Caprigliola

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Caprigliola
frazione
Panorama di Caprigliola
Panorama di Caprigliola
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Massa-Carrara-Stemma.png Massa-Carrara
Comune Aulla-Stemma.png Aulla
Territorio
Coordinate 44°10′28″N 9°56′06″E / 44.174444°N 9.935°E44.174444; 9.935 (Caprigliola)Coordinate: 44°10′28″N 9°56′06″E / 44.174444°N 9.935°E44.174444; 9.935 (Caprigliola)
Altitudine 164 m s.l.m.
Superficie 59,79 km²
Abitanti 452 (2006)
Densità 7,56 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 54010
Prefisso 0187
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti Caprigliolesi
Patrono san Nicolò
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caprigliola
Dialetto Caprigliolese (Caprighjoleso)
Parlato in Italia
Parlato in Provincia di Massa e Carrara
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Emiliano-romagnolo
         Emiliano
          Dialetto Caprigliolese
Estratto in lingua
Tuti i cristian i nasén libri d' degnità e d' diriti. ghj'en dotà d' rason e d'cosenzê e i gh'àn da comportarse l'un vérso chi artri com s'i fusen fradèi.

Caprigliola (pronuncia: Caprìgliola) è una frazione di Aulla in provincia di Massa e Carrara, in Toscana.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Caprigliola sorge su un colle di roccia arenaria ad una altitudine di 164 m s.l.m., ultima propaggina della catena delle Alpi apuane, sulla sponda sinistra del Fiume Magra nel territorio della Lunigiana, ed è frazione del comune di Aulla. che confina col comune ligure di Santo Stefano Magra,sorge davanti al paese di Albiano magra, in provincia della Spezia. Il colle sorge il borgo è estremamente ripido nel versante a Nord ed è attraversato ai suoi piedi da un corso d'acqua chiamato semplicemente "r' canalo" o valle dei mulini, dove sono presenti numerosi ruderi di mulini ad acqua per la macina del grano e delle castagne, r' molin d' Luero, r' torchjo vechjo, r' molin dr còrso, ecc.. Tali mulini risultavano funzionati fino agli ai primi anni 60. Nel versante a mezzogiorno i crinale scende molto più dolcemente, tant'è che vi sono campi coltivati, vigne e olivi ed un canale anch'esso punteggiato da alcuni ruderi di mulini ad acqua, separa il colle di caprigliola dal colle di "la costa lavacchia", ultima propaggine prima del confine amministrativo con la liguria. Alle spalle del paese si erge il massiccio del monte grosso alto 667 m s.l.m., un tempo abitato da molte famiglie Caprigliolesi che qui avevano le loro pertineze di boschi e pascoli per il bestiame. Le località di pertinenza della parrocchia di caprigliola e rientranti nella circoscrizione amministrativa sono: Santuario della madonna del ponte, Isola, Bettola, Canal del ri, la costa lavacchia, Chiamici.

Il borgo di Caprigliola si può raggiungere dal casello autostradale della A-15 di Aulla percorrendo la SS 62 della cisa in direzione Santo Stefano Magra dopo aver percorso circa 8 km, e dal Casello autostradale di La spezia-Santo Stefano di Magra percorrendo la SS 62 della cisa in direzione Aulla a circa 4 km. La strada principale per raggiungere il borgo denominata "Via nuova" si innesta dalla statale della Cisa in localita "Bettola" e sale per circa 1,3 km. Attraverso un'altra strada si può raggiungere l'abitato di Ponzano superiore.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è di tipo temperato, mediterraneno-tirrenico con inverni non particolarmente freddi ed estati calde e medio umide, primavera ed autunno sono generalmente piuttosto piovosi.

Il clima è fortemente influenzato dalla vicinanza con la costa che quivi ne influenza il clima. Sono assenti le nebbie e le intense brinate mattutine che caratterizzano la medio-alta valle del magra a causa dell'inversione termica. Una particolarità è dovuta al micro clima del vento di tramontana che qui soffia maggiormente rispetto ad altre frazione, ciò è dovuto ad una direttrice che l'aria di tramontana segue nel suo percorso di attraversamento appennico, incanalandosi poi nella stretta valle a nord della collina la risale, causando il tipico vento che gli abitanti conoscono come; Il vento del portelo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie del toponimo Castrum Caprigliola, risalgono al XII secolo. Sul finire dell'XI secolo, nel 1185, Caprigliola fu concessa in feudo da Federico I al vescovo lunense Pietro IV. Nel medesimo periodo, il borgo era già fortificato e luogo di residenza estiva dei Vescovi di Luni.

