Dred Scott v. Sandford

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Il caso Dred Scott v. Sandford, 60 U.S. 393 (1857), è un celebre caso discusso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America nel 1856 e deciso con una sentenza del 6 marzo 1857 che stabilì che gli afroamericani costretti in schiavitù negli Stati Uniti non erano tutelati dalla Costituzione americana né avevano diritto a proporre una azione giudiziaria non essendo cittadini americani né potendo diventarlo. La Corte, inoltre, sancì la incostituzionalità del Compromesso del Missouri e di qualsiasi legge federale che vietasse o limitasse la schiavitù, poiché ciò avrebbe violato il diritto di proprietà privata garantita dal V emendamento della Costituzione americana, essendo gli schiavi proprietà privata.

La sentenza della Corte Suprema, scritta dal Presidente della Corte Roger B. Taney, ebbe l'effetto di inasprire il dibattito politico sulla abolizione della schiavitù. Essa fu uno dei temi focali nei dibattiti della campagna elettorale delle elezioni del 1858 per il seggio di Senatore dell'Illinois fra Abraham Lincoln e Stephen Douglas ed in ultima analisi fu una delle concause della Guerra di secessione americana

Per quanto questa sentenza non sia mai stata espressamente ripudiata essa è stata chiaramente superata con l'adozione nel 1868, dopo la guerra di secessione, del XIV emendamento, come è stato espressamente statuito dalla Corte Suprema fin dalla sentenza del caso Slaughter-House del 1873.

Fatti precedenti alla causa[modifica | modifica sorgente]

Ritratto rappresentante Dred Scott.

Dred Scott era uno schiavo nato in Virginia fra il 1795 e il 1800. Nel 1830 il suo padrone si trasferì nel Missouri, portandolo con sé. Nel 1832 fu comprato da un maggiore dell'Esercito americano, John Emerson, che si trovava di stanza nei pressi di St. Louis.

Nei dodici anni successivi, Emerson tenne con sé Scott, durante il suo servizio a Fort Armstrong, in Illinois e poi a Fort Snelling in territori del Wisconsin (oggi Minnesota).

L'Illinois era uno stato non schiavista, in base alla Ordinanza del nordovest del 1787 e all'atto della sua ammissione agli Stati Uniti, nel 1819 aveva proibito lo schiavismo nella propria costituzione. Il Governo federale, inoltre, aveva proibito la schiavitù nei Territori del Wisconsin Territory con il Compromesso del Missouri nel 1820 e ricofermato questo divieto nel 1836 con la sua legge di recepimento. Oltre a ciò, durante il periodo passato a Fort Snelling, Emerson aveva permesso a Scott di sposarsi, mentre abitualmente agli schiavi non era consentito, in base ai principi affermatisi in common law, di essere parte di un contratto (quale è considerato essere il matrimonio in diritto americano).

Nel 1837, l'esercito ordinò a Emerson di trasferirsi al posto militare di Jefferson Barracks, a sud di St. Louis, Missouri. Emerson lascio Scott e sua moglie a Fort Snelling. Alla fine dell'anno l'esercito riassegnò Emerson a Fort Jessup, Louisiana. Lì Emerson sposò Eliza Irene Sanford, nel febbraio del 1838. Emerson inviò Scott e Harriet in Louisiana perché riprendesse a servirlo. Durante il viaggio verso Louisiana, nacque la figlia di Scott, Eliza, su di un battello a vapore sul fiume Mississippi tra il territorio di Iowa e Illinois.

Verso la fine del 1838, l'esercito inviò nuovamente Emerson a Fort Snelling. Nel 1840, la moglie di Emerson con Scott e la piccola Harriet tornarono a St. Louis, mentre Emerson combatteva nelle Guerre Seminole. Nel 1842, Emerson lasciò l'esercito e morì in Iowa nel 1843.

Scott fu ereditato dalla vedova di Emerson, Eliza, assieme a tutto il patrimonio del marito, la quale continuò a far lavorare Scott per terzi percependone i compensi. A quel punto Scott tentò di acquistare la sua libertà, ma la signora Emerson rifiutò.

Fatti di causa[modifica | modifica sorgente]

Primo tentativo[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver tentato vanamente di comprare la libertà per sé e la sua famiglia, nel 1846, con l'aiuto di alcuni legali abolizionisti Scott agì in giudizio contro la Emerson per ottenere la sua liberazione. Le sue domande erano basate su alcuni precedenti come i casi Somerset v. Stewart, Winny v. Whitesides e Rachel v. Walker, sostenendo che la sua prolungata presenza e residenza in territori non schiavisti comportasse la sua emancipazione.

