Castello di Corigliano Calabro

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Castello di Corigliano Calabro
Torre normanna di Corigliano
Il Castello di Corigliano
Il Castello di Corigliano
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Calabria Calabria
Città Corigliano Calabro
Coordinate 39°35′48.01″N 16°31′01.49″E / 39.596669°N 16.51708°E39.596669; 16.51708Coordinate: 39°35′48.01″N 16°31′01.49″E / 39.596669°N 16.51708°E39.596669; 16.51708
Informazioni generali
Tipo Fortezza medievale, castello rinascimentale
Utilizzatore Ducato di Calabria, Regno di Napoli, Regno delle Due Sicilie
Primo proprietario Framundo di L'Oudon(Francia)
Stile Normanno/aragonese
Inizio costruzione XI secolo
Termine costruzione XI secolo
Costruttore Roberto d'Altavilla
Condizione attuale Restaurato
Proprietario attuale comune Corigliano Calabro
Visitabile Si
Eventi Nascita di Carlo III di Napoli (1354)
Sito web http://www.castellodicoriglianocalabro.it/

[1]

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il castello di Corigliano Calabro è una fortezza risalente all'XI secolo, sito in provincia di Cosenza nel comune omonimo. È stato definito come uno "fra i castelli più belli e meglio conservati esistenti nell'Italia meridionale"[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

L'origine del castello di Corigliano Calabro è legata alla figura di Roberto il Guiscardo (Roberto d'Altavilla), il re normanno d'aspetto gigantesco.

Fu lui, secondo il suo biografo Goffredo Malaterra, a volere nel 1073 la costruzione di un fortilizio vicino Rossano (Italia), nell'ambito della linea di difesa realizzata in Valle Crati tra il 1064 e il 1080. Rossano era allora ancora fortemente permeata di religiosità e cultura bizantina e frequenti erano gli episodi di ribellione verso i nuovi conquistatori. La vicina Corigliano, pur essendo solo un piccolo borgo arroccato sulla collina detta " del Serratore", poteva subirne l'influenza e Roberto non voleva correre rischi. Da qui la decisione di costruire il castello che, secondo la tradizione normanna, aveva non tanto lo scopo di proteggere il territorio da pericoli esterni, quanto di far sentire alla comunità il peso del potere dominicale.

Il primo signore del castello di Corigliano fu un vassallo del Guiscardo, Framundo, proveniente da L'Oudon (Francia), al quale seguirono suo fratello Rinaldo e poi suo nipote Guglielmo.

Torre normanna mastio nel 1073 Corigliano

Qui vediamo la torre mastio del castello, si può notare che la fortezza era costituita solo da questa torre, solo dopo anni è stato costruito l'intero castello.Il presidio Castellare di Corigliano unitamente al presidio monastico castellare di san Mauro, sorti su monasteri, furono concessi dall'Imperatore Federico II di Svevia all'arcivescovo Cicala, in fidecommisso.

La torre originatrice del castello

I Sanseverino[modifica | modifica sorgente]

Dopo un secolo dalla costruzione della fortezza il re Tancredi di Sicilia concesse in feudo Corigliano e tutte le sue terre a Ruggero Sanseverino. I Sanseverino, destinati a diventare una delle famiglie più potenti del Regno di Napoli, mantennero il loro potere a Corigliano fino agli inizi del Seicento. Fu uno dei Sanseverino, Roberto, conte di Corigliano tra il 1339 e il 1361, ad attuare gli interventi che cominciarono a trasformare radicalmente l'aspetto del castello. A questo periodo infatti risale la costruzione all'interno del lato sud della struttura di alcune importanti e comode stanze signorili. Geronimo Sanseverino, nato attorno al 1447, divenne conte di Corigliano nel 1472. Personaggio ambiguo dal carattere debole, influenzato dal principe di Salerno, suo parente, partecipò alla cosiddetta "congiura dei baroni" che nel 1485 venne ordita contro Ferdinando I D'Aragona. La rivolta fallì e due anni dopo, nel luglio del 1487, Geronimo assieme ad altri baroni meridionali venne arrestato per alto tradimento e rinchiuso nelle carceri di Castelnuovo dove morì. Sua moglie, Giovanna Gaetani riuscì a salvarsi solo grazie ad una avventurosa fuga che la condusse esule in Francia. A Geronimo vennero anche confiscati tutti i suoi beni, compreso il castello di Corigliano Calabro, affidato al comandante castrovillarese Sansonetto Musitano.

