Carmine Nicolao Caracciolo

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Carmine Nicolao Caracciolo

Carmine Nicolao Caracciolo, quinto principe di Santo Buono, Grande di Spagna (Bucchianico, 6 luglio 1671Madrid, 26 luglio 1726), fu il viceré spagnolo del Perù tra il 5 ottobre 1716 ed il 26 gennaio 1720.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il suo nome era pronunciato in differenti modi, tra cui Carmine Nicola Caracciolo, Carmine Niccolo Caracciolo, Carmine Nicolás Caracciolo e Carmino Nicolás Caracciolo.[1]

Nato a Bucchianico, vicino Chieti,[2] Carmine Caracciolo era il discendente di una nobile famiglia di Napoli, ed era principe del Sacro Romano Impero. Fu esiliato da Napoli nel 1707, quando la città passò sotto al controllo della Corona d'Austria, essendo fedele ai Borboni. Tutte le sue proprietà furono confiscate. Era un letterato acculturato, e fu ambasciatore a Roma e Venezia (1702). Sposò Donna Giovanna Costanza Ruffo dei Duchi di Bagnara.

Fu il primo italiano ad essere nominato a capo del Vicereame del Perù. La nomina avvenne nel 1713, ed il viaggio verso l'America occupò qualche tempo. Giunse a Cartagena de Indias sulla nave da battaglia del Conte di Vega Florida, dove venne a sapere della corruzione politica e commerciale presente nel vicereame. Portava con sé l'ordine della Corona spagnola di porre fine al contrabbando francese, in qualche modo protetto ed incoraggiato dal suo immediato predecessore.

Entrò a Lima prendendo il potere il 5 ottobre 1716. Per celebrare il suo arrivo il poeta Peralta pubblicò un panegirico in suo onore, come fece Bermúdez de la Torre, "El sol en el zodíaco". Entrambi erano stravaganti nelle preghiere rivolte al nuovo viceré.

Nel 1717 fu creato il vicereame della Nuova Granada nel Perù settentrionale, incorporando le Audiencia di Bogotá, Quito e Panamá. Il nuovo vicereame ebbe vita breve, e fu sciolto nel 1724 con i territori che tornarono di pertinenza del vicereame del Perù.

Tra gli accadimenti più importanti della sua amministrazione si può ricordare che non riuscì a bloccare il contrabbando. I missionari costruirono molti conventi sulle montagne, e fu fondato il Collegio di Ocopa. Un'epidemia colpì 60.000 indigeni. Un decreto reale proibì di marchiare a fuoco gli schiavi neri. A causa degli abusi degli encomenderos del sistema del mita, Caracciolo ne sollecitò l'abolizione. Il re, però, non accolse la richiesta.

Il 15 agosto 1719 vi fu la prima eclissi solare totale registrata a Lima dopo l'occupazione spagnola, poco prima di mezzogiorno. Fu necessario l'uso del faro, e l'eclissi stimolò processioni di penitenti.

Il suo incarico di viceré si protrasse fino al 1720, mentre la morte arrivò nel 1727.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il nome completo era, 'Don Carmine Nicolás Caracciolo, quinto príncipe de Santo Buono, octavo duque de Castel de Sangro, duodécimo marqués de Buquianico, conde de Esquiabi, de Santobido y de Capracota, barón de Monteferrato, Castillón, Belmonte, Roca Espinalberti, Frainefrica, Grandinarca y Castelnuovo, señor de Nalbeltide y de la ciudad de Auñón, y grande de España de primera clase'
  2. ^ Archivio di Stato di Napoli, Archivio Caracciolo di Santobono, fasci 1-42.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Viceré del Perù Successore
Diego Morcillo Rubio de Auñón 1716-1720 Diego Morcillo Rubio de Auñón