Campanula scheuchzeri

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Campanula di Scheuchzer
Campanula scheuchzeri1.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Campanulales
Famiglia Campanulaceae
Sottofamiglia Campanuloideae
Genere Campanula
Specie C. scheuchzeri
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Campanulaceae
Nomenclatura binomiale
Campanula scheuchzeri
Vill., 1779

La campanula di Scheuchzer (nome scientifico Campanula scheuchzeri Vill., 1779) è una piccola pianta erbacea perenne dai fiori blu a forma di campana appartenente alla famiglia delle Campanulaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (campanula) deriva dalla forma a campana del fiore; in particolare il vocabolo deriva dal latino e significa: piccola campana.
Dalle documentazioni risulta che il primo ad usare il nome botanico di “Campanula” sia stato il naturalista belga Rembert Dodoens, vissuto fra il 1517 e il 1585. Tale nome comunque era in uso già da tempo, anche se modificato, in molte lingue europee. Infatti nel francese arcaico queste piante venivano chiamate “Campanelles” (oggi si dicono “Campanules” o “Clochettes”), mentre in tedesco vengono dette “Glockenblumen” e in inglese “Bell-flower” o “Blue-bell”. In italiano vengono chiamare “Campanelle”. Tutte forme queste che derivano ovviamente dalla lingua latina.[2] Il nome specifico (“scheuchzeri”) è stato dato in ricordo dei fratelli svizzeri, medici e naturalisti, Johann Jakob Scheuchzer (1672-1733) e Johannes Gaspar Scheuchzer (1684-1738).[3][4]
Il nome scientifico di questa specie è stato definito per la prima volta dal botanico francese Dominique Villars (1745 - 1814) nella pubblicazione "Prospectus de l'Histoire des Plantes de Dauphiné - 22. 1779" del 1779.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento

Queste piante possono arrivare fino ad una altezza di 8 – 40 cm. La forma biologica è definita come emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Il portamento delle piante in genere è cespitoso; al loro interno è inoltre presente un succo lattiginoso (contengono infatti lattice lattescente e accumulano inulina).[6][7][8]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie a partire dal rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte ipogea del fusto si presenta come un rizoma sottile ad andamento orizzontale.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è un esile stilo ascendente a sezione cilindrica; può essere glabro ma anche pubescente.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

  • Foglie basali: le foglie basali sono cuoriformi e generalmente non sono presenti al momento della fioritura.
  • Foglie cauline: le foglie cauline sono filiformi o lineari, canalicolate e pubescenti; le foglie lungo il fusto sono disposte in modo alterno e sono cigliate alla base; inoltre le foglie più larghe si trovano a mezzo fusto. Dimensione delle foglie: larghezza 1 – 3 mm; lunghezza 20 – 70 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza

L'infiorescenza è composta da fiori solitari e peduncolati; raramente in un racemo di 2 -3 fiori.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Il calice
La corolla

I fiori sono tetra-ciclici, ossia sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo (in questo caso il perianzio è ben distinto tra calice e corolla) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi). I fiori sono gamopetali, ermafroditi e attinomorfi. Il fiore è pendulo (al momento della fioritura è eretto; il boccio prima ancora è però nuovamente pendulo). Dimensione del fiore: 15 – 30 mm.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
K (5), C (5), A (5), G (2-5), infero, capsula

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula triloculare, fusiforme, deiscente contenente molti semi. Giunge a maturazione dopo la fioritura nei mesi di agosto – settembre ed è pendula come il fiore. La capsula è deiscente per valve basali. Dimensione della capsula: 6 -7 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama - api e farfalle). In queste piante è presente un particolare meccanismo a "pistone": le antere formano un tubo nel quale viene rilasciato il polline raccolto successivamente dai peli dallo stilo che nel frattempo si accresce e porta il polline verso l'esterno.[8]
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento, essendo molto minuti e leggeri – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[9] – Distribuzione alpina[10])
  • Distribuzione: in Italia è presente sulle Alpi, Prealpi e Appennini settentrionali; è considerata una pianta abbastanza comune. È comune anche nel resto dell'Europa.
  • Habitat: si trova nei pascoli alpini e nelle brughiere o cespugliete a rododendri (spesso è in associazione naturale con questi fiori), ma anche in mezzo alle rocce e luoghi sassosi. Il substrato preferito è calcareo ma anche siliceo con pH neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido con presenza di humus in superficie. [10]
  • Distribuzione altitudinale: da 1200 a 2600 m s.l.m., raramente fino a 3200 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e alpino, e in parte quello montano.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[10]

Formazione: delle comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite
Classe: Juncetea trifidi

