Carlo Zucchi
Carlo Zucchi (Reggio nell'Emilia, 10 marzo 1777 – Reggio nell'Emilia, 19 dicembre 1861) è stato un generale italiano.
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Biografia[modifica]
Soldato di Napoleone dal 1796, veterano della invasione degli Stati Pontifici, di Corfù, di Novi, della traversata del San Bernardo, del Tirolo, di Dalmazia, del Sacile e del Piave, del Tarvisio, di Raab, di Pressburgo, di nuovo del Tirolo, di Neustadt, di Lutzen e Bautzen e Lipsia. Capitano aiutante maggiore nel 1800, capo battaglione nel 1805, tenente colonnello nel 1807, legion d'onore eppoi generale di brigata nel 1809, governatore militare a Verona, Cremona, Padova, Ispettore Generale di tutta la fanteria del Regno nel 1811 e 1812, governatore della fortezza di Mantova e comandante l'ala destra dell'esercito del Beauharnais alla battaglia del Mincio, la grande battaglia con la quale l'esercito italiano negò agli Imperiali del feldmaresciallo Bellegarde la Lombardia[1].
Il 3 febbraio 1831 il duca di Modena, Francesco IV, fece arrestare il patriota Ciro Menotti; a Modena scoppiava l'insurrezione, mentre a Reggio Emilia si organizzava un corpo di truppe al comando del generale Carlo Zucchi, che assumeva la guida del governo provvisorio il 7 marzo.
Gli 800 volontari del generale Zucchi (tra i quali si distinse Manfredo Fanti) resistettero con successo agli austriaci: memorabile fu il combattimento di retroguardia a Rimini del 25 marzo. Ripiegarono poi indisturbati, insieme ai circa 6.000 uomini mobilitati nei territori ribelli, sulla fortezza di Ancona, ove la rivoluzione si spense alcuni giorni più tardi.
Ad Ancona, infatti, il 28 marzo Zucchi fu costretto ad imbarcarsi per la Francia, insieme ad un centinaio di altri rivoluzionari, tentando di mettersi in salvo; ma il brigantino Isotta sul quale viaggiava venne catturato dall'allora capitano di vascello della marina austriaca Francesco Bandiera, padre dei due famosi fratelli Attilio ed Emilio, e tutti i rivoluzionari furono arrestati.
Il 4 giugno 1832 una commissione militare austriaca condannò Zucchi alla pena di morte, poi commutata in venti anni di carcere duro a seguito dell'intervento della corte francese.
I fatti del 1848 lo trovano ancora prigioniero nella fortezza di Palmanova, della quale assume il comando e sostiene l'assedio imperiale con circa 1.440 combattenti tra regolari e volontari. Nel 1849 fu l'ultimo ministro delle Armi di Pio IX da sovrano costituzionale.
Trascorre gli ultimi anni di vita nella sua città natale, impegnato a scrivere le sue memorie.
Famiglia[modifica]
Suo nipote Carlo Zucchi, architetto, ha lavorato nell'Argentina e nell'Uruguay. Gli altri nipoti Carolina e Giuseppe si trasferirono nell'Italia del sud, precisamente a Teano (CE) frazione Taverna Zarone. Carolina sposò il conte Giovanni Colaneri e si trasferì a Napoli, Giuseppe emigrò in America agli inizi del Novecento portando con sé la figlia Clarice, e lasciò a Teano i figli Giuseppe, Giovanni, Italia, Rosa, Antonietta e Carmela. Oggi eredi diretti del generale sono a Napoli rappresentati dai figli di Giuseppe figlio di Giuseppe.
Onorificenze[modifica]
| Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro | |
| Ufficiale della Legion d'onore | |
| Cavaliere dell'Ordine della Corona Ferrea | |
Bibliografia[modifica]
- Cesare De Laugier, Biografia del barone Carlo Zucchi di Reggio nell'Emilia, generale d'armata, morto il 19 decembre 1863. Reggio nell'Emilia, Tip. della Gazzetta, 1864.
- Carlo Zucchi, (a cura di Nicomede Bianchi); Memorie del generale Carlo Zucchi;. Milano, Torino, M. Guigoni, 1861.
Note[modifica]
- ^ (cfr.: Nicomede Bianchi, "Memorie del generale Carlo Zucchi", op. cit.1861)
Voci correlate[modifica]
- Storia di Reggio Emilia
- Josef Radetzky
- Costantino d'Aspre
- Battaglia del Mincio (1814)
- Repubblica Romana (1849)
Altri progetti[modifica]
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