Castello di Castiglione

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Il castello di Castiglione o di Castiglioni è situato nei pressi di Cercina, frazione del comune di Sesto Fiorentino.


Castello di castiglione

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'esistenza di un castello nei pressi di Cercina è attestata a partire dal X e XI secolo[1]. Lo sviluppo del castello fu legato alla famiglia dei Catellini da Castiglione, che ne deteneva il possesso intorno al 1230[2] e ne derivò il nome.

Alla fine del XIV secolo i Catellini vennero espulsi dalla Repubblica Fiorentina, perdendo i propri diritti sul castello[3], che riottennero nel 1434, mantenendone il possesso per i successivi secoli. Nel XV-XVI secolo dovette subire diversi interventi, che lo trasformarono da luogo fortificato a residenza signorile, interventi sicuramente databili a questo periodo, sia per l'uso delle grandi finestrate utilizzate anche in altre trasformazioni dello stesso periodo, sia per la concordanza con la raffigurazione nell'affresco cinquecentesco del chiostro di San Marco a Firenze: nello sfondo il castello ha condizioni molto simili alle attuali.

Nel 1452 sant'Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze, soggiornò nel castello per un breve periodo, ospite di Francesco di Bernardo da Castiglione, suo segretario particolare e pievano di Sant'Andrea a Cercina. L'arcivescovo fu ospitato per tre giorni nella residenza della famiglia. Qui avrebbe operato il miracolo invocato da Dante di Bernardo da Castiglione che, sposato da tempo con Marietta di Ruberto di Bonaccorso Pitti, fino ad allora non aveva avuto figli, col pericolo di vedere così estinguere la propria casata. I coniugi ricevettero la grazia invocata dal santo arcivescovo ed ebbero numerosi figli[4]. Le stanze ai piedi della torre che avevano ospitato l'arcivescovo furono trasformate in seguito in una cappella a lui dedicata. Un'altra visita fu fatta in seguito da papa Leone X, ospite del proprio segretario apostolico, Francesco di Dante da Castiglione, uno dei figli nati in seguito all'intercessione miracolosa di sant'Antonino e anch'egli pievano di Sant'Andrea.

Durante l’assedio di Firenze (1529-1530), Dante di Bernardo da Castiglione si batté a duello con il fuoriuscito Bertino Aldobrandi. Lo stocco utilizzato in tale duello fu per secoli conservato nel castello, ne fa una splendida descrizione il Guerrazzi nel suo romanzo storico "L'assedio di Firenze", fino a quando, nella seconda metà del XIX secolo, venne venduto all’asta in una villa presso Fiesole. Il duello è ricordato in un affresco, in condizioni fatiscenti, presso il castello in una parete di una delle grandi sale. Vi si distinguono, con difficoltà, i duellanti e, sullo sfondo Porta San Pier Gattolino (Porta Romana). Lo stesso episodio è riportato dal Vasari nell'affresco "L'assedio di Firenze", presso le stanze di Clemente VII in Palazzo Vecchio.

Agli inizi del XIX secolo l'edificio fu venduto ai Garinei, passando poi per successivi atti di vendita ai Sambalino, agli Strozzi, a Giangualberto Carminati (1897), ai Pozzolini (1913. Nel corso del XX secolo ebbe numerosi altri cambiamenti di proprietà e venne lasciato in stato di abbandono.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'edificio si presenta composto da più parti edificate in periodi diversi. L'ala sud-occidentale sembra essere di più antica origine[5]. L'attuale aspetto si deve a trasformazioni subite probabilmente nel XV-XVI secolo: di questo riordino ed ampliamento sono visibili sulla facciata sud i due portoni di accesso incorniciati con blocchi bugnati di pietra (uno dei quali tamponato) e le ampie finestrate uguali a quelle del lato est nel cortile interno.

Parte dell'ala sud dell'edificio è dovuta ad un'aggiunta successiva, ciò è provato dall'assenza dei locali sotterranei, che invece sono presenti nel resto della costruzione, e dalla raffigurazione del complesso nell'affresco di Bernardino Poccetti nel chiostro di San Marco; la presenza dello stemma dei Catellini al centro della facciata di quest'ala indica tuttavia la sua realizzazione precedentemente alla vendita dell'edificio nel XIX secolo.

