Castello Savelli Torlonia

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Castello Savelli Torlonia
Castello Savelli Torlonia
Castello Savelli Torlonia
Ubicazione
Stato attuale Sede di una biblioteca e di un museo naturalistico
Regione Lazio Lazio
Città Palombara Sabina
Informazioni generali
Tipo Castello
Primo proprietario Famiglia Ottaviani
Inizio costruzione XI secolo
Termine costruzione Ultimi rimaneggiamenti di rilievo nel Cinquecento

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Il castello Savelli Torlonia è una struttura difensiva sita a Palombara Sabina, in provincia di Roma. Il castello è sito nel punto più alto del cocuzzolo dove si sviluppa il centro abitato: le vie a spirale che lo attraversano partono dal castello e lo collegano direttamente con le vie principali che vanno a Roma, la Via Salaria e la Via Tiburtina[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel registro sublacense risulta menzionato in un documento del 1064[2]: il nucleo originario, probabilmente, è stato edificato dagli Ottaviani[2], ramo dei Crescenzi: era a pianta quadrata e vasto circa un ettaro. Nel 1180 vi viene arrestato l'antipapa Innocenzo III[2]. Nel 1250 i vecchi conti proprietari del castello lo cedono a Luca Savelli, nipote di Papa Onorio III, da cui il castello prende parte del nome. Dopo questo passaggio di proprietà, tra il Duecento ed il Trecento vi si praticano numerosi rimaneggiamenti e ampliamenti, in particolare attorno alla torre di guardia medievale, mentre il camminamento del Muro del Soccorso, un camminamento fortificato, subirà drastiche modifiche nella seconda metà del Quattrocento[2].

Nel 1310 il castello diventa sede di un tribunale per il giudizio dei Templari. Nel Cinquecento, Troilo Savelli fa ricostruire il castello, rinforzandolo e facendo affrescare le stanze interne e la cappella. Dal Seicento fino alla metà del Novecento, infine, continua a cambiare proprietari, finché nel 1971 viene venduto al Comune di Palombara. Attualmente, il castello è sede di una biblioteca e di un museo naturalistico[1].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Con ben 132 ambienti su un'area di 10.000 metri quadrati, si tratterebbe del castello più grande del Lazio[1]. Malgrado i ripetuti ed estesi ampliamenti praticati nel corso dei secoli, comunque soprattutto fra il Duecento e il Trecento, il castello mantiene ancora oggi l'aspetto medievale poiché sono state sempre impiegate le stesse tecniche edili, nonché gli stessi materiali[2]. La struttura del castello appare molto complessa e ricca di edifici annessi, il tutto dominato dall'alta torre di guardia in muratura con coronamento a caditoie.

Gli affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi visibili tuttora nelle sale interne sono quelli riconducibili alla volontà di Troilo Savelli e sono opera di Baldassarre Peruzzi[3], suo conoscente. Fra le varie pitture del castello si ricordano quelle nello studio, dove vi è una serie di ritratti di eroi romani, tra cui Attilio Regolo, con ogni ritratto segnato da frasi di elogio del personaggio ritratto e separati da teste di buoi marroni su sfondo verde. Sempre nello studio, il soffitto è decorato da affreschi grotteschi costituiti da disegni di putti che sovente si trasformano in foglie di acanto. In un piccolo studiolo separato vi sono delle allegorie delle arti liberali: astronomia, musica, retorica, aritmetica, geometria e dialettica[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Notizie generali sul castello sul sito tibursuperbum.it
  2. ^ a b c d e Storia del castello sul sito tibursuperbum.it
  3. ^ a b Descrizione degli affreschi sul sito tibursuperbum.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]