Celibato sacerdotale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine celibato ecclesiastico fa riferimento a una prassi consolidata nella Chiesa cattolica (e in altre chiese): possono ricevere gli ordini sacri, e diventare presbiteri o vescovi, soltanto quei battezzati che sono chiamati al celibato per il regno dei Cieli, oppure i vedovi non risposati.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il celibato è una conseguenza fondata e legittima [senza fonte]della prospettiva evangelica. Su celibato e continenza Gesù Cristo pronunciò parole nette e inequivocabili. Matteo evangelista scrive (Matteo 19,29): “… Chiunque abbia lasciato in mio nome case o fratelli, sorelle, padre, madre, figli o campi, otterrà cento volte di più e la vita eterna”. Molto simile è anche Marco 10,29: “In verità, vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia che non riceva cento volte tanto…”. Ancora più preciso è Luca 18, 29-30: “In verità, io vi dico: chiunque abbia abbandonato per il Regno di Dio casa o moglie, fratelli, genitori o figli, riceverà già ora in cambio molto di più e, nel mondo futuro, la vita eterna”.

Se Gesù non prese mai moglie, alcuni tra gli apostoli erano sposati o lo erano stati prima di conoscere Gesù (ad esempio San Pietro, di cui si nomina la suocera). San Paolo elogiò sia il matrimonio sia il celibato, ma invitò i fedeli a essere, come lui stesso, celibi per svolgere la missione: «Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (7,8-9). Nella stessa lettera pronunciò il seguente appello: «Perché io vi dico, fratelli: il tempo è breve. Per questo, chi ha una moglie deve in futuro comportarsi come se non ne avesse una…». E ancora: «Il celibe si preoccupa delle questioni del Signore; vuole piacere al Signore. L’ammogliato si preoccupa delle cose del mondo; vuole piacere a sua moglie. Così finisce per essere diviso in due» (7,29-32). Con queste parole San Paolo si rivolgeva in primo luogo a vescovi e sacerdoti ed egli stesso si sarebbe attenuto a questo ideale. In altre lettere richiese che i vescovi fossero sposati con una sola moglie e con figli ubbidienti: «Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare […] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1 Timoteo 3,2-5).

Nella Chiesa latina[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi secoli del cristianesimo, la regola prevedeva che il sacerdote o il vescovo continuasse la vita familiare, ma non quella coniugale.[1] Tale prassi, seguita da asceti, monaci e anche da presbiteri, è menzionata nelle opere di scrittori come Clemente Alessandrino e Tertulliano, vissuti nel II secolo. L'antichità delle loro opere testimonia come la regola istituita dalla Chiesa fosse una derivazione diretta della tradizione apostolica.

La regola del celibato continuò ad essere osservata come norma non scritta fino ai primi anni del IV secolo. Il Concilio di Elvira (305-306) diede per la prima volta a questa pratica la forma di una legge. Veniva ufficialmente vietato a tutti i chierici (tra cui vescovi, sacerdoti e diaconi) di avere rapporti coniugali con la moglie e si vietava loro altresì di avere figli (canone 33).[2]

Il celibato ecclesiastico fu successivamente oggetto di una legislazione particolare in epoca teodosiana: al Concilio romano del 382, infatti, venne per la prima volta stabilito che vescovi e sacerdoti sposati non potessero più convivere con le proprie mogli. La norma fu ampiamente disattesa nei secoli successivi, anche se, in epoca carolingia si tentò, ripetutamente, di farla rispettare.

Il Sinodo di Pasqua del 1049 a Reims, insieme ad altri che si susseguirono negli stessi anni, fu un'ulteriore occasione per ribadire severamente la regola del celibato[3][4]

Le condotte sessuali illecite da parte del clero, pur condannate, non scomparvero, come evidenziarono numerose cronache e opere letterarie in diverse epoche [5]. Nella sua Cronica, Salimbene de Adam riporta di aver sentito «cento volte» («cencies»)[6] sacerdoti italiani citare il proverbio latino «se non castamente, almeno con cautela» («si non caste, tamen caute»), attribuendolo erroneamente a San Paolo[7]: intendendo essi con ciò la necessità di comportamenti che, pur manchevoli dal punto di vista della continenza, non dessero tuttavia adito a scandali[8].

