Castell'Arquato

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Castell'Arquato
comune
Castell'Arquato – Stemma Castell'Arquato – Bandiera
Veduta della cittadina medievale
Veduta della cittadina medievale
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Piacenza-Stemma.png Piacenza
Sindaco Ivano Rocchetta (lista civica appoggiata da Lega Nord) dal 09/06/2009
Territorio
Coordinate 44°51′00″N 9°52′00″E / 44.85°N 9.866667°E44.85; 9.866667 (Castell'Arquato)Coordinate: 44°51′00″N 9°52′00″E / 44.85°N 9.866667°E44.85; 9.866667 (Castell'Arquato)
Altitudine 224 m s.l.m.
Superficie 52 km²
Abitanti 4 728[1] (31-10-2013)
Densità 90,92 ab./km²
Frazioni Bacedasco Alto, Doppi, Pallastrelli, San Lorenzo, Sant'Antonio, Vigolo Marchese
Comuni confinanti Alseno, Carpaneto Piacentino, Fiorenzuola d'Arda, Lugagnano Val d'Arda, Vernasca
Altre informazioni
Cod. postale 29014
Prefisso 0523
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 033012
Cod. catastale C145
Targa PC
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti arquatesi
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Castell'Arquato
Posizione del comune di Castell'Arquato nella provincia di Piacenza
Posizione del comune di Castell'Arquato nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Castell'Arquato (Castél Arquä o Castél Arcuà in dialetto piacentino[2]) è un comune italiano di 4.728[3] abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Strategicamente situato sulle prime alture della val d'Arda, il borgo medioevale è arroccato lungo la collina e domina il passaggio. Il centro storico resta sviluppato sulla riva sinistra del torrente Arda. Dista circa 30 km da Piacenza, capoluogo provinciale, 42 km da Cremona e 45 km da Parma.

Il borgo è costruito secondo la struttura dei borghi medioevali e non ha subito negli anni modifiche degne di nota. È città d'arte.

Castell'Arquato si trova sui Colli piacentini, zona DOC per la produzione dei vini, tra cui il Gutturnio, la Bonarda, la Barbera e l'Ortrugo, oltre al Monterosso, vino tipico del luogo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini non sono storicamente provate. Si presume fosse un castrum militare risalente ai tempi della colonizzazione romana della zona[senza fonte]. In epoca imperiale si sviluppò come piccolo capoluogo rurale, grazie alla posizione favorevole di dominanza sulla rete viaria.


Le prime notizie riguardanti la pieve di Castell'Arquato sono dell'VIII secolo d.C. costruita da un “nobile e potente Signore nomato Magno”. Magno fece edificare il castello a base quadrata e una chiesa in onore della gran Madre di Dio (756-758).

Ai tempi Castell'Arquato aveva una organizzazione militare “castrum”, la sua curtis (organizzazione agricola del territorio), la sua curia (amministrazione della giustizia), la sua pieve (amministrazione religiosa). L'esistenza di Magno e la sua donazione della chiesa Santa Maria è una bufala fatta al Campi, che scriveva nel 1600.[4]

Magno dona alla sua morte nel 789 al vescovo di Piacenza il paese, la chiesa di Santa Maria (Ponzini ha ampiamente dimostrato, documenti a mano, che la chiesa-pieve di Castell'Arquato era dedicata a Sant'Antonino) e i beni annessi e Castell'Arquato assume un'importante indipendenza come Pieve. Con la donazione di Magno, Castell'Arquato passa sotto il dominio del vescovo di Piacenza.

Ci sono testimonianze che negli ultimi decenni del I millennio il borgo arquatese godesse di notevole vitalità. Il vescovo godeva per il territorio arquatese del fodro (diritto di esazione delle imposte dirette) su tutti gli uomini, nobiles, burgenses o castellani che posseggono case e terreni e sugli ecclesiastici di Santa Maria.

Dal 1204 al 1207 Grimerio, vescovo di Piacenza, scelse come dimora Castell'Arquato. Il borgo assume una maggiore autonomia rispetto al comune di Piacenza. La concessione del governo autonomo avviene ufficialmente nell'estate del 1220.

