Castello di Milazzo

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Castello di Milazzo
L'ingresso del castello milazzese
L'ingresso del castello milazzese
Ubicazione
Stato Italia
Città Milazzo-Stemma.png Milazzo
Coordinate 38°13′53″N 15°14′29″E / 38.231389°N 15.241389°E38.231389; 15.241389Coordinate: 38°13′53″N 15°14′29″E / 38.231389°N 15.241389°E38.231389; 15.241389
Informazioni generali

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Il castello di Milazzo si trova a Milazzo in provincia di Messina.

Il castello vanta alcuni primati:

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La fortificazione sorge sulla sommità meridionale della penisola e sovrasta il Borgo antico di Milazzo. L'insieme dei manufatti e degli sistemi difensivi costituiscono propriamente la Cittadella Fortificata, altrimenti nota come Città Murata, i cui principali nuclei abitativi che la compongono sono posti a ridosso delle scoscese pareti nord-occidentali del rilievo. I manufatti in ordine cronologico seguono uno sviluppo piramidale e concentrico verso il basso, al vertice è posta la parte più antica e via via verso il basso e degradanti verso l'esterno a levante, le varie sovrapposizioni identificabili negli stili delle architetture tipiche delle varie dominazioni. La Necropoli e le aree che costituiscono l'agglomerato o i castrum sono ubicati nelle zone pianeggianti della Cittadella:

Nucleo preistorico[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte settentrionale dell'area del castello è presente una necropoli del neolitico, età di Thapsos. Il commercio della pomice e dei derivati dell'ossidiana d'origine vulcanica utilizzati come schegge, punte di frecce e di lance, lame, congiuntamente all'amena posizione, la fertilità dei territori favorisce l'insediamento delle prime comunità in epoca preistorica grazie agli scambi con le Isole Eolie a settentrione, con la popolosa area dello Stretto di Messina a levante e con le località del Golfo di Patti a ponente.

Allo stato attuale, a parte i ritrovamenti di primitivi insediamenti dovuti alle campagne archeologiche di scavi, ai rinvenimenti occasionali stimati alla Cultura dell'Ausonio I e II e all'Età del bronzo medio in zona Sottocastello, i monumentali manufatti difensivi - abitativi visibili e più antichi sono riconducibili alla dominazione araba. Tali vestigia altomedievali presenti nell'area sommitale della rocca pertanto non precludono o escludono l'esistenza anteriore o l'inclusione o la sovrapposizione di preesistenti fortilizi, torri d'avvistamento o luoghi di culto pagani risalenti a epoche più remote.

Insediamento greco[modifica | modifica wikitesto]

In epoca classica la città è formata dalla zona portuale, dall'acropoli dell'antica subcolonia Mylai presso la Rocca adibita a emporion, il phrourion e da numerosi villaggi satelliti. Non si tratta di una polis autonoma di popolamento ma, di una fortezza dipendenza fondata dai coloni Calcidesi per l'approvvigionamento della città stato di Zankle-Messana. Nonostante l'importanza raggiunta dal sito, è evidente la scomparsa degli edifici del periodo classico, alcuni ritrovamenti per lavori di consolidamento sono presenti presso edifici ubicati nelle immediate vicinanze del perimetro esterno della cinta muraria, costituiti principalmente da cisterne e condotte per la canalizzazione e la raccolta dell'acqua.

Insediamento romano[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie storiche documentate risalgono all'età imperiale che narrano della città definita Oppidum Mylae quale attivo porto sul mar Tirreno, le cui acque sono teatro dell'epica Battaglia di Milazzo del 260 a. C. sotto la guida dell'ammiraglio Caio Duilio combattuta per sconfiggere le mire espansionistiche della flotta Cartaginese e la Battaglia di Nauloco del 36 a. C. condotta per dissidi interni tra Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto col fedele Marco Vipsanio Agrippa contro Sesto Pompeo Magno Pio. Dall'evento deriva il motto civico Aquila mari imposita – Sexto Pompeo superato. Al castrum sulla rocca si contrappongono gli insediamenti urbani ubicati a valle nella zona portuale. Nelle adiacenze sono presenti resti di edifici con impianti termali e relative infrastrutture, fondamenta di domus con peristili e mosaici, locali per la trasformazione del pescato. I fasti dell'età imperiale all'interno della Città Murata sono supportati da limitati reperti emersi dalle campagne di scavi presso la zona archeologica, ciò dimostra in breve sintesi come la dominazione araba ha "depauperato" il patrimonio storico artistico preesistente.