Stemma della famiglia Sanseverino

In seguito a questi gravi avvenimenti, il re aragonese si convinse ancora di più della necessità del potenziamento già in atto del sistema difensivo e repressivo del regno, con particolare attenzione alle fortezze, alle torri e ai castelli. Il figlio di Ferdinando, Alfonso duca di Calabria effettuò un viaggio di ispezione in Calabria dal 2 gennaio al 22 aprile del 1489, accompagnato dall'architetto fiorentino Antonio Marchesi da Settignano, allievo di Francesco di Giorgio Martini il più grande architetto militare del tempo. La folta comitiva reale soggiornò a Corigliano dal 20 al 22 marzo ed in quell' occasione furono decisi i lavori di ristrutturazione e consolidamento che avrebbero dato al castello di Corigliano la caratteristica impronta "aragonese". Venne rafforzato il potente mastio collegato al castello tramite un ponte levatoio, fu allargato e reso più profondo il fossato su cui si poggiavano le scarpate delle torri di cui tre di loro sono più piccole e incastonate alla struttura quadrangolare, venne anche rafforzato il ponte levatoio principale protetto dal rivellino piccola struttura importante per la difesa del ponte stesso.

I lavori si conclusero nel 1490, alcuni anni dopo nel 1495 i Sanseverino rientrarono in possesso della contea di Corigliano e quindi del castello dopo la vittoriosa conquista del Regno di Napoli da parte del re francese Carlo VIII. Fu Bernardino, figlio primogenito di Geronimo, il beneficiario del decreto reale di restituzione dei beni. Agli inizi del Cinquecento cominciò per Corigliano una costante crescita demografica. Gli abitanti, nel 1532, erano quasi 4000.

Nel 1538 il terribile pirata Barbarossa, nel corso di una delle sue incursioni in Calabria alla ricerca di schiavi e ricchezze, rivolse il suo attacco al territorio di Corigliano. I coriglianesi, dopo una vana resistenza erano sul punto di cedere quando Pietro Antonio Sanseverino, sedicesimo conte di Corigliano, fece diffondere la notizia che un suo servo avevo sognato S. Francesco di Paola che gli aveva predetto una sicura vittoria contro i barbari incursori. Rassicurati da questa profezia, i cittadini si raccolsero nel castello e attorno alle porte delle mura cittadine, dopo una strenua resistenza riuscirono ad avere la meglio sui corsari guidati dal Barbarossa.

Pietro Antonio Sanseverino passò alla storia per la sua eccezionale prodigalità. A lui si devono, nel 1535, le trionfali accoglienza riservate a Carlo V, di ritorno dalla spedizione di Tunisi, nel castello di San Mauro. Alcuni anni dopo, nel 1540, volle che fossero ristrutturate e rese comode e sontuose altre stanze abitate del castello.

Castello di San Mauro Corigliano Calabro

Alla sua morte, nel 1559, lasciò un patrimonio dissestatissimo. Nicola Bernardino, che gli succedette, non seppe riportare ordine dello stato delle finanze.

Continuò a spendere senza alcuna moderazione, attingendo a piene mani al patrimonio familiare, fino alla sua morte, avvenuta a Napoli nel 1606.

I Saluzzo[modifica | modifica sorgente]

stemma della famiglia Saluzzo

Nel 1616, il feudo di Corigliano e S. Mauro, il più grande di casa Sanseverino, già confiscato dal potere regio, venne posto in vendita per sanare, almeno in parte, gli ingenti debiti.

Gli acquirenti furono Agostino e Giovan Filippo Saluzzo, figli del ricco mercante genovese Giacomo, che pagarono, ciascuno per la sua metà, la somma complessiva di 315.000 ducati. L'acquisto fu perfezionato da un prestanome, Vincenzo Capece, per evitare il "vallimento", tassa dovuta alla Regia Corte dagli stranieri che si rendevano proprietari di feudi nel Regno di Napoli.

I nuovi signori del feudo non riuscirono ad impedire il degrado ed il progressivo impoverimento del territorio. Aumentarono in pianura le zone paludose, riprese ad imperversare la malaria, mentre l'eccessivo sfruttamento fiscale degli Spagnoli provocava malcontento ed agitazioni sociali.

Nel 1647 il popolo di Corigliano si riversò in armi attorno al castello, stanco del potere feudale dei Saluzzo, diventato particolarmente vessatorio e rapace.

