Cattedrale di Sant'Agata

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Coordinate: 37°30′09″N 15°05′17″E / 37.5025°N 15.088056°E37.5025; 15.088056

Catania
Piazza Duomo

Cattedrale di Sant'Agata
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Storia di Catania

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Cattedrale metropolitana di Sant'Agata
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Catania-Stemma.png Catania
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Catania
Stile architettonico normanno, barocco

La cattedrale metropolitana di Sant'Agata è il principale luogo di culto cattolico di Catania, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana e sede parrocchiale.[1]

La cattedrale è situata nel centro storico della città, costituisce il lato sud-est di piazza del Duomo. È dedicata alla vergine e martire patrona della città di Catania.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il tempio è stato più volte distrutto e riedificato dopo i terremoti e le eruzioni vulcaniche che si sono susseguite nel tempo. La prima edificazione risale al periodo 1078-1094 e venne realizzata sulle rovine delle Terme Achilliane risalenti ai Romani, su iniziativa del conte Ruggero, acquisendo tutte le caratteristiche di ecclesia munita (cioè fortificata). Già nel 1169, un terremoto catastrofico la demolì quasi completamente, lasciando in piedi solo la parte absidale. Nel 1194 un incendio creò notevoli danni ed infine nel 1693 il sisma che colpì il Val di Noto la distrusse quasi completamente.[2]

Particolare della zona absidale del duomo con i resti del XI secolo e la cupola ottocentesca.

I resti normanni consistono nel corpo dell'alto transetto, due torrioni mozzi (forse coevi al primitivo impianto) e le tre absidi semicircolari, le quali, visibili dal cortile dell'arcivescovado, sono composte da grossi blocchi di pietra lavica, gran parte dei quali è stata recuperata dall'anfiteatro romano; porzioni di muro d'ambito e il muro di prospetto sono stati inglobati dalla ricostruzione settecentesca.[3]

L'edificio attuale è opera dell'architetto Girolamo Palazzotto, il quale si occupò principalmente dell'interno, mentre Gian Battista Vaccarini disegnò e seguì i lavori della facciata con interventi e modifiche protrattisi dal 1734 al 1761; lo stesso architetto fece anche un progetto per la cupola, mai realizzato.[4]

I lavori per la costruzione dell'edificio si protrassero per tutto il XVIII secolo e continuarono anche dopo la riapertura al culto della cattedrale, avvenuta nel 1804: solo nel 1857 venne terminato il campanile ed è pure del XIX secolo l'allestimento attuale del sagrato.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata

Si accede al sagrato attraverso una breve scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.[5]

L'esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, la quale presenta evidenti analogie con la coeva facciata di Biagio Amico per Sant'Anna a Palermo, come se la Sicilia volesse esprimere un suo modello derivato da Roma ma generato dalle direttive della Chiesa di Sicilia, a est come a ovest.

Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio, e attico completamente in marmo di Carrara. Il primo ordine è costituito da quattro colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro Romano, sormontate dallo stemma della nobile famiglia Galletti cui apparteneva il vescovo Pietro Galletti. Il secondo ordine ha anch'esso sei colonne meno grandi e due piccole poste ai lati dell'ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant'Agata al centro sulla porta centrale, sant'Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Le due grandi finestre ovali ai lati sono accompagnate dai due acronimi riferiti alle frasi legate al culto della Santa: MSSHDEPL[6] e NOPAQVIE.

Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di sant'Agata, stemmi di diversi papi e del vescovo Pietro Galletti e simboli della cristianità. Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo.[7]

La cupola, posta sulla crociera, risale al 1802 ed è munita di colonne e ampi finestroni che illuminano la chiesa. Il campanile fu costruito per la prima volta nel 1387 alla sinistra del prospetto, arretrato di circa 7 metri rispetto alla facciata ed era alto oltre 70 metri.

La balaustra che chiude il sagrato e, a destra, il campanile.

