Catherine Parr

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Catherine Parr

Catherine Parr (1512 circa – Castello di Sudeley5 settembre 1548) fu regina consorte d'Inghilterra dal 1543 al 1547, come sesta ed ultima moglie di Enrico VIII.

Indice

[modifica] Famiglia e primi matrimoni

Catherine nacque intorno al 1512 da Sir Thomas Parr di Kendal (Westmoreland), di famiglia nobile originaria del nord dell'Inghilterra, e da sua moglie Maud Green. Il luogo di nascita è incerto; potrebbe essere stato il castello di Kendal oppure il quartiere di Blackfriars a Londra. Aveva un fratello, William, nato nel 1513, che sarebbe divenuto barone di Kendal e poi primo marchese di Northampton, e una sorella, Anne, nata nel 1514, che fu moglie di William Herbert, conte di Pembroke. Nel 1517 Thomas Parr morì; la vedova rinunciò a risposarsi, ma si preoccupò di trovare buone sistemazioni matrimoniali ai figli. Questo le riuscì soprattutto per William, che nel 1527 sposò Anne Bourchier, erede del conte di Essex.

Nel 1529 Catherine sposò Edward, Lord Borough, e si trasferì presso la sua famiglia nel Lincolnshire. Due anni dopo la madre di Catherine morì; il marito Edward, di salute debole, morì nel 1532. L'anno successivo Catherine sposò John Neville, Lord Latimer, che aveva circa vent'anni più di lei e viveva a Snape Castle, nello Yorkshire. Lord Latimer fu coinvolto, pare con la forza, nel "Pellegrinaggio di Grazia", rivolta religiosa scoppiata nell'Inghilterra settentrionale alla fine del 1536, ma riuscì poi a discolparsi dall'accusa di tradimento. Nel corso della rivolta Lord Latimer e, successivamente, Catherine e i due figliastri furono presi in ostaggio dai ribelli. Questi drammatici eventi minarono la salute di Latimer, che morì nel 1542, lasciando Catherine vedova per la seconda volta, con una ricca eredità. Frattanto Catherine, nei suoi soggiorni a Londra, aveva cominciato a frequentare la corte, e aveva intrecciato una relazione con Thomas Seymour, fratello della defunta regina Jane Seymour; ma re Enrico VIII (che cercava una nuova moglie, dopo l'esecuzione di Catherine Howard) si interessò a lei, e Catherine fu obbligata ad accettare la proposta di matrimonio che le fece.

[modifica] Regina d'Inghilterra

Le sei mogli di re
Enrico VIII
Caterina d'Aragona
Anna Bolena
Jane Seymour
Anna di Clèves
Catherine Howard
Catherine Parr

Catherine sposò Enrico il 12 luglio 1543 nel palazzo di Hampton Court. Una volta regina, ella si adoperò per favorire la riconciliazione di Enrico con le due figlie Maria ed Elisabetta, che aveva avuto dai due primi matrimoni, e che sarebbero in seguito divenute regine. Fu anche in buoni rapporti con il principe Edoardo, erede al trono. Per tre mesi, dal luglio al settembre 1544, Catherine svolse le funzioni di reggente mentre Enrico si trovava in Francia per la sua ultima spedizione militare. Poiché suo zio era stato nominato membro del consiglio di reggenza e grazie al favore degli altri consiglieri Thomas Cranmer e Edward Seymour, Catherine ottenne il controllo effettivo del governo; provvide al finanziamento e al rifornimento delle truppe inglesi in Francia, firmò cinque proclami reali e mantenne costanti contatti con il suo luogotenente nelle regioni settentrionali, George Talbot conte di Shrewsbury, che sorvegliava le regioni di confine con la Scozia. È possibile che il suo comportamento in qualità di reggente, con la forza di carattere e la dignità che mostrò, e, in seguito, il suo orientamento religioso, influenzassero la figliastra Elisabetta (la futura regina Elisabetta I).

Catherine amava la danza, la musica e la pittura, e gli abiti eleganti, ma aveva anche interesse per la cultura, e cercò di migliorare la propria istruzione studiando il latino e il greco; si interessò anche dell'educazione dei figliastri Elisabetta (che prese con sé nel 1546) ed Edoardo.

Non è semplice descrivere le opinioni religiose di Catherine. Essendo nata prima della riforma protestante fu certamente allevata come cattolica, ma da adulta si interessò alla «nuova fede». Tra i membri del suo seguito prevalevano le simpatie per la riforma, e in alcune occasioni Catherine intervenne a favore di esponenti riformatori. L'interesse di Catherine per la religione si manifestò anche in alcune opere devozionali che scrisse in questo periodo, come Prayers and Meditations, stampata nel 1545, che ebbe ampia diffusione, e Lamentacions of a Sinner, che tuttavia fu pubblicata solo dopo la morte di Enrico, verso la fine del 1547, a causa della sua chiara inclinazione protestante. Catherine commissionò anche una traduzione delle Parafrasi di Erasmo da Rotterdam, che potrebbe suggerire una simpatia per le posizioni religiose di Erasmo, fermamente cattolico, ma critico degli abusi e dei difetti della Chiesa. L'atteggiamento favorevole verso la riforma che Catherine mostrava la rese sospetta agli occhi di alcuni esponenti cattolici, come il vescovo Stephen Gardiner e il cancelliere Thomas Wriothesley, che nel 1546 (periodo in cui si accentuò la repressione verso i dissidenti religiosi) tentarono di metterla in cattiva luce presso il re. Questi si era deciso ad autorizzarne l'arresto, ma Catherine, avvertita della manovra in corso contro di lei, riuscì a riconciliarsi con il re sostenendo che aveva discusso di religione con lui soltanto per distrarlo dalle sofferenze causategli dall'ulcera che aveva colpito la sua gamba, e sottomettendosi alla sua volontà.

