Carol Channing
Carol Channing (Seattle, 31 gennaio 1921[1]) è un'attrice e cantante statunitense. Ha ricevuto tre Tony Award (incluso uno per la durata della sua vita), un Golden Globe e una nomination per un Oscar. La Channing è meglio conosciuta per aver dato vita, a Broadway, a Lorelei Lee, personaggio della commedia musicale Gli uomini preferiscono le bionde, ed alla vedova Dolly Gallagher Levi in Hello, Dolly!.
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Infanzia e studi [modifica]
La Channing è nata a Seattle (Washington), da George Channing e Adelaide née Glaser, e fu la loro unica figlia. Suo padre era un editore del Seattle Star, la cui carriera da giornalista portò la famiglia a trasferirsi a San Francisco quando la Channing aveva solo due settimane di vita. Suo padre George divenne poi un professionista di scienza cristiana ed insegnante. Carol frequentò l'Aptos Middle School e la Lowell High School di San Francisco. Alla Lowell, la Channing fu membro del suo famigerato Lowell Forensic Society, il gruppo di discussione liceale più vecchio della nazione.
A quanto dicono le memorie di Carol, quando lasciò la sua casa per frequentare il Bennington College nel Vermont, sua madre la informò che suo padre, un giornalista che Carol credeva fosse nato nel Rhode Island, in realtà nacque in Augusta (Georgia), da un padre di origini tedesche e da un'afroamericana. Secondo il resoconto di Carol, sua madre le rivelò questo fatto in modo in cui lei non rimanesse sorpresa nel caso che "avesse avuto un figlio di colore"[2][3]. La Channing conservò questo segreto per evitare qualunque problema a Broadway oppure ad Hollywood. Lo rivela soltanto nella sua autobiografia, Just Lucky I Guess, pubblicata nel 2002 ad 82 anni. Quest'ultima contiene una fotografia della madre, ma riporta alcuna fotografia del padre o del figlio.[4] Il suo libro riporta inoltre che il certificato di nascita del padre è andato distrutto in un incendio. (Il 4 novembre 2002 il Jet magazine riportò in un servizio, basato sulla sua autobiografia, che il padre di Carol Channing era Afro-Americano).
Carriera [modifica]
La Channing venne introdotta al mondo dello spettacolo mentre stava lavorando per sua madre. In una intervista del Austin Chronicle, risalente al 2005, Carol raccontò questa esperienza:
- "Mia madre mi disse, 'Carol, mi aiuteresti a distribuire il backstage di Christian Science Monitor ai teatri dal vivo di San Francisco?' E io risposi, 'Va bene, ti aiuterò.' Non so quanti anni avessi. Devo essere stata piccola. Passammo attraverso il corridoio che porta sul palco (per il Curran Theatre), e non riuscivo ad aprire la porta del palco. Arrivò mia madre e la aprì molto semplicemente). Ad ogni modo, arrivò mia madre a mettere i Monitor nella loro posizione prestabilita per gli attori, lo staff e i musicisti e poi mi lasciò da sola. Ero ferma lì e capii – Non me lo scorderò mai perché mi colpì intensamente - che quello era un tempio. Questa è una cattedrale, una moschea, una chiesa madre. Questo è un posto per persone che hanno visto uno scorcio della creazione e tutto ciò che fanno è ricrearla. Rimasi lì impietrita e volevo baciare le assi del pavimento."[5]
Filmografia parziale [modifica]
Attrice [modifica]
- Vita di una commessa viaggiatrice (The First Traveling Salesday), regia di Arthur Lubin (1956)
- Millie (Thoroughly Modern Millie), regia di George Roy Hill (1967)
- La tata (The Nanny), episodio 1x02 (1993) - Serie TV
Doppiatrice [modifica]
- Biancaneve - E vissero felici e contenti (Happily Ever After. Snow White's Greatest Adventure), regia di John Howley (1988)
- Thumbelina - Pollicina (Thumbelina), regia di Don Bluth e Gary Goldman (1994)
Note [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Carol Channing
Collegamenti esterni [modifica]
- Sito ufficiale di Carol Channing
- Scheda su Carol Channing dell'Internet Broadway Database
- (EN) Scheda su Carol Channing dell'Internet Movie Database
- Carol Channing - Downstage Center intervista al American Theatre Wing.org
- TonyAwards.com Intervista con Carol Channing
- Carol Channing nel 1965 con suo figlio, Chan dal Conde Nast
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