Canis aureus indicus

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Sciacallo indiano [1]
Indianjackal.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Canis
Specie C. aureus
Sottospecie C. a. indicus
Nomenclatura trinomiale
Canis aureus indicus
Hodgson, 1833

Lo sciacallo indiano (Canis aureus indicus Hodgson, 1833), conosciuto anche come sciacallo dell'Himalaya, è una sottospecie di sciacallo dorato originario di India, Bhutan, Myanmar e Nepal. Il suo cariotipo (2N=78; NF=84) è diverso da quello dei cugini eurasiatici e africani (2N=80) [2] .

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Cranio di uno sciacallo indiano al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi

Ha il mantello formato da un misto di peli neri e bianchi, con spalle, orecchie e zampe marroni. Gli esemplari che vivono ad altitudini più elevate tendono ad assumere toni di un marrone più pronunciato. I peli neri predominano al centro del dorso e sulla coda. Il ventre, il mento e i lati delle zampe sono bianco crema, mentre la faccia e la parte bassa dei fianchi sono brizzolate di pelo grigio [3] . Generalmente ha un mantello più variopinto dello sciacallo comune: le aree chiare del dorso sono di color marrone chiaro e non biancastre o argentate [4] . Nel Bengala sono stati avvistati anche esemplari neri [5] . Gli adulti sono leggermente più grandi degli sciacalli comuni [4] e possono raggiungere una lunghezza di 100 cm, un'altezza di 35–45 cm e un peso di 8–11 kg [3] .

Vive soprattutto in pianura, nelle periferie di cittadine, villaggi e fattorie, dove trova rifugio nelle cavità tra le rovine o nella fitta boscaglia. Tranne che nella stagione calda, lo sciacallo indiano lascia la sua tana solo al tramonto e vi fa ritorno all'alba. Sebbene sia prevalentemente uno spazzino che si nutre di rifiuti e avanzi, può integrare la sua dieta con roditori, rettili, frutta e insetti. Quando caccia piccoli cervi e antilopi si riunisce in piccoli gruppi [3] . Nonostante talvolta uccida pollame, capretti e agnelli, è del tutto inoffensivo per l'uomo. Quando le prede selvatiche scarseggiano, inizia a nutrirsi di sostanze vegetali, come mais e frutti di giuggiolo [6] . Arreca gravi danni ai vigneti dell'India occidentale e nel Distretto di Wayanad si nutre di grandi quantità di chicchi di caffè [5] .

Gli sciacalli solitari espulsi dal branco formano relazioni commensali con le tigri. Questi sciacalli solitari sono noti come kol-bahl [7] , bhálú nell'India meridionale, phéall, phao, pheeow o phnew nel Bengala e ghog in altre regioni [5] . Essi si attaccano ad una determinata tigre, seguendola a distanza di sicurezza allo scopo di nutrirsi delle prede uccise dal grande felino. Un kol-bahl può perfino avvertire una tigre della presenza di prede emettendo un forte richiamo che risuona come un pheal. Le tigri tollerano questi sciacalli: in un caso conosciuto uno sciacallo camminava confidenzialmente avanti e indietro fra tre tigri che camminavano insieme a pochi metri di distanza l'una dall'altra [7] .

Presenza nel folklore e nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Lo sciacallo dorato è ben presente nel folklore indiano e nepalese, dove spesso occupa il ruolo di imbroglione che in Europa e Nordamerica è preso dalla volpe rossa. Nella storia dello Sciacallo Azzurro, ad esempio, questo animale si tinge di azzurro come Neelaakanth, il guardiano di tutti gli animali, e costringe gli altri animali a procurargli del cibo, in maniera che potesse continuare a proteggerli. Alla fine viene scacciato quando le acque dei monsoni lavano via la vernice [8][9][10] . In alcuni racconti gli sciacalli sono ritratti come animali malevoli e traditori. Nel Mahabharata viene raccontata la storia di uno sciacallo che mette i suoi amici, la tigre, il lupo, la mangusta e il topo, gli uni contro gli altri, così da poter mangiare una gazzella senza doverla condividere [11] . Nell'Induismo, lo stesso nome Shiva significa sciacallo e questo animale viene spesso rappresentato come consorte di Kali. Gli sciacalli sono i vahana (cavalcature) di varie divinità indù e buddiste, soprattutto nel folklore tibetano. Durga viene spesso associato allo sciacallo [12] .

Nelle storie di Mowgli di Rudyard Kipling, raccolte nel Libro della Giungla, Tabaqui è uno sciacallo disprezzato dal branco dei lupi di Sehonee a causa della sua finta cordialità, delle abitudini necrofaghe e del suo asservimento a Shere Khan. Appare all'inizio del libro, quando fa visita ai genitori adottivi di Mowgli, Mamma e Babbo Lupo; essi sono molto irritati della sua presenza, dato che Tabaqui annuncia loro che Shere Khan, la tigre, è a caccia nel loro territorio. In seguito Tabaqui viene ucciso da uno dei «fratelli» di Mowgli, Fratel Bigio, che gli spezza la schiena.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Canis aureus indicus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ LAPINI L., 2003 - Canis aureus (Linnaeus, 1758). In: BOITANI L., LOVARI S. & VIGNA TAGLIANTI A. (Curatori), 2003- Fauna d’Italia. Mammalia III. Carnivora-Artiodactyla. Calderini publ., Bologna: 47-58
  3. ^ a b c Mammals of Nepal: (with reference to those of India, Bangladesh, Bhutan and Pakistan) by Tej Kumar Shrestha, published by Steven Simpson Books, 1997, ISBN 0-9524390-6-9
  4. ^ a b Fauna of British India: Mammals Volume 2 by R. I. Pocock, printed by Taylor and Francis, 1941
  5. ^ a b c The mammals of India: a natural history of all the animals known to inhabit continental India by Thomas Claverhill Jerdon, published by the Thomason college press, 1867
  6. ^ NATURAL HISTORY OF THE MAMMALIA OF INDIA AND CEYLON by Robert A. Sterndale, published by CALCUTTA: THACKER, SPINK, AND CO., BOMBAY: THACKER AND CO., LIMITED., LONDON: W. THACKER AND CO. 1884.
  7. ^ a b Perry, Richard, The World of the Tiger, 1965, p. 260, ASIN: B0007DU2IU.
  8. ^ Panchatantra The Story of The Blue Jackal
  9. ^ The Blue Jackal : A Panchtantra Story by Swapna Dutta
  10. ^ A - Z Hinduism - Panchatantra Stories
  11. ^ Zoological Mythology Or the Legends of Animals 1872, Part 2 by Angelo de Gubernatis, published by Kessinger Publishing, 2003, ISBN 0-7661-4895-5
  12. ^ The Continuum encyclopedia of animal symbolism in art by Hope B. Werness, published by Continuum International Publishing Group, 2004, ISBN 0-8264-1525-3

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