Carro M sahariano

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Carro M sahariano
Celere-sahariano-3.jpg
Descrizione
Equipaggio 4
Costruttore Fiat-Ansaldo
Data primo collaudo 1943
Esemplari 1
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,8
Larghezza 2,8
Altezza 2,0
Peso 15.000-16.000 kg
Propulsione e tecnica
Motore benzina
Potenza 275
Rapporto peso/potenza 17,19 hp/t
Trazione cingolata
Sospensioni tipo Christie
Prestazioni
Velocità max 60 km/h
Autonomia 300 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario cannone da 47/40
Armamento secondario 2x8mm Breda Mod. 38
Corazzatura frontale 30-50 mm
Note prodotto solo un prototipo

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Il Carro Armato M Celere Sahariano (o Fiat M16/43) fu un carro armato di produzione italiana, progettato nel 1940 appositamente per operare negli ambienti desertici della Libia; ne fu costruito un unico prototipo, prima che il progetto venisse cancellato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo le prime pesanti sconfitte nel deserto libico, la FIAT e l'Ansaldo progettarono un nuovo carro medio, da 15/16 tonnellate, in grado di confrontarsi con gli A13 Mk III inglesi che avevano operato con successo contro le unità corazzate italiane. Si pensò così di progettare e produrre un “celere sahariano”, un veicolo dal profilo estremamente basso non dalla grande corazzatura ma facilmente occultabile. Avrebbe dovuto anche essere caratterizzato da una buona velocità e di un sufficiente armamento.

Il prototipo - unico costruito - prevederva un motore a benzina da 275 CV ed un cannone da 47/40 in torretta, versione allungata del classico 47/32 Mod 35 successivamente installato sull'M15/42, dalla capacità controcarro molto buona (relativamente al calibro contenuto). Il peso risultò di 14 tonnellate e la velocità su strada sfiorò addirittura i 60 km/h orari. La corazzatura era ben sagomata ed inclinata, ma basata su lastre imbullonate e non saldate o di fusione, inoltre il livello di durezza del materiale rimaneva basso come di norma per i carri italiani.

Il progetto del P40 e la perdita delle colonie africane ne bloccarono lo sviluppo e quindi rimase sempre allo stato di prototipo. Comunque questo carro, come purtroppo numerosi altri progettati in Italia, era inferiore a quelli coevi contro cui si sarebbe dovuto confrontare: se fosse stato utilizzato sul fronte russo, pur presentando pregi eccezionali per l'epoca nell'elevata velocità (che poteva fungere da “seconda protezione”, in quanto un carro così mobile sarebbe stato molto difficile da inquadrare da un altro carro o da un pezzo d'artiglieria), sarebbe stato comunque deficitario per la scelta delle sospensioni Christie (comunque superiori all'obsoleto sistema a balestre che andavano a sostituire, le quali rendevano un calvario la marcia in terreni accidentati, pressoché costanti in Russia data la rada ed arcaica rete stradale sovietica) e nella precisione del cannone da 47.

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