Il celibato ecclesiastico, sostenuto da più parti, divenne effettivamente vincolante solo con il Concilio di Trento (1545-1563), che ne sancì, in forma inequivocabile, l'obbligo, per tutti coloro che dovessero essere ordinati sacerdoti. È tuttora in vigore nell'odierna disciplina della Chiesa latina, dopo esser stata inclusa formalmente nel diritto canonico nel 1917. Le Chiese cattoliche orientali, che hanno una disciplina simile alle Chiese ortodosse, non richiedono il celibato per tutti i presbiteri, ma solo per i vescovi.

Dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965), nella Chiesa latina il celibato obbligatorio è stato abolito per i diaconi, esclusi ovviamente quelli che intendano candidarsi al sacerdozio. I Padri del Concilio Vaticano II hanno ribadito nel decreto Presbyterorum Ordinis n. 16 la “convenienza” del celibato, sia per l'imitazione di Cristo, sia perché chi vive il celibato lo fa per il regno dei cieli, cioè per rendere testimonianza alla vita futura. Senza moglie per imitare Cristo. URL consultato il 31/07/2014.

Magistero dei pontefici romani[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo II, sostenitore del celibato.
Fu il primo a emanare dei decreti sul celibato nel 385[9]. Egli affermò solennemente che «i sacerdoti e i diaconi che anche dopo l’ordinazione praticano le loro mogli, agiscono contro una legge irrinunciabile che lega i chierici maggiori sin dall’inizio della Chiesa». Papa Siricio ricordò inoltre che i sacerdoti devono prestare il loro servizio ogni giorno e, pertanto, dal momento della loro consacrazione devono vivere in continenza perpetua.
Scrisse che i consacrati non dovevano ripudiare le proprie mogli.
Si impegnò a promuovere il celibato emanando restrizioni così rigide verso i suddiaconi nell'isola di Sicilia che furono poi modificate dal successore Gregorio I.
Durante il sinodo di Pasqua del 1049 rinnovo la necessità del celibato a partire dal suddiacono. Fu lui a non volere il matrimonio dei religiosi; verso questa usanza prese le prime forti decisioni.
Guidò la Chiesa cattolica per solo un anno ma nel suo breve pontificato mostrò grande zelo sia nel rafforzare il celibato ecclesiastico sia nell'esigere il massimo rispetto per tutte le riforme di Leone IX, che poi sarebbero culminate nelle riforme gregoriane.
Aiutò molto il futuro Gregorio VII, suo successore nella formulazione della sua tesi. Le riforme che portano ancora oggi il nome di Gregorio VII furono in realtà scritte da Alessandro II e Niccolò II. Gregorio VII fu solo colui che concluse e pubblicò un testo voluto dai due papi precedenti. Riguardo ad Alessandro II, alcune fonti storiche ricordano che non prese mai decisioni dure contro l'adulterio, anche se questo era usanza diffusa.
Gregorio VII fautore dell'enciclica.
È ricordato come il pontefice che ha dato un nuovo volto alla Chiesa cattolica tra il basso e l'Alto Medioevo e il Basso Medioevo. Infatti la Chiesa allora viveva un momento di vera crisi e non erano rari fenomeni come simonia (vendita di cariche ecclesiastiche), religiosi senza vocazione (per molti poveri entrare nella gerarchia cattolica rappresentava l'unica salvezza), nepotismo (da nepos=nipote, successione alle cariche ecclesiastiche) e consacrati senza gli ordini maggiori (eletti preti o vescovi dall'aristocrazia e dall'impero invece che dalla Chiesa). Così realizzò una delle più grandi riforme della storia seguendo i voleri del suo predecessore papa Niccolò II. Nel 1074 pubblicò un'enciclica in cui assolveva i fedeli dall'obbedienza verso religiosi sposati. Questa non fu solo una manovra di carattere spirituale, ma effettivamente servì ad evitare la disgregazione dei possedimenti della Chiesa.
Lo si cita soprattutto come il Papa della prima crociata, ma come seguace e prescelto di Gregorio VII seguì le sue linee di pensiero. Anche se non si ricordano le sue posizioni verso il celibato è da citare un documento del 1095 in cui a Piacenza condannò i matrimoni dei sacerdoti.
Emanò decreti sul celibato, proibendo ai preti di coabitare con donne, anche se loro strette parenti.
Questo Papa riafferma nell'enciclica Sacerdotalis Caelibatus la posizione chiara della Chiesa cattolica nei confronti della prassi del celibato[10].
« Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo. »
Intervenne più volte in difesa del celibato dichiarando che sarebbe stato una positiva soluzione al calo delle vocazioni. Giovanni Paolo II elencò anche una serie di motivi perché un sacerdote debba essere celibe, quali: maggior tempo da dedicare alla parrocchia e alla comunità, un prete non deve pensare ai beni terreni e questo nell'ottica di avere un figlio sarebbe ingiusto. Tra i suoi discorsi sul celibato da notare quello del 9 novembre 1978 al clero di Roma.[11]
nella Sacramentum Caritatis afferma: «Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce nello stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito». [12]