Il complesso vescovile occupa attualmente la parte alta del colle ove sorge la frazione ed è oggi affiancato dall'imponente mole della chiesa settecentesca dedicata a San Nicolò, la cui costruzione con tutta probabilità ha inglobato il primitivo nucleo castrense.

Nel 1401, Caprigliola, Albiano di Magra e Stadano entrarono a far parte del territorio della Repubblica di Firenze. Nel 1556 i fiorentini, per ordine di Cosimo I de' Medici, dotarono il borgo di mura fortificate, a conferma del ruolo strategico che gli assegnavano. Il patrimonio artistico è formato, oltre che dalla chiesa, da maestose mura, ancor oggi ben conservate, da stemmi medicei, da una maestà di marmo di Carrara e da ricchi portali. Nei dintorni, alberi d'olivo e da vite offrono prodotti di qualità conosciuti in tutta Italia tanto che il territorio è compreso nell'area D.O.C. dei Colli di Luni secondo un riconoscimento governativo datato 1947.Una cosa da contare è anche lo sviluppo di partigiani al tempo della seconda guerra mondiale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Dialetto caprigliolese[modifica | modifica wikitesto]

Di fatto la Lunigiana linguisticamente si può dividere in cinque aree: Alta Lunigiana (Pontremoli e Zeri), Media Lunigiana (Aulla, Fivizzano, Villafranca in Lunigiana, ecc.), Bassa Lunigiana (Sarzana, Santo Stefano di Magra, Bolano, ecc.), Lunigiana di transizione a levante (Castelnuovo Magra, Ortonovo), Lunigiana di transizione a ponente (Arcola, Vezzano Ligure, Follo, ecc.). Nell'Alta Lunigiana il dialetto è chiaramente un dialetto con elementi emiliani dominanti, anche se nello Zerasco si possono ascoltare elementi di chiara origine ligure, data la sua vicinanza con la val di Vara.Nella Medio-bassa Lunigiana invece la situazione si ingarbuglia, i dialetti tendono a trasformarsi unendo elementi emiliani ad elementi liguri e toscani, nella Lunigiana di transizione a levante invece questi elementi si fondono ancora più marcatamente, dando origine ad un dialetto del tutto particolare che è il Carrarino-Massese. Questi dialetti tendono ad avere al loro interno elementi emiliani predominanti, uniti poi alla parlata cacuminale tipica del dialetto carrarese. Nella Lunigiana di transizione a ponente – ovvero al di là del Fiume Magra – assume una caratteristica marcatamente più ligure, precipua della sottovarietà ligure dello spezzino. Il dialetto caprigliolese si trova esattamente nella zona di transizione tra la Media e la Bassa Lunigiana: gli elementi dominanti fanno capo al dialetto di Sarzana, mentre pochi elementi fanno capo al dialetto aullese. Stiamo parlando di caratteristiche linguistiche che nel contesto territoriale della parlata medio-bassa lunigianese sono abbastanza trascurabili: si tratta per lo più di accentazioni, di parole e alterazioni fonetico-fonologiche differenti; ciò avviene anche da frazione a frazione, nella sostanza, però, rimane abbastanza omogeneo. Entrando nello specifico, il dialetto caprigliolese è il frutto di tutte queste mescolanze: dialetto emiliano, ligure e toscano, quest'ultimo attraverso il "filtro" della zona Apuana, benché questo si sia espresso con apporti prevalentemente di genere lessicale.

Principali differenze tra il dialetto Caprigliolese e l’Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Una delle principali cose che si notano nel dialetto Caprigliolese è la caduta delle vocali finali in molte parole, per esempio; dove in Italiano si dice “bastone”, “forcone”,  in Caprigliolese diventa “ bast|ó|n”, “forc|ó|n ecc.. I due trattini accanto alla vocale “ó”,  sta ad indicare che questa vocale viene pronunciata, o meglio, accentata in maniera molto secca e chiusa, a differenza dell’Italiano, dove invece è pronunciata molto più morbida.

Stessa situazione la troviamo anche in altre parole, per esempio; “Andiamo”, “Dormiamo” che diventa; Nd|á|n”, “ Dorm|á|n”, anche in questo caso, troviamo i due trattini accanto alla vocale “á” , segno che anch’essa viene pronunciata in maniera molto secca.

