Castel d'Appiano
| Castel d'Appiano
Burg Hocheppan
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Vista del castello
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| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | |
| Città | Appiano sulla Strada del Vino |
| Coordinate | 46°29′33.9″N 11°14′31.67″E / 46.49275°N 11.2421306°ECoordinate: 46°29′33.9″N 11°14′31.67″E / 46.49275°N 11.2421306°E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Castello |
| Inizio costruzione | 1125 |
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Castel d'Appiano (in lingua tedesca, Burg Hocheppan) è un castello che si trova a Missiano, frazione di Appiano sulla Strada del Vino, in provincia di Bolzano.
Indice |
Posizione[modifica]
L'imponente castello troneggia su di una ripida parete di roccia sopra l'abitato di Missiano. Da qui si domina la valle dell'Adige e sono visibili parecchi altri castelli, sia sullo stesso lato orografico del fiume Adige (Castel Corba e Castel Boymont), sia sul versante opposto della valle (Castel Greifenstein, Castel Neuhaus).
Storia[modifica]
Si tratta di una delle più importanti costruzioni difensive medievali dell'Alto Adige. Secondo i principali studiosi, lo sperone era occupato o anche fortificato già al tempo dei Reti, circa duemila anni fa. I più recenti risultati di ricerche archeologiche paiono confermare questo dato.[1] Per alcuni la fortezza medievale risalirebbe al 1125, costruita per volere del conte Ulrico II di Appiano come castello di offensiva; altri invece ritengono più verosimile una data di fondazione posteriore.[2]
La precedente sede dei conti d'Appiano era situata nelle vicinanze del paese di San Paolo-Appiano: non se ne conosce la localizzazione precisa, tuttavia è discussa la sua identificazione con Castel Altenburg presso San Paolo o Castel Freudenstein ad Appiano. Le ragioni del trasferimento risiederebbero nella poca sicurezza garantita dal vecchio castello, dal momento che era in corso il conflitto con i conti di Tirolo, da cui gli Appiano alla lunga sarebbero comunque usciti sconfitti.
Dopo che questi ultimi, infatti, nel 1158 fecero un'imboscata ad un'ambasceria papale, il castello degli Appiano (non è però chiaro quale) fu oggetto di un attacco di ritorsione da parte di Enrico il Leone, a seguito del quale venne distrutto.[3] Più tardi il maniero venne rimesso in piedi e nel 1315 passò ai Tirolo che ne investirono poi diverse famiglie. Dal 1911 ne sono proprietari i conti Enzenberg, che hanno anche curato il consolidamento delle rovine nei punti più a rischio.
Attualmente le rovine appaiono consolidate e sono anche state in parte oggetto di restauri. Negli spazi interni, ormai all'aperto, si trova un punto di ristoro, presso il quale si possono anche ottenere le chiavi della cappella romanica del castello, tuttora ben conservata.
Impianto[modifica]
Il castello[modifica]
L'accesso al castello, che venne fatto oggetto, durante i secoli, di molteplici aggiunte ed ampliamenti, è guardato verso nord da una complessa serie di corpi di difesa e da torri di guardia risalenti al tardo medioevo. Le caratteristiche di queste le fanno risalire in massima parte al XVI secolo. Al di fuori della cinta muraria propriamente detta, una torre a pianta semicircolare, aperta verso l'interno, è stata costruita in modo da poter ospitare armi da fuoco. Abbastanza conservato è il palazzo, mentre su tutto domina l'alto mastio pentagonale, raro in Tirolo, la cui sopravvivenza appareva minacciata da una profonda lesione dell'apparato murario prima di essere stato sottoposta ad un restauro.
La cappella[modifica]
Si tratta di una piccola costruzione, a pianta rettangolare, precedente al castello e inglobata ex post nella struttura del castello.[4] Tre absidi sono ricavate nello spessore murario di un lato corto. L'accesso è laterale. Gli affreschi della cappella sono tra i meglio conservati del Tirolo. Si tratta di pittura di stile romanico - la cappella risale infatti al 1131 - a soggetto profano e sacro. L'esterno conserva parti di affreschi che sembrano ricordare la leggenda del re Teodorico, la cui anima si perse cacciando un cervo. All'interno scene del nuovo e del vecchio testamento; l'abside espone il ciclo delle vergini sagge e delle vergini stolte. L'insieme è molto suggestivo.
Kreideturm[modifica]
A pochi minuti di distanza a piedi dal castello sorge isolata un'alta torre a pianta quadrangolare, con accesso elevato rispetto al piano di calpestio.[5] Una seconda apertura con arco a tutto sesto dava accesso allo scomparso cammino di ronda, ligneo. Rimangono ancora tracce dell'originaria intonacatura bianca della torre, a cui - forse - si deve il nome in lingua tedesca, con cui anche tra gli italiani è nota. Tale nome potrebbe però anche risalire ad un significato originario connesso a segnalazioni a mezzo di fuochi, data la posizione della torre da cui si vedono molti castelli e località distanti anche diversi chilometri. Tuttavia è più quotata l'interpretazione di Josef Weingartner che la vede come un avamposto strategico del castello vicino. La torre era circondata da una cortina muraria, di cui rimangono i resti.
Note[modifica]
- ^ Hans Nothdurfter, Eppan, Burg Hocheppan: Beobachtungen zur burgenzeitlichen und vorburgenzeitlichen Bebauung, in "Denkmalpflege in Südtirol / Tutela dei beni artistici in provincia di Bolzano", Bolzano, 2001, pp. 205-220.
- ^ Martin Bitschnau, Burg und Adel in Tirol zwischen 1050 und 1300, Vienna, Accademia delle Scienze, 1983.
- ^ Alfons Huber, Die Entstehung der weltlichen Territorien der Hochstifter Trient und Brixen, in «Archiv für österreichische Geschichte», LXIII, 1882, p. 622.
- ^ Cfr. Stampfer e Steppan, Burgkapelle, op. cit.
- ^ Cfr. Torggler, Lebendiges Mittelalter, pp. 56-57.
Bibliografia[modifica]
- (DE) Helmut Stampfer, Thomas Steppan, Die Burgkapelle von Hocheppan, Bolzano, Athesia, 1998. ISBN 88-7014-957-9
- (DE) Armin Torggler, Lebendiges Mittelalter in Südtirol, Bolzano, Athesia, 2010, pp. 54–47. ISBN 978-88-6011-127-2
- (DE) Waltraud Palme-Comploy, Hocheppan, in Tiroler Burgenbuch, vol. X: Überetsch und Südtiroler Unterland, Bolzano, Athesia, 2011, pp. 71–116. ISBN 978-88-8266-780-1
Altri progetti[modifica]
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