Caproni Ca.331

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Caproni Ca.331
Il primo prototipo del Ca.331
Il primo prototipo del Ca.331
Descrizione
Tipo aereo da ricognizione
caccia notturno
Progettista Cesare Pallavicino
Costruttore Italia Caproni
Esemplari 3
Dimensioni e pesi
Lunghezza 11,74 m
Apertura alare 16,40 m
Altezza 3,48 m
Superficie alare 38,40
Peso a vuoto 4600 kg
Peso max al decollo 6800 kg
Propulsione
Motore 2 Isotta Fraschini Delta VI
Potenza 850 CV
Prestazioni
Velocità max 505 km/h
Autonomia 1815 km
Armamento
Mitragliatrici 4 Breda-SAFAT da 12,7 mm
Cannoni 4 MG 151 da 20 mm
Note dati relativi al Ca.331 C.N.

dati da enricopezzi.it[1]

voci di aerei militari presenti su Wikipedia

Il Caproni Ca.331 "Raffica" è stato un aereo da ricognizione a 4 posti e bombardiere leggero (versione Ca.331A) sviluppato dall' azienda aeronautica italiana Caproni nei primi anni quaranta e rimasto allo stadio di prototipo.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

Il primo prototipo del Ca.331.

Il Ca.331 volò per la prima volta il 3 agosto del 1940. Nella primavera del 1941, il prototipo venne testato ufficialmente dalla Regia Aeronautica e mostrò subito buone capacità sia di volo sia di combattimento. Tuttavia, la Regia Aeronautica si espresse a sfavore della sua produzione di massa, in quanto "l'aereo ha una costruzione inusuale". Il giudizio era fondamentalmente viziato dal fatto che l'apparecchio era costruito, in molte parti, in duralluminio, materiale molto scarso in Italia e che doveva essere importato dalla Germania. Oltre a questo problema "autarchico" (che rallentò lo sviluppo tecnologico della Regia Aeronautica) influì negativamente anche il tipo di motore scelto. Infatti la Caproni preferiva i propulsori Isotta Fraschini (azienda controllata dal gruppo Caproni), motori in linea raffreddati ad aria con ridotta resistenza aerodinamica dovuta all'assenza del radiatore e anche meno soggetti a danni in combattimento rispetto a quelli raffreddati ad acqua. Buoni sulla carta, questi motori erano però decisamente inaffidabili soprattutto a causa del surriscaldamento eccessivo dei cilindri posteriori, dovuto al flusso d'aria di raffreddamento insufficiente rispetto alla potenza che si cercava di raggiungere. Per la loro incapacità intrinseca di sviluppare grandi potenze (il flusso d'aria consentiva un buon raffreddamento solo per potenze fino a 500/600 cavalli) questo tipo di motori era stato abbandonato da tutte le aeronautiche, o relegato all'uso su aerei non di prima linea (soprattutto aerei da addestramento e collegamento) dove la semplicità di realizzazione e di manutenzione erano requisiti ricercati.

L'aeroplano venne in seguito passato alla Luftwaffe che lo testò presso il suo centro esperienze di Rechlin. La Luftwaffe ne certificò le qualità tanto che pianificò di ordinarne diversi esemplari nella versione da addestramento al combattimento con il controllo duale (versione Ca.331G), ma la missiva non fu mai inoltrata.[2]

Il prototipo del Ca.331 caccia notturno.

Il secondo prototipo, il MM.428, era un caccia notturno che venne poi designato con il codice Ca.331B. All'inizio dell'offensiva alleata nel 1942, la Regia Aeronautica pianificò di ordinarne 1000 esemplari ma, anche in questo caso, l'ordine rimase solo sulla carta e solo un nuovo prototipo venne costruito.

Il primo prototipo del Ca.331B venne testato con l'armamento completo nell'agosto del 1943. L'aereo venne progettato anche per essere prodotto nella versione cacciabombardiere. A tal fine venne realizzato un alloggiamento per le bombe in grado di trasportare fino a 1000 kg di carico bellico. Una seconda opzione era la versione Ca.331B, con 500 kg di bombe ed un carico supplementare di carburante di 616 l.

Venne anche progettata una versione d'assalto, con cannoncini da 37 mm e motori Fiat RA.1050 RC 58I Tifone (ossia la versione costruita su licenza del motore tedesco Daimler-Benz DB 605 A-1). La velocità massima del progetto di questo apparecchio era prevista in 644 km/h. Al momento della capitolazione dell'Italia, presso la fabbrica Ponte San Pietro della Caproni Bergamaschi si lavorava a pieno regime alla produzione dell'apparecchio. I prototipi terminati vennero trasportati in Germania, dove poi se ne persero le tracce.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enrico pezzi: Ricerca AEREI
  2. ^ GOT: The Caproni Ca. 331. URL consultato il 06 gennaio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emilio Brotzu, Gherardo Cosolo (a cura di), Dimensione Cielo, Aerei Italiani nella 2ª Guerra Mondiale Vol.2, Caccia-Assalto Vol.2, Roma, Edizioni dell'Ateneo & Bizzarri, pp. 61-64, ISBN non esistente.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]