Cecco d'Ascoli

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Cecco d'Ascoli

Francesco Stabili di Simeone, meglio noto come Cecco d'Ascoli (Ancarano, 1269Firenze, 16 settembre 1327) è stato un poeta, medico, insegnante, filosofo e astrologo/astronomo (al tempo non vi era distinzione fra astronomia e astrologia) italiano. Fu condannato al rogo dall'Inquisizione.

Statua di Cecco d'Ascoli nella Piazza Matteotti, Ascoli Piceno
Statua di Cecco d'Ascoli, opera di Giuseppe Inghilleri.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato ad Ancarano in Abruzzo, a pochi chilometri da Ascoli Piceno, all'età di diciotto anni, in Ascoli Piceno, entrò nel monastero di Santa Croce ad Templum, centro propulsore dell'esoterismo templare della Marca Meridionale.

Si stabilì a Firenze nel novembre 1314, poi fu a Bologna dove nel 1324 insegnava astronomia alla facoltà di medicina dell'Alma Mater e qui subì la prima condanna per aver fatto dei commenti negativi sulla religione cristiana, condanna che consistette in una grossa multa, la perdita del lavoro, il sequestro di tutti i suoi libri di astrologia ed un certo numero di preghiere obbligatorie. La condanna fu data dall'inquisitore domenicano Lamberto da Cingoli. L'ammirazione di studenti e colleghi era però tale che dietro loro pressione l'anno dopo, nel 1325, Cecco riebbe la cattedra universitaria e venne addirittura promosso di livello.

Va ricordato che durante il periodo bolognese ebbe un breve soggiorno ad Avignone, presso la corte papale come medico personale di Papa Giovanni XXII.

Nel 1326, tornato a Firenze, Carlo, Duca di Calabria, figlio primogenito del re Roberto d'Angiò (1309-1343) in guerra con Castruccio Castracani, lo nominò medico di corte, in contrapposizione con Dino del Garbo[1]. Contrastato dal cancelliere, fra Raimondo vescovo di Aversa, entrò in sospetto del duca dopo un oroscopo negativo sulla di lui figlia (la futura Giovanna regina di Napoli) e per quello della prossima discesa in Italia dell’imperatore Ludovico il Bavaro[2].

Fu condannato al rogo dall'Inquisizione e morì arso davanti alla basilica di Santa Croce a Firenze il 16 settembre 1327. Tra i sei giudici che emisero la sentenza figurava anche Francesco da Barberino, autore dei Documenti d'Amore (Documenta Amoris). L'inquisitore che lo condannò fu frate Accursio. Cecco d'Ascoli seguì quindi la medesima sorte di altri intellettuali del suo tempo, come ad esempio Pietro d'Abano, dediti allo studio dell'astrologia e dell'alchimia, discipline non ufficialmente vietate, ma che spesso potevano sfociare in dottrine eretiche. Tradizione vuole che la forte e multiforme personalità di Cecco sembrò resistere anche alle fiamme del rogo; qualcuno lo sentì urlare così: “L'ho detto, l'ho insegnato, lo credo!”.

Studi e opere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'Acerba.

I suoi studi di astrologia ruotavano attorno ai commenti sul De principiis astrologiae del musulmano Alcabizio e il De sphaera mundi di Giovanni Sacrobosco.

  • De principiis astrologiae: commento all'opera dell'astrologo arabo Alcabizio
  • Tractatus in sphaerae: commento all'opera cosmografica Sphaera Mundi di Giovanni Sacrobosco
  • De eccentricis et epicyclis: opuscolo di scienza astronomica
  • Prelectiones ordinarie astrologie habite Bonomie
  • Acerba etas: più semplicemente noto con il nome di Acerba, compendio enciclopedico, manuale scientifico (M. Albertazzi). È un trattato vario nel quale parla dei cieli e delle loro influenze, dell'anima, delle pietre, degli animali, di vari tipi di fenomeni psicologici e naturali, della fortuna. Spesso polemico nei confronti di Dante Alighieri. Incompiuto al quinto libro causa la morte dell'autore. Con fama di libro magico (probabilmente a causa della fine dell'autore). Dopo l'edizione critica di Marco Albertazzi, è stata finalmente individuata l'esatta natura del titolo: Acerba etas nella tradizione principale dei manoscritti e volgarizzato in altri col titolo Acerba vita, si riferisce alle questioni naturali, agli eventi che riguardano la vita di questo mondo in relazione all'intero macrocosmo. L'Acerba vita è l'età dell'uomo che si compie sulla terra ed è 'acerba' rispetto a quella "vera" e "matura" che si compie dopo la morte. In particolare L'Acerba è un poema didattico composto di 4.865 versi in sestine. In esso Cecco dimostra di avere la mentalità del maestro al quale piace insegnare con passione e con gusto impartire un insegnamento rigorosamente scientifico rispettoso della "verità della scienza" del suo tempo. Egli perciò, spinto da ragioni didattiche, da una parte cerca di vivacizzare la materia enciclopedica, dall'altra si scaglia aspramente contro altre forme poetiche di evasione dalla realtà. Notevole la polemica con Dante[3]. Suo bersaglio preferito è pertanto la Divina Commedia vista come la negazione della "scienza vera", riepilogata da lui nell'Acerba, che perciò è stata definita da Gianfranco Contini l'"Anti Commedia". Infatti alla base delle convinzioni e delle conoscenze fisiche e naturali professate da Cecco non c'è soltanto il pensiero filosofico scientifico di Aristotele o quello di Tommaso d'Aquino: c'è anche la conoscenza del pensiero dei filosofi arabi. Sulla base delle loro teorie discute delle questioni scientifiche più dibattute nella società in cui viveva. Per esempio, dell'ordine dei cieli, della terra, delle eclissi, della natura dei fenomeni atmosferici, delle Virtù, delle scienze occulte, ecc. Il poema rimase incompiuto al V libro, perché le sue opinioni scientifiche e teologiche, giudicate eretiche, lo fecero condannare ad essere bruciato vivo sul rogo.
Il più antico documento