Insediamento bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Milazzo, come tutti i centri rivieraschi, nonostante i sicuri approdi naturali protetti da rilievi, è sempre più soggetta a frequenti incursioni e agli attacchi delle marinerie piratesche. Per tali motivi è promosso lo sviluppo e il potenziamento di sistemi d'avvistamento e strutture difensive atte a contenere e respingere gli assalti e le invasioni di orde barbariche.

In epoca bizantina è riconfermata la centralità del castrum presso la Rocca come fulcro politico amministrativo. Per converso, la prima comunità cristiana è anteriore al III secolo col primo Vescovo Aureliano sotto il Pontificato di San Lino, le pratiche di culto sono documentate dal punto di vista archeologico nel V secolo, l'importante diocesi insediata dal VII secolo è documentata logisticamente con la primitiva Cattedrale ai piedi della Rocca fortificata nell'area corrispondente all'odierno quartiere di San Papino (per approfondire vedi Duomo antico). In questo processo di "Cristianizzazione" seguito cronologicamente dall'invasione araba, s'inserisce la scomparsa del santuario o tempio di Artemide Facellina divinità greca identificata con la dea romana Diana, sito oggi d'incerta localizzazione. L'identificazione dello stesso soggetto mitologico caratterizza una continuità di confessione religiosa e temporale prolungata oltre un millennio ma, lascia irrisolto il mistero del tempio e delle testimonianze perduti.

Il Sepolcro bizantino di Croce di Mare, le necropoli e numerose sepolture, la Cuba di contrada Masseria del VIII secolo e genericamente il Castello costituiscono il patrimonio storico artistico bizantino della città.

Primitiva fortificazione araba[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento degli arabi ogni tipo di manufatto esistente è distrutto e conseguentemente rimodulato secondo i canoni dell'Architettura araba. Nell'843 le truppe del condottiero Fadhl Ibn Giàfar radono al suolo il castrum bizantino e le costruzioni sommitali innalzando il primo nucleo del castello. Il dominio arabo nel comprensorio è riaffermato dalla Battaglia di Milazzo dell'888 che sancisce la definitiva sconfitta della flotta comandata da Niceforo Foca nel vano tentativo di riconquista e il termine della parentesi bizantina in Sicilia. Il mastio o maschio o donjon normanno realizzato su una costruzione araba, della quale non si hanno documentazioni provate, è successivamente ampliato da normanni e svevi. Il torrione a pianta quadrangolare comunemente denominato mastio è d'epoca araba o comunque realizzato, sviluppato e ingrandito da maestranze mediorientali in periodi immediatamente successivi. E' caratterizzato dalla presenza di torrioni sul fronte di ponente, quello centrale dall'aspetto massiccio e imponente è denominato Torrione Saraceno, quello all'estremità meridionale Torrione del Parafulmine.

Una caratteristica accomuna le parti di costruzione di matrice araba, peculiarità affine a cube e metochi del circondario: l'utilizzo di conci di pietra lavica. Nella fattispecie l'impiego della lava, oltre allo scopo puramente decorativo, assolve anche funzioni strutturali, dimostrazione ne sono gli irrobustimenti dei pilastri angolari dei torrioni arabi, gli spigoli angolari delle scarpe o piedi o rastremazioni degli stessi, le cornici delle feritoie e delle finestre, le decorazioni e i contorni delle grandi monofore, i lastroni della pavimentazione, i conci inseriti nelle alte muraglie interne, le palle dei cannoni o per le catapulte, le pedate delle rampe di scale, le arcate delle volte a botte, le nervature degli splendidi archi ogivali del tetto della Sala, la cappa del camino, le cordonature degli archi, i riquadri degli stemmi, i portali interni.