Alcuni lavori di trasformazione interna sono stati eseguiti nel XX secolo, come mostrano i resti di solai laterocementizi semicrollati, alcuni mirati alla suddivisione dell'edificio in unità abitative con il tamponamento di porte interne. L’edificio a lungo abbandonato ha subito diffusi crolli di solai e coperture oltre ai danni causati da vandali e saccheggiatori che lo hanno spogliato di quasi tutto ciò che era possibile asportare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un documento[senza fonte] riguarda la donazione di alcuni diritti sul castello, fatta al tempo dell’imperatore Berengario, da Guidalberto figlio di Garisindo, al vescovo fiorentino.
    Nel 1042 la nobile Waldrada cedette al figlio Ridolfo i suoi possessi, tra i quali corte e castello situato in loco Cersino, ossia a Cercina; poco dopo, nel 1050, la corte situata "nel luogo detto Cornito prope Cersino" fu lasciata da Areberga (probabilmente la nuora di Waldrada) ai canonici della cattedrale. Nel 1070 si ebbe la donazione di un terreno da parte dei coniugi Rolando e Berta, abitanti nel castello di Cercina. Nel 1072 Rolando di Federico del Borghini, probabilmente lo stesso del precedente documento, rinunciò, insieme ad Ariotto di Sichelmo, ai diritti sul castello di Cersino in favore del vescovo di Firenze Ranieri (Emanuele Rpetti, Dizionario geografico fisico della Toscana, vol.1, Firenze 1833, pp.655-657, pubblicato on-line sul sito dell'Università di Siena: vedi voce Cercina).
    In un altro documento[senza fonte] del XI secolo si riferisce della cessione di altri diritti sul castello da parte di Zenobio e Saraceno al vescovo Gherardo, futuro papa Niccolò II, cessione riconfermata nel 1074 da Orlando di Michelone e da Adalgitta figlia di Bernardo, per i propri possessi nel borgo del castello.
  2. ^ Emanuele Ripetti, Dizionario geografico fisico della Toscana, vol.1, Firenze 1833, pp.655-657 (pubblicato on-line sul sito dell'Università di Siena (voce Cercina).
  3. ^ Divennero proprietari del castello Gherardo e Tommaso Pazzini, Giovanni, Tommaso e Antonio Lippi. In questo periodo probabilmente il castello subì danni a causa delle lotte tra Fiorentini e feudatari del contado e ciò causò ulteriori trasformazioni dell’edificio[senza fonte].
  4. ^ L'episodio è raffigurato negli affreschi sulla vita del santo realizzati da Bernardino Poccetti nel chiostro di Sant'Antonino della basilica di San Marco a Firenze, in una delle 8 lunette del portico di Michelozzo.
  5. ^ I numerosi rimaneggiamenti subiti sono testimoniati dalle irregolarità presenti nelle volte a crociera. Il paramento del muro sull'ala ovest, visibile in seguito alla caduta dell'intonaco, e l'angolo nord-ovest mostrano tracce di muratura di epoca alto-medioevale[senza fonte].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico della Toscana, vol.1, Firenze 1833, pp.655-657 (pubblicato on-line sul sito dell'Università di Siena (voce Cercina).
  • Guido Carocci, I dintorni di Firenze, Galletti e Cocci, 1906
  • Alberto Lippi, Storia di una Pieve del contado fiorentino: Cercina e la valle del Terzolle, Giorgi & Gambi, Firenze 1968
  • Marcello Mannini, Le strade e i popoli della Podesteria di sesto nel XVI secolo, Sesto Fiorentino, 1965.
  • Marcello Mannini, Valori storici, artistici, archeologici di Sesto Fiorentino: cartografia dell’Archivio di Stato di Firenze e del piano regolatore di Sesto Fiorentino, Tipografia Nova, Sesto Fiorentino, 1965
  • Arturo Villoresi, Sesto fiorentino: notizie di storia, geografia, arte; a cura di Laura Lici, Sara Pollastri, Biblioteca pubblica, Sesto Fiorentino, 1988, stampa 1989

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]