Il primo documento dell'archivio storico della comunità arquatese è del 10 agosto 1220 e certifica che il vescovo Vicedomio cede al comune e agli homines di Castell'Arquato tutti i suoi beni nel borgo e nel territorio, dandoli in enfiteusi per 700 lire piacentine. Per 200 lire e un piccolo canone annuo cede anche “a titolo di investitura in perpetuo tutte le giurisdizioni, onori e ragioni di decimare” di Castell'Arquato, Lusurasco, San Lorenzo e Vernasca.

Castell'Arquato viene retta da un podestà nominato dal Comune di Piacenza tra i membri più illustri delle famiglie piacentine e restava in carica tre anni. Il podestà aveva funzioni civili, politiche e amministrava la giustizia.

La fase podestarile termina nel 1290 quando Alberto Scotti, sostenuto dal partito guelfo, dal ceto mercantile e dalle corporazioni degli artigiani, diventa signore di Piacenza. Anche Castell'Arquato diventa una signoria vera e propria. Scotti si lega alla famiglia Visconti ed estende il proprio dominio al territorio di Piacenza. A Castell'Arquato insedia il podestà Tedesio de' Spectinis. L'alleanza coi Visconti finisce nel 1302; il figlio di Matteo Visconti, Galeazzo Visconti, sposa Beatrice d'Este e sposta il peso delle alleanze, dando il via ad un periodo di scontri che porteranno gli Scotti a Milano.

Sotto il dominio degli Scotti Castell'Arquato acquista prestigio politico e si arricchisce di molte delle costruzioni che si possono ammirare ancora oggi, tra cui il Palazzo di Giustizia, nucleo di quello che oggi è il Palazzo del Duca e il Palazzo del Podestà.

Nel 1304 Alberto Scotti viene cacciato da Castell'Arquato dal comune di Piacenza, ma vi tornò tre anni dopo nel 1307. Dopo la discesa di Arrigo VII del 1310, Scotti governerà il borgo a fasi alterne fino al 1316, quando Galeazzo Visconti assediò Castell'Arquato che capitolò l'anno seguente.

Galeazzo Visconti concesse al borgo “grazie speciali”: facoltà di emanciparsi giuridicamente da Piacenza, privilegio di dotarsi di un autonomo corpus di norme legislative: sarà il fondamento degli statuti quattrocenteschi. Iniziò il dominio visconteo che durerà fino al 1450.

Nel 1324 Castell'Arquato viene ceduta al comune di Piacenza, soggetta anch'essa al dominio della Chiesa, che governa sul borgo per dodici anni. Piacenza torna ai Visconti nel 1336 con Azzone Visconti, che favorisce l'autonomia degli arquatesi da Piacenza, insediando un podestà di sua fiducia, Galvagno de' Comini, e facilitando la fortificazione di una zona così importante dal punto di vista strategico e militare. Galvagno de' Comini muore a trentasette anni. A Luchino Visconti, suo successore, si deve la costruzione della Rocca (dal 1342), promossa dal comune di Piacenza.

Nel 1403 Gian Galeazzo Visconti investe Borromeo de' Borromei e la sua discendenza dei poteri feudali su Castell'Arquato, con annesse rendite fiscali. Minacciati dalla potente famiglia fiorenzuolana degli Arcelli, cedono i loro diritti agli arquatesi, che li rimettono a Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Dal 1416 al 1470 il borgo si chiamerà Castel Visconti.

Nel 1438 Filippo Maria Visconti offre il feudo al condottiero Niccolò Piccinino. Sotto il suo governo vengono promulgati gli statuti comunali, gli Statuta et decreta Terrae Castri Arquati. Da Niccolò il borgo passa ai figli Francesco e Jacopo. Il cupo periodo del dominio visconteo si chiude senza eredi con la morte di Filippo Maria Visconti. Su Milano si allunga la mano di suo genero Francesco I Sforza, che viene proclamato dopo il 1447 anche signore di Piacenza e del contado. Francesco, a sua volta, cede Castell'Arquato a Tiberio Brandolini da Forlì.

