Campagna delle Isole Salomone

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Campagna delle Isole Salomone
Mappa delle Isole Salomone con le basi alleate e giapponesi a tutto il 1943 e indicante l'avanzata americana fino al dicembre dello stesso anno
Mappa delle Isole Salomone con le basi alleate e giapponesi a tutto il 1943 e indicante l'avanzata americana fino al dicembre dello stesso anno
Data 30 giugno 1943 - 15 agosto 1945[1]
Luogo Isole Salomone
Esito Vittoria strategica alleata
Schieramenti
Comandanti
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La campagna delle Isole Salomone è l'insieme delle battaglie svoltesi nell'omonimo arcipelago del Pacifico meridionale tra le forze armate americane, comandate dall'ammiraglio William F. Halsey, e l'esercito e la marina imperiali del Giappone, capitanati dall'ammiraglio Jinichi Kusaka e dal tenente generale Harukichi Hyakutake. La campagna era stata intrapresa dagli Alleati in ottemperanza alle direttive dell'Operazione Cartwheel, il piano di riconquista dell'arcipelago con obiettivo ultimo Rabaul, la grande base giapponese nella Nuova Britannia orientale. A questo attacco ne fu affiancato un secondo, contemporaneo e con terreno d'operazione nella Nuova Guinea, area di comando sotto la responsabilità del generale MacArthur.

Le operazioni, iniziate il 30 giugno 1943, terminarono solo nel marzo 1944 con la completa vittoria degli americani, dopo molti e violenti scontri sia sulle isole che in mare e nei cieli delle Salomone, le quali caddero tutte nelle loro mani. Fu in questo contesto che Halsey elaborò la famosa strategia del salto della rana, poi adottata su vasta scala in tutti gli altri teatri d'operazione della guerra del Pacifico.

Eventi precedenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia del Mar dei Coralli e Campagna di Guadalcanal.

Le Isole Salomone erano state occupate dall'Impero giapponese tra il gennaio e il marzo 1942 in una prima fase, incontrando una debole opposizione da parte delle simboliche guarnigioni australiane; il perimetro difensivo fu poi ampliato tra la fine di giugno e l'inizio di luglio, quando truppe nipponiche sbarcarono sull'isola di Guadalcanal. Appena attestatisi i giapponesi iniziarono la costruzione di numerose basi aeree e navali, tra le quali Rabaul, che poteva contare su ben cinque aeroporti:[6] infatti le Salomone con la vicina isola di Nuova Guinea rivestivano grande importanza nei piani nipponici d'invasione dell'Australia e per diverso tempo furono ostacolate e rese insicure le operazioni di approvvigionamento tra le forze alleate di Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Ma la sconfitta strategica sofferta nella Battaglia del Mar dei Coralli interruppe la marcia del Sol Levante verso sud.

Dopo la schiacciante vittoria alle Midway gli Alleati sbarcarono il 7 agosto 1942 a Guadalcanal, nelle Salomone meridionali, conquistando l'isola nel febbraio 1943 dopo aspri combattimenti: ebbero così una solida nonché eccellente piattaforma da dove iniziare le operazioni contro le Salomone centrali e settentrionali, per poi arrivare a Rabaul, obiettivo ultimo della campagna.

Isole Salomone Centrali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna della Nuova Georgia e Battaglia di Vella Lavella.
I Marines sbarcano sull'isola di Rendova, iniziando materialmente l'offensiva americana nelle Salomone

