Castello di Castrocucco

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Castello di Castrocucco
CastrocuccosCastle.JPG
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Basilicata Basilicata
Città Maratea
Informazioni generali
Tipo castello medievale
Utilizzatore feudatari del feudo di Castrocucco
Funzione strategica Controllo sulla foce del fiume Noce e della vallata che penetra nel Lagonegrese meridionale
Inizio costruzione IX secolo
Altezza 222 m s.l.m.
Condizione attuale rudere

[senza fonte]

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Il castello di Castrocucco è un castello della Basilicata. Si trova a Maratea, nella provincia di Potenza, nei pressi della frazione omonima, sospeso su un grande costone di roccia. Nel 2005 è stato sottoposto a tutela dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e tutta l'area circostante è stata individuata quale Sito di Interesse Comunitario.

Nello stesso anno è stato reinserito nell'eleco dei monumenti nazionali italiani, da dove fu eliminato non si sa quando o perché.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Disponiamo di pochissime fonti circa l'origine del castello. Molto probabilmente fu costruito nel IX secolo, in quanto il nome del castello è già presente in una bolla di Alfano I, vescovo di Salerno, datata 1079.[2] Altri storici locali lo vogliono più antico, facendone risalire la costruzione alla difesa di Blanda Julia.[3]

È noto poi che nel tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo il castello venne abbandonato, per poi essere ceduto, con l'annesso feudo, tra il 1470 e il 1660, prima ai nobili De Rosa e poi ai nobili Giordano.[4]

Durante il XVI secolo fu ristrutturato e ingrandito, e le sue mura furono modificate per ospitare delle bocche da fuoco. Dal 1664 fu tenuto dai Labanchi, famiglia calabrese proveniente da Bisignano che possedette il castello e il feudo fino al XIX secolo.[5]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Il castello[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Castrocucco fu abbandonato nel XVII secolo, e pertanto presenta un pessimo stato di conservazione. Sono comunque ancora ben distinguibili alcuni elementi, come la porta di accesso, alcuni bastioni posti agli angoli della struttura e tratti del cinto di mura.

Lo storico Michele Lacava, che effettuò un sopralluogo al castello nel 1891, così lo descrive:

« Il castello un tempo dovea essere ben grande, ma ora è tutto in rovina; poteva contenere un trenta case, addossate all'interno del muro di cinta che è ben alto. In mezzo al castello esiste un vano o cortile scosceso; nell'alto di questo vano trovasi la parte più fortificata del castello posta verso settentrione. Nelle mura di questa parte veggonsi molti buchi per balestrieri. Le stanze sono tutte in roviona, ed in alcuni vedesi solo il pavimento, fatto di calcestruzzo. Non si trova conserva o cisterna alcuna per l'acqua, od almeno ora non ne apparisce traccia tra tante ruine. Molti buchi di balestrieri trovansi ancora alle mura esterne del Castello. Non vi appariscono vestigia di saracinesche alle porte. Una torre tonda, in parte diruta, trovasi, vicino all'ingresso del castello che è rivolta ad oriente: questa torre ha dei buchi per balestre od archibugi, ed ha due buchi tondi per colubrine »
(Lacava, op. cit., pagg. 22-23.)

Il castello fu costruito per difendersi dalle incursioni saracene che arrivavano dal mare, quindi la sua posizione è arroccata, pronta a rispondere ad esigenze di difesa degli abitanti, su una delle migliori zone di controllo che rispondevano all'esigenza di difesa degli agglomerati retrostanti, e quindi della stessa Maratea.

Il borgo[modifica | modifica sorgente]

Nei pressi del castello sorgono le rovine un antico borgo, sviluppatosi probabilmente in seguito all'edificazione della struttura medioevale.

« Alcune case erano fuori il cinto del castello, e costituivano un piccolo villaggio: che si estendeva tra oriente e mezzogiorno, sul ciglio di una collina, la quale congiunge il promontorio di Castrocucco ai monti contigui. Queste case non erano molte, non oltre forse una cinquantina, ed in qualche punto apparirebbero gli avanzi di un muro di cinta. Alla punta di questo villaggio, e poco discosto dal Castello, trovansi una piccola cappella diruta, e vedasi ancora l'abside con rozze pitture a fresco. Il fabbricato di questo castello, può rimontare al 1100 e 1200, restaurato e modificato verso il 1600 per l'adattamento delle bocche da fuoco »
(Lacava, op. cit., pagg. 22-23.)

Sono visibili i resti di oltre 20 edifici, di una torre di guardia, di mura di cinta e una chiesa, che la tradizione popolare di Maratea vuole fosse dedicata a San Pietro. All'interno di questa si rilevano cripte ed i residui di antiche pitture, ancora parzialmente visibili malgrado la secolare esposizione alle intemperie.

Il Recupero[modifica | modifica sorgente]

Sfortunatamente, il castello di Castrocucco non ha mai beneficiato di lavori di recupero o restauro a rudere. Questa situazione, e la certezza che il recupero del castello possa contribuire alla crescita dell'interesse storico, turistico ed economico di Maratea ha spinto il comitato Iniziativa Cittadina ad adottare il castello. Il presidente di questo comitato, Biagio Salerno, scrisse al riguardo all'allora vicepresidente del consiglio Francesco Rutelli e a tutte le autorità della Basilicata competenti in materia. Questo comitato, che fu poi contattato dal presidente della regione Vito De Filippo per un incontro e dall'Università della Basilicata, continua tuttora una serie di iniziative.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il castello di Castrocucco è monumento nazionale, articolo de «Il Cittadino di Basilicata», n. 21 dicembre 2007, pag. 9.
  2. ^ Cernicchiaro, op. cit., pagg. 34-35
  3. ^ Tarantini, op. cit., pag. 21
  4. ^ Tarantini, op. cit., pag. 54
  5. ^ Cernicchiaro & Perretti, op. cit., pag. 198-200

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • José Cernicchiaro, Conoscere Maratea, Napoli, Guida Editore, 1979.
  • Josè Cernicchiaro & Vincenzo Perretti, L' antica "terra" di Maratea nel secolo XVIII: note di storia civile e religiosa, Potenza, Il Salice Editore, 1992.
  • Michele Lacava, Del Sito di Blanda, Lao e Tebe Lucana, Napoli, 1891.
  • Biagio Tarantini, Blanda e Maratea: saggio di monografia storica, Napoli, 1888.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]