Canon episcopi

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Due pagine del Canon episcopi

Il Canon episcopi è una istruzione ai vescovi sull'atteggiamento da assumere nei riguardi della stregoneria. Durante il Medioevo questo documento fu attribuito al concilio di Ancira del 314, ma si scoprì che in realtà si trattava di un testo più tardo, comparso nell'opera del benedettino tedesco Regino di Prüm, il De synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis, risalente al 906.

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Il Canon definiva la stregoneria "culto verso il Demonio", ma negava che le streghe potessero volare fisicamente e dichiarava che «[...]chiunque è così stupido e folle da credere a storie tanto fantasiose è da considerarsi un infedele, perché ciò deriva da un'illusione del Demonio» che come si può capire è un controsenso. Sebbene tali voli notturni fossero ritenuti materialmente impossibili, si stimava però che essi potessero realizzarsi con lo spirito.

Nonostante il Canon considerasse tali fenomeni illusori, affermava tuttavia che «pur volando con lo spirito e l'immaginazione, queste streghe sono ugualmente colpevoli, come se lo avessero fatto in carne ed ossa». Nel XII secolo il Canon creò non pochi problemi ai demonologi, per via delle sue interne contraddizioni: a partire da queste deduzioni, infatti, risultava semplice affermare che tutti gli eretici e le streghe (fisicamente o con l'immaginazione) avessero stretto un patto con il Diavolo. Inoltre non era possibile difendersi da eventuali accuse, poiché nessuno poteva verosimilmente dimostrare cosa avesse immaginato o meno.

Verso la metà del XV secolo la maggioranza degli inquisitori e dei demonologi cominciò a trascurare il Canon a motivo della sua problematicità e preferì utilizzare nuovi e più efficienti manuali inquisitoriali (tra questi citiamo il princeps, ossia il Malleus Maleficarum, cioè il Martello delle streghe). Altra lettura del Canon Episcopi fa vedere in esso un documento di moderazione che riduce la stregoneria solo al vanteria, esecrabile ma punibile con provvedimenti disciplinari come l'allontanamento dalla comunità dei credenti. Purtroppo, questa intuizione, che di fatto guidava gli interventi dei vescovi (in altra maniera procedevano le autorità civili), non venne più seguita dalla fine del Quattrocento.

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