Era il 18 luglio, appena un giorno dopo l'inizio della rivolta anti spagnola scoppiata a Cosenza e dieci giorni dopo lo scoppio rivoluzionario napoletano guidato da Masaniello. Il motivo fu il rifiuto del governatore della città di applicare un decreto vicereale che aboliva una tassa sulla farina. Alla testa della sommossa si mise il sindaco di Corigliano, Alessandro Mezzotero, affiancato dai notabili locali che speravano così di liberarsi di un feudatario diventato troppo esoso. La protesta ebbe successo e il governatore tre giorni dopo firmò lo statuto con cui, tra l'altro, si riconosceva l'indebita appropriazione di beni pubblici e privati da parte del feudatario e si garantiva la libertà di commercio e di iniziativa economica. Ma Agostino II Saluzzo, piombato a Corigliano, si rifiutò di ratificare l'accordo. Una nuova ondata di disordini allora cambiò carattere alla rivolta, tanto che la frazione popolare assunse il controllo della città, sotto la guida di Pompeo Perrone. Il Saluzzo si barricò nel castello e qui riuscì a resistere per alcuni mesi persino quando fu assalito e assediato a lungo dalle truppe rivoltose repubblicane guidate da Marcello Tosardo.

In seguito a questi fatti, colpito dalla fedeltà dimostrata alla causa spagnola, nel 1649 Filippo IV di Spagna concesse ad Agostino, ed ai successori, il titolo di Duca sulla terra di Corigliano.

Furono i Saluzzo a trasformare e migliorare radicalmente l'aspetto del poderoso castello, tanto che ben presto esso divenne la loro abituale dimora. Ad essi risalgono i lavori per la realizzazione della torretta ottagonale che sovrasta il mastio, la sistemazione del piazzale interno mediante due rampe di scale d'accesso, la ristrutturazione e la decorazione di numerosi ambienti, nonché l'ampia balconata esterna di cui fu dotato Salone degli specchi. Da questa balconata si poteva scendere, mediante due gradinate in ferro, su di una terrazza, ricavata sul tetto di una scuderia attrezzata e funzionale. Ad Agostino II si deve anche la realizzazione della cappella dedicata a S.Agostino, arricchita di preziosi arredi ed opere d'arte e destinata ad essere officiata "sino alla fine del mondo", come lasciò scritto nel suo testamento. Nel Settecento la situazione economica del territorio migliorò. I Saluzzo attuarono notevoli opere di bonifica, investendo con decisione nello sviluppo della grande azienda agraria, incrementando il commercio del grano e dell'olio, puntando sulla produzione di pasta e liquirizia.

Cappella di San Agostino castello Corigliano

La popolazione della città, a metà del secolo, arrivò a quasi 7.000 abitanti. Gli avvenimenti del 1799 e quelli successivi, legati al periodo della dominazione francese nel Regno di Napoli ebbero vaste ripercussioni anche a Corigliano. I Saluzzo, furono incarcerati.

Nell'aprile del 1799, il cardinale Fabrizio Ruffo alla guida delle armate sanfediste che dovevano riportare sul trono Ferdinando IV, arrivò a Corigliano e installò il suo quartiere generale nel castello. Qui furono imprigionati numerosi sostenitori della repubblica e in seguito ad un processo sommario fucilati, nel piazzale delle armi, i rossanesi Pietro Malena e Vincenzo Marrazzo.

Salone degli specchi castello Corigliano

Il 1 agosto 1806 Corigliano rifiutò aiuti e viveri alle truppe in ritirata del generale francese Reyner e per questo fu assalita e brutalmente saccheggiata. Tre anni dopo il territorio risultava pacificato sotto il controllo francese, con una loro Guarnigione stabilmente insediata nel castello. Scrisse all'epoca uno di quegli ufficiali francesi:

"Il castello è una pianta quadrata, fiancheggiato da possenti torri e circondato da un largo fossato scavato nella roccia.

Targa dedicata a Pietro Malena e Vincenzo Marrazzo fucilati nel piazzale del castello

Vi si accede attraverso un ponte levatoio, cosa che ne fa una piccola cittadella. Ufficiali e soldati vi hanno trovato un comodo alloggio. I nostri appartamenti affacciano su una magnifica terrazza da dove si gode uno dei più bei panorami che possa offrire l'Italia."

Per i Saluzzo l'abolizione della feudalità attuata dai Francesi rappresentò il colpo di grazia rispetto ad una situazione economica che era diventata già pesante alla fine del Settecento.