Nel 1541 papa Paolo III Farnese concede l'indipendenza al borgo, avendone già gettato le premesse nel 1538. Rende anche visita al borgo nella primavera del 1543 in cui è acclamato dalla popolazione, riconoscente poiché l'indipendenza da Piacenza comportava anche alleggerimenti economici.

Il governo della dinastia Sforza continua fino al 1707, quando il territorio arquatese entra a far parte del Ducato di Parma e Piacenza, è il momento dei Farnese e dei Borboni. Fino al 1860 il Ducato di Parma e Piacenza diventa parte dapprima dei domini di Maria Luisa d'Austria e poi torna ai Borboni. In seguito alle vicende della Seconda guerra per l'Indipendenza (1859), i Borboni abbandonano il Ducato, che entra a far parte dapprima dei domini sabaudi e poi del stato unitario dei Savoia.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT[6] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 398 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 58 1,22%

Ucraina Ucraina 55 1,15%

Macedonia Macedonia 48 1,01%

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

La Rocca Viscontea.

Il centro monumentale di Castell'Arquato è rappresentato dalla piazza nella parte alta del paese. L'ampia area è dominata dalla Rocca.

La Rocca Viscontea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rocca Viscontea.

La rocca, su fondazioni precedenti, era la sede della guarnigione militare ed è costituita da un impianto planimetrico quadrangolare con quattro torri quadrate poste ai vertici e circondata da un fossato solcato da due ingressi; accanto vi domina il mastio. Torri e cortine sono rigorosamente a filo, cioè prive di apparato a sporgere, non fu infatti adeguata a nuove tecniche di difesa. Il mastio, o torre principale, non è a caso l'unica articolata su quattro lati, a differenza delle altre "a scudo", ossia su tre lati per permettere il controllo della guarnigione. La rocca, ancora conservata nella sua immagine di cortine-recinto, ospita il museo di vita medioevale.

La collegiata di Santa Maria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Collegiata di Castell'Arquato.

Il palazzo del Podestà[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo del Podestà.

La costruzione di questo edificio fu voluta da Alberto Scotti nel 1292. Il palazzo fu successivamente sede del governo del Podestà e abitazione del conte di Santa Fiora; dalla fine del Cinquecento fino al 1850 fu sede della pretura. La parte duecentesca dell'edificio, interamente realizzato con mattoni in cotto, è il blocco di tre piani costellato da merli a coda di rondine. La scala, i pilastrini e la tettoia esterna sono aggiunte quattrocentesche. In mezzo alle finestre è affrescato lo stemma della COMMUNITAS CASTRI ARQUATI con due leoni controrampanti e un castello merlato. Verso il lato corto dell'edificio si trova la loggia dei Notari, oggi sede dell'Ufficio informazioni turistiche, sormontata da una loggetta ad angolo detta "delle grida" perché da qui venivano proclamati gli editti comunali. Una torre con due orologi, uno affacciato alla piazza e uno al borgo, sovrasta il tutto. All'interno, nella grande sala consigliare, è possibile ammirare il soffitto a cassettoni completamente dipinto. Il palazzo del Podestà non è solitamente aperto al pubblico, ma è spesso sede di mostre (pittura, scultura, fotografia, presepi).

Il torrione Farnese[modifica | modifica sorgente]

Fatto erigere tra il 1527 e il 1535 da Bosia II di santa Fiora, fu ultimato nel 1570 da Sforza Sforza. Realizzato in cotto, è un imponente edificio a pianta quadrata con quattro baluardi agli angoli, che fungeva da avamposto contro le armate nemiche. Alto 20 m, all'interno presenta cinque livelli, costituiti da una stanza quadrata per piano e collegati da una spettacolare scala elicoidale, che riporta agli schemi architettonici di Michelangelo e del Vignola. Attualmente è sede della Scuola d'Arme Gens Innominabilis di Castell'Arquato che si dedica allo studio e alla pratica delle tecniche di combattimento medievali. Al secondo piano, arredato come una sala riunioni-conviviale dei cavalieri, si trova un camino del Cinquecento.