Tra le decorazioni a tarsie laviche, denominatore comune alle rifiniture esterne delle absidi del Duomo di Palermo e del Duomo di Monreale, spicca l'insetto magico o scarabeo magico ricavato su un contrafforte angolare, il cui vertice indica la direzione in cui sorge il sole il giorno del solstizio d'estate. Diversi altri soggetti di carattere esoterico - astronomico sono presenti sui prospetti della costruzione, indice degli intensi scambi commerciali con le cave delle vicine isole e la predisposizione tipica arabo - normanna all'astrologia.

Salone del Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1061 i Normanni conquistano la città di Messina e cominciano l'opera liberatrice dell'intera Sicilia. Per iniziativa del futuro Sovrano centinaia di Castelli e Chiese sparsi per tutta l'isola, compreso il Castello di Milazzo, sono edificati o sono oggetto d'ingrandimento e potenziamento.

L'avvento degli Altavilla in Sicilia è dettato da un duplice scopo:

Il Castello di Milazzo, il Castello di Santa Lucia, la Cattedrale di Santa Lucia, la Cattedrale di Patti, la Cattedrale di Lipari e numerosissimi altri siti celebrano per date e scontri bellici, il ritorno delle località del comprensorio alla sovranità di matrice cattolica. L'impulso, l'opportunità è offerta al Gran Conte Ruggero assieme al fratello Roberto il Guiscardo per redimere una controversia. Il pretesto per l'invasione e riappropriazione dell'isola, risiede nella richiesta d'aiuto da parte dell'Emiro di Siracusa, allora in lotta contro l'Emiro di Castrogiovanni, avviando di fatto, l'inizio della completa riconquista Normanna dell'isola, sottraendola gradatamente al dominio arabo.

Il corpo principale della costruzione superiore, al quale si accede mediante una scala a gradoni incassata fra il primitivo Torrione Saraceno e le Segrete, è costituito da una serie di ampi vani delimitati a meridione dal Torrione del Parafulmine, l'ambiente principale è denominato "Sala del Parlamento". Sul finire del 1295 all'interno della grandiosa sala si riunisce una sessione itinerante del Parlamento siciliano dopo i moti dei Vespri siciliani presieduta da Federico II d'Aragona meglio noto come Federico III di Sicilia o di Trinacria. Nella fattispecie l'"Assise del Real Parlamento di Sicilia" è dettata da motivi bellici derivanti dalla congiura ordita da Giacomo I d'Aragona nei confronti del fratello monarca, tema del contendere la cessione dell'isola agli Angioini per alto tradimento.

La sala presenta una serie di poderosi archi di stile orientale, monofore, maestosi portali, particolare è la presenza di un monumentale camino. Strategico e spettacolare punto d'osservazione a cavallo dei due golfi con vista sull'arcipelago delle Eolie a nord e sulla catena dei Peloritani e Nebrodi sovrastati dall'imponente mole dell'Etna a sud.

E' completata la cinta comprendente otto torrioni e i muri di raccordo della piazza d'armi, nel sottosuolo è presente una capiente cisterna.

Il viaggiatore arabo Edrisi documenta la grande fortificazione nel 1150.

Portale svevo[modifica | modifica wikitesto]

Portale Svevo

Il matrimonio della normanna Costanza d'Altavilla, ultima pretendente al trono e futura madre dell'Imperatore, con Enrico VI di Svevia, segna l'inizio della dominazione sveva degli Hohenstaufen. Infatti il re Tancredi di Sicilia muore di malattia durante una campagna di guerra, l'erede al trono Ruggero III di Sicilia è già scomparso prematuramente, la reggente Sibilla di Medania guida il giovanissimo Guglielmo III di Sicilia. Complotti e intrighi di palazzo orditi per facilitare l'estensione del regno di Germania fino alla Sicilia, rendono indolore il passaggio della casata e l'ingrandimento del Regno. Sibilla, le figlie e l'aspirante erede al trono Guglielmo III di Sicilia sono deportati in Germania senza truculente battaglie spianando di fatto, la strada al Sacro Romano Impero e al Regno di Sicilia riuniti sotto un'unica corona.