I Compagna[modifica | modifica sorgente]

stemma della famiglia Compagna

Nel 1822 i Saluzzo furono costretti a cedere tutte le loro proprietà a Giuseppe Compagna(1780-1834), nato a Corigliano ma di origini longobucchesi. Uomo d'affari spregiudicato ed abile, il Compagna riuscì a ricomporre la grande proprietà fondiaria che le leggi antifeudali del 1806-1808 avevano tentato di frazionare.

L'acquisto del castello fu perfezionato dal Compagna nel 1828 e suo figlio Luigi(1828-1880) vi portò le ultime, definitive, modifiche.

Barone Giuseppe Compagna

Utilizzando una parte del grande piazzale, completò i tre lati della struttura, inglobando in essa la chiesa di S. Agostino, fino ad allora separata dal castello ed innalzando un secondo piano abitabile. Da questi ampliamenti si ottenne anche un ampio e severo corridoio antistante il Salone degli Specchi. Il lato Nord del fossato fu ceduto al Comune, che lo abbatté ed al suo posto fece costruire una strada, l'attuale via Tricarico. Demolita anche la grande scuderia e su tutto il fossato nacque una graziosa villetta chiamata proprio "Villa Compagna", ricca di fiori rari di piante e animali esotici. Il piano superiore del Rivellino fu ristrutturato ed adibito a sede dell'Amministrazione di casa Compagna.

In fine Luigi Compagna per dare l'ultimo tocco di splendore al castello chiamò Girolamo Varna autore dell'affresco nella cupola della chiesa di S. Agostino e di tutti gli affreschi nei vari livelli della torre mastio. Nello stesso periodo Ignazio Perricci da Monopoli realizza il Salone degli Specchi, capolavoro questo dell'arte decorativa del barocco napoletano. Il soffitto è affrescato con effetto "trompe-l'oeil", ossia con una prospettiva aperta su un cielo stellato denominato il "palcoscenico della vita". L'insieme presenta un ricco arredo, impreziosito da lampadari di cristallo di Boemia.

affresco di Girolamo Varna nella cupola di S.Agostino castello Corigliano

Nel 1869-1872, lo stesso Luigi Compagna commissiona il trittico della "Madonna delle Rose con ai lati Sant'Agostino e Sant'Antonio Abate", al maestro Domenico Morelli, il più celebre dell'Ottocento napoletano.

In questi anni il castello aveva assunto la sua forma finale, non era più una rudere fortezza, ma era diventato un castello bello e ricco di opere d'arte una dimora nobiliare degno del suo nome.

Dopo la seconda guerra mondiale la famiglia Compagna si trasferì definitivamente a Napoli ed il castello, il 9 agosto del 1971 venne venduto alla Mensa Arcivescovile di Rossano per 20 milioni di vecchie lire. C'era stato un timido tentativo da parte di Francesco Compagna di cedere l'immobile al comune di Corigliano calabro, non se ne era fatto nulla perché gli Amministratori dell'epoca erano spaventati dagli alti costi necessari alla ristrutturazione e alla gestione.

Il "Palcoscenico della vita" di Ignazio Perricci, soffitto salone degli specchi castello Corigliano

Dopo i Compagna[modifica | modifica sorgente]

La Curia rossanese si rende però ben presto conto di non avere fatto un buon affare. Il castello è prestigioso, ma è anche sproporzionatamente costoso rispetto all'uso (sede di una scuola per l'infanzia affidata alle suore) cui viene adibito. Cominciarono così, alla metà degli anni settanta, discrete trattative la Curia e il comune di Corigliano, rappresentati dal vescovo, mons. Antonio Cantisani e dal sindaco, prof. Franco Pistoia.

il trittico della "Madonna delle Rose con ai lati Sant'Agostino e Sant'Antonio Abate" di Domenico Morelli, chiesa S.Agostino,castello Corigliano

Le trattative vanno a buon fine e l'11 marzo 1979, con rogito del notaio dott. Gemma Terzi di Corigliano, il castello passa di proprietà al Comune di Corigliano Calabro ad un prezzo di 65 milioni di lire.

Fin dall'inizio si pone il problema del restauro dell'immobile, ridotto in condizioni di grave degrado. Nel 1980 e poi nel 1983 tre tecnici, l'architetto Mario Candido, l'architetto Leonardo Scarcella e l'ingegnere Giuseppe Smeriglio vengono incaricati della redazione di un progetto generale di consolidamento finanziato restauro e destinazione d'uso del progetto dalla Comunità europea,

Oggi il castello è un monumento nazionale dichiarato per legge nel 1927, ed è museo storico artistico culturale dell'intera comunità. Il castello è pieno di stanze da visitare come il Salone degli Specchi, la sala da pranzo, le cucine, sotterranei, torre mastio, il fossato ecc.