Porta di Sasso/porta Sotana[modifica | modifica sorgente]

La porta di Sasso o porta Sotana, segna l'uscita del borgo in direzione Lugagnano-Vernasca. È una delle quattro porte del paese, di certo la meglio conservata. Si tratta di una costruzione in pietra e mattoni, con un arco a tutto sesto al di sopra del quale si ergono cinque merli a coda di rondine.

Il battistero di San Giovanni[modifica | modifica sorgente]

L'ospedale di S. Spirito[modifica | modifica sorgente]

A pochi passi dalla piazza del Municipio, scendendo una scalinata, si trova l'antico ospitale di Santo Spirito, documentato come ente già nel 1272. Poiché Castell'Arquato sorgeva su una delle varianti della famosa via Francigena, che da Canterbury conduceva a Roma, era necessario che avesse un luogo deputato all'ospitalità dei pellegrini, che qui potevano pernottare e rifocillarsi. L'importanza di questo edificio, all'interno del tessuto urbano, è dichiarata dalla sua grande mole, sviluppata su più livelli. Oggi ospita le collezioni del Museo geologico G. Cortesi.

Palazzo del duca.

Il palazzo del Duca[modifica | modifica sorgente]

Fu costruito nel 1292 da Alberto Scoto come palazzo di Giustizia ma deve la sua denominazione al fatto che fu, nella prima metà del Seicento, la residenza dei duchi Sforza. Al di sotto del Palazzo si trovano le Fontane del Duca con otto bocche in bronzo a forma di testa di animale. Di fianco alle cannelle c'era una lavatoio dove le donne potevano fare il bagno ai bambini e fare il bucato, mentre era proibito portare gli animali ad abbeverarsi per non deturpare la purezza dell'acqua.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

L'archivio musicale possiede un ricco corredo di partiture musicali che il musicologo piacentino Mario Genesi ha dimostrato essere correlabile all'"entourage" della famiglia Farnese regnante ai tempi del ducato di Parma e Piacenza. In particolare Genesi ha stilato un catalogo della sola sezione manoscritta da tasto e corale (Piacenza, Tip. Emilstampa, 1987, pp. 40), su suggerimento e dietro indicazioni del musicologo Oscar Mischiati. Il repertorio delle musiche a stampa, invece, venne a suo tempo inventariata al RISM da Claudio Sartori e da Mariangela Donà. Trattasi di uno degli archivi musicali di maggior rilievo nel territorio padano assieme a quello faentino.

Persone legate a Castell'Arquato[modifica | modifica sorgente]

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Tranvie[modifica | modifica sorgente]

Castell'Arquato fu servita da due tranvie interurbane a vapore:

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Parte del territorio comunale è compreso nella Riserva naturale geologica del Piacenziano che contiene un cospicuo patrimonio di reperti fossili del pliocene.[7]

Altro interessante luogo aperto è il Bosco di Santa Franca che si trova vicino al paese di Villa San Lorenzo.

Castell'Arquato è stata insignita della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano e fa parte del club de I borghi più belli d'Italia.

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Castell'Arquato-Stemma.png

Lo stemma attuale del comune presenta una complessa figurazione, nella quale si possono riconoscere diversi simboli legati al passato del Borgo.

“Di rosso, al castello torricellato di un pezzo, merlato alla ghibellina, aperto, finestrato e murato di nero, accostato da due stelle di sei raggi d'oro ed accompagnato in punta da un giglio dello stesso; a due leoni controrampanti al castello ed affrontati, pure d'oro” -- Decreto del Capo del Governo (15 agosto 1929)

Il castello allude alle fortificazioni che ancor oggi contraddistinguono il centro storico.

Bianco (argento) e rosso sono i colori delle armi di Piacenza che, oltre alla lupa di Roma, mostra un quadrato d'argento (alludente al “castrum” quadrato romano) in campo rosso (emblema collegato a Sant'Antonino, patrono di Piacenza).

Il leone d'oro è l'emblema originario degli Sforza (vedi Cotignola), in particolare del ramo di Santa Fiora, feudatari del luogo dopo i Visconti e rappresentati come “protettori” della Rocca arquatese.

Le due stelle d'oro a sei punte sono presenti anche nelle armi della famiglia dei conti Scotti.