L'ingresso del primitivo nucleo del castello costituito da un portale ogivale di chiara fattura sveva del XIII secolo, è inserito nell'addizione muraria aragonese, formata da una serie di torrioni tondi del XIV secolo. Le torri presentano una decorazione circolare costituita da tarsie laviche, inoltre sono presenti sagome stilizzate di tre tori che sovrastano la decorazione superiore del portale.

Riccardo da Lentini "praepositus aedificiorum", ovvero supervisore delle fabbriche regie e fedele architetto di Federico II, come si evince dalla corrispondenza datata 1239, dirige i lavori. Dimora prediletta del sovrano assieme al Castello di Santa Lucia del Mela e al Castello di Montalbano Elicona, residenze per le lunghe battute di caccia, gli ozi, i sollazzi e diletti, lontano dalla convulsa e vorticosa vita di corte palermitana nel Palazzo dei Normanni.

In tarda epoca sveva il maniero è occupato da Corradino di Svevia.

Parentesi angioina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1266, l'uccisione di Corradino di Svevia a Napoli, uno degli ultimi discendenti maschi della casata degli Hohenstaufen e la sconfitta di Manfredi di Sicilia, sono eventi che spianano la strada a Carlo d'Angiò che è nominato Re di Sicilia. Le mire espansionistiche del nuovo sovrano, la politica vessatoria attuata in campo economico e l'intenzione di spostare la capitale a Napoli accendono gli animi dei siciliani esasperati, il 30 marzo 1282 scoppiano a Palermo i moti che generano i Vespri siciliani, culminati con la cacciata dei francesi dalla città, seguiti da ripetuti scontri in tutta l'isola, una traballante tregua sancita dalla Pace di Caltabellotta. Alaimo di Lentini guida il Val Demone e la città di Messina. A sua volta assegna Milazzo e le terre del circondario a Natale Anzalone e Bartolomeo Collura, il comprensorio di Castroreale a Bartolomeo Graffeo.

Cinta muraria aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Mastio e Cinta Aragonese

Dimora prediletta di Federico II d'Aragona meglio noto come Federico III di Sicilia o di Trinacria e del fratello Giacomo I d'Aragona. Dopo la Guerra del Vespro, la Fortezza rientra nuovamente nelle mira di Carlo d'Angiò ma, il tentativo d'assalto frutto della congiura ordita da Giacomo I d'Aragona, è arginato. La vicenda è legata alla Sala sede dell'"Assise del Real Parlamento di Sicilia", l'opera di ricostituzione del Regno è continuata successore Pietro II di Sicilia strettamente legato per vincoli di parentela alla discendenza sveva. Sotto il mandato di Alfonso il Magnanimo è aggiunta la cinta muraria formata da cinque robuste torri cilindriche che sormontano ciclopiche scarpe troncoconiche raccordate da muraglioni merlati con lo scopo di prevenire futuri attacchi. Le due torri semiaccostate poste a settentrione incorniciano la primitiva porta sveva sormontata dalle insegne della Corona d'Aragona. Lo stemma, un rombo marmoreo, raffigura l'aquila di San Giovanni che regge lo scudo della Spagna unificata con gli emblemi araldici degli antichi regni di Castiglia, Aragona, Leon, Navarra e Granada.

Analogo stemma incorniciato da un rilievo lavico è inserito sul portale d'ingresso alla Piazza d'Armi.

Un sesto torrione è posto in posizione più arretrata, esso definisce un percorso obbligato strategicamente controllato.

