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Carlo I d'Austria (in tedesco Karl Franz Josef Ludwig Hubert Georg Maria von Habsburg-Lothringen; Persenbeug, 17 agosto 1887 – Funchal, 1º aprile 1922) fu imperatore d'Austria, re d'Ungheria e Boemia, e monarca della Casa d'Asburgo-Lorena.
Regnò come imperatore Carlo I d'Austria, re Carlo III di Boemia e re Carlo IV d'Ungheria. Fu beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004[1] e la ricorrenza viene celebrata il 21 ottobre.
Figlio primogenito dell'arciduca Ottone d'Austria (1865-1906) e della principessa Maria Giuseppina di Sassonia (1867-1944), quando nacque era il quinto in linea di successione dopo Rodolfo, suo nonno, suo zio e suo padre. Nel 1911 sposò la principessa italiana Zita di Borbone-Parma, figlia dell'ultimo duca di Parma, Roberto, con la quale ebbe otto figli.
Divenne erede presuntivo al trono in seguito all'assassinio dello zio Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914; fu incoronato imperatore alla morte del prozio Francesco Giuseppe nel 1916. In seguito alla sconfitta dell'Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale andò in esilio con la famiglia nell'isola portoghese di Madera dove morì di polmonite all'età di appena 35 anni.
Negli ultimi giorni di vita chiamò a sé il figlio primogenito Otto perché volle che costui vedesse "come muore un imperatore". Il 3 ottobre 2004 è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Della sua vita si ricorda il grande impegno affinché la guerra terminasse. Cattolico, prese a cuore le parole dell'allora Papa Benedetto XV che ripeté più volte che si trattava di una "inutile strage". Appena salito al trono, nel suo discorso iniziale, dichiarò che il suo obiettivo era la pace dei popoli.
Le trattative di pace svolte in segreto da Sisto, fratello della moglie Zita, nella primavera del 1917, portarono ad un sostanziale accordo con Francia e Gran Bretagna, ma l'Italia si oppose ad un ritorno alla situazione prebellica. Inoltre c'era anche il problema dell'alleato Germania che voleva una "pace vittoriosa". Si ricorda inoltre l'opposizione del sovrano all'utilizzo delle nuove e devastanti armi e per questo andò incontro alla diffidenza dell'alleato germanico e agli ambienti pangermanici che cercarono di sminuirne la personalità.
Durante il suo regno fu notevolmente ridotto lo sfarzo della corte asburgica, tanto che si faceva servire il pane nero e non quello bianco che veniva destinato ai feriti ed ammalati del fronte. Le sue aperture autonomistiche nei confronti dei popoli dell'impero furono bloccate dalla componente ungherese che non voleva concedere spazio alle minoranze (serbi e rumeni). Per questo non fu mai appoggiato e visto con dispetto sia dalla parte pangermanica dell'Austria che dalla componente ungherese, che erano legate al vecchio sistema di impero.
Durante la cerimonia di beatificazione papa Giovanni Paolo II disse che Carlo doveva essere «[...] un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».[2] Inoltre si ricorda l'enorme fede cattolica che l'imperatore praticava tanto di voler presenziare al Te Deum del capodanno 1918-19. Alla domanda del perché voleva ringraziare il Signore nell'anno della sconfitta e nell'anno in cui perse tutto, Carlo rispose che «...l'importante è che i popoli abbiano ritrovato la pace...» e per questo bisognava ringraziare Dio[3].
Zita raccoglieva una per una le ultime parole del suo sposo: «Adesso voglio dirti che ho sempre cercato di conoscere la volontà di Dio e di eseguirla nel modo più perfetto». «Io devo ancora soffrire tanto affinché i miei popoli si ritrovino ancora tra loro... Gesù, proteggi i nostri bambini... ma falli piuttosto morire che commettere un solo peccato mortale». «Gesù sia fatta la tua volontà». Poi pregarono insieme con il Rosario e le litanie alla Madonna, cantando poi l'inno del Te Deum.
Il 1º aprile 1922 il cappellano gli amministrò l'Unzione degli Infermi. Carlo volle avere vicino il figlio Ottone, dicendo: «Desidero che veda come muore un cattolico». Il sacerdote espose l'Eucarestia nella stanzetta. E Carlo pare che disse (secondo quanto annotato da Zita): «Gesù, io confido in Te. Gesù, in Te vivo, in Te muoio. Gesù io sono tuo, nella vita e nella morte. Tutto come vuoi Tu». Il sacerdote gli diede la Comunione eucaristica, come Viatico per l'eternità. Il sovrano si raccolse sereno. Zita gli disse: «Carlo, Gesù viene a prenderti». Rispose: «Oh sì, Gesù, vieni». Poi ancora: «Oh, Gesù, Gesù!».
Carlo d'Austria spirò alle ore 12 e ventitré minuti, a 35 anni d'età. Ai funerali lo seguirono circa 30 000 persone.
Dal matrimonio con Zita nacquero:
[modifica] I titoli di Carlo I
Per grazia di Dio, Imperatore d'Austria, Apostolico re d'Ungheria, il quarto con il suo nome, Re di Boemia, Dalmazia, Croazia, Slavonia, Galizia, Lodomeria e Illiria; Re del Lombardo Veneto; Re di Gerusalemme ecc., Arciduca d'Austria; Granduca di Toscana e di Cracovia, Duca di Lorena e di Salisburgo, di Stiria, di Carinzia, di Carniola di Bucovina; Grande Principe di Transilvania; Margravio di Moravia; Duca dell'Alta e Bassa Slesia, di Modena, Parma, Piacenza e Guastalla, di Auschwitz e Zator, di Teschen, del Friuli, di Ragusa e Zara; Conte di Habsburg e del Tirolo, di Kyburg, Gorizia e Gradisca; Principe di Trento e Bressanone; Marchese della Bassa e Alta Lusazia e Istria; Conte di Hohenems, Feldkirch, Bregenz, Sonnenberg, ecc.; Signore di Trieste, di Cattaro e della Marca vindica; Gran Voivoda del voivodato di Serbia ecc. ecc.
[modifica] Onorificenze austriache
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Croce militare per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe |
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[modifica] Onorificenze straniere
- ^ Scheda sul sito Santi e Beati
- ^ Omelia di Giovanni Paolo II per la beatificazione di Carlo d'Austria
- ^ Biografia di Carlo I
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