Questa è un po’ la caratteristica principale che contraddistingue il dialetto Lunigianese in toto, il quale trae origine ovviamente dall’emiliano e in parte dal ligure, anche se in Emiliano si ha la trasformazione della vocale che precede la consonate,  quindi “Andiamo” diventa “Andèmm” e “Dormiamo” diventa “Dormimm”.  Questo non succede per esempio nel dialetto Spezzino oltremagra (intendo nell’area linguistica che sta sulla riva destra del fiume Magra, partendo da Ceparana), dove invece si pronuncia “Andemo”, “Dormimo”. Questo naturalmente è dovuto al fatto che lo Spezzino ha ricevuto notevoli apporti dal dialetto ligure di levante.

Detto ciò, invece, nel dialetto Caprigliolese non troviamo la soppressione delle vocali finali in parole come; “Gatto” o “Cavallo”, che si pronunciano; “Gato” e “Cavalo”, cosa che invece nell’emiliano, (con particolare riferimento al Carrarino), non succede, perché qui abbiamo la completa caduta delle vocali. In questi casi si pronuncerà, con diverse sfumature ovviamente; “Gat” e “Caval”.

Questa anomala situazione è dovuta alla vicinanza con il ligure, poiché nel ligure, in questa tipologia di parole la vocale finale non decade, si trasforma nel caso del Genovese, ma non decade. Così come non decade nell’Italiano e nel toscano.

Un’altra differenza importante che deriva dell’emiliano è la sonorizzazione delle consonanti latine dopo la vocale; “Fico”, “dico”, “uno”, “coperta” , che diventano;  “Figo”, “Digo”, “Vun”, “Crovertê”.

Sempre come nell’Emiliano; cadono le doppie consonati, con riferimento agli esempi precedenti vedi: “Gato”, “Cavalo” etc…

La sonorizzazione della consonante “S” che si pronuncia quasi come una “SCH” e  della “Z”, che in Italiano è molto secca, come in “Mezzo” o “Pezzo”, mente in Caprigliolese è più strascicata. Possiamo qui immaginare di pronunciarla come una via di mezzo tra la “Z” ,tipicamente emiliana e quella tipicamente Italiana o toscana.

La trasformazione della “C” e della “G” in “Z” come in; “Cento” o “Gente”, che diventano “Zento” e “Zentê”, anche in questo caso di chiara derivazione Emiliana; “Zént”, Zénnt”, in Emiliano appunto, e della trasformazione della “C” anche in “S”, come "Noce", che diventa “ Nosê”

C’è poi tutta una serie di pronomi che complicano la coniugazione dei verbi, per cui;

  • Dico, Dici, Dice, diventano:  à digo, ‘t disi, i disê.
  • Io dico, tu dici, egli dice------: Me à digo, te ‘t disi, lù i disê.
  • Lo dico, Lo dice, lo dici, -----: Ar digo, Ir disê, t’r disi.
  • Lo dico io, Lo dice lui/lei, lo dici te---: Ar digo me, Ir disê lù/lar disê lé, t’r disi te.

Sempre dall’emiliano; “A dig”, “et dis”, “al dis”

Un’altra differenza invece tra l’emiliano e il Caprigliolese è quando si formula una domanda.

In Emiliano per dire “Cosa dico io?” si dice, “Sa digg à me?"

In Caprigliolese si dice: "Cos’ à digo me?" oppure "Cos'ei ca digo me?"

In Genovese si dice:      "Cossa digu mi?"

Quindi si può evincere, come in questo caso il Caprigliolese abbia tratto maggiormente dal ligure che dall’emiliano, quest’ultimo come si vede sposta la “à” alla fine della frase.

In toscano invece è completamente diverso e si dice (Fiorentino) “I ch’ e diho?”

Un altro punto fondamentale è quello della costruzione del plurale. Nelle forme Italiane come sappiamo i plurali si formano con il cambio di vocali.  Nel Caprigliolese il tutto è un po’ più complesso ed i plurali si devono formare i due distinti modi.

I° caso

Italiano

Il mattone -- I mattoni, Il minestrone -- I minestroni,  La roncola --- Le roncole.

Caprigliolese

‘R madon -- -I madoon, ‘R mnstron --- I mnstroon,   ‘R farzin --- I farziin

Come si può vedere in questo caso, la vocale è caduta, e quindi non si può fare il cambio vocale come in Italiano. Il plurale si distingue dal singolare soltanto dagli articoli  ‘R (il) e I, però nella pronuncia c’è la tendenza un po’ come nell’emiliano a raddoppiare la vocale prima della consonante finale nel plurale. Non si può costruire il plurale in questo caso senza mettere l’articolo davanti.