  • 1630, Il Torrione meridionale è denominato Torrione della Cisterna, pur mantenendo elementi di caratteri difensivo è stato trasformato in serbatoio d'acqua.

Cinta muraria spagnola[modifica | modifica wikitesto]

La dominazione aragonese della dinastia Trastámara si conclude il 23 gennaio 1516, con la morte del re Ferdinando II di Aragona artefice dell'unificazione delle Corona di Aragona e di Castiglia. Il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli sono incorporati nella Corona di Spagna rappresentata dal giovane nipote Carlo V d'Asburgo che in breve tempo assume anche il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero con Napoli e Palermo capitali amministrative governate da Vicerè. I Vicerè di Sicilia sono affiancati da rappresentanti territoriali a quali è affidata la carica di pretore a Palermo, patrizio a Catania, strategoto a Messina e governatori nei principali centri.


A cavallo del XV - XVI secolo l'utilizzo della polvere da sparo rivoluziona i sistemi d'attacco e di difesa dell'intera Europa sebbene cannoni rudimentali per il lancio di proiettili di latta e di bambù siano documentati in Cina già prima dell'XI secolo. Esplosivi e armi da sparo soppiantano catapulte, trabucchi, arieti, frecce, lance, spade, liquidi bollenti e le strategie tattiche della "fortificazione all'antica" a favore di bombarde, schioppi, moschetti, archibugi, colubrine, mortaretti, cannoni, sassi e razzi.


Il nucleo abitativo collocato nella parte pianeggiante della rocca è difeso dall'imponente Cinta muraria spagnola a partire dal 1523. I torrioni con base troncoconica a scarpa sono aggiunti durante la dominazione spagnola dell'Imperatore Carlo V, opera del viceré Ettore Pignatelli e del successore Lorenzo Suarez de Figueroa. Dell'importanza del castello nel XVI secolo ne sono testimonianza i vari e importanti architetti succeduti alla direzione dei vari cantieri: Antonio Ferramolino, Orazio del Nobile, Camillo Camilliani (per attribuzione e non certa) e Pietro Novelli.

La grandiosa opera difensiva o fortificazione alla moderna consta di baluardi o bastioni: poligonali (triangolari a vanga) o ad asso di picche (con orecchioni), batterie, cortine: muri rettilinei, contrafforti, gallerie, garitte di vedetta, merlature, polveriere e santabarbara, ponte levatoio, rivellini di mezzaluna e di controguardia.

Elenco dei principali manufatti della Cinta muraria spagnola:

  • Bastione della Fornace o della Fonderia.
  • Rivellino di mezzaluna della Fornace o della Fonderia.
  • Cortina della Fonderia o Meridionale.
  • Baluardo di Santa Maria corrispondente all'antica Chiesa di Santa Maria. I vani interni del bastione inglobano i ruderi del tempio di culto demolito per consentire la realizzazione dello stesso, oltre a depositi d'artiglieria e magazzini di granaglie, era adibito a prigioni.
  • Bastione di Messina.
  • Bastione di Palermo.
  • Ponte levatoio, nell'arcata d'accesso sono presenti gli alloggiamenti dei meccanismi di manovra.
  • Fossato di protezione oggi colmato.
  • Tunnel d'accesso.
  • Cortina di Santa Maria.
  • Cortina delle Isole.
  • Baluardo delle Isole ubicato all'estremità nord orientale.
  • Galleria di contromina.
  • Rivellino di controguardia meridionale.
  • Rivellino di controguardia di San Rocco.
  • Rivellino di controguardia di San Giovanni.
  • Contrafforte del bastione di Santa Maria.
  • Deposito munizioni o Polveriere o Santabarbara o Almazenes de polvora. Due polveriere circolari e una rettangolare con volta a botte sono ubicate sul costone roccioso occidentale rispettivamente in prossimità del Torrione del Parafulmine e dirimpetto al Torrione Saraceno.
  • Redutto de la Mola. Viottolo percorribile a cavallo o dorso di mulo, da cui deriva il nome, che collegava il Castello alla Spiaggia di Ponente.
  • Batteria de la Mola.
  • Batteria del 1840 posta presso il Baluardo delle Isole.
  • Batteria della Tonnara. Batteria di cannoni posta a difesa del Castello.
  • Batteria di San Giovanni.
  • Batteria del Quartiere.
  • Batteria di San Francesco di Paola.
  • Batteria di San Rocco.