La torre a base quadrata misurava circa 15 metri di lato. La sua storia è molto accidentata in quanto subirà diversi crolli e quindi molte riedificazioni. Nel 1662 venne ulteriormente innalzata per l'inserimento di un orologio e fu portata alla vertiginosa altezza di circa 100 metri. Ma l'11 gennaio del 1693, a causa del forte terremoto che investì la città, crollò, travolgendo anche la chiesa: sotto le sue macerie morirono oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera. Venne riedificata assieme alla chiesa dopo il terremoto del 1693, con alla sommità la campana maggiore fusa nel 1619 del diametro di 1.80, caduta dalla torre nel corso del terremoto ma rimasta integra, unitamente alla campana del popolo del 1505.

Tra il 1867 e il 1869 l'architetto Carmelo Sciuto Patti realizzò il campanile e la lanterna della cupola.[5]

Interno[modifica | modifica sorgente]

Interno

Il vasto e grandioso interno presenta una pianta a croce latina con piedicroce è ripartito in tre navate da arcate a tutto sesto intervallate, nella navata centrale, da coppie di lesene corinzie lisce; mentre la navata maggiore è coperta con volta a botte lunettata, le due minori presentano una cupoletta in corrispondenza di ciascuna campata.[5]

Nella navata di destra, in una nicchia affrescata con un Battesimo di Gesù Cristo, si trova il battistero protetto da una cancellata in ferro battuto. Sul primo altare troneggia una tela di santa Febronia del Borremans. Di fronte all'altare, appoggiata ad uno dei dodici pilastri che separano la navata da quella centrale, si trova la tomba del musicista catanese Vincenzo Bellini. Il monumento funebre è in marmo bianco e bronzo e porta inciso l'incipit dell'aria de La Sonnambula:[7]

« Ah! Non credea mirarti si presto estinto fiore... »
(Felice Romani)

Il secondo altare ha una grande tela di san Carlo Borromeo, il terzo un quadro raffigurante sant'Antonio di Padova, il quarto una Sacra Famiglia con san Giovanni del pittore catanese Abbadessa e nel quinto altare un'immagine di santa Rosalia. Di fronte a questo altare, appoggiato ad un pilastro, è il monumento funebre del vescovo di Catania Orlando morto nel 1839. Nel lato destro della croce latina vi è il monumento funebre del vescovo dell'ultima ricostruzione mons. Pietro Galletti. Esso è il più sontuoso monumento della chiesa, tutto in marmo e riccamente decorato. Proseguendo si trova la cappella laterale dedicata alla Madonna. In fondo alla navata di destra è la cappella più cara a tutti i catanesi.

L'accesso alla cameredda.

Protetta da un'alta cancellata in ferro battuto vi è la maestosa cappella dedicata a sant'Agata. Nella parete sinistra di essa si apre la porta dorata finemente decorata che dà accesso alla camera chiamata dai catanesi a cammaredda, dentro cui vengono custoditi il busto reliquiario di sant'Agata e lo scrigno con le sue reliquie. Nella cappella, decorata da un affresco che raffigura santa Lucia orante sulla tomba di sant'Agata per invocare la guarigione della madre inferma, vi è il monumento funebre del viceré Ferdinando Acugna grande devoto della martire Agata. Sull'altare della cappella è situato un bassorilievo rappresentante sant'Agata incoronata da Dio con san Pietro e san Paolo con gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni.[7]

Oltre la crociera, la navata centrale termina con una profonda abside normanna, coperta con volta a botte ogivale e terminante con una parete semicircolare. Mentre esternamente essa presenta ancora l'antico paramento murario in pietra lavica dell'Etna, all'interno è decorata da un ciclo di affreschi opera del pittore romano Giovanni Battista Corradini e risalente alla prima metà del XVII secolo; l'opera è incentrata sui santi patroni della città di Catania, tra cui Sant'Agata, la cui incoronazione è raffigurata al centro del catino absidale. Testimonianze dell'epoca normanna sono le due colonne che sorreggono l'arco absidale e la monofora ogivale, chiusa da una vetrata moderna e posta in posizione centrale.[7]

L'abside e il presbiterio.

