Cattedrale di Sant'Agata

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Cattedrale di Sant'Agata
Cattedrale di Sant'Agata, Catania
Cattedrale di Sant'Agata, Catania
Stato Italia Italia
Regione Sicilia
Località Catania
Religione Cristiana cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Catania
Catania
Piazza Duomo

Cattedrale di Sant'Agata
Fontana dell'Elefante
Palazzo degli Elefanti
Palazzo dei Chierici
Fontana dell'Amenano
Terme Achilliane
Porta Uzeda

Storia di Catania

Municipalità - Architetture - Chiese principali - Piazze principali - Terme romane - Giardini - Musei - Teatri - Sport - Personalità - Lingua siciliana

Galleria fotografica

Coordinate: 37°30′09″N 15°05′17″E / 37.5025°N 15.088056°E37.5025; 15.088056

La cattedrale di Sant'Agata è la principale sede del culto cattolico di Catania, ubicata nel lato sud-est di piazza del Duomo. È dedicata alla vergine e martire patrona della città di Catania.

Il tempio è stato più volte distrutto e riedificato dopo i terremoti e le eruzioni vulcaniche che si sono susseguite nel tempo. La prima edificazione risale al periodo 1078-1094 e venne realizzata sulle rovine delle Terme Achilliane risalenti ai Romani, su iniziativa del conte Ruggero, acquisendo tutte le caratteristiche di ecclesia munita (cioè fortificata). Già nel 1169, un terremoto catastrofico la demolì quasi completamente, lasciando in piedi solo la parte absidale. Nel 1194 un incendio creò notevoli danni ed infine nel 1693 il sisma che colpì il Val di Noto la distrusse quasi completamente.

I resti normanni consistono nel corpo dell'alto transetto, due torrioni mozzi (forse coevi al primitivo impianto) e le tre absidi semicircolari, le quali, visibili dal cortile dell'arcivescovado, sono composte da grossi blocchi di pietra lavica, gran parte dei quali è stata recuperata dall'anfiteatro romano[senza fonte]. Porzioni di muro d'ambito e il muro di prospetto sono stati inglobati dalla ricostruzione settecentesca.

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Il portone principale in legno
Il reliquiario di Sant'Agata

L'edificio attuale è opera dell'architetto Girolamo Palazzotto, mentre Gian Battista Vaccarini disegnò e seguì i lavori della facciata con interventi e modifiche protrattisi dal 1734 al 1761. Vi sono evidenti analogie con la coeva facciata di Biagio Amico per Sant'Anna a Palermo, come se la Sicilia volesse esprimere un suo modello derivato da Roma ma generato dalle direttive della Chiesa di Sicilia, a est come a ovest. Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio, e attico completamente in marmo di Carrara. Il primo ordine è costituito da quattro colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro Romano, sormontate dallo stemma della nobile famiglia Galletti cui apparteneva il vescovo Pietro Galletti. Il secondo ordine ha anch'esso sei colonne meno grandi e due piccole poste ai lati dell'ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant'Agata al centro sulla porta centrale, sant'Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Le due grandi finestre ovali ai lati sono accompagnate dai due acronimi riferiti alle frasi legate al culto della Santa: MSSHDEPL e NOPAQVIE.

Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di sant'Agata, stemmi di diversi papi e del vescovo Pietro Galletti e simboli della cristianità.

Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo. La cupola, posta sull'abside, risale al 1802 ed è munita di colonne e ampi finestroni che illuminano la chiesa. Il campanile fu costruito per la prima volta nel 1387 alla sinistra del prospetto, arretrato di circa 70 metri rispetto alla facciata ed era alto oltre 70 metri.

La torre a base quadrata misurava circa 15 metri di lato. La sua storia è molto accidentata in quanto subirà diversi crolli e quindi molte riedificazioni. Nel 1662 venne ulteriormente innalzata per l'inserimento di un orologio e fu portata alla vertiginosa altezza di circa 100 metri. Ma l'11 gennaio del 1693, a causa del forte terremoto che investì la città, crollò, travolgendo anche la chiesa: sotto le sue macerie morirono oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera. Venne riedificata assieme alla chiesa dopo il terremoto del 1693, con alla sommità la campana maggiore fusa nel 1619 del diametro di 1.80, caduta dalla torre nel corso del terremoto ma rimasta integra, unitamente alla campana del popolo del 1505.

Tra il 1867 e il 1869 l'architetto Carmelo Sciuto Patti realizzò il campanile e la lanterna della cattedrale di Catania.

Si accede al sagrato attraverso una scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.

Interno[modifica | modifica sorgente]

La navata della cattedrale
Il campanile, opera dell'architetto Carmelo Sciuto Patti
La Cappella di Sant'Agata
L'altare maggiore

Il vasto e grandioso interno presenta una pianta a croce latina ed è ripartito in tre navate. Nella navata di destra, in una nicchia affrescata con un Battesimo di Gesù Cristo, si trova il battistero protetto da una cancellata in ferro battuto. Sul primo altare troneggia una tela di santa Febronia del Borremans. Di fronte all'altare, appoggiata ad uno dei dodici pilastri che separano la navata da quella centrale, si trova la tomba del musicista catanese Vincenzo Bellini.