Elenco dei principali edifici presenti o documentati nella Cinta muraria spagnola:

  • 1527, Chiesa di Santa Maria e Arco trionfale di Santa Maria, i manufatti parzialmente demoliti nel 1568 sono documentati come strutture inglobate nel Baluardo di Santa Maria.
  • XIV secolo, Chiesa del Salvatore e Monastero delle Benedettine (1616 - 1637). Nel 1755, i luoghi di culto sono trasferiti nelle nuove strutture della Chiesa del Salvatore e Monastero delle Benedettine nell'adiacente Borgo Antico. L'intera costruzione ristrutturata, i locali destinati inizialmente a Ospedale del Presidio Militare, in seguito temporaneamente adibiti a sede della Guardia di Finanza. Dopo tale utilizzo l'edificio è abbandonato al degrado e alle devastazioni. Oggi la costruzione è completamente recuperata e fruibile. Il complesso è spesso confuso col Palazzo de' Giurati, che alcune fonti (Napoli e Perdichizzi, Planimetria dell'Archivio di Stato di Napoli), documentano fronteggiasse la Chiesa Madre, ad oggi non risultano essere tracce di ulteriori opere o strutture murarie che attestino la presenza di palazzetti nobiliari nelle adiacenze del monastero tantomeno altrove.
  • ?, Palazzo dei Giurati o Casa di Città (?), Documentato dirimpetto al Duomo. Dopo il 1801 anno in cui i civici magistrati sono trasferiti nella città bassa, tale edificio è demolito e non localizzabile.
  • ?, Chiesa dell'Annunziata edificata presso il Baluardo delle Isole.
  • ?, Chiesa di San Nicolò nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del Duomo Antico.
  • ?, Chiesa di Sant'Antonio nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del Duomo Antico.

Borgo antico di Milazzo[modifica | modifica wikitesto]

Duomo
Panorama generale dal Rivellino di San Rocco
Duomo, Bastione della Fornace e di Santa Maria
Duomo Prospetto
Il Duomo visto dal Palazzo del Vicerè

Il patrimonio monumentale pervenuto costituito da Chiese, Conventi e Palazzi nobiliari attesta la formazione dell'impianto del primitivo Borgo tra il XV e il XVIII secolo.

L'aumento della popolazione, il crescente sviluppo urbanistico, la necessità di acquisire nuovi spazi, una relativa sicurezza dovuta allo scemare degli attacchi di barbari o di pirati grazie a nuovi sistemi difensivi, l'esercizio di attività legate alla pesca e alla marineria in generale, porta alla costituzione di nuclei abitativi e lavorativi posti al di fuori del perimetro della Città Murata. Sulla direttrice nord - sud e verso levante sorgono gli insediamenti fuori le mura che danno origine al primitivo Borgo antico di Milazzo. Le propaggini del costituendo borgo raggiungono i versanti marini di levante e di ponente dovute all'intensificazione delle attività legate alla pesca mentre più a sud si concentrano le attività portuali e commerciali che perpetuano le tradizioni millenarie della popolazione milazzese.

Al pari degli Arabi, nell'opera d'urbanizzazione inconsapevolmente sono distrutti o ricoperti o rinvenuti o parzialmente rimodulati interessanti insediamenti delle varie epoche.


Elenco delle principali chiese presenti o documentate nel Borgo antico di Milazzo:



Elenco dei principali monumenti presenti nel Borgo antico di Milazzo:


  • ?, Grotta di Polifemo, antro roccioso ricavato alla base dell'acrocoro sul quale sorge il Castello. Utilizzato come magazzino, riparo, ricovero, serbatoio idrico.


