Carlo Ilarione Petitti di Roreto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Carlo Ilarione Petitti di Roreto
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Carlo Ilarione Petitti.jpg
Luogo nascita Torino
Data nascita 21 ottobre 1790
Luogo morte Torino
Data morte 10 aprile 1850
Professione Funzionario amministrativo
Legislatura I legislatura del Regno di Sardegna
Data 3 aprile 1848
Pagina istituzionale

Carlo Ilarione Petitti conte di Roreto (Torino, 21 ottobre 1790Torino, 10 aprile 1850) è stato un economista, scrittore, politico, consigliere di Stato, senatore (Regno di Sardegna) e accademico italiano. È stato un personaggio di spicco del Risorgimento.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carlo Ilarione Petitti di Roreto nacque a Torino il 21 ottobre 1790, figlio del conte Giuseppe Antonio Petitti di Roreto (1729-1795) e della nobile Innocenza Gabriella Ferrero Ponziglione di Borgo d'Ales (1767-1797).
Si sposò ad Alessandria nel 1813 con la nobile Maria Gabriella Genna di Cocconato (1791-1826); dal matrimonio nacquero quattro figli: Alessandro (1813-1841), Agostino (1814-1890), Maurizio (1816-1852), e Giuseppe (1824-1886).
Conseguita la laurea in legge nel 1816 all'Università di Genova, entrò nell'apparato del Regno di Sardegna del quale faceva già parte come volontario dal 1814.
Dopo aver ricoperto la carica di vice-intendente generale della Savoia a Chambéry, fu nominato intendente generale di Asti (1819) e poi di Cuneo (1826), quindi membro del neo costituito Consiglio di Stato (1831) - di cui egli stesso si era fatto promotore presso il re Carlo Alberto di Savoia - e dell'Accademia delle Scienze di Torino (1839).
Nel 1836 assunse la vice presidenza della Commissione superiore di statistica istituita da Carlo Alberto di Savoia.
Nel 1842 fu tra i fondatori, insieme a Camillo Benso di Cavour, dell'Associazione agraria di Torino.
Ricordato dal Metternich accanto a Vincenzo Gioberti, a Massimo d'Azeglio ed a Cesare Balbo tra i più eminenti liberali del Piemonte di allora, fu tra gli intellettuali di riferimento della cultura e della politica risorgimentale della prima metà del XIX secolo, «uno dei pochi che emerga non tanto per i titoli aristocratici o per l'attività politica, che invero non fu di secondo piano, ma soprattutto per la sua opera di studioso, di economista, di commentatore e giornalista, di sociologo» (Gian Mario Bravo), così da essere considerato da molti il maggior ispiratore delle riforme carlo-albertine.
Notevole interesse suscitò negli ambienti politici, italiani e stranieri, l'uscita del suo saggio sulla convenienza della costruzione delle strade ferrate (1845).
Nel 1848 fu nominato Senatore del Regno di Sardegna.
Morì a Torino il 10 aprile 1850, all'età di 59 anni, in seguito ad una dolorosa malattia, la podagra, che lo affliggeva da anni.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

  • Saggio sul buon governo della mendicità, degli istituti di beneficenza e delle carceri, Bocca, Torino, 1837.
  • Della condizione attuale delle carceri e dei mezzi di migliorarla, Pomba, Torino, 1840;
  • Sul lavoro de' fanciulli nelle manifatture, Lettere al direttore delle “Letture di Famiglia”, Torino, 1942-1944;
  • Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse. Cinque discorsi, Tipografia Elvetica, Capolago, 1845;
  • Delle più probabili future condizioni del commercio ligure. Tre lettere a Michele Erede, Tip. Sordomuti, Genova, 1847;
  • Considerazioni sopra la necessità di una riforma de' tributi con alcuni cenni su certe spese dello Stato, Successori Pomba, Torino, 1850;
  • Del gioco del lotto considerato ne' suoi effetti morali, politici ed economici, Stamperia Reale, Torino, 1853;
  • Opere Scelte, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1969.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 16 dicembre 1836
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
— 21 marzo 1837

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Camillo Cavour, Des chemins de fer en Italie par le comte Petitti, conseiller d'Etat du Royaume de Sardaigne, Revue Nouvelle, Parigi, Tom. VIII, 1º maggio 1846;
  • Pasquale Stanislao Mancini, Notizia della vita e degli studi di Carlo Ilarione Petitti, introduzione all'opera postuma di C.I. Petitti, Del giuoco del lotto, Torino, 1850;
  • Vittorio Bersezio, Il regno di Vittorio Emanuele II. Trent'anni di vita italiana, Roux, Torino, 1878, libro I;
  • Arturo Codignola, Dagli albori della libertà al proclama di Moncalieri (Lettere del Conte Ilarione Petitti di Roreto a Michele Erede dal marzo 1846 all'Aprile del 1850), in «Biblioteca di Storia Italiana Recente» (1800-1870), Torino, 1907-1932, Vol. XIII;
  • Mario Battistini, Documenti italiani nel Belgio. La corrispondenza del conte Ilarione Petitti di Roreto con Adolfo Quetelet, in «Rassegna Storica del Risorgimento», Roma, 1936, Fascicolo VIII;
  • Adolfo Colombo, Lettere di I. Petitti di Roreto a Vincenzo Gioberti (1841-1850), in «Carteggi di Vincenzo Gioberti», Regio Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma, 1936;
  • Adolfo Colombo, Gli albori del Regno di Vittorio Emanuele II secondo nuovi documenti, in «Rassegna Storica del Risorgimento», Roma, 1936, Fascicolo X e Fascicolo XI;
  • Gian Mario Bravo, Profilo intellettuale e politico di Carlo Ilarione Petitti di Roreto (1790-1850), in «Annali della Fondazione Luigi Einaudi», Torino 1968;
  • Gian Mario Bravo, Nota Critica, in Carlo Ilarione Petitti di Roreto, Opere Scelte, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1969.
  • Anna Capelli, La buona compagnia. Utopia e realtà carceraria nell'Italia del Risorgimento, Franco Angeli, Milano, 1988;
  • Paola Casana Testore, Introduzione, in Carlo Ilarione Petitti di Roreto, Lettere a L. Nomis di Cossilla ed a K. Mittermaier, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1989;
  • Anna Capelli, Il carcere degli intellettuali. Lettere di italiani a Karl Mittermaier (1835-1865), Franco Angeli, Milano, 1993;
  • Giuseppe Crosa, Un intendente scomodo: C.I. Petitti di Roreto, in Asti nel sette-ottocento, Gribaudo Editore, Cavallermaggiore, 1993.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • PETITTI di RORETO di Alberto Baldini, Enciclopedia Italiana, edizione 1935, sito Treccani.it. URL visitato il 29 gennaio 2013.

Controllo di autorità VIAF: 45046692 LCCN: no89021351 SBN: IT\ICCU\CFIV\083047