Il monumento funebre è in marmo bianco e bronzo e porta inciso l'incipit dell'aria de La Sonnambula:

« Ah! Non credea mirarti si presto estinto fiore... »
(Felice Romani)

Il secondo altare ha una grande tela di san Carlo Borromeo, il terzo un quadro raffigurante sant'Antonio di Padova, il quarto una Sacra Famiglia con san Giovanni del pittore catanese Abbadessa e nel quinto altare un'immagine di santa Rosalia. Di fronte a questo altare, appoggiato ad un pilastro, è il monumento funebre del vescovo di Catania Orlando morto nel 1839. Nel lato destro della croce latina vi è il monumento funebre del vescovo dell'ultima ricostruzione mons. Pietro Galletti. Esso è il più sontuoso monumento della chiesa, tutto in marmo e riccamente decorato. Proseguendo si trova la cappella laterale dedicata alla Vergine dell'Incoronazione. In fondo alla navata di destra è la cappella più cara a tutti i catanesi.

Protetta da un'alta cancellata in ferro battuto vi è la maestosa cappella dedicata a sant'Agata. Nella parete sinistra di essa si apre la porta dorata finemente decorata che dà accesso alla camera chiamata dai catanesi a cammaredda, dentro cui vengono custoditi il busto reliquiario di sant'Agata e lo scrigno con le sue reliquie. Nella cappella, decorata da un affresco che raffigura santa Lucia orante sulla tomba di sant'Agata per invocare la guarigione della madre inferma, vi è il monumento funebre del viceré Ferdinando Acugna grande devoto della martire Agata. Sull'altare della cappella è situato un bassorilievo rappresentante sant'Agata incoronata da Dio con san Pietro e san Paolo con gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

L'altare maggiore situato nell'abside centrale, in stile normanno, è contornato da un coro ligneo a 34 stalli risalente alla fine del XVI secolo dello scultore napoletano Scipione di Guido. Al centro dell'abside realizzata in pietra lavica dell'Etna e risalente alla prima edificazione della chiesa, è inserita una grande finestra monofora del XII secolo con una vetrata moderna. L'altare è in marmo policromo e sulla sommità è presente una base in argento atta ad ospitare il busto reliquiario di sant'Agata nel corso dei festeggiamenti in suo onore.

Nella navata di sinistra esistono quattro monumenti funebri dedicati ad altrettanti vescovi di Catania. Alla fine del braccio di croce sinistro è ubicata la Cappella del SS. Crocefisso opera di Domenico Mazzola (1577).

La cappella non è molto luminosa e contiene un grande crocifisso contornato da due statue della Madonna Addolorata e di san Giovanni. Altro elemento importante è una Via crucis. Nella cappella esistono altresì i monumenti sepolcrali di alcuni esponenti della casata aragonese: Federico III di Trinacria (il sarcofago è di probabile età romana), Giovanni, Ludovico, Costanza (quest'ultima moglie di Federico il Semplice).

Tornando sulla navata di sinistra si trova il primo altare del messinese Antonio Subba con un San Pietro che consacra san Berillo. Segue il secondo con una tela del 1605 rappresentante il martirio di sant'Agata. Il terzo altare ha una tela del Borremans con un Sant'Antonio abate nel deserto. Il quarto altare presenta una tela del Tuccari con san Filippo Neri. Il quinto altare presenta una tela raffigurante san Francesco di Paola ed il sesto un dipinto di San Giorgio che uccide il drago.

Il grande organo è del 1877, commissionato dal cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet all'organaro francese Nicolas Théodore Jaquot. La sua parte lignea fu rifatta nel 1926 da Giambattista Sangiorgio e trasferito sulla parete interna della facciata a spese del cardinale Francica Nava. Sulla stessa parete vi è la cantoria.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

« O sacra campana del Duomo/ Che al vespro d'autunno con lenti/ Rintocchi sui vènti lamènti/ L'audace miseria dell'uomo,/ Nell'ombra solinga raccolto/ Feconda di mesti pensieri,/ Dolente dell'oggi, del jeri,/ Intènto al domani, io t'ascolto./ La fine del pallido giorno/ Lamenta, o campana romita:/ Io canto dell'alba il ritorno,/ L'amor, la giustizia, la vita. »
(Mario Rapisardi)
Particolare della zona absidale del duomo (XI secolo), vista dal lato mare

Quando nel 1232 la città di Catania aderì ad una rivolta anti-sveva, che aveva unito diverse città siciliane, Federico II di Svevia, re di Sicilia, venne appositamente con un poderoso esercito per punire la città rivoltosa. Secondo la tradizione, re Federico, infuriato, ordinò di distruggere la città e di uccidere tutti i suoi abitanti, ma revocò l'ordine e si pentì del suo intento quando, assistendo ad una messa in cattedrale, lesse la frase miracolosamente apparsa sul suo breviario "Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est"[1].

Galleria immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ V. ad es. Carmelo Coco, Cani, elefanti, dee e santi. La storia dello stemma e del gonfalone di Catania, Giovane Holden edizioni, 2011, pp. 20-24. ISBN 978-88-6396-145-4

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Rasà Napoli, Guida alle Chiese di Catania, Tringale Editore, 1984.
  • AA.VV., Catania e provincia, Touring Club Italiano, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]