Cecità notturna

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Cecità notturna
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 368.6
ICD-10 (EN) H53.6

Per cecità notturna, chiamata tecnicamente emeralopia, in campo medico si intende il deficit visivo riscontrato negli ambienti scarsamente illuminati.

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

Tale forma di cecità si verifica perché la retina ha perso parzialmente la propria sensibilità. Spesso a tale disturbo si collega un'anomalia specifica: il malfunzionamento dei bastoncelli (fotorecettori retinici con i coni), che comporta appunto un ritardo nell'adattamento agli stimoli luminosi esterni. Generalmente ciò si verifica a causa di un insufficiente apporto di vitamina A. Tale carenza (ipovitaminosi) rappresenta, tra l'altro, la causa principale di cecità infantile nel mondo. In altri casi l'origine è genetica.

Cecità stazionaria congenita notturna[modifica | modifica wikitesto]

Col nome di cecità stazionaria congenita notturna si indicano una serie di malattie molto rare che causano disturbi della visione al buio; sono causate da una serie di mutazioni genetiche, che provocano differenti alterazioni dei fotorecettori e di altre cellule retiniche. Queste mutazioni possono essere trasmesse ai discendenti secondo diverse modalità e, ovviamente, comportano come conseguenza la difficoltà nella visione negli ambienti poco illuminati e nelle ore notturne. Nelle forme più blande non si verifica alcuna riduzione della vista in condizione di normale luminosità, ma soltanto una difficoltà di visione negli ambienti con scarsa illuminazione. In genere queste malattie si manifestano lungo l’arco della vita senza peggioramenti; attualmente non esistono terapie, ma ovviamente per il futuro si punta soprattutto alla terapia genica (si 'riparano' i geni difettosi sostituendo alcune sequenze del DNA, generalmente sfruttando un virus vettore svuotato del suo materiale genetico).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Segen, Dizionario di medicina moderna (Concise dictionary of modern medicine), Milano, McGraw-Hill, 2007. ISBN 978-88-386-3917-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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