Castello svevo (Trani)

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Castello di Trani
Il castello di Trani
Il castello di Trani
Mappa di localizzazione: Italia
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Città Trani
Coordinate 41°16′54″N 16°24′56″E / 41.281667°N 16.415556°E41.281667; 16.415556Coordinate: 41°16′54″N 16°24′56″E / 41.281667°N 16.415556°E41.281667; 16.415556
Informazioni generali
Tipo Castello medievale - rinascimentale
Inizio costruzione 1233
Termine costruzione 1249
Condizione attuale Restaurato
Proprietario attuale Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Visitabile Si
Comandanti storici Federico II di Svevia
Carlo I d'Angiò
Manfredi

fonti citate nel testo della voce

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Il castello svevo di Trani fu edificato nella città di Trani nel 1233, sotto il regno di Federico II di Svevia.

Torretta ottocentesca con orologio sopra l'ingresso

Fase sveva[modifica | modifica sorgente]

Portale d'ingresso

La costruzione fu iniziata nel 1233[1] e le opere di fortificazione furono completate nel 1249, secondo il progetto di Filippo Cinardo, conte di Acquaviva e Conversano, gran conestabile e ingegnere militare dell'imperatore, e a cura di Stefano di Romoaldo Carabarese, con fortificazioni "davanti e intorno al castello"[2].

Il castello era stato edificato su un banco roccioso situato al centro della rada di Trani, in una zona di basso fondale, che lo proteggeva da eventuali assalti dal mare. Nello stesso sito era sorta in precedenza una modesta torre (X-XI secolo, i cui resti sono stati rinvenuti sotto l'ingresso dell'attuale castello.

In questa prima fase era di forma quadrangolare, con torri quadrate agli angoli e cortile centrale. Sui tre lati verso terra venne aggiunto il muro di cinta esterno, in origine percorso da un camminamento, che creava tre ristretti cortili esterni. Un fossato, forse di origine naturale, separava il castello dalla terraferma.

A una torre del castello Federico II fece impiccare Pietro Tiepolo, figlio del doge di Venezia Jacopo Tiepolo: Pietro, podestà di Milano, fu preso prigioniero nella battaglia di Cortenova del 1237.

Nel castello soggiornò spesso il figlio di Federico, Manfredi, che il 2 giugno del 1259 vi sposò la seconda moglie, Elena Ducas.

Nel castello venne imprigionata anche la coraggiosa contessa di Caserta Siffridina, consuocera di Federico II, avendo suo figlio Riccardo de Lauro conte di Caserta sposato la figlia dell'imperatore Violante di Svevia. Per sua espressa volontà fu mantenuta a pane e acqua e morì nel marzo del 1279.

Dominio angioino[modifica | modifica sorgente]

lato nord

Sotto il dominio angioino, vi furono fatte aggiunte e modifiche ad opera dell'architetto militare francese Pierre d'Angicourt. Nel 1268 si tennero nel castello le nozze tra Carlo I d'Angiò e Margherita di Borgogna e nel 1271 quelle del secondogenito di Carlo, Filippo (1254-1277), con Isabelle de Villehardouin (1263-1312), principessa d'Acaia.

Tra il 1385 e il 1419 fu in possesso del capitano di ventura Alberico da Barbiano, al quale era stato assegnato dal re di Napoli Carlo III.

Trasformazioni sotto Carlo V e dominio spagnolo[modifica | modifica sorgente]

Lato sud con il fossato


Passato sotto il dominio spagnolo, sotto Carlo V, nel 1533, subì notevoli trasformazioni, per adeguarlo alle nuove esigenze difensive sorte in seguito all'invenzione della polvere da sparo[3]. L'intervento previde il rafforzamento del lato meridionale, verso la terraferma, e la realizzazione di due bastioni a partire da due delle torri angolari: quadrangolare a nord-est e "a punta di lancia" a sud-ovest.

Nel periodo tra il 1586 e il 1677 fu sede del tribunale regio per la provincia della Terra di Bari ("Sacra regia udienza").

Carcere ottocentesco e moderni restauri[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1832 subì una serie di lavori per la trasformazione in carcere centrale provinciale, aperto nel 1844[4]; mantenne questa funzione fino al 1974 e nel 1976 venne consegnato alla Soprintendenza ai beni ambientali e artistici della Puglia. Venne successivamente sottoposto a lavori di restauri a partire dal 1979 ed è stato aperto al pubblico il 5 giugno1998.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Una lapide in corrispondenza di un accesso a un cortile riporta la data di inizio dei lavori, nel tredicisemo anno dell'impero di Federico II (IAM NATI XRISTI DOMINI ANNIS MILLE DUECENTIS / CUM TRIGINTA TRIBUS FEDERICI CESARIS ANNO / IMPERII TRINO DENO IERUSALEMQUE OCTAVO REGNI / CUM MENSIS IVNII AC INDICCIO SEXTA FORET OPUS / HOC HINC SURGERE CEPIT.)
  2. ^ L'anno del completamento dei lavori è attestato in una seconda lapide situata sopra l'antica porta verso il mare, che (CAESARIS IMPERIO DIVINO MORE TONANTE FIT CIRCA CASTRUM MUNITIO TALIS ET ANTE HUIC OPERI FORMAM SERIEM TOTUMQUE NECESSE PHILIPPI STUDIUM CINARDI PROTULIT ESSE QUOQUE MAGIS FIERENT STUDIIS HEC FACTA TRANENSIS PREFUIT HIS STEPHANI ROMUALDI CARABARENSIS ANNO INCARNATIONIS IESU XISTI MCCXLIX INDIC. VII).
  3. ^ I lavori sono citati in un'iscrizione collocata nel cortile interno (DUC. CAROLI QUINTI SEMPER AUG. IMP. MUNIFICENTIA FERDINANDUS DE ALARCON AREND. DUX REGNIQ. SICIL ARCIUM MUNIMINI PRAEPOS RESTAURAVIT AN. MDXXXIII).
  4. ^ Lo stato precedente ai lavori ottocenteschi rimase documentato in alcune piante redatte nel 1835 e in un plastico settecentesco, realizzato da Giovanni Carafa, duca di Noja, oggi conservato nel castello..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Curci, Francescanesimo in Trani e storia del castello svevo, Napoli 1975.
  • AA. VV., Il castello svevo di Trani. Restauro, riuso e valorizzazione, Napoli 1997.
  • Trani. Il castello (Puglia in tasca, 1), Bari 2000.

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