Campanile Basso

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Campanile Basso
Campanile basso.jpg
Campanile Basso
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Provincia Trento Trento
Altezza 2.877 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°09′15″N 10°53′55″E / 46.154167°N 10.898611°E46.154167; 10.898611Coordinate: 46°09′15″N 10°53′55″E / 46.154167°N 10.898611°E46.154167; 10.898611
Altri nomi e significati Campanil Bass (dialetti locali), Guglia di Brenta
Data prima ascensione 18 agosto 1899
Autore/i prima ascensione Otto Ampferer e Karl Berger
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Campanile Basso
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Alpi Retiche meridionali
Sottosezione Dolomiti di Brenta
Supergruppo Gruppo di Brenta e della Paganella
Gruppo Gruppo di Brenta
Sottogruppo Gruppo centrale di Brenta
Codice II/C-28.IV-A.1.e

Il Campanile Basso è una cima situata nella catena centrale del Gruppo delle Dolomiti di Brenta, nel Trentino occidentale.

Alto 2.877 metri sul livello del mare, è un guglia solitaria, a sezione tendenzialmente quadrata, situata tra il Campanile Alto (2937 metri) e la cima Brenta Alta.

Il monolito, che svetta nel cuore del gruppo, è stato per lungo tempo considerato una montagna inaccessibile, in ragione dell'apparente assenza di fessure e della forte esposizione delle pareti.

A più di cento anni dalla prima ascensione alla vetta, il mito del Campanile affascina ancora molti alpinisti, che giungono sul Brenta da tutto il mondo per scalarlo.

La storia[modifica | modifica sorgente]

I primi tentativi[modifica | modifica sorgente]

Il primo alpinista a tentare l'ascensione al Campanile fu il trentino Carlo Garbari, uno dei più validi scalatori della fine del diciannovesimo secolo, assistito dalla guida Antonio Tavernaro e dal portatore Nino Pooli. Il tentativo fu intrapreso la mattina del 12 agosto 1897, dall'attacco della parete est. I tre, partiti dal rifugio Pedrotti, arrampicarono per dieci ore, ed abbandonarono l'opera ad appena venti metri dalla vetta.

In quell'occasione, Garbari lasciò un biglietto in una bottiglia incastrata sotto una roccia, in cui scrisse "chi raggiungerà questo biglietto? A lui auguro maggior fortuna!".

« Il forte Nino (mi assalgono ancora i brividi a rammentarlo) fece l'ultimo tentativo. Dopo che il Tavernaro ebbe fissata la corda ad un blocco, egli salì adagio adagio la parete perpendicolare, gli scarsi e cattivi appigli lo lasciavano procedere assai lentamente; era cosa da far raccapricciare vederlo con le mani incerte e tremanti cercare ogni asperità, tastare coi piedi la roccia, per indovinare ogni sporgenza, appiccicarsi con tutta la persona alla parete... (il povero ragazzo aveva affidato tutto il suo peso del corpo alle prime falangi delle dita), stette lì fermo alcuni istanti, poi ridiscese »
(Carlo Garbari, Un'ascensione al Campanile Basso – Annuario SAT, Trento 1896-1898)

La conquista della vetta[modifica | modifica sorgente]

Il biglietto fu raggiunto due anni più tardi da due giovani alpinisti austriaci, Otto Ampferer e Karl Berger, che intrapresero l'ascensione dotandosi di nuovi materiali, tra cui i chiodi, al tempo molto criticati. Dopo ore di arrampicata, anche Berger e Ampferer decisero di desistere. Nella discesa, tuttavia, Ampferer trovò una piccola ed esposta cengia, che dal punto in cui si era arrestato Garbari pareva condurre alla vetta lungo il traverso della parete nord. Due giorni più tardi, il 18 agosto 1899, i due austriaci riprovarono l'ascensione e raggiunsero la sommità della guglia.[1]

La "corsa al Basso" si inserisce nel contesto dell'irredentismo e delle tensioni nazionalistiche tra alpinisti di lingua tedesca e alpinisti trentini tra la fine dell'800 e l'inizio del '900. La contesa per issare sulle cime la propria bandiera, con chiaro significato simbolico, era particolarmente accesa.[2]