Nelle Chiese orientali[modifica | modifica wikitesto]

1. Nelle Chiese d’Oriente solo i preti e diaconi possono vivere da sposati, a patto che il matrimonio sia il primo ed unico e sia stato contratto prima dell’ordinazione. I monaci e i vescovi sono tenuti alla continenza assoluta. [13]

Nel 691, al Concilio Trullano, in presenza dell'imperatore bizantino, si stabilirono le regole che sono ancora oggi in vigore per gli ortodossi. In Oriente il celibato è facoltativo. I padri conciliari decisero di rifarsi al Vecchio Testamento e di interpretare alla lettera la norma secondo cui i sacerdoti dovevano praticare la continenza solamente nel giorno in cui erano impegnati nei sacri uffici (in pratica una volta alla settimana).[14]

La situazione attuale nella Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Norme per i cattolici latini[modifica | modifica wikitesto]

Le regole valide per la Chiesa cattolica latina sono contenute nel Codice di Diritto Canonico, promulgato il 25 gennaio 1983, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. I canoni 277 e 1037 vincolano i chierici (tutti i vescovi, tutti i presbiteri ed anche i diaconi non sposati, non quindi quelli già coniugati al momento della consacrazione) al celibato. Il canone 277, in particolare, stabilisce che è fatto obbligo a chi chiede di accedere agli ordini sacri di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli. Perciò tutti i candidati agli ordini sacri sono vincolati al celibato.

Tale vincolo, che si tramanda dai tempi apostolici, presenta un'unica eccezione: la fattispecie dei diaconi permanenti. Un laico che ha formato una famiglia ed ha avuto dei figli, può ricevere il primo grado dell'Ordine sacro. Diventa così un diacono. Può quindi leggere il Vangelo e amministrare la Comunione. Successivamente è chiamato a fare una scelta: proseguire il percorso verso il sacerdozio oppure scegliere di diventare diacono permanente. In questo secondo caso il Codice di diritto canonico prescrive che può continuare la sua normale vita coniugale (can. 1037).

