Cappella Paolina

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Michelangelo, Conversione di Saulo

La cappella Paolina è una cappella del Palazzo Apostolico nella Città del Vaticano. Aveva funzioni di cappella "parva" palatina, cioè piccola in contrapposizione alla cappella "magna", cioè la Cappella Sistina. Qui si esponeva il Santissimo Sacramento, ed è separata dalla Cappella Sistina solo dalla Sala Regia. Deriva il suo nome da papa Paolo III, che la fece progettare, costruire e affrescare.

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1537 e il 1540 Paolo III fece costruire una nuova cappella privata da Antonio da Sangallo il Giovane con l'ausilio di Perin del Vaga. Lo stesso papa, al termine dei lavori, vi celebrò personalmente la messa di consacrazione, dedicandola a san Paolo Apostolo.

Appena concluso il lavoro al Giudizio universale nella Cappella Sistina, Paolo III incaricò Michelangelo, ormai ultrasessantenne, di decorare la cappella con affreschi, con storie di primi apostoli. L'artista lavorò all'opera lentamente, per quanto gli era possibile tra acciacchi e impedimenti, dipingendo una Conversione di Saulo tra il 1542 e il 1545 e la Crocifissione di Pietro tra il 1546 e il 1550. Entrambe le opere mostrano notevoli innovazioni nell'arte che saranno alla base di futuri sviluppi del manierismo: rinuncia a un'organizzazione spaziale coerente, concitazione delle figure, assenza di Dio (nel caso della scena di san Pietro).

Si trattò degli ultimi affreschi realizzati dall'artista prima della sua morte. La cappella venne poi completata durante il pontificato di Gregorio XIII da Lorenzo Sabbatini e Federico Zuccari, che raccontano altri episodi salienti della vita dei santi Pietro e Paolo. In quell'epoca vennero anche approntati decori in stucco dorati e policromi della volta, simili a quelli contemporanei dispiegati nella Galleria delle Carte Geografiche. Le statue vicino l'altare sono di P. Bresciano.

Con i pontefici successivi, in particolare al tempo di Alessandro VIII (1690) e poi di Benedetto XIV (1741), si ebbero interventi nella controfacciata e nel presbiterio.

Restauri e rifacimenti importanti si registrarono ancora con Pio VI, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e Pio XI.

L’ultimo intervento di rilievo è stato quello di Paolo VI (1974) che ha visto il radicale riordino dello spazio presbiteriale in adesione alle abitudini liturgiche divenute comuni negli anni seguenti il Concilio Vaticano II, mediante la sostituzione dell'altare rivolto al tabernacolo con un nuovo altare staccato dalla parete, di forma ovale, sul quale celebrare guardando i fedeli.

Fece inoltre eliminare la balaustra in legno per la comunione e collocare al suo posto un ambone in marmo scolpito. Il pavimento fu ricoperto da una moquette rossa, e così le pareti laterali fino all'altezza degli affreschi.

L'ultimo restauro[modifica | modifica sorgente]

Quest'ultimo rifacimento è stato rimosso nel 2008-2009, al fine di ripristinare, per quanto possibile, lo stato di origine. In detti restauri si è provveduto a ricomporre il vecchio altare marmoreo, staccandolo però dalla parete di fondo così da rendere possibile la celebrazione eucaristica sia “versus populum” che “versus crucem”.

È stato tolto l'ambone e rimessa al suo posto la balaustra. La moquette rossa è sparita sia dalla pavimentazione che dalle pareti, restituite al loro aspetto originale. Inoltre è stata magistralmente operata la pulitura dei due affreschi di Michelangelo. La cappella è stata riaperta al culto il 4 luglio 2009, con i Vespri solenni presiedutivi dal papa Benedetto XVI.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ettore Camesasca, Michelangelo pittore, Rizzoli, Milano 1966.
  • Marta Alvarez Gonzáles, Michelangelo, Mondadori Arte, Milano 2007. ISBN 978-88-370-6434-1

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 41°54′09.4″N 12°27′17.01″E / 41.902611°N 12.454726°E41.902611; 12.454726