Canna indica
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Canna indica, appena fiorita |
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Liliopsida |
| Ordine | Zingiberales |
| Famiglia | Cannaceae |
| Genere | Canna |
| Nomenclatura binomiale | |
| Canna indica L., 1753 |
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Canna indica L., 1753 (conosciuta anche come achira, achera, sagú, capacho, biri, cucuyús, juquián o papantla) è una pianta perenne appartenente alla famiglia della Cannaceae nativa dei Caraibi e delle aree centrali dell'America.
Indice |
Nomi comuni, etimologia e concetto [modifica]
Il nome maggiormente usato è Achira, proviene dal termino quechua Achuy, il cui significato primario è “starnutire”. Si rifà all'idea di “trasportare qualcosa tra i denti o con la bocca” e da qui al concetto di ciò che l'anima umana emette o esprime con spontaneità. Per questo achira è la parola, il conto, la storia, e il connesso che si condivide. Si connette con l'insegnamento e la trasmissione di conoscenza orale. Può trovarsi in termini come Arachán una famiglia estinta nativa dell'Est dell'Uruguay e del Rio Grande del Sud in Brasile, ed anche nel nome della città di frontiera di Chuy, posta tra questi due paesi. L'achira è anche conosciuta in Colombia come sagú o chisgua, come capacho o maraca in Venezuela, come achera o atzera (o atcera) in Perù ed Ecuador e come biri in Brasile. Altre denominazioni sono chui'o arawak imocoma.
Origine [modifica]
È una pianta di origine centro-sudamericana, gli archeologi hanno scoperto che era già coltivata in Perù da 4500 anni.
In Colombia le chibchas si utilizzavano per l'alimentazione. Attualmente, mediante processi di agroindustria rurale, si estrae l'amido di achira, il quale a sua volta viene utilizzato per la preparazione di biscotti di achira e altri prodotti artigianali come biscotti, pane di sagú, colazioni e passate. Nei dipartimenti del Tolima, Huila y Cundinamarca, in Colombia, sono sorte un gran numero de piccole aziende dedicate all'estrazione dell'amido e varie imprese artigianali e industriale dedicate alla produzione del biscotto di achira, il quale sta guadagnando maggiore diffusione nei mercati urbani.
Descrizione [modifica]
Pianta erbacea perenne, con rizoma carnoso e ramificato da 20 x 15 cm. La superficie del rizoma è incisa da solchi trasversali, che marcano la base squamosa. Dalla parte inferiore salgono piccole radici bianche, e dall'apice, dove vi sono numerose gemme, crescono le foglie, l'insieme floreale e le ramificazioni. Le ramificazioni aeree possono arrivare a 1–3 m di altezza e formano una massa compatta, essendo avvolte dalle guaine delle foglie. Le foglie sono grandi, di color verde o verde violaceo, con piccioli corti e lamine ellittiche, possono misurare da 30 a 60 cm di lunghezza e da 10 a 25 cm di larghezza, con la base larga che si restringe a cuneo. L'apice è corto, acuminato ed acuto. La nervatura centrale è prominente, da essa dipartono le nervature laterali. L'infiorescenza a grappolo terminale porta 6-20 gruppi di 1-2 fiori, fiori con penduncolo di 0,2–1 cm, di colore rosso o giallo-arancio, ad eccezione di alcune varietà di 4,5-7,5 cm con i sepali triangolari, di 1-1,7 cm e petali eretti di 4-6,5 cm. Tubo di 1,5–2 cm di dimensioni. Stami in numero di 3-4, molto ovali e a spatola, lunghi 4,5- 7,5 cm e larghi da 0,3-0,5 cm nella parte libera.
I frutti sono capsule di forma elissoide e globosa, la superficie è verrucosa, di 1,5 a 3 cm di lunghezza, di color castagno, con una grande quantità di semi di colore nero, molto duri.
Habitat [modifica]
La achira si può coltivare dal livello del mare fino a 2700 metri di altezza. Tuttavia prospera in climi montagnosi-tropicali o subtropicali-temperati, tra i 1000 e 2000 metri. Gradisce temperature medie da 14 a 27 °C e precipitazioni annuali minime da 500 mm a 1200 mm. Cresce molto bene in suoli di consistenza leggera.
Usi [modifica]
Si coltiva principalmente come pianta ornamentale e per i suoi rizomi, che sono importanti per l'alimentazione umana e per l'agroindustria. Il suo amido è di facile digestione e la farina si usa per produrre pane, biscotti, gallette, torte. Le cime della achira possono essere mangiate stufate o bollite. Il decotto delle radici si usa come diuretico e le foglie come cicatrizzante; il succo di queste si usa come antisettico. Le foglie appena recise si usano sopra le bruciature per rinfrescare la pelle. I semi si usano per comporre collane, collari, sonagli o maracas. Il tallo e le foglie servono come foraggio per il bestiame. Le foglie si usano anche per avvolgere il mangiare tipico.
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