Carpigiani

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Carpigiani Group - Ali S.p.A.
Stato Italia Italia
Fondazione 1946 a Bologna
Fondata da Poerio Carlo Carpigiani
Sede principale Anzola dell'Emilia
Gruppo Gruppo Ali S.p.A.
Filiali *Regno Unito
Persone chiave *Poerio Carlo Carpigiani
Settore macchine per gelati
Fatturato 110 miliardi di lire (1992)
Sito web www.carpigiani.com/

Carpigiani Group - Ali S.p.A. è una azienda italiana, con sede ad Anzola dell'Emilia (Bologna), specializzata nella produzione di macchine per gelati. Possiede il controllo di circa la metà del mercato mondiale, sia nel settore delle macchine per la produzione del gelato artigianale italiano, sia quelle per la produzione del gelato soft e ice cream.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Fu Bruto Carpigiani a progettare la macchina del gelato, l“Autogelatiera”, di cui non vide mai la produzione: morì inaspettatamente nel 1945, a soli 42 anni. L'anno successivo, il 5 aprile 1946, il fratello Poerio trasformò la già esistente "Gastecnica s.a.s. dei fratelli Carpigiani" in "Carpigiani Bruto Macchine Automatiche S.r.l" dando inizio alla produzione della macchina progettata dal fratello. Il capitale sociale iniziale fu di 50.000 lire. La società iniziò i lavori con un laboratorio di soli 20mq e con 12 dipendenti. L'anno successivo all'apertura, il fatturato arrivò a 800.000 lire. Nel '48 si riuscì quindi a portare il capitale sociale a 500.000 lire. Fu l'intuito commerciale di Poerio e lo sviluppo tecnologico degli anni '60, a permettere all'azienda di diventare il leader mondiale nella produzione di macchinari per il gelato, grazie anche all'invenzione del “hard-o-matic”. La produzione dell'Autogelatiera tra il 1946 e il 1990 tocca i 22500 esemplari. Alla produzione di questa si aggiunsero mantecatori a freddo diretto e macchine per il gelato espresso soft.[1] Negli anni '60 l'azienda diventa società per azioni. Nel '64 si espande nel mercato statunitense creando la società Coldelite USA. Nel '67 invece sarà rilevata la Manotecnica di Milano e, per un centro periodo, lo stabilimento di Anzola dell'Emilia fu impiegato in parte per la produzione di macchine per il lavaggio a secco. Gli anni '70 vedono l'inaugurazione della nuova sede proprio ad Anzola: lo stabilimento ristrutturato copre 40000mp. Nel 1971 la Carpigiani acquistò Cattabriga[2]. Per un breve periodo fu avviata anche la Gelito, società che produceva semilavorati e ingredienti per la gelateria. Qualche anno dopo la morte di Poerio Carlo Carpigiani, avvenuta il 3 Ottobre del 1982, Carpigiani viene acquisita dal Gruppo ALI Comenda S.p.A. (1989)

Aziende affiliate[modifica | modifica sorgente]

Oggi l'azienda è presente in 12 paesi, tra i quali Italia, Spagna, Francia, Germania, Olanda, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone e Russia In Giappone è presente con la Carpigiani Japan Ltd, in Brasile con Carpigiani Brasil Ltda, in Argentina con Carpiargento S.A e Coldelite S.A. Svizzera. Tra le nuove acquisizioni avvenute negli anni '90, si segnalano la svizzera Ott Freezer, la Promag di Milano, la spagnola Sencotel e le italiane GBG E COF.

Prodotti[modifica | modifica sorgente]

La gamma dei prodotti si suddivide in 11 famiglie, 300 modelli e oltre 2.000 versioni: macchine per la produzione di Gelato Artigianale, Gelato Soft, Milk-Shake, Frozen Yogurt, Panna Montata, Trattamento Creme.[3]

Altre informazioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1993 Carpigiani ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001:1987. Risulta essere la prima azienda del settore a ricevere tale certificazione. Nel 2003 è stata fondata la Gelato University, una scuola per insegnare a fare il gelato usando le macchine prodotte dall'azienda stessa. Le lezioni si tengono nella sede centrale dell'azienda e in poche altre sedi al mondo. Il 27 Settembre del 2012 è stato inaugurato il Gelato Museum Carpigiani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Renato Coppe, op. cit.
  2. ^ CARPIGIANI - Azienda - La Nostra Storia
  3. ^ CARPIGIANI - Azienda - Chi siamo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Renato Coppe (a cura di), Guida culturale industriale commerciale artigianale e turistica di Bologna e provincia, Bologna, Aniballi, 1988, pp. 332-337

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]