Il documento autentico più antico riguardante Cecco d'Ascoli (Francesco Stabili) è una pergamena conservata presso l'Archivio Comunale di Amandola, località in provincia di Fermo e riguarda una denuncia di istanza per un'inquisizione, presentata, in data 6 agosto 1297, dal priore del monastero di San Leonardo in Golubrio (Montefortino) il cui testo dice: Actum Amandule in domo Co(mmun)is Amand(ole). Dopnus Benvenutus prior Monasterii Sancti Leonardi de Galubrio existentis coram Sap(ienti) viro Domino Nicola Domini Pauli de Macerata Iudice d(icti) Co(mmun)is dixit et asseruit et etiam cum istantia petit ab eodem Iudice ut ipse iudex procederet et inquireret contra Franciscum Stabilis de maleficiis commissis in personam Brocardini (…) cum d(ictus) Franciscus esset laycus et non oblatus nec conversus dicti Monasterii.

Leggende[modifica | modifica sorgente]

La madre di Cecco[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'umanista Angelo Colocci (riportato in Castelli, 1892), la madre del poeta era solita frequentare feste di carattere orgiastico che riprendevano quelle antiche in onore della dea Ancaria, l'antica Signora degli Animali dei Piceni, analoga alla Diana latina, e proprio nel prato dove sorgeva l'antico santuario della dea sarebbe nato Cecco d'Ascoli.

Costruzione del ponte di Cecco[modifica | modifica sorgente]

Una leggenda popolare gli attribuisce la costruzione del Ponte di Cecco, che il diavolo, su comando del poeta, avrebbe realizzato in una sola notte.

Contese tra Cecco e Dante[modifica | modifica sorgente]

Un'altra leggenda popolare fa riferimento alle numerose battaglie dottrinali tra Cecco d'Ascoli e l'amico Dante Alighieri. In particolare quest'ultimo sosteneva la capacità dell'educazione di assoggettare l'istinto mentre Cecco era convinto della superiorità della natura. La leggenda vuole che Dante, a conferma delle sue teorie, avesse addestrato un gatto a reggere con le zampe una candela accesa per fargli da lume durante i suoi studi e lo avesse mostrato all'amico. Cecco in risposta si presentò un giorno a casa di Dante portando con sé una gabbia piena di topi; non appena li ebbe liberati davanti al felino questi lasciò la candela ed incurante dei richiami del padrone cominciò a rincorrerli.

Istituto di Studi Medievali Cecco d'Ascoli[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno, tra la fine di novembre e i primi di dicembre si svolge il Premio Internazionale Città di Ascoli Piceno, organizzato dall'Istituto Studi Medievali Cecco d'Ascoli, oggi presieduto dal prof. Luigi Morganti. Si tratta di un premio letterario che viene assegnato ad una personalità nel campo della medievistica internazionale contraddistintasi nella realizzazione di opere intellettuali che contribuiscono all'indagine storica e al valore della ricerca storiografica. Tra i vincitori del premio si ricordano Elémire Zolla (1987), Ovidio Capitani (1989) e Liliana Cavani (1989 per il film Francesco), Pupi Avati (2008 per il film Magnificat del 1993). Nel 1987 la Giuria del Premio assegnò una menzione speciale allo storico francese Jacques Le Goff che nella manifestazione 2008 è intervenuto con un video (intervista esclusiva).

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • L'Acerba - Acerba etas, edizione critica - Commento latino - Commento volgare - Sonetti, a cura di Marco Albertazzi, Lavis, La Finestra editrice 2002 (I ed.); 2005 (II ed.). Con CD-Rom contenente l'edizione Sessa, 1501.
  • De principiis astrologiae, commento all'Alcabizio, a cura di Giuseppe Boffito, La Bibliofilia a. V (1904), disp. 11-12, a. VI (1904).
  • Tractatus in Sphaeram, commento al Sacrobosco, in Lynn Thorndike, The Sphere of Sacrobosco and its Commentators, Chicago, The University of Chicago Press, 1949.
  • De eccentricis et epicyclis, a cura di Giuseppe Boffito, La Bibliofilia a. VII (1906), vol. VII.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

A Cecco d'Ascoli è dedicato il lungometraggio L'eretico (Italia, 2004), diretto da Piero Maria Benfatti, con Remo Girone e Tobias Moretti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 16 settembre 1327: Cecco d’Ascoli viene arso sul rogo « Storia di Firenze
  2. ^ Istituto Superiore di Studi Medievali 'Cecco d'Ascoli'
  3. ^ Stàbili, Francesco, detto Cecco d'Ascoli in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 9 settembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 76413615 LCCN: n81089867 SBN: IT\ICCU\MILV\049406