Es: Vendesi mattoni = A s’ vendn i madoon.

II° caso

Italiano

Il pomodoro --- I pomodori, La casa --- Le case,  Laporta --- le porte.

Caprigliolese

La pomatê --- La pomatiê,   La cà --- La casiê,  La po’--- La portiê-

Si noti in questo caso come l’articolo rimanga invariato ed il plurale cambi solo con l’inserimento della consonate “i”, con cui in Italiano si forma il plurale ma non alla fine della parola, ma tra le consonatifinali.

(Si noti inoltri, come la parola pomodoro sia molto simile al francese “Tomato”  “Pomata” che non all’Italiano)

          

Nel dialetto Caprigliolese è presente una contrazione delle vocali prototoniche “e” ed “i” nella mutola come in;  V’derê = Vedere, l’aggiunta di una “a” in luogo dei prefissi “ra” e “ri” come in arcontarê = raccontare,  artornarê = ritornare.

Questa caratteristica è presente in tutto il dialetto luniganese da Pontremoli a Sarzana che lentamente sta scomparendo.

Una caratteristica invece del tutto singolare presente nel Caprigliolese e nel dialetto di Albiano magra ,e che ormai si può  ascoltare solo nelle persone anziane è la trasformazione della vocale finale “a” di tutte le parole in “ê”, che si può interpretare come un accento circonflesso, come per esempio nella parola francese “fenêtre”. Il suono finale di questa parola risulta essere molto simile appunto alla “ê” di “fenêtre”.

F’nestrê = Finestra, Chjesê = Chiesa, Fòghjê = Foglia, Mascaronê = Mascalzona.

Non è ancora chiaro da dove deriverebbe questo "unicum" del cambio di vocale, si possono fare soltanto delle lontane ipotesi, come quella, che Caprigliola e Albiano magra furono dominate da Firenze dal 1400 fino all'unificazione dell'italia, e che quindi magari sia un prestito dovuto alle truppe che il governo toscano aveva dislocato in questi presidi.

Per quanto riguarda la negazione invece il Caprigliolese mantiene i tratti liguri o Italiani-Toscani, senza la doppia negazione come nell'emiliano "brisa" alla fine della frase, come nel francese "pas"

"Je ne mange pas" = Non mangio

Es:  Non ci vado = An gh’ vago.    Toscano: Un ci vò.    Ligure: Nun ghe vaddu

Qui una breve digressione su alcuni verbi, che vengono pronunciati differentemente a seconda che la frase sia affermativa, negativa o interrogativa.

  • Es: Io non ci vado = me an gh’ vago. (affermativa)
  • Io ci vado =  Me à gh’ vao.   (negativa)
  • Ci vado? =    A gh’ vago?     (domanda)
  • Non lo faccio io = A n’r fago me.
  •  Lo faccio io = Ar fao me.
  •  Lo faccio? = Ar fago?

Questa formula viene utilizzata ancora per lo più dalle persone anziane, nelle generazioni un po’ più giovani, per chi lo parla si sta standardizzando con il “fò = faccio”, “ vò = vado”

Ar fò me, A ghe vò me.

Diamo  invece uno sguardo ai cosiddetti fonemi, che sono: “Chj” e “Ghj” caratteristica distintiva dei dialetti emiliani alto-appenninici e che si possono trovare un po’ sparsi a macchia di leopardo nei paesi confinanti tra la parlata Toscana e quella Emiliana.

Fighjo = Figlio, Chjodo = Chiodo

A Caprigliola, come nel vicino paese di Albiano magra sono entrambi mantenuti. Ad Aulla per esempio che è capoluogo di comune il fonema viene mantenuto solo per la “ch”, ma non per la “gli”

Fiolo = Figlio,  Chjodo = Chiodo

Questi fonemi si perdono invece nel Santostefanese, Ponzanaro e via via fino a Sarzana, dove viene sostituita dalla più ligure “ci” e “gi”

Figio = Figlio,  Ciodo = Chiodo.

Ricompaiono invece nel dialetto Massese ed in alcuni paesi montani sopra Carrara ed erano presenti tempo fa anche nell’alto garfagnino.

Per dare un senso a questi fonemi, così come dice lo studioso dei dialetti emiliani Andrea Vitali, essi deriverebbero dall’emiliano medievale, poiché presenti appunto anche nell’antico Bolognese.

