lentamente si sarebbe imposta l’autentica disciplina apostolica[12]. Ovviamente la discrepanza appena evidenziata non è indolore. Infatti se fossero corrette le considerazioni di questi storici si dovrebbe dubitare della capacità dei Padri conciliari di custodire la tradizione apostolica, visto che secondo loro la perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente dalla prassi della chiesa primitiva , mentre per questi studiosi è legittimo prendere in considerazione i primi documenti pubblici, che nel quarto secolo fanno risalire l’obbligo della continenza al periodo apostolico.

2) Giovanni Paolo II ha promulgato due codici per la Chiesa cattolica: il Codice di Diritto Canonico (CIC) per la chiesa occidentale, promulgato il 25 gennaio 1983, e il Codice dei canoni delle Chiese orientali (CCEO) per le chiese orientali, promulgato il 18 ottobre 1990. Sull’obbligo del celibato per il clero le due legislazioni differiscono notevolmente. Nel Codice di Diritto Canonico, valido per la Chiesa cattolica latina, il Santo Padre vincola i chierici (tutti i vescovi, tutti i presbiteri e i “soli” diaconi non sposati, non quindi quelli già coniugati al momento della consacrazione) al celibato (cann. 277 e 1037), mentre nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, per le Chiese cattoliche orientali, il papa riconosce che lo stato dei chierici (presbiteri e diaconi) uniti in matrimonio deve essere onorato, perché, come detto dal Concilio Vaticano II, esso è decretato di secolo in secolo sia dalla prassi della chiesa primitiva che da quella, appunto, delle chiese orientali (can. 373).

3) Benedetto XVI in data 4 novembre 2009 con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus (AC) ha istituito gli Ordinariati personali per Anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Nell’articolo VI, § 2 il papa stabilisce che sebbene di regola anche per gli ordinariati vale il canone 277 del Codice di Diritto Canonico, tuttavia l’Ordinario potrà richiedere al Pontefice che siano ordinati preti anche uomini sposati. Riassumendo, la situazione attuale all’interno della Chiesa cattolica è molto articolata. Mentre nelle Chiesa cattoliche orientali (che lo ricordiamo, non sono le Chiese Ortodosse, le quali sono considerate scismatiche perché non sono in piena comunione con la Sede Apostolica) oltre al celibato scelto per il regno dei cieli, deve essere tenuto in onore lo stato dei chierici uniti in matrimonio (CCEO, can 373); nella Chiesa latina, invece, è fatto obbligo a chi chiede di accedere agli ordini sacri di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò tutti i candidati agli ordini sacri sono vincolati al celibato (CIC, can 277). Tale vincolo, che in un primo momento sembrerebbe assoluto, presenta almeno due eccezioni.

  • La prima riguarda i diaconi permanenti (che ricevendo il primo grado dell’Ordine sacro sono inseriti tra il clero), che se sono coniugati, ovviamente non possono fare promessa di celibato (CIC, can 1037). Per essi, inoltre, il codice non stabilisce di vivere nella continenza perfetta e perpetua con la moglie.
  • La seconda riguarda i presbiteri degli Ordinariati personali anglicani. Oltre a chi tra il clero sposato anglicano, una volta ristabilita la comunione con la Sede Apostolica, chiede di esercitare il ministero nell’Ordinariato (come già prevedeva la costituzione apostolica Coelibatus Sacerdotali, 42, emanata il 24 giugno 1967 da Paolo VI), in deroga del canone 277, l’Ordinario può chiedere al romano pontefice di ammettere caso per caso all’Ordine Sacro del presbiterato anche uomini coniugati, secondo i criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede (AC, VI). In riferimento a questi criteri oggettivi, le Norme Complementari alla Costituzione Apostolica Anglicanorum Coetibus, redatte dalla Congregazione per la Dottrina della fede e promulgate il 4 novembre 2009, dopo approvazione del romano pontefice, specificano all’articolo 6 che i criteri sono determinati dall’Ordinario, vanno sottoposti alla Conferenza Episcopale locale e debbono finalmente essere approvati dalla Santa Sede (21).

Posizioni di membri della Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

A favore[modifica | modifica sorgente]

Cardinale, fondò il Collegio dei poveri scolari della Sapienza Firmana, e tra le regole da seguire impose tra le prime, in ordine per importanza, il celibato.
Grande moralizzatore della Chiesa nel Medioevo. Si scontrò fortemente con le posizioni nicolaiste, cioè di quella dottrina medievale contraria al celibato.
Passò alla storia il suo difendere il celibato dalle accuse che erano state rivolte da Elvidio (vedi contrari)[13].
San Gerolamo, "difensore" del celibato ecclesiastico.