Elenco dei principali edifici presenti o documentati nella Cinta muraria spagnola:


  • 1527, Primitivo Duomo di Santa Maria e Arco trionfale di Santa Maria.
  • 1616 - 1637, Chiesa del Salvatore e Monastero delle Benedettine. Derivati in seguito nella Chiesa del Salvatore e Monastero delle Benedettine ubicati al di fuori della Città Murata.
  • ?, Palazzo dei Giurati o Casa di Città sede del Senato della città (?).
  • ?, Chiesa dell'Annunziata al Castello edificata presso il Baluardo delle Isole.
  • ?, Chiesa di San Nicolò nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del Duomo Antico. Edificio di culto documentato e non più esistente.
  • ?, Chiesa di Sant'Antonio nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del Duomo Antico. Edificio di culto documentato e non più esistente.

Piazzaforte austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Piazzaforte inglese in epoca napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

  • 1805 - 1815, Piazzaforte inglese nel corso delle guerre napoleoniche, ospita flotta e truppe. A questo periodo risale il rinvenimento della gabbia metallica coi resti dell'irlandese Andrew Leonard durante gli scavi effettuati nel 1928.
  • 1848, Durante i moti risorgimentali della Rivoluzione siciliana Milazzo è al centro degli avvenimenti legati all'assedio e all'eroica difesa di Messina.

Ultimo baluardo borbonico[modifica | modifica wikitesto]

Episodi legati al Risorgimento e all'Unità d'Italia. Il 20 luglio 1860 la città di Milazzo rappresenta l'ultimo baluardo prima della consegna di Messina e la definitiva cacciata dalla Sicilia dei Borboni. La popolazione ormai stremata ma, rinvigorita dai successi delle imprese Garibaldine, appoggiata dal concreto aiuto delle popolazioni del comprensorio, dopo lo scoppio insurrezionale della vicina Barcellona Pozzo di Gotto e le due Battaglie di Corriolo, affronta la Battaglia di Milazzo per la conquista del Castello Fortezza. I moti in provincia avevano richiamato il rinforzo delle truppe borboniche capitanate dal colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco a sostegno della sparuta guarnigione di stanza nella fortificazione di Milazzo.

La pirocorvetta Tukory, moderna unità della marina borbonica, consegnata alla flotta Sarda dal corrotto capitano Amilcare Aguissola, "invitato" e "convinto" al tradimento dall'ammiraglio Carlo Pellion di Persano, cannoneggia incessantemente il fronte delle forze borboniche, impedendo ogni tentativo di contrattacco e costringendole al temporaneo ritiro e alla successiva resa nella cittadella fortificata. I segni dei numerosi colpi di cannone sono ancora oggi riscontrabili, infatti, nella parete esterna destra della Chiesa di San Francesco di Paola è visibile, incastonata in prossimità del portale d'ingresso, una palla di cannone.

Il 21 luglio, in seguito alla convenzione voluta dal ministro della guerra napoletano Giuseppe Salvatore Pianell, il maresciallo Tommaso de Clary e il generale Giacomo Medici, è firmato il piano per l'evacuazione delle truppe borboniche dalla Sicilia, il 25 luglio i reparti guidati dai colonnelli Pironti e del Bosco s'imbarcano per Napoli, lasciando Milazzo e il suo Castello nelle mani di Giuseppe Garibaldi.

Carcere giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento del Regno d'Italia la città perde la sua importanza strategico - militare e il Castello nel 1880 è declassato da piazzaforte reale a carcere giudiziario. Le segrete e le dipendenze ubicate nelle immediate adiacenze della piazza d'armi interna del primitivo nucleo fortificato, sono adattate a spartane celle per la reclusione dei detenuti. Già in pieno clima di moti rivoluzionari era stato adibito a bagno penale per essere provvisoriamente destinato a quartiere generale militare.

