Caridina

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Caridina
Caridina multidentata close.jpg
Caridina multidentata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Metazoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Ordine Decapoda
Infraordine Caridea
Famiglia Atyidae
Genere Caridina
Specie
  • vedi testo

Caridina è un genere di gamberetti d'acqua dolce, salmastra e marina, appartenente alla famiglia Atyidae, conosciuti comunemente come Gamberetti nani.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Molte specie di Caridina continuano ad essere scoperte in natura e sono oggetto di studio da parte dei ricercatori perché spesso di una stessa specie esistono diverse varietà cromatiche. Gli esportatori però spesso le commercializzano con nomi che richiamano la fantasia cromatica ma necessitano ancora di un'accurata classificazione tassonomica. Pertanto alcuni esemplari sono conosciuti per il nome loro attribuito dai commercianti.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La caridina ha il proprio biotopo naturale in Giappone (soprattutto nella regione di Yamato, da cui il nome locale Yamato Numa Ebi), ma anche in Corea e Taiwan, in acque di fiumi e risaie, con temperature comprese tra i 22-25 °C. Le femmine depongono le uova in queste acque e le larve vengono trasportate dalla corrente verso la foce dei fiumi e qui vivono in acqua salmastra. È solo qui che le larve possono svilupparsi e quando il gambero ha raggiunto le dimensioni di circa mezzo centimetro risale i fiumi per tornare nelle acque dei genitori, dolci, tenere e leggermente acide.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le caridine, come tutti i gamberi, possiedono un corpo rivestito da una corazza (carapace) che riveste tutto il corpo, il quale è suddiviso in due parti, quella anteriore (cefalotorace) che comprende testa e totace, e quella posteriore (addome) suddivisa in sei segmenti mobili. Il carapace deve la sua durezza alla chitina e contiene sali minerali la cui qualità e quantità condizionano la colorazione. Il carapace si prolunga anteriormente nel rostro. Nella Caridina Japonica, il corpo è per lo più trasparente. All'interno del cefalotorace è possibile repertare tutti gli organi interni: encefalo, cuore, apparato gastroenterico, e gonadi (testicoli o sacca ovarica). La sacca ovarica è di notevoli dimensioni e appare come una macchia scura tra testa e torace. L'addome contiene invece l'intestino che distalmente si apre nell'ano, sito in prossimità del telson (coda). Sia il cefalotorace che l'addome presentano, sul loro versante ventrale, delle appendici con funzioni deambulatorie (ambulacrali). Il primo paio toracico si è trasformato nel tempo in un paio di piccole chele (massillipedi) con le quali la caridina taglia il cibo e lo porta alla bocca. Tutte le specie appartenenti a questo genere hanno sviluppato alle estremità delle chele fitti ciuffi di setole con cui raccolgono instancabilmente microrganismi e detriti da substrati come sassi, legni morti e piante. Le appendici addominali sono invece natatorie e, nella femmina, svolgono anche il ruolo di trattenimento e protezione delle uova fecondate. La lunghezza della caridina raggiunge i 4–6 cm.

Varianti: numerose sono le varietà cromatiche ancora da classificare.

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

Vivono spesso in gruppi numerosi e solitamente tendono di giorno a nascondersi nei folti cespugli di piante, sotto le radici o in strette fessure degli argini per proteggersi perché fungono da preda per grandi Ciclidi, grossi Caracidi e Scalari adulti.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Proprio grazie all'attività di brucare le piante, questi gamberetti si nutrono quasi esclusivamente di alghe. Insieme a minuscoli filamenti di alghe asportano da qualsiasi substrato sommerso anche microorganismi quali Vorticelle, fungine e batteri. A causa del loro singolare regime alimentare, i gamberetti nani sono costretti a raccolgiere cibo tutto il giorno e pertanto vivono quasi sempre all'aperto nuotando ed arrampicandosi per tutto il letto del corso d'acqua, dove si trovano a loro agio non solo sul fondo, ma anche tra la fitta vegetazione, sulle rocce, sui legni e persino nelle costruzioni sommerse artificiali costruite dall'uomo per contenere gli argini.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Poco si sa della riproduzione delle Caridine. Le femmine hanno un ciclo di 6-8 settimane. Quando sono pronte per la riproduzione, secernono feromoni che attirano i maschi. I maschi divengono irrequieti cercando la femmina con cui accoppiarsi. La femmina pronta ad accoppiarsi presenta una sacca ovarica aumentata di volume; le uova si spostano poi verso le appendici natatorie addominali dove vengono fecondate e dove rimangono per circa 30 giorni, periodo durante il quale la femmina le ossigena continuamente mediante movimento delle appendici e del telson. Al momento della schiusa, liberano centinaia di larve che si nutrono di fitoplancton. Queste sono appena visibili, ma nel giro di circa 50 giorni raggiungono le dimensioni di 1-1,5 cm iniziando gradualmente a nutrirsi con cibo solido.

Acquariofilia[modifica | modifica sorgente]

Tutti le specie di Caridina possono essere riprodotte ed allevate in acquario. Le Caridine si nutrono dei residui di cibo ma anche di alghe. Benché inizialmente questi crostacei siano stati introdotti da Takashi Amano in acquariofilia con la funzione di mangia-alghe, in realtà non è possibile sfruttarle in tal senso. La temperatura ottimale si aggira intorno ai 22-26 (fino a 28) °C con un optimum di 24. Gh pari a 4 e Kh pari a 2; pH lievemente acido (5-6,8). L'acqua deve essere lievemente dura (contenente sali di calcio) perché questi favoriscono la formazione del carapace e le mute. È possibile ottenere la riproduzione in cattività seguendo delle regole, perlatro non accettate da tutti. La femmina con le uova va isolata in una vasca insieme a due-tre maschi. Le larve si nutrono di fitoplancton non facile da reperire. Alcuni allevatori usano lasciare dell'acqua a riposo finché non diventi verdastra, segno di formazione di alghe anche unicellulari (fitoplancton). Poi con una siringa si preleva un po' di questo liquido che viene iniettato nella vaschetta. L'acqua secondo alcuni autori dovrebbe essere salmastra, simulando le condizioni in cui le larve si sviluppano in natura. Raggiunta la misura di 1-1,5 cm le caridine possono essere immesse nell'acquario di comunità, nel quale si farà attenzione a non avere pesci ghiotti di crostacei come Discus e Scalari.

Specie[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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