Carestie in India

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Ci furono quattordici carestie in India tra l'XI e il XVII secolo. B.M. Bhatia crede che le prime carestie ebbero un impatto strettamente locale e che soltanto dopo il 1860, durante il dominio dell'Impero britannico, che una carestia iniziò a significare una generale mancanza di cereali nel paese. Ci furono circa 25 gravi carestie che colpirono i vari stati come il Tamil Nadu nell'India meridionale, il Bihar al nord e il Bengala nell'est nella seconda metà del XIX secolo, uccidendo tra 30 e 40 milioni di indiani nel periodo in cui le industrie native soffrirono un collasso quasi totale, con gli artigiani più abili che perdevano il lavoro mentre le importazioni britanniche inondavano il mercato indiano.

Le carestie furono il prodotto sia della scarsità di piogge sia delle politiche economiche ed amministrative britanniche, che dal 1857 avevano portato alla conversione delle campagne locali in piantagioni possedute da stranieri, avevano posto restrizioni al commercio interno e una pesante tassazione per supportate le fallite spedizioni britanniche in Afghanistan (vedi la Seconda guerra anglo-afgana), creato misure inflazionistiche che avevano aumentato il prezzo del cibo e costretto all'esportazione di raccolti basilari dall'India all'Inghilterra.[1][2][3][4] Alcuni cittadini britannici, come William Digby, si batterono per delle riforme politiche e un piano di aiuti contro la carestia, ma il viceré britannico in India Lord Lytton si oppose ai cambiamenti che, credeva, avrebbero stimolato la pigrizia dei lavoratori indiani. La prima, la Carestia del Bengala del 1770, si stima abbia causato circa dieci milioni di morti, mentre la Carestia del Bengala del 1943-1944 — una delle più devastanti; ne causò da tre a quattro milioni durante la seconda guerra mondiale. Quest'ultima non fu dovuta a cause naturali, ma alla deliberata distruzione del raccolto di riso tramite diserbanti da parte delle autorità britanniche davanti all'avanzare delle truppe giapponesi in Birmania.

Le osservazioni della Commissione per la Carestia del 1880 sostengono la teoria che la causa principale delle carestia non fu la scarsità di cibo, bensì la cattiva gestione della sua distribuzione. Si osservò che ciascuna provincia dell'India britannica, inclusa la Birmania, ebbe un surplus di granaglie, e il surplus annuale fu di 5,6 milioni di tonnellate. A quel tempo, l'esportazione annuale di riso e altri cereali era approssimativamente di un milione di tonnellate.

Nel 1966 ci fu quasi una ripetizione nel Bihar, quando gli Stati Uniti destinarono novecentomila tonnellate di cereali per combattere la carestia. È l'episodio più prossimo ad una carestia dell'India indipendente, ed è illuminante delle reazioni e dell'operato di un governo democratico, in contrasto al governo coloniale, nell'evitare disastri di questo tipo.

Un tipo di carestia ciclico, dovuto alla fioritura di un particolare tipo di bambù (Melocanna baccifera) è il cosiddetto Mautam. Ogni 48 anni tale pianta fiorisce, fornendo improvvisamente una gran quantità di cibo per i ratti, la cui popolazione si sviluppa all'improvviso. Negli stati indiani del Mizoram e Manipur questi ratti, una volta concluspo il ciclo del bambù, attaccano ogni tipo di coltivazione. In passato tale era l'azione dei ratti da causare carestie devastanti (ad esempio nel 1863, 1911 e 1959), il nord est dell'India è colpito da una devastante carestia. Oggi (l'ultimo Mautam risale al 2006) la carestia viene relativamente prevenuta e controllata dal governo indiano.

Cronologia[modifica | modifica sorgente]

  • 1630-1631: ci fu una carestia ad Ahmedabad, nello stato del Gujarat.
  • 1770: il territorio indiano governato dalla Compagnia Inglese delle Indie Orientali britannica fu colpito dalla prima Carestia del Bengala del 1770. Si stima morirono 10 milioni di persone.
  • anni 1780-1790: morirono alcuni milioni di indiani per le carestie nel Bengala, nel Benares, a Jammu, a Bombay e a Madras.
  • 1800-1825: 1 milione di morti per carestia
  • 1850-1875: 5 milioni di indiani morirono per la carestia che colpì il Bengala, l'Orissa, il Rajastan e il Bihar
  • 1875-1900: 26 milioni morirono per carestia (1876-1878: 10 milioni)
  • 1905-1906: la carestia colpì aree abitate da 3,3 milioni di abitanti
  • 1906-1907: la carestia colpì aree abitate da 13 milioni di abitanti
  • 1907-1908: la carestia colpì aree abitate da 49,6 milioni di abitanti
  • Nel 1943, l'India fu colpita dalla seconda Carestia del Bengala del 1943-1944. Oltre 3 milioni di persone morirono.
  • Nel 1966, si arrivò "quasi" ad una carestia nel Bihar. Gli USA spedirono 900 000 tonnellate di granaglie per combattere la carestia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Romesh C. Dutt Open Letters to Lord Curzon on Famines and Land Assessments in India, pubblicato per la prima volta nel 1900, edito nel 2005 da Adamant Media Corporation, Elibron Classics Series, ISBN 1402151152.
  2. ^ Romesh C. Dutt The Economic History of India under early British Rule, pubblicato per la prima volta nel 1902, edito nel 2001 da Routledge, ISBN 0415244935
  3. ^ Amartya Sen Poverty and Famines: An Essay on Entitlements and Deprivation, pubblicato a Oxford da Clarendon Press, 1982
  4. ^ B.M. Bhatia Famines in India: A study in Some Aspects of the Economic History of India with Special Reference to Food Problem, pubblicato a Delhi da Konark Publishers Pvt. Ltd. (1985)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • B. Bhattaharyya A History of Bangla Desh. Dacca. (1973)
  • H.C.Srivastava The History of Indian Famines from 1858-1918, Sri Ram Mehra and Co., Agra (1968).
  • Mike Davis Late Victorian Holocausts: El Niño Famines and the Making of the Third World (2001), ISBN 1859847390