Il 30 giugno 1943 l'ammiraglio Halsey, dopo essersi preparato il terreno con bombardamenti e incursioni aerei sugli aeroporti giapponesi di Bougainville e Nuova Georgia e uno sbarco nelle isole Russell,[7] scatenò la sua offensiva nelle Salomone centrali, la cui difesa era affidata all'ammiraglio Jinichi Kusaka.[8] Per cominciare furono sbarcati 6000 uomini della 3ª forza anfibia dell'ammiraglio Turner nell'isola di Rendova, davanti l'importante base aerea nipponica di Munda, che gli americani tennero fin dalla sera stessa sotto il tiro di artiglierie pesanti che la devastarono, rendendola tatticamente inutile.[9] Gli statunitensi sbarcarono poi il 5 luglio in Nuova Georgia per conquistarne l'aeroporto, difeso dalla guarnigione di 4500 uomini che combatté accanitamente fino alla fine.[10] Durante i feroci scontri sull'isola i giapponesi tentarono a più riprese di rifornire i soldati in Nuova Georgia, rimettendo perciò in funzione il "Tokyo Express",[11] e ovviamente le loro azioni preoccuparono gli americani, che lanciarono numerose Task Forces per tutte le Salomone al fine di impedire i movimenti nipponici: ne nacquero alcuni battaglie navali dagli esiti alterni nel golfo di Kula (5 e 13 luglio) e a nord dell'isola di Kolombangara (18 e 21 luglio).[12][13]

L'ammiraglio William F. Halsey, comandante delle forze alleate durante la campagna nelle Salomone

Le perdite sofferte nel settore, però, convinsero l'Alto Comando giapponese a sgomberare la Nuova Georgia a partire dal 18 agosto (il cui aeroporto a Munda era caduto il 7 agosto)[8][14] e di rafforzare al contempo l'isola di Kolombangara, più a nord: altre battaglie navali tra cacciatorpediniere esplosero nello stretto di Blackett (2 agosto), nel golfo di Vella (6-7 agosto) e a est dell'isola di Vella Lavella (17-18 agosto)[15], non sempre con esito felice per i giapponesi, ma il ripiegamento fu completato il 25; anche la guarnigione dell'isola di Santa Isabel fu evacuata via mare e trasportata a Bougainville.[16] Le forze aeree giapponesi attaccarono diverse volte le teste di ponte in Nuova Georgia e le navi americane al largo, ma quasi sempre furono respinte con pesanti perdite senza che fossero riuscite ad arrecare qualche serio danno.[17]

Alcuni giorni prima, il 15 agosto, gli americani avevano sbarcato 6000 uomini della 25ª divisione nella zona est di Vella Lavella[18], gettando nel caos più completo il comando giapponese, che si aspettava invece l'invasione di Kolombangara, subito a nord della Nuova Georgia, dove erano stati concentrati 12.400 uomini[16]. Le radici di questa originale azione navale sono da ricercarsi nella nuova strategia elaborata da Halsey assieme a Nimitz, ovvero il salto della pulce o della rana: evitare cioè le posizioni giapponesi troppo ben difese o che non rivestivano particolare importanza tattico-strategica, tagliando loro ogni approvvigionamento cosicché cadessero da sole.[19]

Il 25 agosto veniva definitivamente conquistata la Nuova Georgia con l'eliminazione dell'ultima resistenza giapponese a Porto Bairoko e il 14 settembre entrava in funzione l'aeroporto costruito dagli americani a Barakoma, nel sud di Vella Lavella; le incursioni aeree dei giapponesi miranti a neutralizzarlo furono respinte vittoriosamente. Dal 21 al 28 settembre si svolse un altro ripiegamento giapponese: 100 chiatte raccolsero 9000 uomini della guarnigione nipponica di Kolombangara, mentre la locale base aerea di Vila veniva subissata di bombe dagli americani.[16][20] Kusaka però era insoddisfatto dei lenti movimenti di sgombero, condotti da mezzi leggeri; per cui quando decise di evacuare anche Vella Lavella, ormai impossibile da tenere causa la potenza dell'avanzata di Halsey, riunì una flotta di 9 cacciatorpediniere e alcuni mezzi ausiliari, dandone il comando al contrammiraglio Matsuji Ijuin.[21] Partito da Rabaul nella mattina del 6 ottobre, l'ammiraglio fu intercettato da 3 cacciatorpediniere americani poco prima che giungesse alle coste di Vella Lavella: la battaglia si risolse però in una vittoria giapponese, poiché i 589 soldati imperiali furono evacuati con successo.[22]

