Canoscio

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Canoscio
frazione
Facciata del Santuario, immersa nella nebbia.
Facciata del Santuario, immersa nella nebbia.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Umbria-Stemma.svg Umbria
Provincia Provincia di Perugia-Stemma.png Perugia
Comune Città di Castello-Stemma.png Città di Castello
Territorio
Coordinate 43°22′54″N 12°13′25″E / 43.381667°N 12.223611°E43.381667; 12.223611 (Canoscio)Coordinate: 43°22′54″N 12°13′25″E / 43.381667°N 12.223611°E43.381667; 12.223611 (Canoscio)
Abitanti
Altre informazioni
Cod. postale 06012
Prefisso 075
Fuso orario UTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Canoscio

Canoscio è una frazione del comune di Città di Castello (PG).

A 12 km a sud del capoluogo, non ha un vero e proprio nucleo di case associato, ma esso è importante per il monumento principale che ospita, il 'Santuario della Madonna del Transito, una Basilica Minore cattolica che si affaccia sul Tevere dalla sommità di un colle, a 449 m s.l.m.. Il santuario mariano è uno dei più importanti dell'Umbria e dell'intera Italia centrale; sicuramente è il maggiore santuario mariano dell'Alta valle del Tevere. Secondo i dati del Comune, è visitato annualmente da più di 100.000 fedeli, provenienti in gran parte da Umbria, Toscana, Marche e Romagna. È anche parrocchia della Diocesi di Città di Castello.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Affresco della Madonna del Transito.

Sulla sommità del colle di Canoscio (dal latino Canusium, ovvero luogo bianco) venne costruita da un tale Giovanni di Jacopo, nel 1348, una cappellina dedicata alla Madonna Assunta: il motivo della erezione è da ricollegarsi ad una grazia ricevuta per una mancata pestilenza. Nel 1406 venne ampliata la cappellina una prima volta. Al suo interno si trovava un affresco di scuola senese, la "Madonna del Transito", la cui parte centrale è ora custodita in un'urna nel nuovo santuario: nell'Ottocento, il pittore Annibale Gatti arricchì, espandendolo, questo affresco. Il filippino padre Piccardini propose la costruzione di una nuova chiesa in quel luogo, come ricordo del dogma dell'Immacolata, stabilito nello stesso anno 1854.

La chiesa moderna fu costruita nel periodo 1855-1878 su progetto dell'architetto Emilio de Fabris (1803-1883), meglio conosciuto per l'imponente facciata gotica di Santa Maria del Fiore, a Firenze. Caratterizzata dalla croce latina e da tre navate, localmente il progetto fu seguito dal tifernate Giuseppe Baldeschi. Il caratteristico porticato dorico-toscano, opera del fiorentino Giuseppe Castellucci, con le colonne in pietra serena, venne ultimato nel 1905.

Il 6 settembre 1998, il cardinale Achille Silvestrini porta l'annuncio che papa Giovanni Paolo II aveva elevato il santuario al rango di Basilica Minore. Dal 2006 vi ha sede una comunità di Frati Francescani dell'Immacolata.

Ogni anno, il 15 agosto, vi si svolgono solenni festeggiamenti.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione della grotta di Lourdes.
  • Pieve dei Santi Cosma e Damiano (seconda metà del XII secolo), contenente affreschi senesi e tardogotici, una grande costruzione di stile romanico a breve distanza dal santuario; ha un portale dotato di architrave e una facciata a capanna culminante in un piccolo campanile rettangolare a vela. È a pianta rettangolare, la navata a capriate e ha un'abside semicircolare.
  • Riproduzione della Grotta di Lourdes, benedetta nel 1927 e costruita nel piazzale laterale.
  • Croce di Ferro illuminata, sulla estrema sommità del colle.

Il Tesoro di Canoscio[modifica | modifica wikitesto]

Canoscio è nota in tutto il mondo, specialmente tra gli studenti di Tarda antichità, come il sito dove è stato rinvenuto un servizio da tavola di età arte paleocristiana, costituito da 25 pezzi liturgici in argento, venuto alla luce nel 1935 durante la lavorazione di un campo. Il "Tesoro di Canoscio" è ora custodito nel Museo del Capitolo del Duomo di Città di Castello. I pezzi furono ritrovati accuratamente protetti da un piatto messo a mo' di coperchio su un pozzetto poco profondo: si tratta di sei piatti, due patene, tre calici semisferici senza segni, una pisside con il suo coperchio (liscia), due colatoi, un piccolo ramaiuolo e nove cucchiai di uso domestico. Non sembra che tutti gli oggetti possano essere stati utilizzati esclusivamente per servizi liturgici. I nomi di Eliano e Felicita, i probabili donatori, sono incisi in una delle patene. Il piatto messo a protezione del tesoro fu rotto dall'aratro che lo rinvenne, ma una volta restaurato ha messo in luce l'iscrizione

DE DONIS DEI ET SANCTI MARTYRIS AGAPITI UTERE FELIX

che significa

FA' UN USO FELICE DEI DONI DI DIO E DEL SANTO MARTIRE AGAPITO.

Il piatto integro più grande invece era destinato ad uso liturgico: al centro si trova una superficie rialzata tipica delle patere pagane, che serviva a mantenere il pollice libero dalla libazione durante l'Offerta. La sezione centrale è lavorata con una croce bizantina con Alfa e Omega, sotto cui scorrono quattro fiumi. Ai lati della croce sono disegnati la mano di Dio e la colomba dello Spirito Santo; in basso ci sono due agnelli che si affacciano l'uno all'alltro. Il colatoio più grande è scolpito con il labarum e l'Alfa e Omega, con puntini a tracciare le loro sagome.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]