Castelbrando

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Castelbrando
Castelbrando, veduta dalla zona industriale di Cison di Valmarino.
Castelbrando, veduta dalla zona industriale di Cison di Valmarino.
Mappa di localizzazione: Italia
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Città Cison di Valmarino
Coordinate 45°58′06″N 12°08′08″E / 45.968333°N 12.135556°E45.968333; 12.135556Coordinate: 45°58′06″N 12°08′08″E / 45.968333°N 12.135556°E45.968333; 12.135556
Informazioni generali
Condizione attuale restaurato
Proprietario attuale Massimo Colomban
Visitabile

[senza fonte]

voci di architetture militari presenti su Wikipedia
Particolare di un bastione; sullo sfondo, Follina.

Castelbrando, nel Medio Evo detto Castrum Costae, è un castello nel comune di Cison di Valmarino (TV). Sorge alle pendici del monte Castello, da cui domina i borghi di Valmareno e di Cison. Deve l'attuale nome all'antica famiglia forlivese dei Brandolini, che ne ebbe per secoli la signoria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il castello ha origini assai antiche e il primo nucleo dovrebbe risalire all'epoca delle invasioni barbariche, quando c'era la necessità di difendere la vicina Ceneda - che pure ospitava un castrum - con una fortificazione rivolta verso la pianura. Come testimoniano i reperti, già allora si era formato negli immediati dintorni un centro abitato stabile ma il tutto decadde con l'arrivo dei Goti, che non potevano essere avvistati perché giungevano dai valichi a nord.

Il castello fu però recuperato dai Longobardi, la cui presenza era qui molto forte vista l'istituzione del Ducato di Ceneda. Tuttavia, essi ne fecero ben presto dono, con tutta la Valmareno, ai vescovi locali (forse per iniziativa della regina Teodolinda) che la tennero anche sotto i Franchi e, successivamente, il Sacro Romano Impero.

A partire dall'XI secolo castello e feudo appartennero ad alcune signorie locali. Nel 1154 finì ai Caminesi e, nel 1343, tornò per un brevissimo periodo alla diocesi. Con la morte del vescovo Ramponi, infatti, il feudo fu assoggettato alla Repubblica Veneta che lo diede a Marin Faliero, futuro doge. Questi però fu più tardi giustiziato e la fortezza ritornò alla Repubblica. Nel 1436 quest'ultima lo donò a Brandolino IV Brandolini, da Forlì, e al Gattamelata, condottieri di ventura al servizio della Serenissima. In seguito, a causa di una promozione militare del Gattamelata, egli lo cedette totalmente al primo.

La dominazione veneziana portò un lungo periodo di pace e Castelbrando, cessate le funzioni militari, fu adattato tra il XVI e il XVIII secolo alle esigenze dei Brandolini che lo trasformarono in un palazzo signorile applicandovi lo stile delle ville venete e creando un interessante nonché innovativo per l'epoca sistema di "riscaldamento". I conti tennero il castello sino al 1959, quando lo vendettero ai Salesiani che lo utilizzarono come seminario e luogo di ritiro. Rivenduto da questi nel 1997 all'imprenditore Massimo Colomban, è stato restaurato di recente e ospita oggi un albergo.

Dal 18 al 20 aprile 2009 è stato sede internazionale del primo G8 dell'agricoltura, presieduto dal ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia.

Lo stemma[modifica | modifica sorgente]

Stemmi famiglia Brandolini
Il palazzo signorile.

Lo stemma della famiglia Brandolini era inizialmente “di rosso a tre bande d’argento caricate di scorpioni”. Le trecce nel capo deriverebbero dalle “trecce di crini di cavallo” presenti nell’arme del Gattamelata. Oggi lo stemma è il seguente: "Di rosso, a tre bande d’argento, caricate di nove scorpioni di nero, posti 3, 3, 3. Col capo del secondo, caricato di tre trecce di rosso, ordinate in fascia".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Luoghi storici d'Italia - pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata - pagg.1051-1052 - Arnoldo Mondadori editore (1972)