Nel giugno del 1847, l'azione proposta da Scott fu rigettata in quanto lui non aveva provato che lui fosse in effetti uno schiavo appartenente a Eliza Emerson.

Scott v. Emerson[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1847, il giudice autorizzò Scott ad intraprendere un nuovo processo. Emerson appellò questa decisione davanti alla Corte Suprema del Missouri che confermò l'ordine del giudice di primo grado nel 1848.

A causa di un incendio e di una epidemia di colera, il nuovo processo non iniziò che nel gennaio 1850. In attesa del processo Scott e la sua famiglia furono affidati alla custodia dello sceriffo della contea di St. Louis, che continuò a far lavorare Scott per terzi, depositando i relativi proventi in un conto bloccato in attesa della decisione. La giuria stabilì che Scott e la sua famiglia fossero legalmente liberi. Non potendo accettare la perdita di quattro schiavi e di un sostanzioso deposito, la Emerson appellò nuovamente questa decisione alla Corte Suprema del Missouri.

Nel Novembre del 1852, la Corte Suprema del Missouri riformò la decisione della giuria, contraddicendo un suo stesso precedente che stabiliva il principio "una volta libero, per sempre libero". La Corte stabilì che Scott era ancora legalmente uno schiavo e che per ottenere la libertà egli avrebbe dovuto agire in giudizio quando ancora abitava in uno stato non schiavista.

Scott v. Sanford[modifica | modifica sorgente]

Nel 1853, Scott agì nuovamente, questa volta davanti ad una corte federale. Il convenuto, a questo punto, era divenuto John F.A. Sanford, fratello della Emerson ed amministratore del suo patrimonio. Dato che Sanford risiedeva nello stato di New York, questo rendeva possibile agire davanti ad una corte federale, sulla base del principio della "diversity jurisdiction" previsto nell'articolo 3, sezione seconda della Costituzione americana.

Nel processo celebratosi nel 1854 il Giudice, Robert William Wells, diede istruzioni alla giuria perché il caso fosse deciso in base alla legge del Missouri. E dato che la Corte Suprema del Missouri si era già pronunciata stabilendo che Scott restasse schiavo in precedenza, la giuria decise a favore di Sanford.

A questo punto, Scott appellò davanti alla Corte Suprema federale.

La decisione[modifica | modifica sorgente]

Il caso fu discusso in pubblica udienza nei giorni dall'11 al 14 febbraio 1856 e poi nuovamente dal 15 al 18 dicembre 1856 e fu poi decisa con sentenza il 6 marzo 1857, appena due giorni dopo l'inizio della presidenza di James Buchanan. La opinione maggioritaria della Corte fu redatta dal Presidente della Corte Suprema e fu sostenuta da altri cinque giudici. Il giudice Samuel Nelson depositò una opinione concorrente, con la quale appoggiava il dispositivo della sentenza, ma dissentiva sulle motivazioni maggioritarie. I giudici Benjamin Robbins Curtis e John McLean dissentirono dall'opionione maggioritaria, depositando una loro opinione dissenziente. Nella sentenza il nome del resistente Sanford fu scritto in modo errato.

Opinione della Corte[modifica | modifica sorgente]

Il primo problema affrontato dalla Corte fu se questa aveva o meno giurisdizione per decidere il caso. L'articolo 3, Sezione 2, paragrafo 1 della Costituzione americana prevede che "il potere giudiziario (federale n.d.r.) si estente ... alle controversie... fra cittadini di differenti Stati..." La Corte stabilì che Scott non era un "cittadino di uno Stato" secondo la definizione della Costituzione americana per come era intesa al tempo in cui la Costituzione era stata adottata e conseguentemente non aveva titolo a intraprendere azioni giudiziare in una corte federale. La Corte stabilì, inoltre, che competesse alle corti federali stabilire chi potesse essere considerato cittadino in base all'articolo 3 della Costituzione, a prescindere dallo Stato di appartenenza di quel cittadino.

Quindi, il fatto che il Missouri riconoscesse o meno Scott come cittadino era irrilevante.

In conseguenza di ciò, a nessuno Stato era riconosciuta la facoltà, a partire dall'adozione della Costituzione, di naturalizzare stranieri, conferendo loro i diritti ed i privilegi assicurati ai cittadini dal Governo Federale, ma al massimo quella di conferire loro lo status di cittadini del singolo Stato con le immunità ed i diritti da ciò conseguenti.

Ciò significa che:

nessuno Stato può, attraverso un proprio atto successivo all'adozione della Costituzione, far entrare un nuovo membro nella comunità politica creata dalla Costituzione degli Stati Uniti.

