Castelbrando

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Castelbrando
Castelbrando, veduta dalla zona industriale di Cison di Valmarino.
Castelbrando, veduta dalla zona industriale di Cison di Valmarino.
Mappa di localizzazione: Italia
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Città Cison di Valmarino
Coordinate 45°58′06″N 12°08′08″E / 45.968333°N 12.135556°E45.968333; 12.135556Coordinate: 45°58′06″N 12°08′08″E / 45.968333°N 12.135556°E45.968333; 12.135556
Informazioni generali
Condizione attuale restaurato
Proprietario attuale Massimo Colomban
Visitabile

[senza fonte]

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Particolare di un bastione; sullo sfondo, Follina.

Castelbrando (nel medioevo detto Castello della Costa, Castrum Costae) è un castello situato nel comune italiano di Cison di Valmarino (TV). Sorge alle pendici del monte Castello, da cui domina i borghi di Valmareno e di Cison. Deve l'attuale nome all'antica famiglia forlivese dei Brandolini, che ne ebbe per secoli la signoria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il luogo su cui si trova Castelbrando era frequentato sin dal periodo paleoveneto e continuò ad ospitare insediamenti anche in epoca romana e ostrogota. Si ritiene che in questi secoli la popolazione fosse costretta a stabilirsi lungo le alture di "mezza costa" in quanto il fondovalle era occupato da un ambiente acquitrinoso; lo stesso toponimo Valmareno ne sarebbe un indizio: vi si riconosce una radice indoeuropea che significa "palude, stagno" (cfr. il franco marés, il francese marais, il veneto mara, il longobardo mar)[1].

La costruzione di una vera e propria fortificazione si ebbe durante l'alto medioevo; si potrebbe collocare, più precisamente, nella prima metà del X secolo, durante le invasioni degli Ungari[1].

Nel 962 l'imperatore Ottone I concesse al vescovo di Ceneda Sicardo le prerogative di conte, assegnandogli la giurisdizione della Valmareno e di Castelbrando. Da questo momento la fortezza diventa sede di un piccolo feudo che i presuli cenedesi concessero a vari vassalli: secondo una notizia non confermata dalle fonti, verso l'anno Mille lo avrebbero concesso ai da Porcia, loro avogadori, e da questi pervenne ai Colfosco. Di certo, fece parte della dote matrimoniale che nel 1154 Sofia di Colfosco portò al consorte Guecellone III da Camino; ai suoi discendenti rimase ininterrottamente sino al 1335, quando la casata si estinse in Rizzardo III[1].

Per alcuni anni fu per un periodo al centro di una disputa che oppose il vescovo Francesco Ramponi a Gherardo V e Rizzardo IV da Camino (lontani parenti di Rizzardo III). Successivamente, grazie alla mediazione della Serenissima, fu assegnato ai Caminesi; ma già nel 1349 Rizzardo IV, pur di ottenere un prestito dalla Repubblica, lo cedeva a Marino Falier, futuro doge[1].

Dopo l'esecuzione di quest'ultimo, nel 1355, il castello divenne sede di un podestà veneziano sino al 1436, seppure con alterne vicende. Durante questi anni, infatti, subì l'urto di diversi eserciti invasori: ora i Carraresi, ora il patriarcato di Aquileia, ora nuovamente Venezia. Memorabile l'attacco sferrato nel 1411 da una lega formata da Carraresi, Scaligeri, Caminesi (che non avevano mai rinunciato ai loro diritti sulla fortezza) e Ungheresi sotto la guida di Pippo Spano; dopo questo evento fu assoggettato a Ercole da Camino e Venezia, grazie a un accordo, ne confermò la sovranità. Alla sua morte la Serenissima ne riprese il pieno possesso[1].

Nel 1436 quest'ultima lo donò a Brandolino IV Brandolini, da Forlì, e al Gattamelata, condottieri di ventura al servizio della Repubblica. In seguito, a causa di una promozione militare del Gattamelata, egli lo cedette totalmente al primo.

La dominazione veneziana portò un lungo periodo di pace e Castelbrando, cessate le funzioni militari, fu adattato tra il XVI e il XVIII secolo alle esigenze dei Brandolini che lo trasformarono in un palazzo signorile applicandovi lo stile delle ville venete e creando un interessante nonché innovativo per l'epoca sistema di "riscaldamento". I conti tennero il castello sino al 1959, quando lo vendettero ai Salesiani che lo utilizzarono come seminario e luogo di ritiro. Rivenduto da questi nel 1997 all'imprenditore Massimo Colomban, è stato restaurato di recente e ospita oggi un albergo.

Dal 18 al 20 aprile 2009 è stato sede internazionale del primo G8 dell'agricoltura, presieduto dal ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia.

Lo stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemmi famiglia Brandolini
Il palazzo signorile.

Lo stemma della famiglia Brandolini era inizialmente “di rosso a tre bande d’argento caricate di scorpioni”. Le trecce nel capo deriverebbero dalle “trecce di crini di cavallo” presenti nell’arme del Gattamelata. Oggi lo stemma è il seguente: "Di rosso, a tre bande d’argento, caricate di nove scorpioni di nero, posti 3, 3, 3. Col capo del secondo, caricato di tre trecce di rosso, ordinate in fascia".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Loredana Imperio, Il castello dei Brandolini a Cison di Valmarino in Il Flaminio, nº 10, 1997, pp. pp. 16-25. URL consultato il 25 settembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi storici d'Italia - pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata - pagg.1051-1052 - Arnoldo Mondadori editore (1972)