Bougainville[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di Bougainville.
La 3ª divisione Marines, sbarcata all'alba del 1º novembre a Bougainville, affronta la resistenza giapponese sulle spiagge

Questa vasta isola era stata fortificata già durante i combattimenti in Nuova Georgia, ed era chiaro ai giapponesi che non poteva essere saltata dagli americani: perciò vi fu inviato il generale Harukichi Hyakutake al comando della 17ª armata, forte di 33.000 uomini circa, che egli dispose per la maggior parte negli aeroporti nel sud di Bougainville, posizionando i restanti reparti a nord e sulla costa est; Hyakutake era sicuro di poter respingere gli americani grazie al numero di soldati ai suoi ordini e alla vicinanza di Rabaul.[23]

Halsey, dal canto suo, sapeva che i giapponesi si erano saldamente trincerati sull'isola e che bisognava trovare un modo per far sbarcare facilmente e senza eccessive perdite la 37ª divisione di fanteria e la 3ª divisione marines,[24] comprendenti circa 20.000 uomini. Il generale Vandegrift studiò con lui il problema, e alla fine decisero di fingere un tentativo di sbarco a sud di Bougainville, per poi eseguirne uno vero e proprio molto più a nord, nella baia dell'imperatrice Augusta; sbarchi secondari e aviolanci sarebbero stati fatti sull'isola di Choiseul e nelle Isole del Tesoro, per confondere e disperdere le forze nipponiche[25]

Soldati americani avanzano durante i combattimenti a Bougainville, coperti da un carro Sherman

Le diversioni riuscirono alla perfezione: i 725 paracadutisti che le eseguirono il 27 ottobre furono fatti oggetto di bombardamenti, che ovviamente non sortirono effetto.[26] Quest'azione convinse definitivamente Hyakutake che gli americani sarebbero sbarcati a sud, ma rimase stupito quando seppe che il 1º novembre, alle ore 07.30, Marines statunitensi erano sbarcati su capo Torokina, nella baia dell'imperatrice Augusta, sgominando la feroce resistenza della piccolo reparto di 207 uomini lì dislocato.[27] L'ammiraglio Kusaka mandò all'attacco della testa di ponte l'11ª flottiglia aerea, che però fu dispersa dai gruppi di caccia americani, come anche i 173 velivoli distaccati dalle portaerei giapponesi Zuikaku, Shōkaku e Zuiho, che non riuscirono a raggiungere le zone di sbarco; furono però danneggiati alcuni cacciatorpediniere e trasporti al largo.[28] A sera la testa di ponte era profonda un chilometro e lunga 5, erano stati sbarcati 14.000 uomini assieme a 6.000 tonnellate circa di materiale ma non si verificarono contrattacchi.[29] La notte del 2 novembre la flotta di Sentaro Omori, che doveva distruggere le unità americane e proteggere un controsbarco, fu individuata e attaccata dalla Task Force 39 dell'ammiraglio Stanton Merrill, che respinse i giapponesi senza perdere una sola nave.[30]

Tale sconfitta fece infuriare Kusaka, che esonerò Omori e decise un attacco generale, facendo affluire a Rabaul il gruppo navale di Takeo Kurita, forte di 7 incrociatori pesanti e radunando circa 200 aerei; gli americani, però, individuarono la presenza di tale flotta il 4 novembre, e il 5, di mattina, la squadra dell'ammiraglio Sherman lanciò dalle portaerei Saratoga e Princeton 97 aerei, che danneggiarono gravemente gli incrociatori pesanti giapponesi alla fonda a Rabaul ed abbatterono decine dei 70 caccia Zero alzatisi in volo per contrastarli.[28][31] Fallito un attacco aereo alle navi americane, i giapponesi sbarcarono nottetempo 700 uoomini nell'isola di Buka, poco a nord di Bougainville, e circa 500 soldati a nord della baia dell'imperatrice Augusta: attaccarono subito gli americani, ma furono respinti dopo un giorno di battaglia perdendo più dei due terzi degli effettivi. Il 9 due reggimenti di Marines iniziarono ad avanzare verso l'interno sostenendo violenti scontri con nidi di resistenza giapponesi.[28]

