Cecilia Mangini
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Cecilia Mangini (Mola di Bari, 7 luglio 1927) è una regista italiana.
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[modifica] Biografia
Nasce da padre meridionale e madre toscana. A sei anni la sua famiglia si trasferisce dalla provincia di Bari a Firenze, dove compie i primi passi nel cinema del dopoguerra: prima in veste di critica e di saggista per riviste di settore (“Cinema Nuovo”, “Cinema ‘60”, “L’Eco del cinema”) e fondando il cineclub “Controcampo”, e - poi - come regista di documentari e sceneggiatrice.
[modifica] Attività professionale
L’opera cinematografica di Cecilia Mangini, è vissuta in condivisione con il marito, Lino Del Fra, regista e sceneggiatore. Inizia la carriera alla fine degli anni Cinquanta, con il filo conduttore di indagare e raccontare i "meccanismi" che stanno dietro l’apparenza delle cose, nella direzione della scoperta della realtà.
Nasce, così, la collaborazione con Pier Paolo Pasolini, per realizzare indagini sulle periferie cittadine: "Ignoti alla città" (1958) e "La canta delle marane" (1960), quest’ultimo con soggetto tratto dal romanzo "Ragazzi di vita". E il documentario "Stendalì" (1960), in cui “piange i morti”, attraverso il lamento funebre, con testo dello stesso Pasolini, documentario girato in provincia di Lecce (influenzato dall’antropologo Ernesto De Martino).
Temi dei documentari sono la fabbrica, la condizione femminile e giovanile (del nascente capitalismo italiano) e rivelano i drammi sociali che si nascondono dietro il boom economico. Racconta la condizione delle lavoratrici in "Essere donne", mediometraggio del 1965: tabacchine, braccianti, emigranti che vedevano nella fabbrica un salto di qualità per la propria esistenza. poi descrive in "Brindisi ’66" (1966), l’impatto del petrolchimico Monteshell sulla città di Brindisi e la nascita di una classe operaia (1965). In "Comizi d’amore ’80" traccia un affresco dei cambiamenti di mentalità in amore e sessualità, intervista gli operai dell'Italsider di Taranto, e le donne del Salento, alle prese con la legge sull’aborto. In "Domani vincerò" (1969), racconta i figli degli emigrati meridionali che nel Centro Nord, per uscire dall’emarginazione e dalla povertà, inseguivano il mito della boxe.
Per il cinema storico-politico cura "All’armi siam fascisti!" realizzato nel 1962 insieme a Lino Miccichè con teriale di repertorio (che va dall’inizio del Novecento fino ai fatti di Genova nel 1960): ndaga il fascismo dalle origini, all’appoggio del capitalismo agrario e industriale, fino alle ramificazioni nei vari Paesi.
In questo ambito rientra il lungometraggio "Stalin" (1963, sottoposto a censura, tanto da essere rifiutato dai suoi autori); la sceneggiatura de "La villeggiatura" (1972) di Marco Leto (anni ’70), e "Antonio Gramsci – I giorni del carcere" (1977), regia di Lino Del Fra, in cui ricostruisce le giornate di Gramsci nel carcere pugliese di Turi.
[modifica] Filmografia
[modifica] Regia
- "Stalin" (1963, lungometraggio.
- "Essere donne", mediometraggio 1965.
- "Brindisi ’66" (1966).
- "Domani vincerò" (1969).
[modifica] Sceneggiature
[modifica] Collaborazioni
- con Pier Paolo Pasolini: "Ignoti alla città" (1958).
- con Pier Paolo Pasolini: "La canta delle marane" (1960).
- con Pier Paolo Pasolini: "Stendalì" (1960), documentario.
- conLino Miccichè "All’armi siam fascisti!" 1962.