Dispense papali[modifica | modifica wikitesto]

Per i protestanti[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione apostolica Sacerdotalis Caelibatus, emanata il 24 giugno 1967 da Paolo VI, stabilisce (punto 42)[15] che il clero sposato, una volta ristabilita la comunione con la Sede Apostolica, può chiedere al sommo pontefice di esercitare il ministero nell'Ordinariato. La decisione finale, qualunque essa sia, non deve "portare pregiudizio alla vigente disciplina circa il sacro celibato".
In data 4 novembre 2009 Papa Benedetto XVI ha istituito, con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus e le norme complementari annesse, una struttura destinata ad accogliere in seno alla Chiesa cattolica fedeli ed istituzioni di tradizione anglicana. L’articolo VI, § 2 contiene una deroga al canone 277 del Codice di Diritto Canonico (“continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli”). Il papa stabilisce infatti che l’Ordinario può chiedere al romano pontefice di ammettere caso per caso all’Ordine Sacro del presbiterato anche uomini coniugati, secondo i criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede (Anglicanorum coetibus, VI). In riferimento a questi criteri oggettivi, le Norme Complementari all' Anglicanorum Coetibus, redatte dalla Congregazione per la dottrina della fede, specificano (art. 6) che i criteri sono determinati dall’Ordinario, vanno sottoposti alla Conferenza Episcopale locale e debbono finalmente essere approvati dalla Santa Sede (punto 21). Viene altresì ribadito che agli anglicani uniti si applicherà la regola del celibato: “L’ordinario [il vescovo] non ammetterà all’ordinazione in via generale (pro regula) che uomini celibi” (Ac, VI, 2). Costoro non potranno sposarsi dopo l’ordinazione come la tradizione anglicana invece autorizza: “I ministri celibatari si sottometteranno alla regola del celibato clericale” (Ac, VI, 2). [16]

Per i cattolici di altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Le Chiese cattoliche orientali sono in piena comunione con la Sede Apostolica, ma non officiano in latino e mantengono antichissimi riti liturgici, diversi da quelli in uso in Occidente. Esse non sono assimilabili alle Chiese Ortodosse, le quali sono considerate scismatiche. Le regole valide per le Chiese cattoliche orientali sono contenute nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, promulgato il 18 ottobre 1990. Il papa riconosce che lo stato dei chierici (presbiteri e diaconi) uniti in matrimonio deve essere onorato, perché, come detto dal Concilio Vaticano II, esso è decretato di secolo in secolo sia dalla prassi della chiesa primitiva che da quella, appunto, delle chiese orientali (can. 373).

Posizioni sul celibato ecclesiastico[modifica | modifica wikitesto]

Membri della Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

A favore[modifica | modifica wikitesto]

Passò alla storia il suo difendere il celibato dalle accuse che erano state rivolte da Elvidio (vedi contrari)[17].
San Gerolamo, sostenitore del celibato ecclesiastico.
Grande moralizzatore della Chiesa nel Medioevo. Si scontrò fortemente con le posizioni nicolaiste, cioè di quella dottrina medievale contraria al celibato.
Cardinale, fondò il Collegio dei poveri scolari della Sapienza Firmana, e tra le regole da seguire impose tra le prime, in ordine per importanza, il celibato.

Non decisamente favorevoli[modifica | modifica wikitesto]

Prete cristiano del V secolo conosciuto per la sua opera De Viris Illustribus e per altri testi. Affermava che il celibato è superiore al matrimonio, ma condannare quest'ultimo è da manichei (si tratta della posizione tradizionale cattolica, derivata da San Paolo di Tarso)[18].

Contrari[modifica | modifica wikitesto]

Diacono. A lui viene attribuita la creazione e quindi il nome della dottrina nicolaista: dottrina diffusasi nel Medioevo basata sulla non necessità del celibato per gli ecclesiastici.
Cardinale belga, fu per tutto il XX secolo una delle voci più progressiste del Cattolicesimo. Fu animatore nel 1963, durante il Concilio Vaticano II, della proposta, poi accolta, di ripristinare il diaconato come ordine permanente, anche per uomini sposati, e non solo come preparazione al sacerdozio.