[modifica] Il quarto matrimonio e la morte

Dopo la morte di Enrico, avvenuta il 28 gennaio 1547, Catherine poté finalmente sposare l'uomo che amava, Thomas Seymour (divenuto nel frattempo barone di Sudeley e Lord Ammiraglio). Il matrimonio fu celebrato in segreto, probabilmente nel maggio del 1547, in parte perché appariva sconveniente che Catherine si risposasse a così breve distanza di tempo dalla morte del re, e in parte per prevenire l'ostilità del cognato Edward Seymour (ora lord Protettore ed effettivo governante del regno). Ma la felicità di Catherine non durò. Nacque una rivalità tra lei e la moglie di Edward, l'imperiosa Anne Stanhope. Poi Thomas fu accusato di essersi preso delle libertà con la principessa Elisabetta, che viveva allora nella loro casa, e di aver progettato di sposarla. Per proteggerne la reputazione, Catherine fu costretta ad allontanare Elisabetta.

Inaspettatamente (poiché dai primi tre matrimoni non aveva avuto figli) Catherine rimase incinta all'età di circa 35 anni, ma per le complicazioni del parto morì il 5 settembre 1548 nel castello di Sudeley, dove fu sepolta. La figlia, Mary Seymour, nata il 30 agosto, dopo l'esecuzione del padre nel marzo 1549, fu affidata a Catherine Willoughby, duchessa di Suffolk e amica di Catherine. Nel gennaio 1550 il parlamento restituì a Mary le sue proprietà, alleviando i costi del suo mantenimento che gravavano sulla duchessa, ed è ricordato il suo secondo compleanno. Dopo quest'evento non vi sono più notizie su di lei, ed è molto probabile che sia morta in tenera età.

[modifica] Sepoltura

Nel 1782 la tomba di Catherine fu riscoperta nelle rovine del castello di Sudeley; lo scopritore, John Locust, riferì che il cadavere era in ottime condizioni. Dieci anni dopo fu gravemente danneggiata, e quando fu riaperta nel 1817 non rimaneva che uno scheletro. I resti furono spostati nella tomba di Lord Chandos, la cui famiglia era allora proprietaria del castello. In seguito la cappella fu ricostruita da Sir John Scott e vi fu eretto un altare dedicato a Catherine.

[modifica] Catherine sul grande e sul piccolo schermo

Catherine comparve per la prima volta come personaggio di un film nel 1933, nel capolavoro di Alexander Korda Le sei mogli di Enrico VIII (The Private Life of Henry VIII). Charles Laughton interpretava il re, con Evelyn Gregg nel ruolo di Catherine.

Nel 1952 una versione romanzata della passione di Thomas Seymour per Elisabetta I vide Stewart Granger come Seymour, Jean Simmons nei panni della giovane Elisabetta e Deborah Kerr in quelli di Catherine, nel popolare La regina vergine (Young Bess) di George Sidney.

Nel 1970, nella sesta ed ultima parte della serie The Six Wives of Henry VIII prodotta dalla BBC, Catherine fu interpretata da Rosalie Crutchley, che si confrontava con l'Enrico di Keith Michell. Questa versione faceva risaltare le qualità intellettuali e la religiosità di Catherine. Rosalie Cructhley riebbe il ruolo di Catherine nella prima parte di una successiva serie sulla vita di Elisabetta I, intitolata Elizabeth R (1971), in cui Elisabetta era interpretata da Glenda Jackson.

Nel 1972 Barbara Leigh-Hunt interpretò una Catherine matronale in Tutte le donne del re (Henry VIII and his Six Wives) di Waris Hussein, in cui Enrico era nuovamente impersonato da Keith Mitchell. Nel 2000 Jennifer Wigmore interpretò Catherine Parr in Elizabeth: Red Rose of the House of Tudor, una fiction televisiva per ragazzi realizzata negli Stati Uniti. L'anno successivo Charlotte Lintott fu Catherine nella serie di documentari di David Starkey sulle mogli di Enrico VIII.

Nell'ottobre 2003, in una serie televisiva della Independent Television (ITV) su Enrico VIII, Catherine fu interpretata da Clare Holman. La parte non era di grande rilievo, poiché la serie si concentrava soprattutto sulle vicende di Jane Seymour e Catherine Howard.

[modifica] Storiografia

È diffusa l'idea che Catherine facesse più da infermiera che da moglie per Enrico VIII. Quest'idea si formò nel XIX secolo, prodotta dalle opere della storica vittoriana Agnes Strickland. Essa è stata messa in discussione da David Starkey nel suo libro The Six Wives: The Queens of Henry VIII, che sottolinea come una tale situazione sarebbe stata considerata abnorme in epoca Tudor, dato che il re aveva alle sue dipendenze parecchi medici sempre disponibili, e Catherine doveva mantenere il comportamento altamente dignitoso che il suo ruolo di regina le imponeva.

Le qualità che Catherine dimostrò, come il buon senso, la rettitudine morale, l'appassionato impegno religioso, il forte senso di lealtà e devozione, le hanno guadagnato molti estimatori tra gli storici. Tra essi si possono ricordare David Starkey, l'attivista femminista Karen Lindsey, Antonia Fraser, Alison Weir, Carolly Erickson, e Alison Plowden.

[modifica] Bibliografia

  • Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII. Milano, Mondadori, 1995. ISBN 8804424060

[modifica] Collegamenti esterni

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