All'interno dell'abside trova luogo il presbiterio, preceduto da una rampa di scale che lo delimita sulla parte anteriore; esso ospita, in posizione avanzata, i moderni altare maggiore e ambone, realizzati nel 2000; l'antico altare neoclassico in marmi policromi si trova nella cappella dedicata alla Madonna, nel transetto di destra. Lungo le pareti dell'abside, invece, si trova il pregevole coro ligneo barocco, realizzato dallo scultore napoletano Scipione di Guido alla fine del XVI secolo, comprendente anche la cattedra all'estremità destra, il cui ordine superiore è costituito da 34 stalli.[5]

Nella navata di sinistra esistono quattro monumenti funebri dedicati ad altrettanti vescovi di Catania. Alla fine del braccio di croce sinistro è ubicata la Cappella del Santissimo Crocefisso, opera di Domenico Mazzola (1577).

La cappella non è molto luminosa e contiene un grande crocifisso contornato da due statue della Madonna Addolorata e di san Giovanni. Altro elemento importante è una Via crucis. Nella cappella esistono altresì i monumenti sepolcrali di alcuni esponenti della casata aragonese: Federico III di Trinacria (il sarcofago è di probabile età romana), Giovanni, Ludovico, Costanza (quest'ultima moglie di Federico il Semplice).

Tornando sulla navata di sinistra si trova il primo altare del messinese Antonio Subba con un San Pietro che consacra san Berillo. Segue il secondo con una tela del 1605 rappresentante il martirio di sant'Agata. Il terzo altare ha una tela del Borremans con un Sant'Antonio abate nel deserto. Il quarto altare presenta una tela del Tuccari con san Filippo Neri. Il quinto altare presenta una tela raffigurante san Francesco di Paola ed il sesto un dipinto di San Giorgio che uccide il drago.[7]

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

L'organo a canne

La controfacciata della navata centrale è caratterizzata dalla presenza della cantoria in stile neoclassica realizzata nel 1926 su progetto di Carmelo Sciuto Patti; essa ospita un organo a canne di carattere monumentale]].

Quest'ultimo venne commissionato dal cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet all'organaro francese Nicolas Théodore Jaquot nel 1877; una volta terminato, lo strumento venne posizionato nell'abside centrale, alle spalle dell'altare maggiore. Nel 1926, in seguito alla riorganizzazione dell'area absidale, venne costruita la cantoria in controfacciata e su di essa lì venne trasferito l'organo a spese del cardinale Francica Nava; in tale occasione, venne realizzata una nuova cassa dall'artista Giambattista Sangiorgio e lo strumento venne ampliato dalla ditta organaria Laudani e Giudici. Muto per decenni, nel 2012 è iniziato un importante intervento di restauro ad opera della ditta organaria Mascioni, terminato nel 2014.[8]

Lo strumento è a trasmissione meccanica con sistema elettronico di assistenza per le combinazioni; la sua consolle dispone di tre tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera di 30 note.[9]

Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand-Orgue Jaquot
Bourdon 16'
Flûte 8'
Flûte harmonique 8'
Salicional 8'
Bourdon 8'
Prestant 4'
Flûte chemineé 4'
Quinte conique 2.2/3'
Forniture IV-VI
Basson-hautbois 8'
Prima tastiera - Grand'Organo Laudani e Giudici
Principale I 8'
Principale II 8'
Gamba 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Ripieno III
Tromba 8'
Seconda tastiera - Récit expressif Jaquot
Salicional 8'
Unda Maris 8'
Bourdon 8'
Flûte octaviante 4'
Doublette 2'
Clarinette 8'
Seconda tastiera - Espressivo Laudani e Giudici
Principale 8'
Quintaton 8'
Violino 8'
Principalino 4'
Eolina 4'
Concerto Viole 8'
Ripieno V
Tromba 8'
Voce celeste 8'
Tremolo
Terza tastiera - Clavier de Bombarde Jaquot
Cornet 5 rangs 8'
Bombarde 16'
Trompette 8'
Clarion 4'
Pédale Jaquot
Flûte 16'
Flûte 8'
Flûte 4'
Gambe 8'
Pedale Laudani e Giudici
Contrabbasso 16'
Quinta 10.2/3'
Principale 8'
Ottava 4'