Durante la prima guerra mondiale è adibito a campo di prigionia per i militari austro-ungarici, mentre nel periodo fascista è luogo di detenzione per i condannati per reati di natura politica.

Dopo il 1970 il carcere è definitivamente chiuso, per la Cittadella fortificata, il Castello e per il Borgo antico inizia una lunga decadenza architettonica e strutturale interrotta solo negli ultimi tre lustri col restauro generale di tutte le strutture.


Vista panoramica dal porto di Milazzo del promontorio del castello (1928 ca)

Duomo Antico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo Antico di Santo Stefano.

Il Duomo Antico sarebbe sorto a partire dai primi anni del XVII secolo, e consacrato nel 1616 su un progetto attribuito a Camillo Camilliani e comunque di scuola manieristica. L'imponente portale è di scuola rinascimentale. La chiesa, oggi sconsacrata, è stata sottoposta negli ultimi anni ad importanti interventi di restauro e dichiarata monumento nazionale. Essa contiene al suo interno alcune opere d'arte. Nello spiazzo antistante al Duomo Antico si affacciano i resti del monastero di SS. Salvatore (XIV secolo) confuso in genere col "palazzo de' Giurati - che alcune fonti (Napoli e Perdichizzi, Planimetria dell'Archivio di Stato di Napoli) scrivono fronteggiasse la chiesa madre - mentre ad oggi non risultano essere tracce di ulteriori opere o strutture murarie che attestino la presenza di palazzetti nobiliari nelle adiacenze del monastero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Altare di Santa Lucia.
  • Seconda campata: Altare di Santo Stefano Protomartire. Manufatto con intarsi marmorei e paliotto con medaglione raffigurante il martire. L'altare è sormontato da angeli in marmo di Carrara e un ovale in rilievo raffigurante tre corone sovrapposte simboleggianti gli ordini feudali: l'ordine demaniale o civico proprio delle città regie, l'ordine feudale o baronale, l'ordine ecclesiastico. Costituiva pala d'altare il dipinto del "Martirio di Santo Stefano". L'edicola oggi vuota presenta le tracce di un primitivo affresco "Noli me tangere" raffigurante l'incontro tra Gesù e la Maddalena.
  • Terza campata: Altare di San Nicola. A San Nicola è dedicato un luogo di culto in un imprecisato periodo storico col titolo di Chiesa Madre, identificabile probabilmente col demolito edificio della spianata.
  • Abside del Santissimo Sacramento.

Nei vani inferiori sono occupati parzialmente da una cisterna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonino Micale, Il Castello di Milazzo, Milazzo, Arti Grafiche S.T.E.S. 1982.
  • Francesco Napoli, Memorie della città di Milazzo, 1642, per la prima volta pubblicati a cura di Andrea Alioto, Messina, Il mar fra mezzo, 1994, Testo Monografico.
  • Francesco Ruvolo, Milazzo, Sikronos, stampa, 1994.
  • Francesco Perdichizzi, Melazzo Sagro: 1692 - 1698, per la prima volta pubblicato a cura di Francesco Ruvolo; (appendice di Francesco Ruvolo con documenti inediti: Architetti lombardi nella Sicilia spagnola, architettura militare e città siciliane nelle visite del Milazzo, Sikronos, stampa, 1996.
  • Giuseppe Piaggia, 1821 - 1871: Memorie della città di Milazzo, Ristampa anastatica Bologna, Atesa, 1982. Riproduzione in facsimile dell'edizione di Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1866.
  • Francesco Ruvolo, Le isole Eolie, Milazzo, guida turistica del patrimonio storico - artistico e naturalistico: itinerari, cartine, illustrazioni, credenze e feste popolari, curiosità, storia, bibliografia, notizie utili, Milazzo, 1994, Variante del titolo: Uno sguardo su terra, mare, sole, arte, storia e tradizione delle isole Eolie e di Milazzo.
  • Giuseppe Bellafiore, Architettura dell'età sveva in Sicilia 1194 - 1266, p.  91. Palermo, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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