Inoltre il piano superiore del castello viene utilizzato per mostre pittoriche, fotografiche, convegni ecc. tutte manifestazioni culturali aperte alla collettività.

Inaugurazione del castello ducale[modifica | modifica sorgente]

Dopo 14 anni di restauro 1988-2002, finalmente il 15 dicembre 2002 è una giornata memorabile quella in cui il castello di Corigliano viene consegnato ufficialmente alla comunità locale, dopo che per tutta la sua millenaria vita era stato il simbolo più visibile del potere feudale e baronale dell'intero territorio della sibaritide.

I festeggiamenti partirono con un lungo corteo da piazza Sant'Antonio formato da gente, banda musicale, sbandieratori e capitanato dal Sindaco di Corigliano Calabro Giovanni Battista Genova dalla sua giunta molto noto l'assessore alla cultura e al turismo Gaetano Gianzi e da altri politici. Il corteo si avvia lungo via Roma per poi arrivare a piazza del popolo ed infine al Castello per il taglio del nastro da parte del Sindaco della città di Corigliano Calabro.

corteo inaugurazione castello ducale corigliano

I festeggiamenti durarono l'intera giornata. Tra i politici presenti bisogna ricordare il Presidente della provincia di Cosenza Antonio Acri, il Governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti, l'onorevole Vittorio Sgarbi, il vice-ministro alle infrastrutture e ai trasporti onorevole Mario Tassone e l'architetto Mario Candido responsabile dei lavori di restauro.

Per le vie della città ai balconi sono esposte tante coperte colorate, che contribuiscono ad accrescere il clima di festa.

Arrivati al castello il sindaco di Corigliano procede al taglio del nastro accompagnato da applausi, tripudi di bandiere,

taglio del nastro fatto dal sindaco di Corigliano dott. Genova

squilli di trombe, inno d'Italia, fuochi pirotecnici, tagliato il nastro si procede verso la Sala degli specchi dove avviene

discorso dell'on. Vittorio Sgarbi

da parte di attori in veste del conte Sanseverino e di sua moglie, la consegna delle chiavi della fortezza nelle mani dei nuovi proprietari.

Il Mastio[modifica | modifica sorgente]

La torre Mastio

Da sempre emblema del castello per l'eccellenza, il mastio si erge con la sua statura di gigante, sorprendendo ancora oggi per l'imponenza della base scarpata, abilmente coniugata con l'eleganza delle finestre ad arco e delle torri merlate.

scala a chiocciola torre mastio

Tipici esempi di architettura militare Aragonese, il mastio e le altre torri del Castello mostrano forma cilindrica, a base larga, con scarpe che salgono fino ai due terzi della loro altezza. Anima del mastio è la vertiginosa scala a chiocciola in ferro voluta dai Compagna, si riavvolge su se stessa per tutta l'altezza della torre, in un crescendo di decori ed affreschi eseguiti dal pittore fiorentino Girolamo Varna attorno al 1870. Il mastio si divide in quattro livelli fino ad arrivare in cima alla torre, ogni livello ha la sua caratteristica diversa dagli altri.

uno dei dipinti nel piano delle crociate

Piano terra: Il piano terra che doveva far parte della struttura più antica del castello, è affrescato solo nella volta con motivi

uno dei dipinti del piano di Roma antica

geometrici monocromatici.

Piano delle crociate: il più ricco dei quattro livelli con affreschi di antichi sovrani e cavalieri alle pareti e drammatiche scene di battaglie nelle numerose lunette incorniciate da stucchi sulla volta.

Piano dell'antica Roma: in questo piano gli affreschi nei tondi della volta eternano famose scene dell'antichità classica,

in un geometria che si compone in petali avvolgendosi a fiore sul tortuoso stelo della scala.

una facciata del piano degli scudi

Piano degli scudi: ultimo piano del mastio, sono presenti numerosi scudi effigiati ad intervalli regolari lungo il perimetro della volta sulla quale spiccano regali figure assise in trono, contornate dai simboli del loro potere.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

il castello di Corigliano Calabro un patrimonio storico-culturale da riscoprire di Nicodemo Misiti.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ fonti citate nel testo della voce
  2. ^ Storia del castello di Corigliano