Cartesianesimo

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Ritratto di Cartesio
« Spero che i posteri mi giudicheranno con benevolenza, non solo per le cose che ho spiegato, ma anche per quelle che ho intenzionalmente omesso, così da lasciare ad altri il piacere della scoperta »
(Cartesio, La geometria)

Il cartesianesimo è stato un movimento filosofico-intellettuale che ha avuto origine dal pensiero del filosofo Cartesio (1596-1650). Esso ha raggiunto il suo apice tra il XVII e il XVIII secolo, anche se non mancano varianti anche nei secoli successivi.

I seguaci di questo movimento vengono chiamati "cartesiani".

Panoramica del cartesianesimo[modifica | modifica sorgente]

In ossequio alla dottrina della res cogitans e della res extensa, i cartesiani vedono la mente come qualcosa di completamente separato dal corpo. Essi pensano, inoltre, che la sensazione e la percezione della realtà siano la fonte di ogni falsità e illusione, visto che le verità effettive esistono in una mente metafisica. Questa mente - continuano - può forse interagire con il corpo, ma non si trova all'interno di quest'ultimo, né può essere considerata sullo stesso piano fisico del corpo. In generale, il cartesiano divide il mondo in tre aree di esistenza: quella in cui sussiste la materia, quella in cui esiste la mente e quella in cui si trova Dio.

Dispersione geografica[modifica | modifica sorgente]

Nei Paesi Bassi, terra nella quale Cartesio visse per lungo tempo, il cartesianesimo era diffuso specialmente tra i docenti universitari. In Germania l'influenza di questa dottrina fu poco rilevante e i cartesiani spesso scelsero di pubblicare le loro opere nei Paesi Bassi. In Francia la diffusione del movimento cartesiano fu notevole, tanto che alcuni giansenisti come Antoine Arnauld ne furono influenzati. Diversa la sorte che il movimento ottenne in Italia, dove le opere di Cartesio furono inserite, nel 1663, nell'Indice[1]

Anche in Inghilterra, a causa di motivi religiosi, il cartesianesimo venne difficilmente accettato[1].

Esponenti del cartesianesimo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m F. Copleston, A history of philosophy, Volume 4 (vedi qui), 2003, Continuum International, pag. 174 ISBN 9780826468987

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