Per comprendere quali sono stati gli apporti linguistici con altri dialetti galloromanzi nord-occidentali limitrofi riportiamo qui alcuni esempi:

Italiano

Il corvo aveva rubato da una finestra un pezzo di formaggio; appollaiato sulla cima di un albero, era pronto a mangiarselo, quando la volpe lo vide; era davvero affamata

Parmigiano

Al còrv l'äva robè da 'na fnéstra 'n tòch äd formàj; pozè insìma a 'na piànta, l'éra lì lì par magnärsèl, quanda la vólpa l'al vèda; la gh'äva fàma dabón

Modenese

Al còrv l'avìva rubê da 'na fnéstra un tòch ed furmàj; apolaiê in d'la żéma d'un èlber, l'éra lè lè da magnèrel, quànd la vôipa al vádd; l'éra di mòndi famèda

Genovese

U crovu u l'avea arubou da un-a fenestra un tocu de formaggiu; asitou 'nta çimma d'un aebro, u l'ea pe magnàselu, quandu a vorpe u l'a mirou; gh'avea un-a famme da luvi

Caprigliolese

R'crovo ghjavé robà da na fnéstrê n'toco d'formaghjo; acovà n'tla zimê d'n'arbro, ghjer lì lì pr manghjarslo, quand'ei cla gorpê i la mirà; l'erê davero afamà

Come nella lingua italiana il soggetto può essere omesso, ma mai la particella (a, t',i) davanti ai verbi.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Torre di caprigliola e ipotetica riscostruzione storica.

Torre rotonda[modifica | modifica wikitesto]

Una delle architetture maggiormente rappresentativa nel panorama Lunigianese è sicuramente la torre di avvistamento. Se ne possono vedere ancor oggi molti esempi, sparsi nei vari insediamenti: era una caratteristica tipica dell'edilizia burgense dall'XI al XV secolo. La maggior parte di esse era a pianta quadrata o rettangolare, altre a pianta esagonale (Arcola, Vezzano ligure) e infine, come a Caprigliola, a pianta circolare. Sicuramente la torre di Caprigliola è l'esempio di torre circolare meglio conservata, e di architettura del tutto particolare nel territorio Lunigianese. La torre sorge alta e slanciata nel cuore del borgo di Caprigliola ed è l'architettura meglio conservata di tutto l'abitato. È costruita in pietra arenaria tipica della zona, ben lavorata e squadrata e poggia su un dado di fondazione rettangolare (m 5,60 per m 4,80), che è costruito direttamente sulla roccia. Il volume cavo della torre misura 3,70 m all'interno e 4,80 m all'esterno, complessivamente includendo sia il dado che la cella campanaria la sua altezza è di 28,80 m. Anticamente l'acceso della torre si trovava verso nord ad un'altezza di 6,78 m rispetto al piano d'imposta, come in molte altre torri tale apertura era raggiungibile con una scala in legno, oppure come appare probabile dai rilievi effettuati tale ingresso era raggiungibile attraverso un ballatoio in legno che circondava completamente la torre, si possono notare infatti a questa altezza delle mensole e buche d'imposta per travi lignee. La torre venne ristrutturata nel XVIII secolo quando il palazzo vescovile venne trasformato nell'attuale chiesa parrocchiale dedicata a San Niccolò, con l'aggiunta di una cella campanaria molto ben lavorata e che non ha alterato l'estetica della costruzione stessa. Il coronamento di archetti pensili a sbalzo della torre è unico nel panorama lunigianese e nelle aree limitrofe. Nell'area limitrofe l'unica costruzione che presenta un simile motivo architettonico è la torre del castello di Lerici, dove la datazione viene collocata nei decenni centrali del secolo XIII, quindi si può supporre che la torre di caprigliola sia databile nella prima metà del secolo XIII. Del resto nel codice Pelavicino si attesta l'esistenza di un cassero a Caprigliola nel 1234. Attualmente la torre non è aperta al pubblico ed è proprietà della curia vescovile, ma è visitabile contattando il parroco.