Il Giglio d'oro è riferito alla casa Farnese, famiglia ducale di Parma.

Film e festival[modifica | modifica sorgente]

La Rocca, che negli anni ha mantenuto la sua apparenza di città medioevale, è stata selezionata, assieme ad altri importanti castelli del Piacentino e del sud della Francia, come località del film Ladyhawke con Matthew Broderick, Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer. È stato scenografia di alcuni spot pubblicitari e nel 2004 Dario Fo ha recitato in Piazza Municipio il suo Mistero Buffo.

Ogni anno si tengono in Castell'Arquato diversi eventi tra cui i più noti sono la Cena medievale, Rivivi il Medioevo (due giorni con tornei in armatura e spettacoli medievali nella prima metà di settembre), la Festa delle Castagne di ottobre, e il biennale Premio Illica.

Premio Illica e Concorso Illica Opera Stage[modifica | modifica sorgente]

Il Premio Internazionale Luigi Illica, fondato nel 1961 dal musicologo Mario Morini e giornalista Cesare Pecorini con lo scopo di valorizzare la figura di Luigi Illica e la bellissima borgata medievale in cui è nato, onorarando in nome suo i grandi della lirica e della cultura con il premio che porta il suo nome. L'Illica annovera tra i suoi premiati cantanti come Placido Domingo, Luciano Pavarotti, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Maria Callas, Antonietta Stella, Renata Tebaldi, Montserrat Caballé, Raina Kabaivanska, Daniela Dessì, Giulietta Simionato, Fedora Barbieri, Fiorenza Cossotto, Renato Bruson, Piero Cappuccilli, Ruggero Raimondi e registi come Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Franco Zeffirelli, Pier Luigi Pizzi e Piero Faggioni.

In quasi cinquant'anni di attività l'Albo d'Oro dell'Illica ha laureato un ventaglio ristretto di artisti che hanno reso servizi eccezionali al mondo dell'opera: Renata Tebaldi, Magda Olivero, Feruccio Tagliavini, Gianni Poggi, Giulietta Simionato, Gianni Raimondi e Rolando Panerai.

A cinquant'anni dalla fondazione del Premio Illica, nel 2010 è stato istituito anche il Concorso Lirico Internazionale Illica Opera Stage. Fautori di questo progetto furono la Pro Loco Arquatese, con la collaborazione ed il contributo del Comune di Castell'Arquato, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Provincia di Piacenza e Casa Illica. Il Concorso è concepito per offrire alle nuove generazioni di cantanti lirici autentici spazi di alto perfezionamento ed opportunità professionali. Nato nel 1961 per celebrare la figura del grande librettista e drammaturgo, il Premio Illica ha, in passato, onorato i più grandi artisti lirici, direttori d'orchestra, registi e uomini di cultura. Ricca di quest'esperienza, oggi la Pro Loco Arquatese insieme al Comune di Castell'Arquato mira a trasformare il premio biennale in evento annuale, alternando gli spazi consacrati agli artisti più affermati del mondo a quelli dedicati ai giovani talenti.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 31 ottobre 2013.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 167.
  3. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  4. ^ "I Quaderni della Val Tolla" Anno IV 2002 pp. 31-33, lo studio di G.Coperchini di Piacenza
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  7. ^ Il primo portale di Castell'Arquato - Turismo a Castell'Arquato - Il parco del Piacenziano

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M.G.Genesi,Castell'Arquato-Archivio della Chiesa Collegiata-Catalogo dei Manoscritti Musicali,Piacenza,Tip. Emilstampa,1987,pp. 40
  • M.Genesi,Fondi Musicali Minori ed Archivi della Provincia di Piacenza,Piacenza,P.M.,Stampa in occasione del VII Convegno Organistico Italiano,1984
  • M.G.Genesi,Il corpus delle danze mss. anonime(1530-1550) della Collegiata di Castell'Arquato; in"Archivio Storico Parmense",XLII,1990,pp. 515–537.
  • M.G.Genesi,L'archivio musicale rinascimentale di Castell'Arquato: connessioni con i farnese e gli Sforza di Santa Fiora; in "Archivio Storico Parmense",LIII,2001,pp. 415–437.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]