L'incrociatore leggero Montpelier cannoneggia le navi giapponesi durante la battaglia della baia dell'imperatrice Augusta

I comandanti dell'esercito giapponese credevano ancora, però, che lo sbarco americano fosse un ulteriore inganno e che la vera invasione sarebbe avvenuta a nord dove si trovava l'isola di Buka, a poca distanza dalle coste di Bougainville: dopo feroci discussioni con la marina, Hyakutake impose le sue ipotesi e mandò le poche riserve in questa località; inoltre la notte del 24 novembre partirono da Rabaul 5 cacciatorpediniere, 3 dei quali portavano circa 1000 soldati di rinforzo: riuscirono a sbarcare gli uomini, ma furono intercettati da 5 cacciatorpediniere americani che affondarono 3 navi nipponiche senza subire perdite. Questa sconfitta convinse i giapponesi a sospendere definitivamente il "Tokyo Express".[32]

Da allora i giapponesi ricevettero sempre meno rifornimenti, fino a rimanere completamente isolati a causa del blocco sempre più efficace che gli americani stringevano attorno a Rabaul e alle posizioni giapponesi saltate: Hyakutake non poté fare altro che dirigersi a nord, verso Buka, sperando che qualche nave venisse a recuperare i malandati resti della 18ª armata, i cui supersititi soldati erano ridotti alla fame. Nella prima metà del 1944 i combattimenti si erano già fatti sporadici, e i soldati nipponici avrebbero ancora sofferto fino alla resa del loro paese.[33]

Primi attacchi a Rabaul e sbarchi in Nuova Britannia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bombardamento di Rabaul.
L'incrociatore pesante giapponese Haguro nel porto di Rabaul durante un attacco aereo americano

Tutte le varie offensive condotte dagli americani per le isole centro-settentrionali delle Salomone avevano come obiettivo l'eliminazione della pericolosa base giapponese di Rabaul, la più importante nel Pacifico insieme a Truk. Gli ordini erano di indebolire quanto più possibile l'aviazione nipponica per poi sbarcare e conquistare la piazzaforte.[34]

La lunga azione di devastazione fu contemporanea alla campagna nelle Salomone, ed iniziò il 12 e il 18 ottobre, quando gli americani lanciarono due massicce incursioni aeree su Rabaul, arrecando danni importanti e affondando diverse navi giapponesi[35]. L'11 novembre Halsey ordinò di attaccare nuovamente Rabaul: l'assalto fu condotto da 185 velivoli americani decollati da 5 portaerei, tra le quali la Bunker Hill e la Saratoga. Gli Zero della difesa, 68 di numero, furono tutti abbattuti e furono distrutti 2 cacciatorpediniere e un incrociatore leggero. Kusaka spedì all'attacco delle portaerei americane 120 aerei, che furono però in parte abbattuti, in parte dispersi dalla caccia e dalla contraerea. I giapponesi ebbero 109 aerei distrutti contro i solo 11 degli americani.[28]

Le iniziali disposizioni vennero modificate durante una riunione dei capi di stato maggiore tenutasi nel novembre a Pearl Harbor: fu deciso di isolare la base giapponese mediante la tecnica del salto della rana, così da risparmiare vite umane e disimpegnare una parte dei mezzi, da usare proficuamente altrove.[36]

