Castell'Umberto

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Castell'Umberto
comune
Castell'Umberto – Stemma Castell'Umberto – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Vincenzo Lionetto Civa (lista civica Insieme per crescere) dall'11/06/2013
Territorio
Coordinate 38°05′00″N 14°48′00″E / 38.083333°N 14.8°E38.083333; 14.8 (Castell'Umberto)Coordinate: 38°05′00″N 14°48′00″E / 38.083333°N 14.8°E38.083333; 14.8 (Castell'Umberto)
Altitudine 660 m s.l.m.
Superficie 11,43[1] km²
Abitanti 3 278[2] (30-04-2012)
Densità 286,79 ab./km²
Frazioni Cammara, Carnevale, Castello, Contura, Drià, Margi, Morello, San Giorgio, Santa Croce, Sfaranda, Vecchio Centro (o Castania), Vecchiuzzo, Baracche, ecc.
Comuni confinanti Naso, San Salvatore di Fitalia, Sinagra, Tortorici, Ucria
Altre informazioni
Cod. postale 98070
Prefisso 0941
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083014
Cod. catastale C051
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Umbertini
Patrono San Vincenzo Ferreri
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castell'Umberto
Posizione del comune di Castell'Umberto all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di Castell'Umberto all'interno della provincia di Messina
Sito istituzionale

Castell'Umberto (Castané in siciliano) è un comune italiano di 3 278 abitanti della provincia di Messina in Sicilia.

Dista circa 80 chilometri ad ovest da Messina e 120 da Palermo ed è situato sui Nebrodi settentrionali, sulla dorsale nord-occidentale del monte Rocca di Poggio, tra le fiumare di Naso e di Fitalia, estendendosi per una superficie di 11,4 km² a 660 m di altitudine.

Chiesa Madre

Storia[modifica | modifica sorgente]

Anticamente chiamato Castanìa,[3] il borgo sorgeva più a valle, dominando il torrente del Fitalia. Le origini sono incerte. Secondo una teoria del Professor Rosario Scurria, illustre poeta e intellettuale castanese, il nome sarebbe una corruzione di Castrum Aeneae[4], ossia fortezza di Enea. Secondo questa teoria infatti alcuni compagni di Enea avrebbero risalito il torrente e fondato un grosso centro a valle, Salusapri, che a seguito di un'alluvione si sarebbe scinto in tre centri urbani: Castania (l'attuale Castell'Umberto appunto, Tortorici e San Salvatore). L'ipotesi sarebbe supportata dall'antico nome di una contrada, Scanio, che sarebbe stata chiamata così in onore del figlio di Enea, Ascanio appunto. In epoca bizantina il borgo antico fu roccaforte contro le invasioni saracene. A quel periodo infatti risale l'antica torre che poi, nel XVI secolo, divenne castello della nobile famiglia Sollima per passare poi nel 1671 alla famiglia Galletti che fu feudataria della baronia di Castania. Precedentemente era appartenuto ad altri casati, fra cui quello dei Barresi. Una serie di pericolose frane avvenute a cavallo fra XIX e il XX secolo costrinsero i cittadini a evacuare. Iniziarono quindi i lavori per la costruzione del nuovo centro, rinominato in onore del principe ereditario Umberto I. Il piano architettonico del nuovo borgo è su modello dei paesini piemontesi che il cavalier Di Vincenzo, allora sindaco del paese, poté ammirare durante il suo viaggio sino alla corte del Re, che dovette compiere per la richiesta di fondi destinati alla ricostruzione del paese. Oggi il paese si configura come uno dei più fortunati e accoglienti della zona per una serie di ragioni. Esso gode innanzitutto di un centro urbano sistemato secondo le regole della "città-giardino", caratterizzato dunque da un'armoniosa alternanza tra architettura e spazi verdi. Dalla piazza centrale, sulla quale si affacciano la chiesa matrice e il municipio, si dirama dunque la zona nuova del paese, arricchita da un parco comunale provvisto di piscina e campi sportivi. Un altro elemento di attrattiva è il panorama che si gode dal paese, e in particolare dalla collinetta della chiesa di Santa Croce, per via della sua posizione privilegiata. Oltre a tutti i paesi intorno e alle splendide vallate, lo spettatore può godere della vista delle isole Eolie da un lato e dell'Etna dall'altro. A meno di un chilometro dal centro si raggiunge il centro storico, l'antichissimo borgo di Castanìa, in cui si può ammirare il tessuto urbano tipicamente medioevale, le chiese superstiti e la torre del castello. A nord del paese vi è poi la suggestiva pineta, dal paesaggio tipicamente nebroideo, con fauna e flora autoctone.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