Non decisamente favorevoli[modifica | modifica sorgente]

Prete cristiano del V secolo conosciuto per la sua opera De Viris Illustribus e per altri testi. Affermava che il celibato è superiore al matrimonio, ma condannare quest'ultimo è da manichei (si tratta della posizione tradizionale cattolica, derivata da San Paolo di Tarso)[14].

Contrari[modifica | modifica sorgente]

Cardinale belga, fu per tutto il XX secolo una delle voci più progressiste del Cattolicesimo. Fu animatore nel 1963, durante il Concilio Vaticano II, della proposta, poi accolta, di ripristinare il diaconato come ordine permanente, anche per uomini sposati, e non solo come preparazione al sacerdozio.
Diacono. A lui viene attribuita la creazione e quindi il nome della dottrina nicolaista: dottrina diffusasi nel Medioevo basata sulla non necessità del celibato per gli ecclesiastici.

Posizioni di religiosi non cattolici[modifica | modifica sorgente]

Vescovo guaritore scomunicato nel 2006. Si è sposato nel 2001 con Maria Sung, coreana. Dopo essersi distaccato dalla Chiesa cattolica si è avvicinato alla Chiesa dell'unificazione.
Teologo ariano e vescovo di Milano; fermamente contrario al celibato, affermò la superiorità del matrimonio; riteneva infatti che la Vergine Maria dopo Gesù avesse avuto con Giuseppe altri figli. Le sue opinioni furono rilevate negativamente da san Girolamo. Venne scomunicato nel 390 o 392.

Posizioni di personaggi storici[modifica | modifica sorgente]

A favore[modifica | modifica sorgente]

L'importante poeta e scrittore italiano nel 1330 dopo una crisi finanziaria iniziò la carriera ecclesiastica diventando cappellano presso la famiglia Colonna. Anche una volta stroncato il futuro nella gerarchia cattolica difese il celibato come valore aggiunto di ogni religioso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frazee, Charles A., The Origins of Clerical Celibacy in the Western Church, Church History, Vol. 57, Supplement: Centennial Issue (1988), pp. 108-126.
    « Leo then urged on the purified assembly the two canons: "That no monk or cleric should apostacize from his order," and "That no one should participate in an incestuous union." These canons have been broadly interpreted as prohibiting clerical marriage.
    At the synod held in Mainz with Leo and the Rhineland bishops the same targets came under attack. The historian of the council, Adam of Bremen, recounted the proceedings: "Moreover many things were decreed there for the good of the church and, above all, simoniacal heresy and the evil of clerical marriage were forever condemned by the signatories of the council". »
  2. ^ Timothy Reuter, The papacy and church reform, 1049-1073.
  3. ^ Morris Bishop, The Middle Ages, Mariner Books, p. 156
  4. ^ Salimbene de Adam, Cronica. De commendatione castitatis, pp. 567
  5. ^ Salimbene de Adam, Cronica. De commendatione castitatis, pp. 566
  6. ^ Gabriele De Rosa, Giorgio Cracco, Il papato e l'Europa, Rubbettino, p. 130, 2001.
  7. ^ [1] Papa Giovanni Paolo II - Discorso al clero di Roma, 9 novembre 1978.
  8. ^ [2] Testo completo della lettera enciclica Sacerdotalis Caelibatus del 24 giugno 1967 sul sito ufficiale vatican.va
  9. ^ Papa Siricio - Directa ad decessorem, lettera al Vescovo Imerio di Tarragona.
  10. ^ Per un approfondimento della situazione nelle chiese ortodosse e nelle comunità riformate, vedi Preti sposati nella Chiesa cattolica, Bari 2008.
  11. ^ Enchiridion Vaticanum, Documenti del Concilio Vaticano II (1962-1965). Testo ufficiale e versione italiana, vol. 1, EDB, Bologna 199716, n. 1296, pp. 1221 e 1223.
  12. ^ MARRANZINI, A., Il celibato nella Chiesa antica, in L’Osservatore Romano, 16 gennaio 1998.
  13. ^ San Girolamo - Adversus Helvidium.
  14. ^ Gennadio scolastico - De Eccelsiasticis Dogmatibus.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Lista dei casi più eclatanti di uscita dal celibato[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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