« Ma quante volte su quelle vette, o vicino ad esse, o nel cuore stesso del nostro territorio alpinistico, incontravamo altri alpinisti che non ci erano amici, coi quali ci si guardava in cagnesco, che venivano baldanzosi e sfacciati nel nostro paese quasi a prenderne possesso [...] Bello sopra tutti quello del Campanile Basso che Carlo Garbari aveva domato fino a pochi metri sotto la vetta, e del quale due tedeschi terminarono poi la conquista, lasciandovi in segno di sfida e vanteria una bandiera germanica in cima. La sfida venne raccolta dal tipografo Riccardo Trenti che pochi giorni dopo con la guida Nino Pooli saliva il vertiginoso pinnacolo e vi issava in luogo della piccola bandiera germanica un bandierone trentino giallo-celeste lungo dieci metri. »
(Autori vari, Pubblicazione commemorativa della Società degli alpinisti tridentini (sezione del CAI) nel suo cinquantenario (1872-1922), Trento, SAT, 1922, pag. 60)

Il dibattito sui nuovi materiali[modifica | modifica sorgente]

Negli anni successivi seguirono molte altre ascensioni, anche attraverso altre vie. L'innovazione dei materiali, da cui traevano beneficio soprattutto gli alpinisti tedeschi, permisero la salita al Campanile a ben diciotto diverse cordate tra il 1899 e il 1904. Non mancarono in quegli anni feroci polemiche sull'uso dei chiodi e dei moschettoni, con i puristi dell'arrampicata che deploravano l'uso dei nuovi materiali.

Tra i puristi si annoverava il grande alpinista tedesco Paul Preuss, sostenitore dell'arrampicata senza mezzi di assicurazione e senza corda, che intervenendo nel dibattito tra “puristi” e “arrampicatori in artificiale” citò ad esempio proprio il Campanile basso

« Secondo il mio punto di vista un'assicurazione mediante chiodi, e in molti casi qualsiasi mezzo di sicurezza, nonché le discese a corda doppia e tutti gli altri sistemi di assicurarsi con la corda, che tanto spesso rendono possibile una salita o comunque vengono usati durante la stessa, sono mezzi artificiali e perciò per il vero alpinista sono inaccettabili, mentre l'arrampicatore in artificiale li trova giustificatissimi... Quando si sarà riusciti ad accettare il principio dell'uso della corda unicamente in casi di estremo bisogno, le montagne come il Campanile Basso di Brenta, la Torre Delago e il Campanile di Val Montanaia avranno visite molto più rare, ma invece qualitativamente di un valore superiore »
(Paul Preuss)

Preuss salì sul Campanile il 28 luglio 1911. Fedele alla sua idea, vi ascese da solo e senza corda, lungo la parete est. L'impresa gli valse vasta fama.

Il 5 agosto 1933 venne tentata con successo anche la prima scalata in notturna. Autori del gesto due giovani amici trentini, Nello Mantovani e Bruno Detassis. Quest'ultimo, noto come “Re del Brenta” per le eccezionali doti di alpinista, salì sul campanile per 180 volte, l'ultima delle quali all'età di settantanove anni.

Punti di osservazione[modifica | modifica sorgente]

Per chi intende osservare il Campanile da valle, i luoghi più indicati sono Molveno ed Andalo. Dal prato antistante il rifugio “Montanara” di Molveno, la guglia offre forse il suo profilo più slanciato e suggestivo.

Sempre tra Molveno ed Andalo, ma ad una quota di 2.100 metri, il monolito può essere osservato dal Passo Clamer, cui si accede dal rifugio Montanara o dalla Malga Spora.

Il panorama forse più suggestivo è offerto però dalla terrazza panoramica naturale situata lungo il sentiero attrezzato Brentari, che collega il rifugio Agostini in Val d'Ambiez al Sentiero dell'Ideale che conduce al rifugio Pedrotti.

Una vista non meno affascinante è offerta agli escursionisti esperti che si cimentano con la Via delle Bocchette centrali. Mentre si percorre in cengia la Brenta Alta, si supera la base della Sentinella e si cammina lungo la cengia scavata nella Torre di Brenta, la guglia si mostra in tutta la sua bellezza da una distanza molto ravvicinata.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Buscaini e Castiglioni, op. cit., p. 242
  2. ^ Vedi anche Cima Brenta.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gino Buscaini e Ettore Castiglioni, Dolomiti di Brenta, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1977.
  • Stefano Morosini, Sulle Vette della Patria - Politica, guerra e nazione nel Club alpino italiano (1863-1922), Milano, Franco Angeli, 2009. ISBN 9788856811865

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]