Cardiomiopatia dilatativa

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Cardiomiopatia dilatativa
Idiopathic cardiomyopathy, gross pathology 20G0018 lores.jpg
Reperto autoptico di cardiomiopatia dilatativa. Il ventricolo sinistro appare dilatato; la fibrosi subendocardica è testimoniata dal colorito biancastro opaco dell'endocardio.
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 425.4
ICD-10 (EN) I42.0

La cardiomiopatia dilatativa (detta anche miocardiopatia dilatativa e in passato miocardiopatia congestizia) è una condizione patologica del cuore che si manifesta con la dilatazione ventricolare e la disfunzione sistolica.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Tale cardiomiopatia si riscontra su 5-8 persone su 100.000 individui all’anno, ma il numero in realtà dovrebbe essere molto superiore perché non tutti i casi vengono segnalati. [1]

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

La cardiomiopatia dilatativa può essere secondaria a numerose condizioni, la più comune delle quali è la coronaropatia diffusa con conseguente danno ischemico del miocardio.

In altri casi il danno miocardico può derivare da deficit alimentari (beriberi, kwashiorkor), malattie endocrine (diabete mellito, malattie della tiroide, feocromocitoma), agenti infettivi (batteri, rickettsie, virus, protozoi, elminti): un esempio è la miocardiopatia di Chagas.

Anche agenti farmacologici (chemioterapia) o sostanze tossiche, ad esempio l'etanolo (miocardiopatia alcolica) o la cocaina, possono essere responsabili di cardiomiopatia dilatativa.

In alcuni casi non è possibile riconoscere una causa evidente. In questo caso si definisce "cardiomiopatia dilatativa idiopatica". Quest'ultima forma deriva da alterazioni muscolari intrinseche al muscolo cardiaco, geneticamente determinate (in maniera sporadica o con trasmissione familiare, coinvolgenti il solo muscolo cardiaco o anche altri tessuti muscolari dell'organismo). Diversamente dalla cardiomiopatia ipertrofica i geni coinvolti corrispondono a proteine del citoscheletro e non del sarcomero.

Da recenti studi è emerso che i soggetti che presentano un numero estremamente frequente di extrasistole (molte migliaia al giorno) possono sviluppare una forma di cardiomiopatia dilatativa. In questi casi, riducendo o annullando il numero delle extrasistole (ad esempio tramite ablazione radioelettrica) si assiste, nella quasi totalità dei casi, a una progressiva regressione della cardiomiopatia. [2][3]

Profilo clinico[modifica | modifica sorgente]

La cardiomiopatia dilatativa, al pari delle altre cardiomiopatie, è un delle cause di insufficienza cardiaca. Tachiaritmie ed embolia periferica o polmonare possono presentarsi in alcuni casi. Facilmente si raggiunge una frazione di eiezione cardiaca inferiore al 25%.

Esami[modifica | modifica sorgente]

Esistono vari esami, tutti utili per comprendere meglio sia il danno, sia eventuali altri danni collaterali.

  • Radiografia del torace, attraverso la quale si osservano gli eventuali versamenti pleurici, le strie di Kerley B, e un aumento dell'ombra cardiaca, solitamente indicata come un aumentato rapporto cardio-toracico.
  • Elettrocardiogramma, dove si possono riscontrare delle alterazioni del tratto ST e dell’onda T, e le varie aritmie susseguenti alla dilatazione (la più comune risulta la fibrillazione atriale)
  • Ecocardiografia, con tale esame si comprende meglio la gravità della dilatazione e la relativa ipocinesia segmentaria del ventricolo sinistro.
  • Cateterismo cardiaco, che risulta utile per la valutazione delle pressioni telesistolica e telediastolica, nonché la pressione atriale sinistra.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Il trattamento è mirato all’insufficienza cardiaca.

Il trattamento base consiste nella somministrazione di diuretici, inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, sartani e bloccanti dei recettori betaadrenergici.

Nei casi di cardiopatia dilatativa da valvulopatia aortica / mitralica, eseguendo la sostituzione valvolare prima della irreversibilità della cardiopatia, si assiste spesso ad una riduzione dei diametri e dei volumi del cuore, ed a un aumento della frazione di eiezione.

Il trapianto cardiaco si impone nei casi più gravi per salvare la vita alla persona. Un device intracardiaco per la terapia di risincronizzazione dell'attività elettrica del cuore (ICD - CRT) può essere impiantato per risolvere l'aritmia secondaria alla cardiomiopatia e/o per accompagnare il paziente durante l'attesa del trapianto cardiaco.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Braunwald E,, Congestive heart failure:Fifty years of progress. in Circulation, vol. 102, 2000, pp. IV 14.
  2. ^ Radiofrequency ablation of "benign" right ventricular outflow tract extrasystoles: A therapy that has found its disease? - Belhassen 45 (8): 1266 - Journal of the American Col...
  3. ^ A case of cardiomyopathy induced by premature ventricular complexes


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Joseph C. Sengen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.
  • Hurst, Il Cuore (il manuale - 11ª edizione), Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-2388-2.
  • Eugene Braunwald, Malattie del cuore (7ª edizione), Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2987-3.
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