A Bougainville, intanto, la situazione si faceva sempre più favorevole agli americani, che avevano costruito un nuovo aeroporto operativo dal 9 dicembre, includendo Rabaul nel raggio d'azione dei caccia basati a terra: in questo modo, oltre a rendere disponibili altre portaerei per le operazioni nel Pacifico centrale, fu possibile iniziare dal 17 dicembre un sistematico massacro della caccia giapponese a protezione di Rabaul e l'imposizione di un blocco attorno alla piazzaforte, che provocò ai giapponesi gravi perdite in velivoli e piloti esperti, che già scarseggiavano: addirittura intere squadriglie venivano fatte viaggiare di isola in isola fino a Rabaul, ma spesso erano distrutte appena arrivate oppure annoveravano equipaggi frettolosamente addestrati. Pesanti furono le perdite anche fra la Marina imperiale, le cui navi tentarono a più riprese di scaricare munizioni, uomini e rifornimenti e che spesso venivano affondate prima ancora di entrare nel porto.[37]

La Nuova Britannia[modifica | modifica sorgente]

Carri armati americani seguiti dalla fanteria avanzano nell'interno dell'isolotto di Arawe

Il generale MacArthur, ritenendo che la sola arma aerea non bastasse, insistette per la creazione di alcune teste di ponte strategiche in Nuova Britannia, in particolare nella zona occidentale adducendo due motivazioni: la grandezza dell'isola e la presenza di un aeroporto giapponese, che minacciava gli stretti di Dampier e di Vittiaz, oltre ad appoggiare e rifornire le truppe nipponiche in Nuova Guinea, isola che rimaneva il principale obiettivo di MacArthur. Anche in questo caso gli americani, in inferiorità numerica, ricorsero a una diversione per attrarre la maggior parte di reparti giapponesi lontano dal luogo del vero sbarco: Capo Gloucester.[38]

Le operazioni iniziarono il 15 dicembre 1943, quando un reggimento corazzato sbarcò nella piccola isola di Arawe, la conquistò rapidamente e passò poi in Nuova Britannia, attirando così l'attenzione della guarnigione nipponica, al comando del generale Iwao Matsuda e forte di circa 10.000 uomini: essi erano suddivisi tra 51º, 53º e 141º reggimento, a difesa delle spiagge.

La mattina del 26 dicembre una squadra navale americana bombardò Capo Gloucester, e i Marines della 1ª divisione misero piede a terra sia a nord-est che a sud-ovest, iniziando subito ad avanzare, in quanto le principali difficoltà erano date dalla vegetazione soffocante piuttosto che dall'esercito imperiale. Matsuda rimase sorpreso della piega presa dagli avvenimenti: non immaginava che i prudenti capi americani sbarcassero in una zona così inospitale e selvaggia, dove infatti aveva dislocato solo una parte del 53º reggimento del colonnello Katayama; comunque non si scoraggiò, perché faceva affidamento sulle sue superiori forze e sperava segretamente che gli americani venissero bloccati dall'intricata e paludosa giungla.[39]

Mitraglieri americani nella fitta giungla a Capo Gloucester, Nuova Britannia. La vegetazione intricata pose gravi problemi di trasporto e rifornimento

Nel frattempo i Marines avevano allargato la testa di ponte, incontrando resistenze sporadiche, mentre i giapponesi si mostrarono più risoluti in cielo, attaccando violentemente nel pomeriggio e affondando un cacciatorpediniere. Verso sera, però, un forte monsone peggiorò la situazione a terra, bloccando tutte le operazioni. Matsuda, che vedeva così realizzate le proprie speranze, attaccò, ma commise l'errore di mandare le sue truppe a scaglioni invece che in massa, e non riuscì a sfondare le linee americane. Il 29 dicembre l'avanzata riprese, e dopo alcuni scontri sanguinosi per i fortini a protezione dell'aeroporto, esso fu conquistato.[40]

Le posizioni giapponesi a sud e a est dell'aeroporto erano però ancora forti, e gli americani le attaccarono il 2 gennaio 1944, incontrando una feroce resistenza. Il 3 le truppe giapponesi del colonnello Katayama contraccavano presso Target Hill, vicino l'aeroporto, ma furono falcidiate da numerose postazioni di mitragliatrici; alcuni Marines rinvennero sui cavaderi dei documenti di fondamentale importanza, che riportavano la disposizione delle forze di Matsuda e l'ubicazione del suo quartier generale.[41]