  • la Chiesa madre Maria SS. Assunta, finita di costruire nei primi del Novecento, conserva al suo interno due statue di Antonio Gagini (1526-1532), nonché antichi quadri quali "Il martirio di San Bartolomeo", un dipinto raffigurante l'antica patrona e paesana del paese, Santa Marina Pandarita e l'insigne simulacro dell'attuale patrono San Vincenzo Ferreri
  • la Chiesa Maria S.S. Annunziata della c.da di Sfaranda.
    Simulacro del Patrono di Castell'Umberto San Vincenzo Ferreri custodito nella Chiesa Madre.
  • il Castello Normanno dei Sollima, di cui rimangono il maschio e parte delle mura, che sovrasta il centro storico del paese.
  • la cinquecentesca Chiesa di S. Francesco, un tempo archivio dei monaci francescani e oggi splendida per i suoi affreschi e il suo antico organo d'oro.
  • l'antica chiesa di Santa Barbara, in pieno centro storico. Si distingue per il campanile a mosaico policromatico.
  • il convento domenicano dedicato a San Vincenzo Ferreri, patrono del paese, costruito intorno alla fine del Quattrocento e attiguo alla chiesa di Santa Barbara. Fu edificato nel luogo in cui venne a finire una pietra lanciata da un predicatore domenicano giunto in paese per portarvi il culto di San Vincenzo e incitare gli abitanti a edificare una chiesa in suo onore. Oggi ne resta solo il campanile e parte delle pareti. Esso è stato in parte ricostruito e trasformato in auditorium all'aperto per l'organizzazione di eventi culturali.
  • il santuario di Santa Croce. Sorge su una collinetta, sulla cui sommità si trova una croce che si dice fosse punto di riferimento per le navi nel tardo Medioevo.
  • la Chiesa di San Giorgio, antichissima chiesetta fuori paese da poco ricostruita.
  • i ruderi dell'antichissima chiesa madre del paese, la chiesa di San Nicola, nonché i ruderi del convento basiliano di Santa Marina, adattato a frantoio in epoche successive.
  • ruderi dell'antica chiesetta rurale dell'Angelo custode.
  • la fontana della villa comunale Pertini e quella dedicata agli emigrati in Australia, di recente costruzione.
  • le insegne di benvenuto che si trovano a contrada Baracche e sulla Statale 113 Randazzo - Capo d'Orlando all'altezza della Villa Comunale Lucio Piccolo
  • il convento delle suore salesiane, già abitazione privata.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]


Economia[modifica | modifica sorgente]

Celebre la lavorazione della pietra castenese da parte degli scalpellini locali. Da ricordare anche la produzione di prodotti locali dall'inconfondibile sapore mediterraneo.

Il paese è costituito da vari servizi, sia sportivi che culturali come la piscina, la piazza centrale, il parco, la villa comunale, una struttura attrezzata per la riproduzione di film e video, un campo da tennis, un ippodromo, una biblioteca comunale, un oratorio ancora in fase di organizzazione (ex convento delle suore), un campo da calcio comunale e una sede sportiva.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Castell'Umberto fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.8 (Colline litoranee di Patti)[6].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2012.
  3. ^ Il nome di Castanìa è stato modificato in Castel Umberto con il Regio Decreto 8 giugno 1865 n. 2414 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 agosto 1865.
  4. ^ Dizionario illustrato dei comuni siciliani. Francesco Nicotra. Palermo società editrice, 1908.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 22 maggio 2014.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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