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il poeta Mario Rapisardi ha dedicato la poesia Vespro d'autunno alla campana della cattedrale di Catania:[10]
« O sacra campana del Duomo/ Che al vespro d'autunno con lenti/ Rintocchi sui vènti lamènti/ L'audace miseria dell'uomo,/ Nell'ombra solinga raccolto/ Feconda di mesti pensieri,/ Dolente dell'oggi, del jeri,/ Intènto al domani, io t'ascolto./ La fine del pallido giorno/ Lamenta, o campana romita:/ Io canto dell'alba il ritorno,/ L'amor, la giustizia, la vita. »
  • Quando nel 1232 la città di Catania aderì ad una rivolta anti-sveva, che aveva unito diverse città siciliane, Federico II di Svevia, re di Sicilia, venne appositamente con un poderoso esercito per punire la città rivoltosa. Secondo la tradizione, re Federico, infuriato, ordinò di distruggere la città e di uccidere tutti i suoi abitanti, ma revocò l'ordine e si pentì del suo intento quando, assistendo ad una messa in cattedrale, lesse la frase miracolosamente apparsa sul suo breviario "Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est"[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Basilica Cattedrale Sant'Agata V. e M. - Vic. I in diocesi.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  2. ^ a b Fasi costruttive in cattedralecatania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  3. ^ L'Anfiteatro in comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  4. ^ M. Giuffrè, op. cit., p. 144.
  5. ^ a b c d La Cattedrale di Sant'Agata in comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  6. ^ La tavola dell'Angelo in comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  7. ^ a b c d e Visita virtuale della Cattedrale in cattedralecania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  8. ^ Dopo 20 anni la Cattedrale ritrova la voce: al via il restauro dell'organo a canne in corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 10 aprile 2012. URL consultato il 21 giugno 2014.
  9. ^ Catania - Cattedrale di S. Agata in mascioni-organs.com. URL consultato il 16 giugno 2014.
  10. ^ Mario Rapisardi, Nuove foglie sparse in rapisardi.altervista.org. URL consultato il 21 giugno 2014.
  11. ^ C. Coco, op. cit., pp. 20-24.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Rasà Napoli, Guida alle chiese di Catania e sobborghi, Catania, tipografia M. Galati, 1900, ISBN non esistente.
  • Vincenzo Caputo, Catania e la sua cattedrale, Pisa, Giardini, 1967, ISBN non esistente.
  • Alfio Longo, Raccolta di scritti sulla cattedrale di Catania (dalle origini ad oggi), Catania, La nuovagrafica, 1975, ISBN non esistente.
  • AA.VV., Catania e provincia: le città barocche, il mar Ionio, l'Etna e le aree naturalistiche, Milano, Touring Club Italiano, 2000, ISBN 88-365-1586-X.
  • Maria Giuffrè, Barocco in Sicilia, San Giovanni Lupatoto, Arsenale, 2008, 978-88-7743-334-3.
  • Carmelo Coco, Cani, elefanti, dee e santi. La storia dello stemma e del gonfalone di Catania, Massarosa, Giovane Holden, 2011, ISBN 978-88-6396-145-4.
  • Antonino Scifo e Pietro Nicosia, Cattedrale di Catania: mille anni di storia, arte e fede catanese, Catania, Alma, ISBN 88-88683-14-3.

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