Religiosi non cattolici[modifica | modifica wikitesto]

Contrari
Teologo ariano e vescovo di Milano; fermamente contrario al celibato, affermò la superiorità del matrimonio; riteneva infatti che la Vergine Maria dopo Gesù avesse avuto con Giuseppe altri figli. Le sue opinioni furono rilevate negativamente da san Girolamo. Venne scomunicato nel 390 o 392.

Personaggi storici[modifica | modifica wikitesto]

A favore
Nel 1330, dopo una crisi finanziaria, iniziò la carriera ecclesiastica diventando cappellano presso la famiglia Colonna. Anche una volta stroncato il futuro nella gerarchia cattolica difese il celibato come valore aggiunto di ogni religioso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Noi sacerdoti, celibi come Cristo. URL consultato il 31/07/2014.
  2. ^ Noi sacerdoti, celibi come Cristo. URL consultato il 31/07/2014.
  3. ^ Frazee, Charles A., The Origins of Clerical Celibacy in the Western Church, Church History, Vol. 57, Supplement: Centennial Issue (1988), pp. 108-126.
    « Leone IX esortò la sacra assemblea ad approvare i due canoni seguenti: “I monaci o i chierici non possono abiurare dal proprio ordine”; “Nessuno deve partecipare ad un'unione incestuosa”. Questi canoni sono stati interpretati quasi unanimemente come proibizioni del matrimonio per i consacrati. Al sinodo di Magonza, cui Leone convocò i vescovi della regione del Reno, furono rinnovate le stesse proibizioni. Adamo di Brema, che trascrisse gli atti del sinodo, affermò: “Molte altre cose sono state decretate per il bene della Chiesa e, soprattutto, l'eresia simoniaca e il male del matrimonio ecclesiastico sono stati condannati in perpetuo dai firmatari del consiglio”. »
  4. ^ Timothy Reuter, The papacy and church reform, 1049-1073.
  5. ^ Morris Bishop, The Middle Ages, Mariner Books, p. 156
  6. ^ Salimbene de Adam, Cronica. De commendatione castitatis, pp. 567
  7. ^ Salimbene de Adam, Cronica. De commendatione castitatis, pp. 566
  8. ^ Gabriele De Rosa, Giorgio Cracco, Il papato e l'Europa, Rubbettino, p. 130, 2001.
  9. ^ Papa Siricio - Directa ad decessorem, lettera al Vescovo Imerio di Tarragona.
  10. ^ [1] Testo completo della lettera enciclica Sacerdotalis Caelibatus del 24 giugno 1967 sul sito ufficiale vatican.va
  11. ^ [2] Papa Giovanni Paolo II - Discorso al clero di Roma, 9 novembre 1978.
  12. ^ Messori sul celibato dei preti, Scalfari e il Papa. Intervista del Mastino per “Libero”. URL consultato il 31/07/2014.
  13. ^ Messori sul celibato dei preti, Scalfari e il Papa. Intervista del Mastino per “Libero”. URL consultato il 31/07/2014.
  14. ^ Messori sul celibato dei preti, Scalfari e il Papa. Intervista del Mastino per “Libero”. URL consultato il 31/07/2014.
  15. ^ [Se] da un lato, rimane confermata la legge che richiede la scelta libera e perpetua del celibato in coloro che sono ammessi agli ordini sacri, dall'altro, potrà essere consentito lo studio delle particolari condizioni di ministri sacri coniugati, appartenenti a Chiese o a comunità cristiane tuttora divise dalla comunione cattolica, i quali, desiderando di aderire alla pienezza di tale comunione e di esercitarvi il sacro ministero, fossero ammessi alle funzioni sacerdotali.
  16. ^ Per un approfondimento della situazione nelle chiese ortodosse e nelle comunità riformate, vedi Preti sposati nella Chiesa cattolica, Bari 2008.
  17. ^ San Girolamo - Adversus Helvidium.
  18. ^ Gennadio scolastico - De Eccelsiasticis Dogmatibus.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cattolicesimo