Soldati americani trascinano una jeep fuori dall'acqua nei primi giorni dopo lo sbarco; sullo sfondo gli LST scaricano materiali e mezzi

Forti di tali informazioni, tra l'8 e il 14 gennaio, gli americani espugnarono facilmente e con perdite contenute la cresta di Aogiri e Quota 660, punti di forza delle posizioni nipponiche. Con quest'ultima conquista era stato stabilito un forte perimetro difensivo attorno l'aeroporto.[42] Matsuda ordinò allora la ritirata dalla zona, dove lasciò poche truppe di rertoguardia, che con le loro azioni tartassarono e rallentarono gli americani. Al momento dell'offensiva avversaria i giapponesi si dileguarono dai loro forti, che gli americani trovarono infatti vuoti; il 29 gennaio giungevano al quartier generale di Matsuda a Nakarop, ma anch'esso era deserto, come anche la località di Karaiaia, sulla costa settentrionale. All'inizio di marzo fu deciso di sbarcare nella penisola di Willaumez, a est dell'aeroporto, per precedere i giapponesi, e l'occupazione della parte centrale fu realizzata il 10 marzo con perdite leggere[43] Matsuda però non intendeva rendere le cose facili agli americani il 20 marzo lanciò una feroce azione di retroguardia a Linga Linga, per coprirsi la ritirata verso Rabaul: l'attacco fu una carneficina, ma il generale arrivò alla base con alcune centinaia di sopravvissuti. Degli uomini ai suoi ordini la metà circa erano morti, 500 erano stati fatti prigionieri e i restanti erano sparpagliati senza coordinamento per tutta l'isola.

Finiva così la campagna in Nuova Britannia, costata poche perdite e che rese sicuri i due stretti per le navi alleate; inoltre l'aeroporto di Capo Gloucester divenne un'importante base australiano-americana che consentì di controllare e impedire ogni movimento possibile giapponese e anche di partecipare al blocco di Rabaul.[44]

La neutralizzazione di Rabaul[modifica | modifica sorgente]

