Carlo Costamagna

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sen. Carlo Costamagna
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Carlo Costamagna
Luogo nascita Quiliano
Data nascita 1880
Luogo morte Genova
Data morte 1965
Professione Giurista, politologo
Partito PNF
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione dell'educazione nazionale e della cultura popolare
Carlo Costamagna
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Quiliano
Data nascita 21 novembre 1880
Luogo morte Genova
Data morte 1º marzo 1965
Professione Giurista, politologo
Partito PNF
Legislatura XXVIII, XXIX, XXX

Carlo Costamagna (Quiliano, 21 novembre 1880Genova, 1º marzo 1965) è stato un giurista, politologo e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Quiliano (Sv) il 25 novembre 1880. Il padre, Eligio, era medico, e la madre, Emma Pertusio, era figlia di un ex-direttore del Ministero delle Finanze (dimessosi in seguito al trasferimento della capitale a Roma). Si laureò in giurisprudenza all'Università di Genova. Dopo la laurea, entrò in magistratura, fu Sostituto procuratore generale del Re, Consigliere della Corte di cassazione del Regno (1935) e giunse al grado di presidente di Cassazione . Arrivò a Roma al Ministero di grazia e giustizia nel 1910, e vi rimase fino al 1945, quando si ritirò a Pietra Ligure.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Militò nel Partito nazionalista e poi nel Partito nazionale fascista dalla sua costituzione. Nel 1924 fu consigliere nazionale del PNF. Nominato Segretario generale dell'organizzazione dei Consigli tecnici del PNF e segretario della Commissione dei Diciotto (o dei Soloni) collaborò con Alfredo Rocco[1] e Giuseppe Bottai all'elaborazione di norme che delineassero una nuova organizzazione dello Stato, sul modello del corporativismo, ed in particolare, alla stesura della "Carta del Lavoro", poi rivista per la versione finale da Alfredo Rocco. Sia nei suoi scritti che nella sua attività politica fu un difensore intransigente della dottrina del corporativismo[2]. In base a questo è stato giudicato dagli storici un estremista[3].

Fu deputato alla Camera del Regno dal 1929 e riconfermato nel 1934[4]

Nel 1938 fu tra i firmatari del Manifesto della razza in appoggio all'introduzione delle leggi razziali fasciste[5]. Nel 1939 fu consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni[6]. Nel 1943 fu nominato Senatore del Regno[7]. Nel 1940 scrisse numerosi voci dell'antigentiliano Dizionario di politica di Antonino Pagliaro, edito dalla Treccani per il PNF. Non aderì alla Repubblica sociale italiana. Nel dopoguerra partecipò alla fondazione del Movimento Sociale Italiano. Nel 1945 fu epurato dai suoi incarichi come magistrato e come docente universitario. Si impegnò per il superamento della epurazione, ma - una volta che questa fu accantonata - non rientrò nelle posizioni da cui era stato allontanato.

Attività accademica[modifica | modifica wikitesto]

Fu il primo docente nella cattedra di diritto corporativo a Ferrara (dal 1927) e poi a Pisa dove insegnò nella "Scuola di studi corporativi". Insegnò diritto costituzionale e dottrina dello Stato all'Università di Roma. Fra le sue opere, di particolare importanza si ricordano: il Manuale di diritto cooperativo, la Storia delle dottrine politiche ed economiche, la Storia e dottrina del fascismo (che rappresenta uno strumento interpretativo dei contenuti giuridico-politico del fascismo); gli Elementi di diritto pubblico generale.

La rivista "Lo Stato"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lo Stato.

Nel 1930 Costamagna fondò con Ettore Rosboch la rivista di scienze politiche, giuridiche ed economiche "Lo Stato" che diresse fino al 1943. I motivi che indussero a fondare la rivista facevano fondamentalmente riferimento alla elaborazione della dottrina fascista. Di "sistemazione dottrinale del Fascismo" come compito precipuo della rivista, parla Giuseppe Bottai nella lettera-programma che apre il n. 1[8] "Lo Stato" nasceva con l'intento di

« diventare l'organo attivo di una scuola effettivamente nazionale nel diritto, nell'economia, nella politica e .. concorrere alla rielaborazione sistematica delle scienze sociali in Italia »
(, Precisazioni programmatiche, in "Lo Stato", 1930, n.1 p. 57)

Costamagna, tentò, attraverso le pagine de "Lo Stato" di "fascistizzare" il diritto. Il ruolo di nuovo principio anti-individualistico era assegnato al 'principio corporativo' – principio la cui voluta ambiguità semantica aveva stimolato i più arditi esercizi retorici, ma anche lo scontro fra prospettive ideologico-politiche divergenti[9] – il quale viene inteso come un principio diretto, primariamente, a ricostruire la frantumata unità politica ed economica sulla riaffermazione del valore assoluto della sovranità statuale. Stando a questa lettura, rigidamente organicistica e gerarchica, si evince dalla prima dichiarazione della Carta del Lavoro, che la natura del principio corporativo è quella di una supernorma intesa a imporre la «solidarietà nazionale» nella forma di un’assoluta subordinazione degli interessi degli individui – sia come singoli, sia come elementi di un gruppo sociale – a quelli dello Stato, concepito come entità in cui si realizza (in senso deontico) l’unità, oltre che politica, anche morale ed economica della nazione. L’interesse superiore dello Stato viene quindi a costituire il criterio della «nuova legalità» fascista, da cui è definitivamente espunto l’obiettivo della «garanzia delle autonomie individuali»

Critica all'idealismo[modifica | modifica wikitesto]