L'unica questione rilevante, dunque, era stabilire se, al tempo della ratifica della Costituzione, Scott avrebbe potuto essere stato considerato un cittadino di un Stato secondo all'articolo 3. Secondo la motivazione della Corte, i Padri fondatori degli Stati Uniti consideravano tutti i neri come:

appartenenti ad un ordine inferiore, del tutto inidonei ad essere associati con la razza bianca sia socialmente che politicamente e così inferiori da non essere portatori di diritti al cui rispetto l'uomo bianco fosse tenuto.

La Corte adottò anche una serie di argomenti a contrario, evidenziando quali conseguenze paradossali sarebbero potute derivare dall'accoglimento delle istanze di Scott:

Questo darebbe alle persone di "razza negra" (sic) ... il diritto di entrare in qualsiasi Stato avessero voluto, ... il pieno diritto di parola in pubblico ed in privato su qualsiasi soggetto del quale un cittadino può parlare; di tenere riunioni pubbliche su questioni politiche e di detenere e portare armi se avessero voluto.

Avendo stabilito che Scott non era un cittadino del Missouri, la Corte decise di essere carente di giurisdizione sulla disputa.

Nonostante la conclusione circa la carenza di giurisdizione, la Corte volle (con un "obiter dictum") anche argomentare sul merito della controversia. La Corte stabilì che Scott non era un uomo libero, nonostante il fatto che egli avesse risieduto per lungo tempo in Minnesota (all'epoca chiamata Territori del Wisconsin).

La Corte stabilì quindi che le previsioni del Compromesso del Missouri che dichiaravano tali territori come non schiavisti non ricadevano nei poteri del Congresso. Secondo l'argomentazione della Corte, il quinto emendamento della Costituzione proibiva al Congresso la adozione di norme tese a deprivare i padroni di schiavi della loro proprietà, come gli schiavi, per il solo fatto di averli portati in un territorio non schiavista.

E per quanto la questione non fosse affatto stata portara dinanzi la Corte, questa stabilì anche che anche la legislazione dei singoli Stati non aveva il potere di proibire la schiavitù.

La decisione stabilì anche che gli schiavi ed i loro discendenti non potevano beneficiare di nessuna delle previsioni costituzionali che proteggevano i non cittadini.

Questa sentenza della Corte rappresentò la seconda occasione in cui la Suprema Corte stabilì la incostituzionalità di una legge adottata dal congresso (la prima era stata 54 anni prima nel caso Marbury v. Madison).

Opinione dissenziente dei giudici Curtis e McLean[modifica | modifica sorgente]

L'opinione dissenziente dei giudici Curtis e McLean attaccava in particolare gli obiter dictum dell'opinione maggioritaria, sulla base della considerazione che una volta stabilita la carenza di giurisdizione della Corte sul caso, questa avrebbe dovuto semplicemente rigettarlo, senza deciderlo anche nel merito. Curtis e McLean attaccarono anche la decisione della Corte di dichiarare incostituzionale il Compromesso del Missouri rilevando da un lato che una tale decisione era irrilevante al fine di decidere sul caso e dall'altro lato che nessuno degli autori della Costituzione aveva mai contestato la costituzionalità delle previsioni antischiavistiche già all'epoca esistenti nell'Ordinanza del Nordovest adottata dal Congresso o degli atti conseguenti che vietavano lo schiavismo a nord del parallelo nord 36°30'.

I due dissenzianti aggiunsero anche che non sussisteva nessun fondamento costituzionale per ritenere che le persone di colore non fossero cittadini. Al tempo della ratifica della Costituzione, gli uomini neri potevano votare in dieci dei tredici stati. Questo li rendeva cittadini non solo dei loro stati, ma di tutti gli Stati Uniti (per quanto al tempo del caso Dred Scott, cinque dei dieci stati che in precedenza avevano concesso il diritto di voto ai neri avevano ristretto o del tutto abolito tale diritto). Per questa ragione, concludeva il giudice McLean, la motivazione secondo la quale Scott non fosse un cittadino nasceva più da considerazioni di gusto che di diritto.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Gli abolizionisti del Nord interpretarono la sentenza come una spinta a favore della schiavitù; inoltre, non accettarono l'annullamento del Compromesso del Missouri in quanto avrebbe rafforzato il potere degli Stati sudisti. Se la sentenza doveva, nell'intenzione dei giudici, porre fine alla questione dello schiavismo, in realtà ebbe l'effetto contrario: il Nord divenne ancora più riottoso ed il Partito Repubblicano si rafforzò.

La sentenza rappresenta uno degli ultimi atti che nel 1861 portarono alla Guerra di secessione.