Il cassero di Enrico da Fucecchio[modifica | modifica wikitesto]

Il cassero di Enrico da Fucecchio e ipotetica riscostruzione storica

Enrico da Fucecchio (...ca. 1279) fu l'ultimo dei Vescovi e Conti di Luni che restaurò il potere temporale della chiesa. A lui si devono molte opere di restauro e di nuova edificazione nei vari possedimenti della diocesi di Luni. A lui si deve anche un'importante raccolta di documenti vescovili che costituiscono il Codice Pelavicino. A lui si deve l'ampliamento del borgo di Caprigliola, costruendo abitazioni la dove non ne esistevano e dotandolo probabilmente di una nuova cinta di mura e di un nuovo cassero ancora oggi visibile e che si protende verso levante, unito ad esso da un camminamento. Questa costruzione, dai rilievi e dalle indagini eseguite, risulta essere un ampliamento della zona militare del castello, esso costituiva l'alloggio per una più ampia guarnigione di stanza, e serviva come ulteriore protezione alle nuove abitazione, che ivi sorgono immediatamente a mezzogiorno. La torre è di forma rettangolare in pietra arenaria e misura 5,45 m per 8,18 m, la sua altezza è di circa 14 m. La sua forma, le sue misure e la sua architettura sono straordinariamente simili alla "Turris magna" di Castelnuovo Magra, anch'essa edificata per volere del Vescovo Enrico, mentre la sua altezza risulta essere circa la metà di quella di Castelnuovo, le ipotesi che si possono fare al riguardo sono: che il progetto della torre sia stato modificato al ribasso durante la sua fase di costruzione, ciò è in parte suffragato dal semplice rilievo stratigrafico della trama muraria sulla sommità, oppure (ipotesi meno probabile), che sia stata mozzata in epoca rinascimentale durante la costruzione delle mura medicee per renderla meno soggetta al tiro delle bombarde, ma ciò avrebbe dovuto, se non altro, rendere necessario anche l'abbassamento della torre cilindrica. L'interno del cassero è costituito da tre vani, uno al piano terra coperto da volta a botte e con accesso interno tramite una botola, e uno esterno da una porta, ricavata scassando il muro perimetrale probabilmente nel XIX secolo. Infine altri due vani superiori concludevano la struttura, un tempo divisi da un solaio in legno oggi scomparso.

Chiesa di San Nicolò ex palazzo vescovile[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Nicolò ex palazzo vescovile

Il primo documento che riguarda Caprigliola è contenuto in una citazione dell'imperatore Federico il Barbarossa (29 luglio 1185), che ne conferma il possesso ai vescovi e conti di Luni "Castum de Capriliola cum curte et pertinentiis et piscatione ". Da questa citazione se ne può dedurre che a questa data, l'abitato di Caprigliola fosse già sviluppato, con la torre, il cassero vescovile e le abitazioni lungo il borgo soprano. Per logica quindi si deve retrodatare la fondazione del borgo a cavallo dei secoli IX e X d.C. La costruzione primigenita quindi, doveva essere un fortilizio, costruito sulla sommità del colle in corrispondenza dell'attuale chiesa parrocchiale, dove lungo la sua via di accesso si addossarono le prime abitazioni, che in seguito formarono il borgo soprano. Questa tipologia di sviluppo urbano infatti è tipica di questo periodo, le persone cercavno protezione nelle vicinanze di fortilizi o centri religiosi, ognuno dei quali seguiva un andamento secondo la morfologia del colle.

Successivamente in un documento redatto dal vescovo Guglielmo (secolo XIII), se ne cita esplicitamente il palazzo come residenza estiva. Gli elementi di prova si trovano nella parete orientale dell'attuale chiesa, dove si possono osservare segni di aperture e di una finestra, a prova che il palazzo doveva essere collegato direttamente alla zona militare dove sorge la torre cilindrica, questa parte fu poi smantellata per prelevare materiale lapideo che traasformerà il palazzo in chiesa parrocchiale (primo battesimo 1681) e per ricavarne un passaggio, in parte intagliato nella roccia per collegare la piazza della chiesa con il portello. Non vi sono altri elementi archeologici lungo le altre facciate della chiesa che attestino la presenza di aperture o altro, dall'analisi stratigrafica esse risultano essere state demolite e ricostruite ex novo. Recenti lavori di ristrutturazione dell'oratorio parrocchiale, hanno posto in evidenza che un tempo il piano di calpestio dell'attuale piazza della chiesa era più basso e dove oggi sorgono i gradini che conducono alla pizza, ci sono i resti non visibili di un muro, molto probabilmente questo muro doveva cingere quell'area antistante l'antico palazzo vescovile che viene identificato come "Curte". Attualmente l'esterno della chiesa non presenta particolari valenze architettoniche decorative, essa è molto semplice tranne che per l'elegante cornice in marmo che cinge il portale di accesso. l'interno invece è molto ben concepito secondo lo stile tardo barocco ed è costituito da un'unica navata centrale con finto matroneo sormontata da una volta a botte, due transetti laterali e l'abside che conclude l'edificio.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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