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della Campanula scheuchzeri (Campanulaceae) è relativamente numerosa con 84 generi per oltre 2000 specie (sul territorio italiano si contano una dozzina di generi per un totale di circa 100 specie); comprende erbacee ma anche arbusti, distribuiti in tutto il mondo, ma soprattutto nelle zone temperate. Il genere di questa voce appartiene alla sottofamiglia Campanuloideae (una delle cinque sottofamiglie nella quale è stata suddivisa la famiglia Campanulaceae) comprendente circa 50 generi (Campanula è uno di questi). Il genere Campanula a sua volta comprende 421 specie (34 nella flora italiana) a distribuzione soprattutto circumboreale, ossia hanno origine dai territori delle zone temperate dell'emisfero boreale (una ventina e forse più sono originarie dell'America del Nord). È comunque dalle regioni mediterranee che si pensa abbia avuto inizio la distribuzione, nel resto del mondo, di queste piante.[11][12][9]
Il Sistema Cronquist assegna al genere Campanula la famiglia delle Campanulaceae e l'ordine delle Campanulales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Asterales (stessa famiglia). Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella in testa a questa voce).
Il numero cromosomico di C. scheuchzeri è: 2n = 68.[13]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Qualche autore considera la specie Campanula scheuchzeri come un adattamento della specie Campanula rotundifolia (Campanula soldanella) a particolari habitat (come quello alpino). In effetti la Campanula rotundifolia è una specie polimorfa e quindi si presenta con un alto numero di sottospecie e varietà, tuttavia la specie Campanula scheuchzeri ha delle precise caratteristiche che la distingue da quest'ultima: le foglie sono cigliate alla base, i boccioli sono penduli mentre i fiori sono eretti, la corolla è grande e colorata più intensamente (vedere inoltre il paragrafo “Specie simili”). La variabilità in Campanula scheuchzeri si manifesta nella forma e nelle dimensioni delle foglie (nelle Alpi Occidentali sono presenti soprattutto individui con foglie larghe); la pelosità più o meno abbondante (alcuni individui si presentano con un aspetto quasi cinereo); il portamento può essere gracile e floscio; le corolle possono essere più grandi e più chiare.[6]
Sul territorio italiano sono descritte due varietà[9] (non riconosciute però da altre checklist[1]):

  • Campanula scheuchzeri subsp. pollinensis (Podlech) Bernardo, Gargano & Peruzzi - Distribuzione: Italia del Sud
  • Campanula scheuchzeri subsp. pseudostenocodon (Lacaita) Bernardo, Gargano & Peruzzi - Distribuzione: Italia del Centro e del Sud

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie C. scheuchzeri, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1][14]

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Nella tabella seguente sono messi a confronto i caratteri morfologici delle due specie (Campanula cochleariifolia e Campanula rotundifolia) molto simili alla Campanula scheuchzeri:

Rotundifolia Scheuchzeri Cochleariifolia
Altezza 60 cm 30 cm 15 cm
Foglie basali con picciolo, rotonde cuoriformi, assenti alla fi. ovali o subrotonde
Foglia cauline lineari-lanceolate lineari canalicolate progressivamente ristrette
Infiorescenza racemo pauciflora anche su rami laterali fiore unico (raro 2-3) racemi (2-6 fiori)
Fiore bocciolo eretto, fiore pendulo bocciolo pendulo, fiore eretto, poi pendulo bocciolo pendulo, fiore pendulo
Corolla 12–25 mm 16–25 mm 10–20 mm
Androceo antere lunghe come i filamenti antere più lunghe dei filamenti antere più brevi dei filamenti
Gineceo ovario glabro o papilloso ovario liscio ovario liscio
Distribuzione in Italia Nord Nord - Centro Nord – Centro
Altitudine 100 – 2000 m 1400 – 2600 m 800 – 3000 m
Habitat prati, pendii sassosi pascoli e brughiere ghiaioni e macereti

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La campanula scheuchzeri in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Scheuchzers Glockenblume
  • (FR) Campanule de Scheuchzer

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c The Plant List - Checklist Database. URL consultato il 27 giugno 2014.
  2. ^ Motta 1960, Vol. 1 - pag. 424
  3. ^ Botanical names. URL consultato il 27 giugno 2014.
  4. ^ David Gledhill 2008, pag. 343
  5. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 27 giugno 2014.
  6. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 700
  7. ^ Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 41
  8. ^ a b Judd 2007, pag. 516
  9. ^ a b c Conti et al. 2005, pag. 67
  10. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 328
  11. ^ Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 26-56 e 41
  12. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 679
  13. ^ Tropicos Database. URL consultato il 27 giugno 2014.
  14. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 28 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 424.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 700, ISBN 88-506-2449-2.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • David Gledhill, The name of plants, Cambridge, Cambridge University Press, 2008.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 41, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 328.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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