Cattedrale di San Giusto (Susa)

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Cattedrale di San Giusto
Facciata e campanile
Facciata e campanile
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Susa-Stemma.png Susa
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Susa
Stile architettonico romanico (esterno)
neoromanico (interno)
Inizio costruzione XI secolo
Completamento XIX secolo

La cattedrale di San Giusto è il principale luogo di culto cattolico di Susa, sede vescovile della diocesi omonima, fino al XVII secolo abbazia benedettina. Sorge nel centro storico della città, in Piazza Savoia, accanto a una antica porta delle mura romane.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1027, Olderico Manfredi II, marchese di Torino e di Susa, fondò a Susa un'abbazia benedettina nello stesso luogo di un'antica chiesa paleocristiana situata a ridosso delle mura romane del IV secolo, nei pressi della porta orientale, un centinaio di metri a sud della più antica Pieve battesimale di Santa Maria Maggiore. Nel 1028 presso la chiesa vennero ad abitare i monaci, anche se il complesso non venne terminato che nel 1035.

Nel corso del medioevo, la cattedrale fu ampliata in due campagne di lavori: la prima si svolse nel XII secolo e interessò la facciata, che venne avanzata fino alle mura; la seconda, invece, si svolse a cavallo tra il XIV e il XV secolo e interessò la zona absidale: infatti, le tre absidi furono ricostruite, come anche la sacrestia.

Nei secoli XVII e XVIII, la chiesa fu restaurata con l'aggiunta di decorazioni in stile barocco. Nel 1772, quando Susa divenne sede vescovile, la chiesa, ormai priva delle sue funzioni monastiche, essendo stato chiuso l'adiacente monastero benedettino, venne elevata a cattedrale.

La maggior parte delle aggiunte barocche fu rimossa nel corso dei restauri del XIX secolo, che donarono all'interno della chiesa un aspetto in stile neoromanico.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata e la Porta Savoia
Campanile San Giusto Susa TO

L'esterno della cattedrale di san Giusto è in stile romanico.

La facciata, rivolta verso ovest, è a capanna ed è interamente intonacata di bianco. Nella parte inferiore, liscia, si apre il semplice portale, sormontato da un arco falcato; nella parte superiore, divisa in tre settori da quattro semplici lesene, si aprono, al centro, una grande monofora ad arco e, ai lati, due monofore cieche. La facciata termina in alto con un cornicione in mattoni rossi e con tre pinnacoli, due ai lati e uno al centro.

Il fianco destro della chiesa presenta alcuni affreschi. Il più antico, raffigurante la Crocifissione di Gesù è situato all'interno della lunetta di un portale laterale, in seguito murato, e risale al 1125-1130. Di fianco ad esso, sulla parete, è affrescato lo Stemma di Guillaume d'Estouteville sorretto da due angeli, dipinto tra il 1457 e il 1483. Intorno alla porta del battistero, sulla destra del campanile, è raffigurato l'Ingresso di Cristo a Gerusalemme e, nel sottarco dell'arco ogivale murato situato alla sinistra della porta, sono raffigurati dei santi.

Il campanile è alto 51 metri ed è dell'XI secolo, con aggiunte del XV secolo (cuspide, voluta dal cardinale Guillaume d'Estouteville,[1] e guglie) e del XVIII secolo (basamento di rinforzo). Esso presenta, sulle quattro facciate, sei ordini: i tre inferiori con monofore, i tre superiori con, dal basso, bifore, trifore e quadrifore. Sulla destra della cattedrale, vi è la Porta Savoia, porta romana del IV secolo con due torri circolari.

Interno e arredi sacri[modifica | modifica sorgente]

L'interno della cattedrale di san Giusto è in stile neoromanico.

La pianta della cattedrale è a croce latina, con tre navate, transetto sporgente e profonda abside. Le navate, di cinque campate ciascuna, sono coperte con volta a crociera e separate da due file di archi a tutto sesto poggianti su pilastri.