Fu critico nei confronti delle teorie dello "Stato sindacale" di Sergio Panunzio, della "corporazione proprietaria" di Ugo Spirito e del "pluralismo istituzionale" di Santi Romano, cui preferiva un corporativismo in cui le corporazioni non erano portatori di interessi particolari ma "organi dello Stato"[10]. Ma soprattutto "fu uno dei più seri critici fascisti all'idealismo gentiliano"[11]. Diresse le sue critiche contro il "formalismo" e "l'intellettualismo" che caratterizzavano il neoidealismo. Costamagna pensava che il "pensiero razionale" non poteva costituire il fondamento ultimo dell'azione, in particolare negava: "la supremazia della ragione". In contrapposizione a Giovanni Gentile, Costamagna, sosteneva che:

« ... la verità è il risultato dell'ispirazione, che si richiama a una fonte di conoscenza "metarazionale" e metafilosofica" »
(C. Costamagna, Dottrina del fascismo, Roma 1938)

Lo Stato non avrebbe più dovuto avere una funzione pedagogica, ma una funzione disciplinare. Gli individui non dovevano più essere convinti che lo Stato dovesse essere il supremo oggetto di fedeltà perché vera sostanza morale dell'"Io". Lo Stato avrebbe dovuto essere concepito come fine a se stesso. Ad influenzare Costamagna fu, in particolare, il pensiero di Julius Evola, esponente di quella corrente trans-razionalista che nel fascismo fu molto vivace.

Il giudizio degli storici[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente gli storici del pensiero giuridico ritengono che Costamagna, pur non potendo essere annoverato fra gli «scienziati autentici»[12] che fra le due guerre si impegnarono nel dibattito sul tema della crisi dello Stato liberal-parlamentare e del corrispondente diritto, resta una figura emblematica della giuspubblicistica degli anni Trenta per le sue posizioni 'ultrafasciste', che lo accreditarono come uno degli ideologi più intransigenti della nuova dottrina dello Stato totalitario. Scrittore fluviale, alla produzione di carattere più dottrinario affiancò sempre un’intensa attività pubblicistico-politica, tanto da poter essere considerato alla fine degli anni Trenta uno dei più importanti ideologi del regime. Proprio per il suo intento fondamentalmente dottrinario, Costamagna dette vita a delle opere che non sono sopravvissute e non potevano sopravvivere al modello politico-istituzionale che le ispirava, nel momento in cui questa sarebbe stato “travolto dalla storia”[13]

Principali opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il manuale di diritto corporativo (1927)
  • Storia delle dottrine politiche ed economiche (1934)
  • Storia e dottrina del fascismo (1938)
  • Elementi di diritto pubblico generale (1943)
  • Che cos'è il marxismo (1949)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
  • Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Accame,Carlo Costamagna, in Il Parlamento italiano. Storia parlamentare e politica dell'Italia, 1861-1988, vol 12°, Roma, 1990.
  • M. Benvenuti, "Il pensiero giuridico di Carlo Costamagna nel dibattito su metodo, diritto e Stato durante il regime fascista", in "Nomos", 2005.
  • P. Costa, "Lo 'Stato totalitario': un campo semantico nella giuspubblicistica del fascismo", in "Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno", 1, 1999.
  • M. Cupellaro, "Costamagna Carlo", in "Dizionario biografico degli Italiani", Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 30° vol., Roma, 1984.
  • O. De Napoli, "La prova della razza. Cultura giuridica e razzismo in Italia negli anni Trenta", Le Monnier, Firenze, 2009.
  • E. De Cristofaro, "Codice della persecuzione: i giuristi e il razzismo nei regimi nazista e fascista", Giappichelli, Torino, 2008.
  • E. Lanchester,"'Dottrina' e politica nell'università italiana: Carlo Costamagna e il primo concorso di diritto corporativo", in "Lavoro e diritto", 1994.
  • G. Malgieri, Carlo Costamagna, Edizioni Sette Colori, Vibo Valentia,
  • G. Mosse, "The nazionalization of the masses: political symbolism and mass movements in Germany from the napoleonic wars to the Third Reich", New York, 1974 (trad. it., Il Mulino, Bologna, 1975)
  • P. Rees, "Biographical Dictionary of the Extreme Right since 1890", Simon & Schuster, New York, 1990.
  • G. Santomassimo, "La terza via fascista: il mito del corporativismo", Carocci, Roma, 2008.
  • A. Tarquini, "Il Gentile dei fascisti: gentiliani e antigentiliani nel regime fascista", Il Mulino, Bologna, 2000.
  • M. Toraldo di Francia, "Per un corporativismo senza 'corporazioni': 'Lo Stato' di Carlo Cotamagna", in "Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno", 1989.
  • M. Toraldo di Francia, "Carlo Costamagna. Il contributo italiano alla storia del pensiero - Diritto", Istituto dell'Enciclopedia italiana, Roma, 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Costamagna in “Il Contributo italiano alla storia del Pensiero – Diritto” – Treccani
  2. ^ M. Toraldo di Francia
  3. ^ P. Rees, pp. 64-68.
  4. ^ http://storia.camera.it/deputato/carlo-costamagna-18811121#nav
  5. ^ E. De Cristofaro, O. De Napoli
  6. ^ Carlo Costamagna: XXX Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  7. ^ http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/5bf1b82e3eb231fdc1257134005792c0/d170c6e88c1fb43e4125646f005a82c5?OpenDocument
  8. ^ Gennaio-febbraio 1930, p. 5.
  9. ^ Santomassimo 2006
  10. ^ Carlo Costamagna in Dizionario Biografico – Treccani
  11. ^ A. Tarquini
  12. ^ Grossi 1999
  13. ^ G. Accame, Prefazione, G, Malgieri, 1980

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Ulteriori informazioni nella scheda sul database dell'Archivio Storico del Senato, I Senatori d'Italia.

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