Carino Pietro da Balsamo

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Beato Carino Pietro da Balsamo
Le reliquie di Pietro Carino, nel 1934, prima di essere trasferite al santuario di San Martino in Balsamo
Le reliquie di Pietro Carino, nel 1934, prima di essere trasferite al santuario di San Martino in Balsamo

Converso domenicano

Morte 1º aprile 1293
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1822
Santuario principale Duomo di Forlì
Santuario di San Martino
Ricorrenza 28 aprile

Carino Pietro da Balsamo (Balsamo, XIII secoloForlì, 1º aprile 1293) è stato un religioso italiano, venerato come beato dalla Chiesa cattolica, famoso per essere stato l'uccisore del domenicano san Pietro da Verona.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro da Balsamo, noto anche col nome di Carino, viene descritto come un astuto campagnolo, rozzo e avido, assoldato nel 1252 per venticinque milanesi da Giacomo Leclusa[1] col compito di uccidere Pietro da Verona, nominato Inquisitore di Lombardia da papa Gregorio IX, nel 1232.

Sceltosi come complice un tale Albertino, si portò con lui a Como, facendosi ricevere dai frati del convento in cui lo stesso Pietro da Verona era priore. Scoperto che questi la mattina del 6 aprile sarebbe partito alla volta di Milano, dispose di conseguenza l'agguato, che si sarebbe consumato nei boschi nei pressi di Seveso. Pietro da Verona, che era partito insieme a tre conversi, raggiunse Meda verso mezzogiorno: due di loro rimasero a rifocillarsi presso una famiglia amica, mentre Pietro, in compagnia di fra Domenico, dopo aver fatto visita al monastero di San Vittore ripresero il cammino verso Milano precedendo di poco i due compagni. Addentratisi nel bosco scattò l'agguato: Albertino tuttavia, preso da terrore, fuggì incontro agli altri due frati che procedevano in ritardo, riferendo quanto stava accadendo. Carino si trovò pertanto da solo a compiere l'omicidio e si accanì dapprima contro Pietro, sfondandogli il cranio con un colpo di falcastro, dopodiché pugnalò fra Domenico che gridava cercando soccorso. Quest'ultimo sarebbe poi anch'egli deceduto, sei giorni più tardi, a Meda, dov'era stato trasportato.

Disarmato e arrestato, Carino venne condotto a Milano, in cui il popolo era insorto contro la setta degli eretici, responsabili dell'accaduto. Lo stesso podestà di Milano Oldrado da Tresseno fu coinvolto in prima persona nei tragici eventi, tanto che nel giro di una decina di giorni sarebbe stato complice della fuga dal carcere di Carino, che si sottrasse così al processo; accusato direttamente fu destituito come podestà. Carino invece partì per Roma, con l'intento di chiedere l'assoluzione per la propria colpa. Tuttavia si ammalò gravemente una volta giunto a Forlì: venne pertanto ricoverato nell'Ospizio di San Sebastiano, dove confessò l'accaduto al priore dei frati domenicani, chiedendo l'assoluzione. Questi, constatato il pentimento, gli strappò la promessa che, se fosse riuscito a guarire, si sarebbe redento e si sarebbe ordinato converso. Una volta guarito Carino entrò così nel convento di San Giacomo, in cui avrebbe trascorso i successivi quarant'anni della sua vita, fino alla morte, in umiltà e penitenza, condividendo il proprio percorso con il beato Giacomo Salomoni, asceta, mistico e detto padre dei poveri.[2]

Il sincero pentimento di Pietro Carino e la sua così radicale trasformazione nel proprio intimo fecero sì che alla sua morte diventasse oggetto di venerazione, venendo in seguito nel 1822 riconosciuto come beato.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Dato che non se ne conosce con certezza il giorno della morte, avvenuta a Forlì nel 1293, la memoria liturgica è oggi celebrata il giorno 28 aprile[3], data della traslazione del capo di Carino e di altre reliquie dal Duomo di Forlì a Cinisello Balsamo, nella chiesa di San Martino in Balsamo, per interessamento dell'allora parroco locale, don Emilio Griffini.

Il corpo di Carino continuò ad essere custodito nella Cattedrale di Forlì fino al 4 novembre 1964, quando - su interessamento di don Piero Carcano, parroco di Balsamo fu ricomposto in un'urna insieme al capo e alle restanti reliquie collocata sotto l'altare della cripta della nuova chiesa parrocchiale di San Martino in Balsamo, che aveva sostituito in quegli anni quella vecchia, in cui erano state conservate nei trentanni precedenti le reliquie del beato.[2]

L'arma del martirio, invece, è tuttora conservata nel Tesoro della Cattedrale forlivese[4].

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ O anche della Chiusa, viene riportato come un eretico manicheo. Cfr. Scurati (1975), p. 86.
  2. ^ a b Scurati (1975), pp. 86-87.
  3. ^ Lo Scurati tuttavia riporta - probabilmente in errore - la data del 2 aprile. Cfr. Scurati (1975), p. 87.
  4. ^ E. Gianardi, Uccise un santo, l’arma del delitto conservata nel tesoro del Duomo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Scurati, Storia di Cinisello Balsamo, Cinisello Balsamo, Comune di Cinisello Balsamo, 1975. ISBN non esistente
  • (EN) Donald S. Prudlo, The Assassin-Saint: The Life and Cult of Carino of Balsamo, The Catholic Historical Review - Volume 94, Number 1, January 2008, pp. 1–21
  • (EN) Donald S. Prudlo, The martyred inquisitor: the life and cult of Peter of Verona (1252), Aldershot, England; Burlington, VT, 2008, pp. 73–75

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Carino Pietro da Balsamo in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.