Lungo le navate laterali si aprono delle cappelle, due lungo la navata di destra e cinque lungo quella di sinistra, aperte tra il XVII e il XVIII secolo. La prima cappella di destra fu costruita dalla famiglia Lauteri e ospita, sull'altare, una tela del XVIII secolo raffigurante Santa Lucia; la seconda, invece, presenta un frammento di affresco con il Trasporto della Santa Casa. Le cappelle di sinistra, dall'ingresso, sono dedicate alla Madonna del Carmine, a San Giovanni Bosco, alla Sacra Famiglia, alla Madonna del Rosario e a San Giuseppe. Gli altari del transetto sono delle Reliquie (transetto di destra) e del Santissimo Sacramento (transetto di sinistra). All'interno della cattedrale si trova la statua che ritrarrebbe secondo la tradizione la marchesa Adelaide (ma più probabilmente si tratta di una Maddalena pentita), moglie del marchese Ottone I di Savoia, dal quale discende la dinastia reale dei Savoia. L'abside è interamente occupata dal presbiterio, rialzato di sei gradini rispetto al resto della chiesa, che ospita l'altare maggiore barocco in marmi policromi e il pregevole coro ligneo del XIV secolo rimaneggiato nell'Ottocento. Alla destra dell'abside, si trova il battistero, una volta cappella delle reliquie, si trova il fonte battesimale medioevale probabilmente proveniente dalla sconsacrata e antichissima Pieve battesimale di Santa Maria Maggiore (Susa). Ispirata nella forma a una coppa a quattro lobi, scolpita in un solo blocco di oficalce verde di Cesana Torinese montata su basamento in cacescisto grigio locale. Su di esso è ricordato il nome dello scultore Guigo e quello del committente, il Preposito della Prevostura di San Lorenzo di Oulx Pietro II, attivo nel secondo quarto del XII secolo [2]. Le sacrestie conservano un altare in marmo lunense firmato da Pietro da Lione, operante in valle come probabile coautore di Niccolò nel Portale dello Zodiaco alla Sacra di San Michele e quindi databile al XII secolo. Secondo alcuni studiosi[3], anch'esso potrebbe essere un arredo trasferito dalla vicina Pieve battesimale di Santa Maria Maggiore (Susa).

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne, costruito nel 1890 da Carlo Vegezzi Bossi e restaurato e ampliato da Francesco Vegezzi Bossi nel 1934.

Lo strumento è racchiuso all'interno di una cassa lignea dipinta in stile barocco, con mostra composta da tre cuspidi, ognuna entro un proprio campo, di canne di Principale con bocche a mitria allineate orizzontalmente. La consolle, situata in cantoria e rivolta verso la navata, ha due tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera concava di 27 note. La trasmissione è integralmente pneumatica tubolare.

Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Principalino 8'
Flauto traverso 8'
Dulciana 8'
Salizionale 8'
Unda maris 8'
Ottava 4'
Flauto armonico 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Pieno grave 3 file 1.1/3'
Pieno acuto 3 file 1/2'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Eufonio 8'
Bordone 8'
Viola gamba 8'
Concerto viole 8'
Eolina 4'
Flauto a camino 4'
Oboe 8'
Corale 8'
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Ottava 8'
Bordone 8'
Bombarda 16'
Campane

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Grazzini, Susa, splendore regale in Bell'Italia - Supplemento: Viaggio in Piemonte (Milano), Giorgio Mondadori , giugno 1995, pp. 27-38.
  2. ^ Enrica Pagella, Cristina Maritano, Yara Mavridis , La scultura monumentale, in AAVV, Valle di Susa - Tesori d’arte – Il patrimonio artistico della Valle di Susa, Umberto Allemandi & C., Torino 2005 pagg. 143-145
  3. ^ Enrica Pagella, Cristina Maritano, Yara Mavridis , La scultura monumentale, in AAVV, Valle di Susa - Tesori d’arte – Il patrimonio artistico della Valle di Susa, Umberto Allemandi & C., Torino 2005 pagg. 143-145

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Severino Savi, La Cattedrale di San Giusto e le chiese romaniche della Valle di Susa, Ed. Alzani, Pinerolo 1992
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di arte religiosa alpina, Valle di Susa, Borgone Susa 2009
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di Cultura e Natura alpina Valle di Susa, Borgone Susa 2010
  • AAVV, Valle di Susa - Tesori d’arte – Il patrimonio artistico della Valle di Susa, Umberto Allemandi & C., Torino 2005

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]