Un bimotore americano attacca una nave giapponese alla fonda nel porto di Rabaul

Sulla grande base giapponese, infatti, i feroci scontri tra le opposte formazioni erano continuati per tutto il mese di dicembre e anche nel gennaio 1944, registrando vittorie americane sempre più schiaccianti: in particolare quella del 26 gennaio, alla quale parteciparono 200 caccia statunitensi, ma altre di minore entità, provocarono perdite sempre più gravi ai giapponesi: le installazioni militari venivano di continuo distrutte e ormai le flottiglie aeree erano decimate. Alla fine, il 20 febbraio, l'Alto Comando giapponese ordinò di abbandonare la difesa di Rabaul, preferendo rafforzare la grande base di Truk, nelle Caroline: la base giapponese della Nuova Britannia era stata infine sconfitta.[45][46] Un ultimo tocco al blocco che doveva strangolarla fu dato il 29 febbraio, quando la 1ª divisione di cavalleria sbarcò e conquistò le isole dell'Ammiragliato, e dall'occupazione delle isole Green, molto vicine alla Nuova Britannia.[47]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nonostante la resa del loro paese, numerose guarnigioni giapponesi continuarono comunque a combattere, o perché ignoravano la reale situazione o perché rifiutavano di arrendersi
  2. ^ Zimmerman, p. 173–175 documenta la partecipazione di nativi dell'Isola di Salomone nell'esercito della Nuova Zelanda, USMC Monograph: The Guadalcanal Campaign. Guadalcanal e il resto delle Isole Salomone erano sotto il controllo politico del Regno Unito durante la seconda guerra mondiale, con l'eccezione delle isole Salomone settentrionali, tra cui Bougainville e Buka che facevano parte del mandato australiano della Papua Nuova Guinea.
  3. ^ Vava'u Press Ltd, Matangi Tonga Online, 2006 Tongan Marines return safely for Christmas afferma che 28 soldati di Tonga combatterono a Guadalcanal e due di loro vennero uccisi.
  4. ^ Jersey, p. 356–358. Nelle parti successive della campagna gli statunitensi vennero assistiti da commando di soldati delle Isole Fiji, giudati da ufficiali e sottufficiali delle forze di spedizione neo-zelandesi (New Zealand Expeditionary Force).
  5. ^ Tra luglio e agosto sarà chiamato a dirigere le operazioni anfibie nel Pacifico centrale e verrà sostituito dal contrammiraglio Theodore S. Wilkinson
  6. ^ Millot 1967, p. 123
  7. ^ Millot 1967, p. 485, 488-489
  8. ^ a b Millot 1967, p. 501
  9. ^ Millot 1967, p. 489
  10. ^ Millot 1967, p. 490, 494, 501, 507
  11. ^ Millot 1967, p. 335. Era il soprannome dato dagli americani alla spola che le navi nipponiche facevano da Rabaul a Guadalcanal durante i combattimenti sull'isola per sbarcare truppe o cannoneggiarli.
  12. ^ Millot 1967, p. 490-491, 494; durante tali scontri i giapponesi persero anche una piccola portaerei, la Nisshin, vicino Bougainville
  13. ^ Tosti 1950, p. 217-218
  14. ^ Con Munda nelle loro mani gli americani ottennero un potente appoggio aereo vicino alle zone di operazioni
  15. ^ Millot 1967, p. 494-496, 497-500, 502-505
  16. ^ a b c Agosto 1943. URL consultato il 6 agosto 1943.
  17. ^ Millot 1967, p. 490, 494, 502
  18. ^ Durante questa operazione la terza forza anfibia della Task Force 31 era passata al comando dell'ammiraglio Theodore S. Wilkinson
  19. ^ Mondadori 2010 1967, pag. 208; Agosto 1943. URL consultato il 6 agosto 1943.
  20. ^ Millot 1967, p. 507
  21. ^ Millot 1967, p. 508-509
  22. ^ Campagna delle Salomone su kgbudge.com. URL consultato il 19 dicembre 2012.
  23. ^ Millot 1967, p. 514-515
  24. ^ Battle of Bougainville: 37th Infantry Division's Battle for Hill 700. URL consultato il 15 luglio 2011.
  25. ^ Millot 1967, p. 515-516
  26. ^ Essi furono ritirati il 4 novembre Novembre 1943. URL consultato il 31 luglio 2011.
  27. ^ Millot 1967, p. 517; Novembre 1943. URL consultato il 31 luglio 2011.
  28. ^ a b c d Novembre 1943. URL consultato il 31 luglio 2011.
  29. ^ Millot 1967, p. 519-520
  30. ^ Millot 1967, p. 521-528
  31. ^ Millot 1967, p. 529-530
  32. ^ Millot 1967, p. 587-589
  33. ^ Millot 1967, p. 632
  34. ^ Millot 1967, p. 471, 574
  35. ^ Millot 1967, p. 513-514; tra queste 3 cacciatorpediniere
  36. ^ Millot 1967, p. 575
  37. ^ Millot 1967, p. 590, 592
  38. ^ Millot 1967, p. 574-575
  39. ^ Millot 1967, p. 576-578
  40. ^ Millot 1967, p. 578-581
  41. ^ Millot 1967, p. 582-583
  42. ^ Millot 1967, p. 584-586
  43. ^ Millot 1967, p. 586-587
  44. ^ Millot 1967, p. 587
  45. ^ Millot 1967, p. 591-594; ai combattimenti partecipò anche un gruppo di 23 Curtiss P.40 neozelandesi. Fu calcolato che i giapponesi persero ben 863 aerei durante i combattimenti per Rabaul e le Salomone centro-settentrionali.
  46. ^ Mondadori 2010, p. 209 riporta che in totale le grandi incursioni aeree furono sei
  47. ^ Mondadori 2010, p. 209

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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